Una battuta del prof. Becchi ha scatenato un ipocrita putiferio. L’eccentrico professore genovese, ai microfoni della “Zanzara”, si è limitato a dire una banalità degna dell’appena scomparso Catalano, compianto re dell’ovvio protagonista dell’indimenticabile programma televisivo “Indietro Tutta”. Cosa ha detto Becchi di tanto grave da meritarsi gli unanimi strali del circuito informativo, compresa una rapida e pavida presa di distanza da parte di quella mezzasega di Beppe Grillo? Becchi si è limitato a dire che con l’aggravarsi della crisi, scientificamente esasperata da alcune scelte macropolitiche influenzate da banchieri alla Saccomanni (neoministro dell’economia di rito draghiano), il rischio che si moltiplichino gli episodi di violenza si fa tristemente concreto (“la gente prenderà i fucili”, ha semplificato il professore per rendere il concetto immediatamente fruibile). Ma per avanzare una ipotesi del genere non c’è bisogno di scomodare Nostradamus e neppure il meno impegnativo colonnello Bernacca, esperto in previsioni del tempo. Intanto Becchi ha già sbagliato nel coniugare il verbo al futuro. La gente non darà vita ad atti di violenza in un tempo futuribile e indeterminato. Già oggi, mentre scriviamo, la ballata dei suicidi disperati guida la hit parade delle colonne sonore più ascoltate. Ancora ieri un povero operaio salernitano, licenziato e padre di tre figli, ha deciso di farla finita impiccandosi. La famiglia, con sarcasmo tragico tipico della terra natia, ha pensato di ringraziare pubblicamente lo Stato sui manifesti annuncianti l’improvviso lutto. Il Sistema sa perfettamente che affamando oltremodo il popolo aumenteranno i casi di furia isterica violenta o autolesionista. Ma l’obiettivo degli schiavisti è proprio quello di indirizzare la prevedibile e crescente rabbia verso bersagli di comodo: i carabinieri innocenti feriti da Preiti, le povere impiegate regionali massacrate da un imprenditore al quale hanno negato un finanziamento o il direttore di banca colpito a freddo in Veneto da un ambulante ossessionato dai debiti. Questa strategia è utile al Sistema sotto due punti di vista: da un lato consente di pianificare politiche di feroce repressione giustificate dalla crescente tensione sociale; dall’altro fomenta una salutare guerra tra poveri che  impedisce il sedimentarsi di una massa critica, pacifica, progressista e trasversale, in grado di archiviare per sempre i paradigmi eugenetici difesi dai profeti del rigore ad ogni costo. A fare  il lavoro sporco, poi, ci pensano i giornalisti “de sinistra” alla Santoro che, arrogante, ignorante e reazionario come pochi, continua a silenziare con sdegno chiunque provi a mettere pubblicamente in discussione il mito dell’euro e della austerità espansiva (nella puntata di ieri “Michele Chi” è riuscito ad elogiare perfino le politiche occupazionali del nazismo, in grado di  “abbattere velocemente la disoccupazione”). A questo punto è doveroso provare ad accennare un ragionamento serio e carico di insidie. Quando Becchi dice, citando Mao, che la rivoluzione non è un pranzo di gala dice una cosa vera. Ma le democrazie liberali moderne non contemplano il ricorso alla rivoluzione perché chiunque, in teoria, può rivendicare pacificamente i propri diritti e manifestare liberamente il proprio pensiero. Chi oggi si sognerebbe di definire terroristi i carbonari o i partigiani? Nessuno. Eppure, nelle rispettive epoche, in tal modo vennero bollati alcuni nobili resistenti tanto dai responsabili dell’impero Austro-Ungarico quanto dagli adepti del Fuhrer. Chi  può inoltre negare la grandezza della Rivoluzione francese nel fare imboccare all’umanità la strada dell’uguaglianza e del progresso? Eppure non mancarono gli orrori e gli abusi accompagnati da uno spaventoso spargimento di sangue. Il discrimine però è racchiuso nel concetto di Resistenza al tiranno, categoria politica approfondita fin dall’epoca medievale anche da sottili pensatori cristiani come San Tommaso d’Aquino: “L’essenza della tirannide si esprime nei comandi rivolti dall’Autorità ai sudditi non in quanto soggetti della società bensì come schiavi”. La dottrina cattolica tende a dividere gli usurpatori in due macrocategorie. La prima contiene quelli che ottengono il potere tramite una aggressione illegittima; la seconda fotografa chi, pur investito correttamente dell’autorità, non opera per il bene del popolo ma soltanto per il proprio. In sintesi, secondo gli scolastici, chi abusa del potere perde il diritto ad esercitarlo. In tal caso quindi la nazione conserva il diritto di destituire, cacciare e deporre il tiranno.  Ma il concetto di tirannicidio ha interessato anche pensatori rivoluzionari e  marxisti come l’irlandese James Connelly: “Sulle pagine dei giornali, dalle tribune e con l’ausilio di altri mezzi, le classi dominanti cercano di imprimere nella mente del pubblico l’idea della “divinità” che circonderebbe le loro persone e posizioni. Per le vie di Milano cento donne della classe operaia vengono uccise con la baionetta o a colpi d’arma da fuoco, stringendo al seno i loro bimbi affamati, e la buona società riserva loro un trafiletto di giornale. Un’imperatrice è pugnalata in una strada di Ginevra e, apriti cielo!, l’Umanità Ne E’ Sconvolta. Sarà forse l’impietosa mano della storia a rovesciare la procedura, dedicando a quell’olocausto di lavoratrici un intero capitolo in quanto martiri dell’umanità, e confinando quest’assassinio d’imperatrice in una nota a pie’ di pagina. Man mano che progrediamo verso un vero riconoscimento della dignità del genere umano, noi perdiamo il rispetto che ci è stato inculcato, il rispetto per la scintillante gloria di una corona. [...] Le passioni criminali esplose a Ginevra sabato scorso solo possono crescere e fiorire nell’ombra oscura gettata dalla società capitalista e dai suoi padroni, finanziari o ereditari. In Europa, è il presente ordine sociale e politico ad allevare simili criminali. Essi sono i suoi figli, lasciamolo ad affrontarli. Noi, che detestiamo tanto il crimine quanto l’ordine sociale che lo crea, lavoriamo incessantemente perché un giorno le genti illuminate aboliscano il secondo e rendano impossibile il primo (“Regicide and Revolution”, 17 settembre 1898). Non meno chiaro il pensiero in merito di Maximilien Robespierre: “Quando una nazione è stata costretta a ricorrere al diritto di insurrezione, rientra nello stato di natura riguardo al tiranno. Come potrebbe questi invocare il contratto sociale? Egli stesso l’ha annientato. La nazione se giudica opportuno può ancora conservarlo per quanto concerne i rapporti dei cittadini tra di loro; ma l’effetto della tirannia e dell’insurrezione è di romperlo interamente in rapporto al tiranno, di stabilire un reciproco stato di guerra; i tribunali e le procedure sono fatti per i membri della comunità. E’ una contraddizione grossolana supporre che la Costituzione possa presiedere a questo nuovo stato di cose; sarebbe come presupporre che essa possa sopravvivere a se stessa. Quali sono le leggi che la sostituiscono allora? Quelle della natura, quella che è alla base della stessa società: la salvezza del popolo. Il diritto di punire il tiranno e quello di deporlo dal trono sono la stessa cosa. L’uno non comporta altre forme dell’altro; il processo al tiranno è l’insurrezione; il suo giudizio è la caduta della sua potenza; la sua pena quella che richiede la libertà del popolo. I popoli non giudicano come le corti di giustizia; non emettono sentenze: lanciano la loro folgore; non condannano i re: li ricacciano nel nulla”. Marx, non Becchi, riconosceva nel proletariato la classe rivoluzionaria e, pur non frequentando gli studi radiofonici de La Zanzara, non aveva timore nel riconoscere la violenza quale “levatrice della storia”. Adesso, assodato che il concetto di Resistenza al tiranno non è una invenzione del professore genovese liquidabile con una alzata di spalle, è giunto il momento di passare alla domanda logicamente successiva: può definirsi tirannide la politica oggi esercitata dalle Unione Europea avente il preciso scopo, per dirla con S. Tommaso d’Aquino, di ridurre in schiavitù i popoli per ottenerne un proprio vantaggio? Nella risposta a questa complicata domanda è racchiusa l’essenza dell’intero ragionamento. Nell’Italia di oggi, a differenza che nella Francia rivoluzionaria, nessuno rischia di finire torturato e ucciso per avere manifestato dissenso. Ma basta il formale riconoscimento della libertà di espressione per escludere tout court l’esercizio di un potere intrinsecamente illegittimo e tirannico? O il continuo e pervicace tentativo di ridurre popoli interi in miseria attraverso una sapiente sterilizzazione dei meccanismi che regolano il consenso basta di per sé a tipizzare la fattispecie di tirannide? L’errore in buona fede è sempre possibile e giustificabile in presenza di un repentino e onesto ravvedimento operoso. Ma oggi, dopo avere assistito ai disastri estremi provocati dalle politiche di austerità in Grecia, Spagna, Portogallo e Italia, come bisogna interpretare la pretesa dei vari Merkel, Barroso e Draghi di imporre impassibili la prosecuzione sulla strada luttuosa del rigore fine a se stesso? E’ legittimo dubitare della buona fede di chi, seduto di fronte al mare di dolore causato per orgoglio e insipienza, si ostina ad usare il ricatto della frusta per mantenere una rotta sconfessata dalla cruda verità? Gli intellettuali italiani, se qualcuno ne è effettivamente rimasto, farebbero bene ad interrogarsi intorno a questioni di questa rilevanza e profondità, senza rifugiarsi dietro comodi cliché o frasi di circostanza. Il modo migliore per impedire possibili derive caotiche e  illiberali è quello di affrontare la realtà con animo intellettualmente sgombro e onesto.

    Francesco Maria Toscano

    3/05/2013

    Categorie: Attualità, Editoriale

    12 Commenti

    1. matteo scrive:

      Una crisi di questo tipo, finirà per danneggiare anche la stessa Germania, e quindi l’Europa.
      Non credo ci sia dolo (non lo credo ancora). Però è un dato di fatto che bisogna cambiare strategia politica, e le ultime vicende sull’affaire Reinhart-Rogoff indicano “ADESSO”, come il momento giusto per pretendere soluzioni diverse alla crisi.
      Anche la Francia è nella nostra stessa situazione. Tutti e 2 abbiamo idee simili, e preoccupazione crescente per la volontà di perseguire politiche di austerità.
      L’Europa l’ha capito, e ha già concesso più tempo sia a Francia che a Spagna http://www.prestaresoldi.com/news-finanza-e-prestiti/4658/commissione-europea-tagli-deficiti-spagna-francia/
      Ma non basterà concedere più tempo, forse c’è bisogno di cambiare l’intera struttura della politica economica europea!
      Forse, la dichiarazione ufficiale da parte nostra, dello studio di un piano B per valutare l’uscita dall’euro, potrebbe essere la scintilla che imporrebbe all’Europa di pensare a politiche alternative.
      Ma bisogna trovare il coraggio di sbattere i pugni sul tavolo!

      • Sabino scrive:

        “Non credo ci sia dolo (non lo credo ancora).”
        Credo che ti stia sbagliando. Leggi ad esempio qui: Kohl: per avere euro mi sono comportato da dittatore
        http://www.wallstreetitalia.com/article/1543022/debito/kohl-per-avere-euro-mi-sono-comportato-da-dittatore.aspx
        Solo un esempio di quanto questa europa e questo euro siano stati voluti da una popolazione informata e consapevole. Ah questo poi sfata anche il mito dei cattivi tedeschi che vogliono distruggerci.
        Mi sembra molto più probabile che questo stato di cose sia scientemente e fortissimamente voluto da…da chi? Beh, basta vedere chi in questi anni si sta arricchendo.

        • matteo scrive:

          Scusi, ma sto sbagliando a credere che non ci sia dolo da parte della Germania, o no? Perchè dall’articolo che posta, e dal suo commento che segue lei parla di “sfatare il mito dei cattivi tedeschi”.
          Ma poi lancia un’accusa a chi in questi anni si sta arricchendo, definendoli i veri colpevoli di questo sfascio. Ma di chi parla?

          Dal mio punto di vista, si stanno arricchendo le stesse persone che si sarebbero arricchite con qualsiasi altra politica economica (più o meno).

          • Sabino scrive:

            Lei ha scritto che questa crisi fa e farà dei danni, poi ha aggiunto che ritiene che non ci sia dolo. Io penso che invece ci sia. L’articolo al quale ho fatto riferimento, a prescindere da considerazioni sui tedeschi, voleva solo far presente quanto l’europa, l’euro e tutti i loro corollari siano stati imposti. Non si è trattato di una libera scelta, o di un forte desiderio dei popoli europei. Intendiamoci, credo che a tutti piaccia l’idea di una Europa forte, unita, di una moneta unica, di liberi scambi e tutto il resto, ma nella pratica realizzare queste cose si è rivelato o complicatissimo o impossibile; difatti oggi non abbiamo un’europa unita, anzi si sta letteralmente sfaldando, e la moneta unica sta facendo danni incalcolabili.
            Sono state fatte rilevantissime modifiche alla nostra Costituzione, tutte tese a limitare in maniera rilevantissima la nostra sovranità senza alcuna rilevante contropartita,e nessuno di quelli che contano ha battuto ciglio. Come mai?
            Anche un bambino di 3 anni sa che chiedere sempre più tasse farà diventare tutti più poveri: perché nessuno di quelli che contano non ne prende atto? Ultimamente ci sono stati degli studi in seno allo stesso Fondo Monetario Internazionale (che fa parte della troika per le emergenze europee) che fanno mea colpa sulle misure di austerità inflitte ovunque in cambio di soldi: ma non mi pare che in Grecia o altrove abbiano cambiato politica.
            Si potrebbero fare valanghe di questi esempi, tutti nella stessa direzione, per questo dissento dalla sua opinione sulla mancanza di dolo. Non credo proprio che chi ci governa abbia una intelligenza inferiore alla media, è vero il contrario, basti vedere come sanno curare i loro interessi: non quelli dell’europa o dello stato, però.
            In secondo luogo, non concordo con la sua affermazione che mette sullo stesso piano tutte le politiche economiche. Non credo che quelli che si arricchiscono oggi si sarebbero arricchiti con qualsiasi altra politica economica. Ad esempio una misura di politica economica può essere quella di preservare il potere d’acquisto dei lavoratori dipendenti, in qualsivoglia maniera, oppure di diminuire la tassazione sulle rendite finanziarie: non mi sembrano due misure equivalenti.
            Per concludere, se oggi accadono certe cose, non credo che il tutto sia dovuto al semplice prurito anale di qualcuno che vuole distruggere tutto e tutti per vedere l’effetto che fa. È chiaro che si sta facendo per denaro. I colpevoli di tutto questo erano già molto ricchi, e soprattutto molto, molto influenti.

            • matteo scrive:

              Parto dalla Germania.
              Il senso della frase di Kohl, e dell’articolo che ha postato, è che i tedeschi non avevano nessuna intenzione di entrare in Europa. C’era un pensiero comune molto diffuso (c’è ancora oggi, vedi partito AFD), che portava il popolo tedesco a credere che l’integrazione di nazioni così diverse dal punto di vista morale, sociale e legislativo, nn avrebbe avuto esito positivo.
              Alla luce di come sono andati i fatti, possiamo dire che avevano ragione.

              Io credo che chi si sia arricchito in questi anni, si sarebbe arricchito anche con politiche economiche opposte. Un po’ meno? Forse, ma razionalizzando il tutto a politiche economiche di sinistra e di destra, la storia è piena di esempi di nazioni, guidate da governi/regimi di ambo le parti, con povertà alle stelle, e ricche “aristocrazie”. Il problema è l’uomo!

              La mancanza di dolo, è per me ancora verosimile.
              Ci sono stati studi accademici, ricerche, libri che hanno proposto l’austerità come panacea dei mali europei. Nn è facile stabilire se tali teorie siano state scritte su commissione di politici (corrotti), o se i politici le abbiano semplicemente usate pensando di risolvere i problemi.
              Krugman si è interrogato ieri su questa cosa, e ha provato a darsi una spiegazione (han scritto una ricerca che era proprio ciò che i governi avrebbero voluto avere, per giustificare ancor più le politiche di austerità http://krugman.blogs.nytimes.com/2013/05/03/varieties-of-academic-temptation/ )
              Il dato di fatto, è che il modello di sviluppo e crescita usato fin qui, nn ha funzionato. Ora nn ci sono più scusanti, bisogna cambiare.

              Se lo faranno subito, tanto meglio. Io credo che ci si giocherà TUTTO alle prossime elezioni europee del 2014. Non ci sarà merkel, draghi o altri che terranno. Chi prenderà più voti, applicherà le sue ricette per guarire il continente. Saremo noi cittadini europei a scegliere la politica economica, nessuna trilateral, bilderberg o oscuri uomini in nero venuti da plutone.
              Sono sicuro che il partito della sinistra europea, sarà molto forte alle prossime elezioni.

              Mi piacerebbe molto che si iniziasse a parlare di più di come l’Italia possa influenzare la politica in Europa. Di quali siano le correnti di politica economica, che partiti europei vi fanno riferimento, ecc.
              Il cuore del problema è l’Europa, è lì che dobbiamo lavorare!

              • Sabino scrive:

                Scusi, ma lei dice correttamente che i tedeschi non avevano nessuna intenzione di entrare nell’euro: allora dov’è la democrazia? La Germania è una democrazia, eppure la volontà popolare non è stata neanche lontanamente considerata. Lo stesso per tutti i popoli coinvolti nel progetto europa, guardi cosa è accaduto con i referendum che hanno respinto la Costituzione europea, non hanno portato né a critiche né a riforme del progetto europeo. L’europa non è quindi un progetto democratico.
                Lei poi afferma che in futuro saremo noi a scegliere la politica economica: ora invece chi sta scegliendo? Ed è sicuro che sarà così?
                Afferma anche che la sinistra europea sarà molto forte alle prossime elezioni: su quali basi? In Italia il PD ha perso consensi anche per aver assecondato acriticamente tutti i dettami della BCE e dei vari commissari europei. In Francia Hollande è al minimo storico di gradimento e ormai approfitta di ogni minimo casus belli per accaparrarsi risorse e far vedere ai francesi quanto sono forti e importanti. Nel Regno Unito è recentissima la forte affermazione del partito di Nigel Farage, di destra anche lui, alle elezioni regionali, e ancora destra in Islanda.
                Io rispetto le sue idee, e sono anche lieto di aver potuto discutere civilmente con lei, cosa molto rara ormai, ma devo dirle che non mi ha fatto cambiare idea.

    2. ampul scrive:

      Avete ragione tutti e due (oltre al moralista ovviamente!!), le letture, seppur diverse, sono condivisibili entrambe.
      Tendo però a pensare che nulla avviene per caso…

    3. Matteo scrive:

      @sabino

      Il sistema gestione “commenti” su questo sito nn mi permette più di rispondere!

      Mi trova su @twitter come @gion1974 mail matteothomann@gmail.com

      • Sabino scrive:

        Spero non voglia discuterne all’infinito!

        • Matteo scrive:

          Hahaha ha ragione,
          gli amici nn ne possono più delle infinite discussioni :-)
          Mi farebbe piacere termi in contatto, come ha già scritto lei, nn capita spesso di trovare un confronto calmo ed educato.
          Se mai si dovesse registrare su twitter, si faccia riconoscere, io sono @gion1974

    4. [...] i trattati europei l’Italia non avrebbe avuto nessuno strumento serio per uscire dalla crisi (clicca per leggere), guadagnandosi per così poco il disprezzo di Santoro. Solo un caso sfortunato? [...]

    5. [...] stessa scelta, un comando legittimo ma, di contro, assume sgraziatamente le sembianze del tiranno (clicca per leggere). Ma oggi vorrei approfondire il ruolo di altre figure, non meno disgustose, che anche non ricoprendo [...]

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    • Chi è il moralista

      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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