“Quindi le stette sovra il capo, e: “Sorgi”,
    Disse, “Penelopèa, figlia diletta,
    Se il desìo rimirar de’ giorni tutti
    Vuoi co’ propri occhi. Ulisse venne, Ulisse
    Nel suo palagio entrò dopo anni tanti,
    E i proci temerari, onde turbata
    La casa t’era, consumati i beni,
    Molestato il figliuol, ruppe e disperse”

    Omero – “Odissea”, Libro XXIII.

    Ho recentemente pubblicato la traduzione di un articolo nel quale si parlava del fatto che la Troika avesse messo nel mirino l’alfabeto greco. Purtroppo, o per fortuna, si trattava di un pesce d’aprile; l’articolo era infatti datato 1° aprile, mentre un update di sette giorni dopo chiariva che era una bufala:   è stato rimosso dalle pubblicazioni. La notizia, con il senno di poi, era sì un pesce d’aprile, ma al momento, confesso, che con quello che sta succedendo in Grecia e di cui i media nazionali parlano poco,  mi appariva come …“fondata”. Una volta avvertito, nella verifica della veridicità  della notizia, mi sono re-imbattuto in un’altra news – si fa per dire visto che è abbastanza datata – che ha attirato la mia attenzione; questa volta di “fonte” più certa, anche se dal nome di chi ha postato l’articolo non si direbbe – Tyler Durden, uno dei protagonisti del film Fight Club.  Penso che iscrivendosi al sito si possa avere il nome originale dell’autore. Zerohedge non è comunque sito da bufala. Inoltre l’articolo di Atene news che si utilizza nell’articolo di Zerohedge non è più raggiungibile – ma sempre a scanso di bufale, e per verificare la fondatezza della notizia si possono controllare altri link, per es. della Reuters e del Guardian:

    http://www.reuters.com/article/2012/02/25/us-eurozone-germany-greece-idUSTRE81O0F120120225

    http://www.guardian.co.uk/business/2012/feb/27/german-tax-collectors-volunteer-greek-duty

    Devo ammettere, tra l’altro, che avevo già letto la notizia ma non ne avevo riportato la traduzione e,  provveduto al controllo anti bufala, ho deciso di farlo ora; pubblicando in precedenza anche le traduzioni di un paio di articoli che in questo stesso vengono richiamati. Gli articoli sono tutti di Zerohedge.com e sul “ivi” si possono trovare in lingua originale, mentre tradotti possono essere letti qui su “Il Moralista” – poi “noteremo” qualcosa …

    Fonte: http://www.zerohedge.com/news/colonization-begins-germany-sends-160-tax-collectors-greece

    La colonizzazione comincia: la Germania può mandare 160 esattori delle tasse in Grecia.

    Dal momento in cui lo stato coloniale dell’Europa meridionale “Baviera Sachs” (precedentemente noto come l’insolvente Repubblica ellenica) non finge più nemmeno di essere qualcosa di meno che un “passaggio attraverso” [http://www.zerohedge.com/news/scandal-greece-receive-negative-cash-second-bailout-it-funds-insolvent-european-banks] per il finanziamento della colonia dei suoi creditori; i suoi creditori (banche europee e varie compagnie di assicurazione) sono in procinto di inviare il primo gruppo di esploratori coloniali, sotto forma di esattori delle tasse tedeschi. Inoltre, dal momento che, come riportato in precedenza, la Grecia dovrà letteralmente raccogliere le tasse per finanziare il secondo “pacchetto di salvataggio”, che è solo un modo per il continuo salvataggio greco delle banche europee (si ricordi che è la Grecia che sta in parte finanziando l’Escrow Account del salvataggio), ha detto che gli esattori delle tasse aiuteranno i loro omologhi greci (che piuttosto probabilmente non raggiungeranno l’obiettivo di diventare del 200% più efficienti nel 2012 [http://www.zerohedge.com/news/back-surreality-greek-tax-collectors-told-they-need-be-200-more-efficient]), nella raccolta di denaro dai cittadini greci per pagare le banche tedesche. Se nel processo alcuni (o tutti) lingotti di fine oro dovessero mancare, così sia.

    Da Atene News:

    Più di 160 dirigenti tedeschi di servizi finanziari sono disposti a venire in Grecia, al fine di rafforzare il meccanismo fiscale greco, secondo una relazione che sarà pubblicata sulla rivista tedesca ‘Wirtschafts Woche’, che uscirà Lunedi.

     La rivista tedesca cita il vice ministro delle finanze Hans Bernhard Beus, il quale spiega che un fattore chiave è la conoscenza di una lingua straniera – alcuni di loro parlano Greco – e che il ritorno al servizio attivo di alcuni agenti fiscali in pensione non deve essere escluso.

    Molti provengono dallo stato del Westfalia-Nord Reno, il cui ministro delle finanze, Norbert Walter-Borjans, confronta la Grecia degli anni ’90 con la Germania Est, notando che anche i tedeschi dell’Est all’epoca erano diffidenti verso l’Occidente. “In Grecia il sospetto sarà maggiore, in parte a causa del linguaggio inappropriato usato da alcuni in Germania”, ha detto.

    L’articolo si riferisce anche ad un rapporto confidenziale della Commissione europea, secondo la quale il meccanismo di riscossione delle imposte in Grecia è particolarmente problematico.

    Come “problematico”? Se non è chiaro, da ora, che i greci felicemente non faranno nulla per cambiare la loro situazione (e infatti hanno mostrato una impennata nell’apprezzamento [http://www.zerohedge. com/news/greeks-welcome-their-new-european-overlords-german n.d.t.] per la loro nuova lingua-matrigna), questo sarà letteralmente più facile che rubare caramelle re-ipotecate ad un bambino insolvente.

    Ironia della sorte, la risposta popolare tedesca sotto forma di commenti al quotidiano tedesco Spiegel [http://translate.google.com/translate?sl=de&tl=en&js=n&prev n.d.t.] è ampiamente negativo rispetto a questo ultimo tentativo ormai palesemente aperto alla colonizzazione da parte di alcuni “capi” tedeschi, che, proprio come in ogni altro paese sviluppato insolvente, operano esclusivamente per volere dei loro finanziatori banchieri.

    Temiamo che tali incursioni nella sovranità nazionale accelereranno soltanto … finché non saranno  interrotte, molto violentemente, e molto tragicamente.

    Nota.

    Ora, abbiamo visto, in riferimento a questo ed agli altri articoli, che in Grecia sono state prese allo stesso tempo iniziative “economiche” – ma sembrano più finanziarie che economiche – e “legislative” al fine di “affrontare la crisi” – l’Escrow account e gli interventi sulla costituzione greca. Oltre a questo sono state imposte delle “procedure” di riscossione delle tasse sempre più aggressive, per il recupero del “dovuto” e del “non pagato”. Mi sembra che già di primo acchito, si possano già notare delle velate similitudini con quello che è successo ultimamente in altri paesi “periferici”.

    Dalle notizie che si possono recuperare sugli interventi “legislativi”, sappiamo che nella nostra Costituzione – così come in quella di altri paesi “periferici” – è stato inserito il pareggio di bilancio. La questione non è tanto quella dell’impossibilità, così, per il settore pubblico, di spendere a deficit aiutando il settore privato (che sarebbe quello di cui avremmo bisogno per stimolare la domanda aggregata); quanto del perché adesso. Perché inserire in Costituzione il pareggio di bilancio quando dal 1991 avevamo un saldo primario attivo?! cioè meglio del pareggio di bilancio! Dal 1991 ad oggi gli unici anni in cui non abbiamo avuto un saldo primario attivo sono stati il 2009 ed il 2010, a -0,6% e -0,1%, dopo la grande crisi finanziaria (quindi privata) del 2008; e non abbiamo mai sentito il bisogno di inserire il pareggio di bilancio in Costituzione. Adesso che il settore privato – medio piccolo – e le famiglie sono in difficoltà – probabilmente anche per essere stati troppo a lungo in deficit nei confronti dello Stato, pagando più tasse di quanto il Governo spendesse; mentre è il settore pubblico che potrebbe  stare tranquillamente in deficit, una volta “frenati” i bond vigilantes – in tutta fretta si inserisce nella Costituzione un provvedimento che limita fortemente l’intervento pubblico. Si, dopo anni in cui lo Stato ha avuto un saldo primario attivo e proprio quando ce ne sarebbe più bisogno! E ancora, proprio quando al Governo si trova un rappresentante non eletto – cosa non di poco conto. A pensar male si fa peccato ma molto spesso ci si azzecca – sembrerebbe una “pensata” … ad hoc.

    La seconda cosa che si nota, leggendo i giornali, è un ’aumento dell’imposizione fiscale – comune a tutta la periferia – cosi come un aumento dalla “aggressività” nelle procedure di riscossione delle tasse e degli arretrati; magari con il fine di assicurare proprio un saldo primario che ci permetta di pagare i creditori senza dover emettere nuovo debito; in Grecia come abbiamo visto gli interessi dei creditori vengono addirittura anteposti a quelli del Governo – abbiamo i “nuovi” Proci alla mensa di Penelope.

    Si noti in primis che anche qui i modi e gli obiettivi suggeriscono, ancora una volta, una strategia comune adottata a livello europeo, che prevede proprio una reviviscenza di misure fino a poco tempo fa  impensabili – tipo l’intero pignoramento di stipendi e pensioni; cosa di questi giorni (in regime di prorogatio, sic!). Di poi è facile trovare notizie che parlano di un costante aumento di pignoramenti e dei fallimenti che fanno proprio pensare ad una volontà comunque preordinata a raggiungere l’obiettivo a qualunque costo. E qui veramente c’è da vergognarsi. Abbiamo un aumento dei pignoramenti e delle procedure “vessatorie” che spingono sempre più persone verso la disoccupazione, il fallimento o verso gesti estremi. Un credit crunch che non permette alle PMI di investire e di far fronte ai pagamenti mentre la pubblica amministrazione stessa è in forte ritardo sui propri pagamenti – coloro che reclamano i loro soldi tramite delle agenzie di riscossione magari sono i primi a non pagare. Gli effetti sociali e sulla popolazione di tutto questo sono evidenti e determinano una buona parte della cronaca nera italiana del momento.

    A fronte di questo, così come in Grecia, gli “agenti della riscossione”, che diventano sempre più aggressivi, arrivano fino a garantire un guadagno maggiore ai dipendenti che riescono a recuperare più tasse; e anche qui la similitudine con quello che sta accadendo in Grecia – dove gli esattori sarebbero stati invitati a diventare del 200% più produttivi – mi sembra evidente. Siamo arrivati al punto in cui dirigenti con stipendi da decine di migliaia di euro al mese “sguinzagliano” i loro “agenti”, per garantirsi bonus maggiori, avverso persone che magari uno stipendio non l’hanno più, o magari avverso pensioni al minimo; con le tragiche conseguenze che stiamo vedendo – e abbiamo visto proprio nel “recentissimo”. “Avevamo” bisogno di pignorare un’auto di scarsissimo valore per far tornare i conti?!

    Ci sono state imposte politiche economiche di austerità – ce lo chiede l’Europa – che hanno comportato la recezione del pareggio di bilancio nella Costituzione al momento meno opportuno; mentre allo stesso tempo si imponeva una riscossione fiscale sempre più perniciosa e vessatoria – in Italia come nel resto della periferia; il tutto sotto l’egida della tecnocrazia europea non eletta. Nonostante l’accettazione di tutte le misure di austerità e dei costi sociali – a causa un meccanismo fiscale della Pubblica Amministrazione che si affida alle agenzie ma che poi è il primo a non pagare – annessi ad una riscossione molto più aggressiva,  corroborate da un credit crunch senza senso; e nonostante uno tra i migliori, se non il migliore, saldo primario attivo dell’Europa: il nostro debito è arrivato al 130%! Infine, siamo anche i primi contribuenti pro capite per l’Europa – ma ci chiamano PIIGS!

    Vedendo le similitudini tra le notizie che troviamo sui giornali patrii e quelle riportate su Zerohedge – relative a un “qualcosa” che può essere senza mezzi termini definito una aggressione fiscale e all’imposizione dell’austerità –  sembra che il modus operandi  e le scelte effettuate nel periodo di crisi e per far fronte a questa, più che il frutto di politiche economiche, fiscali e monetarie di Governi nazionali, siano il portato di decisioni sovranazionali prese in sede europea, da un modello manageriale bancario/borsistico e tecnocratico, ed imposte ai Governi nazionali – con buona pace dell’Europa dei popoli, del c.d. principio di sussidiarietà e senza considerare la preminenza nelle fonti che il diritto nazionale dovrebbe avere rispetto a quello comunitario.

    Da ultimo, ricordo che abbiamo il debito/PIL al 130%, il 12% di disoccupazione generale, il 35% di quella giovanile, un’esplosione della cassa integrazione, aziende che chiudono o espatriano, una recrudescenza della emigrazione, eventi di cronaca nera quasi giornalieri, ecc. ecc. Quindi i risultati che si stanno avendo in tutta la periferia grazie a queste politiche “pensate“ – anche se bisognerebbe scrivere “spensate” – ed imposte, a e da un livello sovranazionale, non solo non sembrano aver portato effettivamente nessun vantaggio; ma sembra ci abbiano condotto a quello che nei numeri è un disastro!

    Luca Pezzotta

    18/04/2013

     

     

     

     

    Categorie: Economia, Esteri

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