Il mito del livellamento economico per legge è fallito con la fine dell’Unione Sovietica e nessuno ne sente la mancanza. Tutti gli uomini devono essere messi nelle condizioni di poter raggiungere, con l’ingegno, lo studio, la costanza e la fatica, i traguardi che desiderano e le gratificazioni economiche alle quali legittimamente ambiscono. Questa sana propensione al miglioramento costituisce un fattore indispensabile che separa le società vive e dinamiche da quelle statiche e ripiegate. Questo significa forse che bisogna assecondare le pulsioni cannibalesche che un mercato senza regole necessariamente sprigiona? Assolutamente no. Al contrario, per realizzare un sistema nel suo insieme armonioso ed efficiente, è indispensabile che alle libertà individuali si affianchino i diritti sociali garantiti dalla presenza di un potere pubblico forte, libero e autorevole in grado perciò di tutelare sempre e comunque le ragioni del più debole. Nella misura in cui lo Stato offra a chiunque la possibilità di accedere alle più alte vette di istruzione a prescindere dalle possibilità economiche di partenza; predisponga un efficiente sistema sanitario capace di rispondere adeguatamente e rapidamente ai bisogni tanto del ricco quanto a quelli dell’indigente; razionalizzi uno schema pensionistico volto a garantire una serena vecchiaia ai lavoratori; imponga per legge la corresponsione di un salario che, rispettando lo spirito della nostra Costituzione, risulti sufficiente al mantenimento dignitoso di una famiglia intera; contempli interventi legislativi volti a rendere obbligatorio l’inserimento giovanile nel mondo del lavoro rimuovendo gli ostacoli che impediscono il pieno affermarsi della dignità e della libertà sostanziale dei cittadini; quando tali precondizioni risultino effettivamente rispettate, le disuguaglianze economiche, benché ancorate ad un principio meritocratico che respinge odiosi privilegi, devono essere accettate come legittime e doverose.  Il fenomeno della concentrazione complessiva della ricchezza nelle mani di pochi va invece sempre combattuto come nefasto e nemico dell’interesse generale. Toccherà allo Stato individuare le politiche fiscali idonee a garantire una equa distribuzione della ricchezza attraverso l’applicazione del sacrosanto principio di progressività che chiede di più a chi di più possiede. L’esaltazione di valori irrinunciabili di giustizia e solidarietà  rafforza il senso di armoniosa comunità che deve pervadere la società intera. Se vivessimo in una società siffatta nessuno potrebbe costruire le sue fortune politiche limitandosi a denunciare le malefatte di una Casta famelica, inetta e irresponsabile. Ma siccome la nostra società legittima l’arbitrio per decreto, il naturale malcontento popolare si incanala verso forme di protesta spesso incoerenti e infantili. Ai vertici delle istituzioni italiane siedono spesso figure che perseguono interessi privatissimi da fare pagare ai cittadini più deboli. La progressiva occupazione delle cariche pubbliche da parte di personaggi legati a gruppi di pressione sovranazionali, che lucrano sulla disperazione del popolo non più sovrano, rappresenta nei fatti una evidente violazione dell’ordine democratico per quanto ammantata dal formale rispetto delle procedure elettorali. E’ lecito a questo punto chiedersi: è possibile riconoscere la validità del guadagno di quei politici e giornalisti che in questi anni si sono arricchiti servendo dolosamente la costruzione di un sistema che tradisce pulsioni neonaziste ricavandone ingenti benefici? Ancora più nel dettaglio: se mai dovessimo riuscire a far trionfare nuovamente la democrazia nel nostro depredato Paese, sarebbe corretto che il nuovo Stato si rivalesse economicamente nei confronti di privati che hanno consentito, con le azioni, la parola e  la penna, il realizzarsi di un piano di sterminio su scala continentale destinato a diffondere miseria e povertà? Io credo di sì. Per queste ragioni, pur considerando sacro il rispetto della proprietà privata, credo che una volta ristabilita la civiltà, il primo compito delle istituzioni rinnovate dovrà essere quello di requisire per intero e senza ulteriori accertamenti i beni delle classi dirigenti che in questi anni si sono arricchite prostituendosi al cospetto di una élite esoterica impegnata nella pianificazione di un crimine epocale. Ogni guadagno frutto di azioni illecite è destinato, presto o tardi, a rientrare nella piena disponibilità della collettività.

    Francesco Maria Toscano

    13/05/2013

    Categorie: Editoriale

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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