Cosa, in teoria, differenzia la destra dalla sinistra? Quali sono i filoni culturali di riferimento che permettono di distinguere un partito liberale e progressista da uno reazionario e conservatore? Sembra facile, vero?  Prendiamo il caso italiano. Nell’immaginario collettivo, deformato dalla continua e sistematica mistificazione perpetrata da noti ascari con la penna, il Pdl è avvertito come un partito di destra mentre il Pd viene spacciato per forza di sinistra. Il nostro meraviglioso bipolarismo, ora frantumato dalla poderosa entrata in scena di Beppe Grillo, Vito Crimi, Roberta Lombardi, l’Orso Yoghi e Sbirulino, è nato ispirandosi al modello statunitense. Chi non ricorda i ripetuti sforzi del nostro Obama bianco, al secolo Walter Veltroni, desideroso di costruire quel sistema dell’alternanza mite, moderato, non muscolare e costruttivo che ha già fatto le fortune della più grande democrazia del mondo? Basta con la demonizzazione dell’avversario politico, spiegava l’unico dirigente cresciuto nel Pci capace di dichiarare di non essere mai stato comunista, è arrivato il momento della pacificazione. Come dare torto al mai troppo rimpianto statista romano che nel frattempo ha tragicamente perduto il biglietto di sola andata per l’Africa sub-sahariana acquistato in tempi non sospetti? Ma la lucidità di Veltroni, da sola, non basta per rispondere ai pensosi interrogativi che aleggiano in cima al nostro articolo. A grandissime linee, il pensiero di sinistra crede nell’uguaglianza, punta alla piena occupazione e si riconosce all’interno di un filone storico che difende la dignità del lavoro e l’ampliamento dei diritti; la destra, invece, è affascinata dalle energie che il libero mercato sprigionerebbe senza la zavorra di una burocrazia asfissiante mantenuta da uno Stato famelico che vessa il cittadino con le tasse. In genere difensori della tradizione sul piano etico, i conservatori concepiscono le libertà economiche quale indispensabile premessa per la realizzazione di uno Stato autenticamente liberale. Poco importa che il caso cileno, dove il dittatore Pinochet riuscì a far coesistere senza sforzi un regime politicamente liberticida con l’adozione di provvedimenti ultraliberisti sul piano economico, smentisca nei fatti tale sicumera. In estrema sintesi: Keynes e Roosevelt ricoprono un posto di rilievo nel Pantheon dei progressisti di sinistra; Reagan e Friedman  costituiscono invece sicuri punti di riferimento per i reazionari di destra. Tutto chiaro? Ora si dà il caso che io ritenga più aderente il pensiero keynesiano di sinistra al tipo di società che mi piacerebbe tentare di costruire. Non tollero le eccessive disuguaglianze, non condivido la morbosità con la quale la Banca Centrale Europea controlla l’inflazione fregandosene altamente di promuovere politiche finalizzate alla costruzione di nuovi posti di lavoro capaci di stimolare la domanda interna. Vivo in Italia e, godendo delle libertà politiche, potrei perciò in astratto scegliere di votare un partito di sinistra che rappresenti le mie legittime istanze. Chi dovrei votare secondo voi? Il Pd? Qualcuno ha detto per davvero il Pd? Bene, consiglio a tutti quelli che hanno intimamente risposto “Il Pd” di procurarsi la registrazione della puntata del programma di approfondimento politico In Onda, condotto da Porro e Telese, trasmessa lo scorso Sabato 4 maggio 2013 su la7. Ospiti in studio, fra gli altri, l’ex segretario generale della Cgil Sergio Cofferati in rappresentanza della sinistra del Pd e il politologo americano Edward Luttwak, noto pensatore di destra. Ad un certo punto Luttwak ha iniziato ad analizzare la crisi europea con la consueta franchezza e lucidità: “Periodicamente”, sosteneva Luttwak, “l’Europa impazzisce. E’ già  accaduto con la prima e con la seconda guerra mondiale. Quello che l’Europa vive oggi è un rarissimo caso di autodistruzione. Per uscire dalla crisi la Fed ha stampato moneta, il Giappone stampa moneta, ma voi europei no perché dovete inseguire la virtù. E’ una situazione senza senso. Se negli Stati Uniti la disoccupazione aumenta i politici vanno tutti a casa. Al contrario i livelli di disoccupazione che ora affliggono l’Europa sono assolutamente inconcepibili per un americano. Ma davvero”, ha chiesto poi Luttwak, “pensate di migliorare le cose con l’austerità che strozza i paesi dell’area euro?” A questo punto entra in scena Cofferati, l’uomo della sinistra del partito di sinistra italiano. “Ora mette il carico”, penso fra me e me; ora Cofferati gliele canta di sicuro a tutti questi burocrati tecnocratici europei che pensano solo ai conti mentre la gente muore. Vai Cofferati!, non essere timido: “E’ sbagliato mettere in discussione questa costruzione europea che è frutto di un percorso coerente”, attacca il cinese (vabbè è partito male ma forse si riprende). “Con l’introduzione dell’euro noi italiani abbiamo avuto vantaggi enormi che non abbiamo saputo mettere a frutto. Ricordo con terrore gli anni della lira, quando l’inflazione galoppava e noi eravamo continuamente esposti ai ricatti della speculazione finanziaria internazionale” (ma che dici Cofferati? Parli come Martone!). “Abbiamo giustamente iniziato dalla moneta unica”, ha concluso un Cofferati chiaramente posseduto dallo spirito di Von Hayek, “per arrivare alla costruzione degli Stati Uniti d’Europa”. A questo punto Luttwak ha avuto gioco facile nell’infilzare definitivamente il povero pappagallino del Pd: “Per fronteggiare la grande crisi Roosevelt tentò pragmaticamente tante strade. Lei resti pure attaccato ai suoi dogmi e dica ai disoccupati italiani che devono resistere solo altri 15 o 20 anni, giusto il tempo che finiate la costruzione istituzionale dell’Europa politica”. Ora delle due l’una: o Luttwak è di sinistra nonostante sia unanimemente riconosciuto come un teo-con di destra, oppure io non riesco più ad orientarmi. Magari la spiegazione è un’altra. Luttwak probabilmente rappresenta una destra dialogante, critica e moderata, mentre il Pd di Cofferati è nei fatti un partito di estrema destra capace di indignare perfino i falchi a stelle e strisce.

    Francesco Maria Toscano

    6/05/2013

    Categorie: Politica

    2 Commenti

    1. ampul scrive:

      Diciamo che il cinese non è nuovo a queste “scorribande” destrorse estreme…
      Ricordo, con sdegno, alcuni provvedimenti comunali quando era sindaco di Bologna, non proprio, diciamo così, progressiste (per usare un eufemismo!) e in continuità con quello che rappresentava ante elezione a primo cittadino del ragù! Chiediamolo ai bolognesi…

      Confermi per l’ennesima volta che chi si rispecchia in una corrente (pd), lo fa ancora perché si riconosce in una sigla, in un simbolo! Ma i simboli purtroppo per voi, “sinistr-aioli”, non fanno la storia! Sono gli uomini che contano.
      E basterebbe essere un attimo attenti, si capirebbe (nei fatti!!) la vera anima che muove questi gargamella e d’artagnan vari…

      Per concludere, oggi, non serve (sempre a mio avviso sia chiaro!…) essere di destra o di sinistra per capire certe manovre non troppo dissimulate oramai! Serve essere liberi e intellettualmente onesti! E questi, ahimè, razza ormai estinta!

    2. alessandro scrive:

      Dicono tutti le stesse frasi spot… “Con l’introduzione dell’euro noi italiani abbiamo avuto vantaggi enormi che non abbiamo saputo mettere a frutto”
      “abbiamo vissuto sopra le nostre possibilità”
      “il rigore, ma anche la crescita” ecc. ecc.
      E’ evidente che queste “frasi fatte” vengono coniate nei vari consessi massonici e para-massonici o in qualche think tank e diffuse ai maggiordomi di palazzo, affinché divulghino il verbo delle élite reazionarie.

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