In data 17 Maggio 2013 ho scritto un articolo per commentare una analisi di Germano Dottori pubblicata sul numero di Maggio della rivista di geopolitica Limes (clicca per leggere). Pur apprezzando alcune sottili interpretazioni, infatti, rimanevo complessivamente poco persuaso sulla bontà della ricostruzione offerta da Dottori per comprendere in profondità gli effettivi rapporti intercorrenti tra gli Stati Uniti di Obama e la Germania della signora Merkel. A parte qualche sporadica e interessata scaramuccia, di seguito approfondita,  le politiche di Merkel e Obama, valutate in un’ottica globale, continuano ad apparirmi non soltanto distese ma perfino speculari e complementari.  Dottori è di avviso completamente opposto, registrando un presunto, rilevante e crescente fastidio maturato dalla amministrazione a stelle e strisce nei confronti di alcune politiche adottate da una Europa riscopertasi improvvisamente a trazione germanica. Per dare forza al suo ragionamento, Dottori cita il rapporto Nomos e Khaos di Nomisma (think tank fondato da Romano Prodi nel 1981, ndm), rilanciato pure da Il Foglio di Giuliano Ferrara (clicca per leggere), tendente ad evidenziare le criticità emerse tra Stati Uniti e Germania in occasione del G20 svoltosi a Los Cabos nel giugno del 2012. L’exploit del Movimento di Grillo, considerato all’interno di siffatta cornice, assumerebbe inoltre caratteristiche peculiari, volte ad insinuare il dubbio circa una felpata ma penetrante “opera di persuasione” promossa da ambienti americani per favorire strumentalmente l’ascesa dei grillini da utilizzare su scala continentale in chiave anti-Merkel. I rapporti di Casaleggio con personaggi del calibro di Enrico Sassoon, uniti ad alcune improvvide prese di posizione grilleggianti assunte dall’ex ambasciatore David Thorne (figura decisamente volubile già fortemente affascinata dalle “prestigiose” politiche messe in campo da Mario Monti), chiuderebbero infine il cerchio. Una tesi che trova continue adesioni, compresa quella del massone Luigi Bisignani che, intervistato ieri negli studi de la 7 da Gianluigi Nuzzi, ha sostanzialmente rilanciato l’ipotesi che dipinge il Movimento 5 Stelle quale fenomeno etero-diretto dalla diplomazia yankee. “La chiusura dei grillini nei confronti della candidatura di Prodi al Quirinale”, ha spiegato Bisignani, “è figlia di una certa ostilità maturata presso specifici ambienti americani”. Concetti espressi, in maniera colorita e brillante, anche dallo stesso Giuliano Ferrara che, per l’occasione, propone un interessante parallelismo tra il primo Di Pietro e l’ultimo Grillo (clicca per leggere). Voglio essere molto chiaro. Non escludo affatto che Casaleggio possa essere ricettivo rispetto ad alcune sirene d’oltre Oceano ma, razionalmente, mi viene molto difficile leggere tali presunte cointeressenze all’interno dello schema proposto da Dottori. Grillo, oramai lo hanno capito anche i sassi, è funzionale alla prosecuzione delle politiche di austerity che tanto piacciono all’oligarchia che domina il Vecchio Continente. La demonizzazione dello Stato, la furia contro gli sprechi della Casta e la banalizzazione dell’impegno politico sono dappertutto ingredienti utilizzati dai partiti conservatori per aprire la strada alle solite contro-riforme di marca turbo-liberista. Grillo, direbbe Tomasi di Lampedusa, è un fattore di (vera) stabilità spacciato come fenomeno di (finto) cambiamento. Nel suo delicato e gentile intervento di replica, Dottori non sembra attribuire invece importanza all’incessante sostegno pubblico garantito da Obama nei confronti delle politiche recessive di Mario Monti. Perfino nel mese di febbraio, mentre in Italia infuriava la campagna elettorale, il Presidente Obama in compagnia del Presidente Napolitano rilasciava la seguente dichiarazione: “L’ Italia ha fatto grandi progressi con il primo ministro Monti che ha intrapreso riforme ambiziose per rafforzare l’economia e giocato un ruolo decisivo per risolvere la crisi dell’eurozona. Il governo italiano ha intrapreso passi cruciali per affrontare le sue sfide economiche, compreso un forte sforzo per il risanamento del bilancio e riforme strutturali per rafforzare la competitività. Mantenere la spinta sulle riforme sarà importante specialmente per le misure focalizzate su competitività e crescita”. A dire il vero non sembrano le parole di un Presidente in palese disaccordo con un Mario Monti finalmente palesatosi quale occulto proconsole inviato in Italia per la cura degli interessi teutonici. Ma magari ha ragione Dottori, il linguaggio della diplomazia internazionale è sempre imbellettato e formale e non bisogna dargli troppo peso. Bisogna quindi analizzare i fatti. E i fatti, studiati con le lenti offerte da Dottori, dimostrerebbero che: “Lo spread saliva quando Monti sterzava verso la Germania. Ora che Letta annuncia la dipartita dal rigore, si abbassa. Non le suggerisce nulla? Tenga presente che i flussi finanziari internazionali li muovono gli anglosassoni, non i tedeschi. E l’assalto al debito pubblico italiano è cominciato nella tarda primavera del 2011, con le vendite di Deutsche Bank, il cui primo azionista era BlackRock. Ah si? Lo spread è sceso solo ora che “Letta annuncia la dipartita del rigore”? Questa è per davvero una notizia interessante e rivoluzionaria perché tutto il mondo  sa che lo spread, alto tanto con Berlusconi quanto con Monti, è sceso solo quando Mario Draghi ha trovato 15 secondi di tempo per dichiarare che la Bce avrebbe fatto di tutto per difendere la moneta unica. Guarda caso, dopo avere lasciato che i mercati gettassero nel panico le pubbliche opinioni dei Paesi deboli dell’area euro per oltre un anno, Mario Draghi decise improvvisamente, nel luglio del 2012, di calarsi nei panni del bravo ed eroico banchiere centrale in  grado di salvare la moneta unica (a patto che i Piigs proseguano sulla strada delle famigerate “riforme strutturali” naturalmente), lasciando al tedesco Weidmann il privilegio di recitare la parte del poliziotto cattivo (lassismo? Nein!). Obama non ha mai speso una parola in difesa dei popoli europei vessati da politiche melliflue e vessatorie di matrice eugenetica. Il gigante americano, molto più furbescamente, in prossimità delle elezioni presidenziali, per paura che la crisi europea potesse provocare un rallentamento dell’economia interna in grado di compromettere la rielezione dello stesso Obama, ha esercitato pressioni interessate volte ad ottenere un momentaneo rallentamento di quelle  politiche del rigore che, in realtà, nascondono il desiderio di “cinesizzare” l’Europa. Nessuna grande contrapposizione ideale ha quindi guidato le timide e circostanziate critiche dell’amministrazione americana nei confronti delle politiche economiche, disumane e sanguinose, promosse da quel perfido politburo che guida le istituzioni comunitarie. Solo puro opportunismo. In questa ottica vanno valutate sia le mosse del banchiere centrale Draghi che le polemiche innescate dal tour europeo di Timothy Geithner svoltosi nell’estate del 2012 (clicca per leggere). Anziché ipotizzare immaginifici contrasti tra nazioni, sarebbe forse più realistico valutare gli equilibri geopolitici attuali approfondendo il ruolo di alcuni consessi paramassonici in grado di influenzare contestualmente le diverse cancellerie dei principali Paesi occidentali. Come Il Council on Foreign Relations che, per esempio, il 27 settembre del 2012 ha ospitato Mario Monti a New York per decantarne le lodi di “leader credibile stimato in tutto il mondo (clicca per leggere). E’ pur vero che il viaggio americano non ha poi portato fortuna allo stesso Monti, spernacchiato dagli elettori in misura inversamente proporzionale alle attestazioni di stima ricevute da “quelli che contano”. Lo stesso dicasi per il povero Bersani che, precipitatosi a Berlino su invito del German Council on Foreign Relations per baciare la pantofola dei padroni, si è subito arenato sugli scogli della sua mediocrità politica. Saranno pure “potenti grembiulini elitari” quelli che bazzicano dalle parti del Cfr  ma, a questo punto, è fondato il rischio che portino sfiga. Due parole infine, caro Dottori, sulla figura del neoministro Saccomanni da lei nobilitato (spero ironicamente) della patente di keynesiano. Nel caso in cui non scherzasse, la invito a segnalarmi i testi da lei utilizzati per introiettare il pensiero di Keynes. Uno che appena nominato ministro dell’Economia si precipita all’Ecofin per promettere che l’Italia rispetterà alla lettera tutti gli ottusi impegni assunti dal becchino Monti (clicca per leggere), compreso il raggiungimento di quel famoso pareggio di bilancio che, a sentire Rodotà, equivale alla criminalizzazione per legge delle intuizioni del grande economista inglese, lei me lo chiama keynesiano? ‘Nnamo bbene…direbbero dalle parti di Roma. Ma, scusi, giusto per curiosità: ma se per lei Saccomanni è un “keynesiano”, Krugman che cos’è?  Un guerrigliero di Sendero Luminoso? Comunque, caro Dottori, al netto delle legittime divergenze, il dialogo è sempre utile e costruttivo e il suo articolo ha lodevolmente generato un interessante scambio di opinioni. La stessa cosa non può dirsi del suo collega Andrea Aparo che, nello stesso numero di Limes che ha ospitato la sua riflessione, ha vergato un pezzo (“Meno Stato uguale più tangenti”) sconclusionato e a tratti ignobile che mi prenderò la briga di “glossare” per come merita nella giornata di domani.

    Francesco Maria Toscano

    30/05/2013

    Categorie: Editoriale

    9 Commenti

    1. dostojevskij scrive:

      per me è ni… la politica economica e sociale usa/nipponica non si discosta troppo dagli obiettivi a medio/lungo termine perseguiti tramite le politiche di austerity che comunque sono destinate ad essere superate per forza di cose. sono due volti della stessa medaglia e in questo senso fra obama e merkel c’è un’intesa.

      ma negli usa sanno benissimo che con la medaglia girata dal lato sbagliato si è perseguito lo stesso obiettivo ma, allo stesso tempo, la germania ha rafforzato (coscientemente) la sua posizione e le sue potenzialità in maniera esponenziale.

      e si sa, quello di una germania forte e intraprendente che possa prendersi la libertà di guardare a est è un vecchio incubo anglosassone che verosimilmente dà ancora fastidio a più di qualcuno.

      riguardo ad un m5s pilotato come un drone da washington mi sembra un’ipotesi verosimile ma anche esagerata. gli usa sono pragmatici e scommettono su tutti i cavalli che potrebbero tornare utili, ma l’m5s resta comunque un parto difficilmente gestibile sia ai livelli alti (grillo sembra vittima di un drammatico delirio di onnipotenza) che alla base.

      nella proposta politica di grillo per quanto fumosa, certi ambienti usa ci hanno visto quella continuità e complementarietà di obiettivi necessaria ma anche un provvidenziale scacco all’ascesa di questa nuova germania. in pratica, il cavallo perfetto. peccato che il cavallo è indomabile e presto si romperà le gambe da solo.

      di sicuro l’m5s verrà emulato e replicato con le dovute correzioni, “alternativa per la germania” mi sembra tanto quell’evoluzione che in usa stavano aspettando e sono sicuro che pioveranno generosi finanziamenti e si accenderanno parecchi riflettori per illuminare questo nuovo cavallo.

    2. Terrie Hooper scrive:

      La teoria del passaggio > La confusione diffusa, forse volutamente, sull’argomento e la scarsa conoscenza scientifica dell’opinione pubblica in tema di “droghe” ha fatto si che questa teoria rimanesse in vita, riciclata ampiamente dai proibizionisti negli anni ottanta e spesso, più o meno in buona fede, spacciata per verità scientifica accertata. Reagan e la moglie Nancy negli Stati Uniti, così come Bettino Craxi in Italia, furono i fautori della “War on Drugs” e del conseguente inasprimento delle leggi riguardanti la cannabis, usando questo assunto ‘del passaggio’ come il principale cavallo di battaglia. In Italia al giorno d’oggi sono ancora molti i politici, soprattutto del PDL, ad affermare che non esistano differenze tra “droghe leggere” e “droghe pesanti” e che le prime costituiscano un ponte per arrivare poi alle seconde, sia a livello farmacologico che a livello psico-sociale, di bisogno di “evasione dalla realta’”, tipico della “cultura della droga”. In più occasioni hanno manifestato opinioni simili sulla cannabis, Gianfranco Fini, Carlo Giovanardi, Pier Ferdinando Casini, Girolamo Sirchia, Ignazio La Russa e molti altri, fra questi ovviamente anche il dottor Serpelloni, che politico non è ma che inspiegabilmente si ritrova a far lui, da solo, le politiche sulle droghe nel nostro paese.

    3. germano dottori scrive:

      Come lei giustamente nota, Obama ha ricevuto Napolitano in febbraio. Non Monti. In circostanze analoghe, nel 2006, Bush invitò invece Berlusconi e gli offrì la platea del Congresso. Che gli americani soffrissero poco Monti è fatto abbastanza conosciuto nel mondo politico della capitale. Quanto a Draghi, è fattori uomo legato alla finanza anglosassone. Mima le politiche di Bernanke come può. E come vede, incontra sulla sua strada la Germania. Ed un partito anti-euro vicino agli Usa che propone un ricorso alla corte di Karlsruhe per bloccare le omt senza le quali la divisa unica sarà esposta a qualsiasi turbolenza. Lei può credere o meno a questo teorema. Ma non mi pare proponga una interpretazione convincente. Finora, non sono ancora stato deluso da questo modello. Sono spesso pagato per prevedere gli scenar???. Questa griglia è servita perfettamente allo scopo. Non mi scandalizzo di nulla. La politica è servita cinica lotta per il potere. Quanto a Saccomanni, che deve dire?

    4. germano dottori scrive:

      Difficile scrivere con lo smartphone!! puntualizzo: il modello interpretativo mi ha permesso un eccellente score sul piano dell’efficacia predittiva. Le assicuro che mi sono valso anche di fonti diplomatiche dirette per elaborarlo e testarlo . Una parola su Saccomanni. Lei sì accorge che il rapporto debito pil sì sta fortemente deteriorando e ciò nonostante stiamo varando provvedimenti senza copertura totale delle nuove spese e sì tagliano le tasse? Pensa che Monti o Tremonti avrebbero fatto lo stesso? Lasci stare. Tanto più che lo spread è basso. Monti è stato scelto per rassicurare tanto Obama quanto la Merkel. Ma cercare la quadratura è stato ciò che lo ha condannato. Credo che la prima scelta degli americani oggi sia Renzi. Ma anche Letta va benone

    5. Germano Dottori scrive:

      Sempre convinto – anche dopo la pubblicazione delle rivelazioni sulle attività spionistiche americane contro Ue e Germania – che gli scenari da me descritti su Nomos & Khaos (di cui sono il curatore) e nel pezzo di Limes dedicati all’M5S fossero “fantasiosi”. Mi pare stiano ricevendo conferme grandiose. Seppure in un momento assai sospetto

      https://twitter.com/Reale_Scenari/status/351459105812123650/photo/1

    6. Germano Dottori scrive:

      Germano Dottori scrive:
      30 giugno 2013 alle 22:02

      Sempre convinto – anche dopo la pubblicazione delle rivelazioni sulle attività spionistiche americane contro Ue e Germania – che gli scenari da me descritti su Nomos & Khaos (di cui sono il curatore) e nel pezzo di Limes dedicati all’M5S fossero “fantasiosi”? Mi pare stiano ricevendo conferme grandiose. Seppure in un momento assai sospetto

      https://twitter.com/Reale_Scenari/status/351459105812123650/photo/1

    7. Germano Dottori scrive:

      Oggi, la saga si è arricchita anche di aspetti personali: Angela Merkel si è lamentata dello spionaggio ad personal condotto dalla NSA americana sui suoi telefoni personali ….

      • il Moralista scrive:

        Caro Dottori, non dubito sul fatto che tra la Merkel e Obama i rapporti non siano idilliaci. Inviterei però a non confondere la tattica con la strategia. Il processo di impoverimento delle classi medie e proletarie dei Paesi occidentali, guidato da una elite massonico reazionaria molto trasversale, è stato fino ad oggi politicamente coperto tanto da Obama quanto dalla Merkel. Mi auguro che la nomina della Yellen a capo della Fed (intranea alla massoneria di tradizione rooseveltiana) comporti un cambio di rotta da parte americana. In questo senso potrebbe forse spiegarsi il riemergere della polemica odierna. Saluti

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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