Al nostro bravo chierichetto Enrico Letta non sembra vero di andare in giro per il mondo a scattare foto ricordo ora con Angela Merkel ora con Francois Hollande. Buona la mimica, scarsi i contenuti. Mentre l’Europa brucia, Merkel rimane ferma sulle posizioni di sempre: prima il rigore. A dispetto di qualsiasi evidenza empirica che dimostra i danni provocati dall’austerity tanto all’economia reale quanto ai bilanci pubblici (grazie ai sacrifici di Monti il debito pubblico italiano è esploso nell’ultimo anno), questa sottospecie di casalinga cresciuta nella Germania orientale non intende comunque fare i conti con il principio di realtà. Un caso clinico prima che politico. I pazzi, è vero, in genere si assecondano. Ma purtroppo l’ossequio del nostro neopremier nei confronti della panzer teutonica non è evidentemente dettato da ragioni di umana pietà. La Germania, prima della Merkel, ha già dimostrato ai tempi del nazismo di essere una nazione incline a subire il fascino di alcuni cocciuti personaggi appesi al filo della follia. Non a caso i tedeschi combatterono al fianco di Hitler fino all’ultimo senza registrare significative defezioni. Ma per avere una crisi di coscienza bisogna prima accertarsi di avercela. A livello embrionale il nostro sonnolento e mediocre circuito mediatico comincia faticosamente ad interrogarsi sulla qualità delle ricette neoliberiste. A parte alcuni ex partecipanti dello Zecchino d’oro specialisti nel conseguire lauree tramite la raccolta dei tagliandi del Mulino Bianco, in pochi ancora credono ciecamente che in economia la via del sacrificio porti necessariamente alla salvezza. Ma individuare l’errore non significa necessariamente risolverlo. Qualcuno infatti continua a proporre soluzioni in grado di peggiorare ulteriormente un quadro già drammatico. Si spazia dal predicatore omeopatico alla Della Vedova, che per combattere la disoccupazione consiglia di rendere più facili i licenziamenti, fino ad arrivare ai cultori del nonsense tipo Schauble, ministro delle finanze crucco che pretende di far ripartire l’economia deprimendola scientificamente. Tranne rare e luminose eccezioni come Krugman e Brancaccio, i più famosi economisti intervistati dai giornali di regime difendono ancora l’indifendibile per ragioni di portafoglio. Così come alcuni miserabili professori firmavano il manifesto della razza ai tempi del fascismo, anche oggi molti editorialisti armati di partita Iva riempiono di menzogne  le pagine economiche dei nostri giornaloni un minuto prima di rilasciare a chi di dovere regolare fattura. E pensare che per imboccare la strada giusta non bisognerebbe inventarsi nulla: sarebbe sufficiente rileggere qualche pagina di Keynes. Ma, cari amici, vi invito in conclusione a non farvi ingannare. Il problema sembra economico ma è esclusivamente politico. Per questo motivo, sforzandoci soltanto di evidenziare i continui fallimenti di alcuni dogmi neoliberisti non riusciremo a fare molti passi in avanti. La crisi economica è l’effetto di una malattia che assorbe e violenta la tecnica. Ma senza comprendere il disegno storico in atto, i suoi protagonisti, le sue strategie e i suoi obiettivi, finiremo sempre e comunque per curare la febbre senza mai capire e combattere i meccanismi che la provocano. Letta, Hollande, Merkel, Monti e compagnia sanno benissimo che alcuni provvedimenti generano recessione, miseria, disoccupazione e disperazione. Sono malvagi, non scemi. La domanda vera è quindi un’altra: perché lo fanno? Perché costituiscono la parte visibile di un progetto complessivo che persegue lucidamente un piano involutivo sintetizzabile nel concetto di Restaurazione. A meno che voi non pensiate che la Storia sia il risultato casuale dell’azione scoordinata di singoli soggetti o, per i più contemplativi, il mero materializzarsi della volontà terrena di uno Spirito alato, saprete perfettamente che essa altro non è se non la capacità dell’uomo, fattosi gruppo, di guidare, deviare, indirizzare e promuovere azioni capaci di influenzare in profondità l’esistente. Così come il congresso di Vienna ristabilì il vecchio ordine violato dalla Francia rivoluzionaria, specularmente, la tecnocrazia di Bruxelles opera adesso con successo per ricostruire un equilibrio sociale prebellico capace di trionfare solo sull’oblio del pensiero di figure altissime come Keynes e Roosevelt. E per rispondere infine agli interrogativi di quanti mi chiedono che cosa ci guadagnerebbero certi luciferini personaggi nell’inseguire progetti tanto meschini, rispondo prendendo a prestito le parole di Victor Hugo: “E’ dell’inferno dei poveri  che è fatto il paradiso dei ricchi”. Buon primo maggio a tutti.

    Francesco Maria Toscano

    1/05/2013

    Categorie: Editoriale

    4 Commenti

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    2. 13 maggio 2007: Non cade foglia senza vergogna… Devo a un colloquio con una amica, Valentina, un pensiero che non mi era ancora capitato di fare. Perchè, nella Bibbia, si racconta che dopo il peccato Adamo ed Eva si coprirono per la vergogna ? E si coprirono cosa ? La tradizione della foglia di fico vuole che entrambi si coprano le ormai “vergognose parti intime”… Ma per quale motivo la vergogna dovrebbe coprire le parti intime “anteriori” e non le “posteriori” ? Non svolgono forse entrambe la stessa “vergognosa” funzione di periodica eliminazione organica ? La risposta è unica e semplice: dietro uomo e donna sono praticamente uguali, davanti no. Lo riconoscono anche alcuni miei pazienti che si vergognano sotto la doccia non per mostrare il “didietro”, ma per lo scandalo di offrire ad altri il “davanti”. E’ semplice pensare che ciò che la foglia di fico intende coprire e colpire, censurare e rimuovere è dunque solo la non obbligatoria ma possibile convenienza della differenza dei sessi.

    3. Sabino scrive:

      I tedeschi combatterono al fianco di Hitler fino
      all’ultimo senza significative defezioni perché Hitler, e soprattutto il suo governo, li tirò fuori da una crisi economica paragonabile a quella attuale nei paesi sud europei. Essi continuarono a battersi per riconoscenza, ma soprattutto per difendere la loro libertà, una volta scoperto che non c’era bisogno di oro per avere moneta, quindi per lavorare e soprattutto vivere.
      La propaganda però ha avuto il suo effetto, ed oggi ci ritroviamo a subire la stessa situazione: l’oro di una volta oggi si chiama euro, lo si deve prendere in prestito, ripagarlo con gli interessi, ed eseguire quel che viene imposto per averne ancora.
      Si, il progetto porta a più ricchezza per i ricchi e più miseria per i poveri, i quali sono sempre più ignoranti, stupidi, privi di anima e coraggio.
      Tutto continuerà come i ricchi hanno previsto, l’euro resterà la moneta unica per molti altri decenni, l’europa sarà sempre più unita, avremo sempre più diritti garanzie e sicurezze: l’inferno dei poveri, appunto.

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    • Chi è il moralista

      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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