Le elezioni amministrative hanno sancito una indiscutibile vittoria del Partito Democratico. Il Pdl crolla, il M5S scompare dai radar mentre il partito di Epifani dilaga dappertutto. Questo cosa significa? Che i cittadini hanno compreso con colpevole ritardo la bellezza della proposta politica del Partito Democratico? O che sono innamorati del governo Letta, prosecuzione del montismo in versione soft, ipocrita e democristianeggiante? Tutto può essere, per carità. Ma, onestamente, mi pare azzardata la tesi tendente a fotografare una presunta luna di miele attualmente in corso tra il nipote di Gianni Letta e il popolo italiano. Non passa giorno senza che qualcuno si impicchi, si dia fuoco o si lanci dalla finestra (clicca per leggere), mentre il governo si accinge a curare una polmonite potenzialmente mortale prescrivendo al paziente litri di acqua fresca. Anziché ridiscutere questa diabolica architettura comunitaria che scientificamente produce incubi e mostri, Enrico Letta prosegue sul solco tracciato dai suoi malefici predecessori giurando eterna fedeltà e sottomissione rispetto al dogma dell’austerità.  Il combinato disposto tra pareggio di bilancio in Costituzione, rispetto del fiscal compact e divieto di sforare oltre il 3% il rapporto deficit/Pil fornisce l’armamentario tecnico-giuridico perfetto per portare a compimento il dissimulato e già in atto Olocausto doloso ai danni dei popoli europei. Greci, portoghesi, italiani, spagnoli e  irlandesi sono al collasso, strangolati da una moneta matrigna utilizzata al posto dei vetusti forni di hitleriana memoria. Ma, anziché promuovere immediatamente l’introduzione degli eurobond e la definitiva trasformazione della Bce in una normale banca di ultima istanza, i tedeschi ancora discutono circa la compatibilità tra la previsione di un modesto acquisto di titoli di Stato ad opera della banca centrale con il loro ordinamento interno. Giochino tutto mediatico volto a far recitare il ruolo del cattivo al banchiere tedesco Weidmann, fortunatamente riportato a più miti consigli dal saggio e illuminato tecnocrate italiano Mario Draghi, santo protettore del divino euro (clicca per leggere ). A ben vedere si tratta delle stesse pantomime che si consumavano quando, con la scusa di salvare l’Italia, Mario Monti si apprestava a “suicidare”, con la complicità di Pd e Pdl, il più alto numero possibile di cittadini resi sadicamente poveri, sudditi e subalterni. Tra pochi giorni sarà chiaro che non solo la pressione fiscale non diminuirà affatto ma, ad adiuvandum, il governo Napolitano-Letta-Saccomanni comincerà a promuovere una politica fatta di tagli selvaggi in grado di spezzare definitivamente quel patto sociale interno che ha retto l’Italia dal dopoguerra fino ai giorni nostri. D’altronde Mario Draghi era stato tempo fa fin troppo chiaro: “Il welfare europeo non è più sostenibile”. Ergo va abbattuto. Monti e Letta si sono pacificamente divisi i compiti: il primo ha evocato la grandine mentre il secondo si appresta a requisire tutti gli ombrelli. Ora c’è qualcuno di voi che di fronte a questo scenario desolante può pensare seriamente che aumenti la fiducia dei cittadini nei confronti di un partito  come il Pd che si è volutamente auto-assegnato il compito di guidare  “la soluzione finale” con la quale regolare definitivamente i conti con la parte più debole della nostra società? Ci credo poco. Molto più banalmente, scomparse le ideologie, le elezioni somigliano oramai molto ad un ring nel quale lo scontro è totalmente personalizzato. Se a livello nazionale figure carismatiche come Berlusconi e Grillo riescono a catalizzare molto consenso a scapito di un mediocre parolaio come Bersani, a livello locale si assiste al processo inverso. Il Pd, a differenza del Pdl e del M5S che vivono solo per servire il corpo mistico dei rispettivi leader, dispone di una discreta classe dirigente formatasi quando ancora esistevano scuole di partito degne di questo nome. Ma è impresa vana e mistificante quella di assegnare un significato politico nazionale ad una tornata amministrativa che verrà ricordata solo per l’altissimo tasso di astensione, fenomeno incredibilmente accolto con soddisfazione da personaggi improbabili e strampalati come il politologo (per mancanza di prove) Roberto  D’Alimonte. Aspetterei prima di certificare che il morto respira. Non so se Renzi sarà in grado di risvegliare con un bacio la principessa avvelenata dalle manovre di streghe che negli anni hanno assunto le sembianze ora di Veltroni, ora di D’Alema, ora di Bersani. So soltanto però che l’eventuale ascesa di Renzi a capo del Partito Democratico servirebbe per fare definitivamente uscire il Pd da una ambiguità programmatica non più sostenibile. Mentre adesso il Pd si atteggia a forza di estrema destra (ha perfino nominato Matteo Colaninno responsabile del dipartimento economia), succube del pensiero di Blair mutuato dall’esperienza della signora Thatcher, proclamandosi forza di sinistra, con Renzi apparirebbe finalmente anche formalmente per quello che effettivamente è: una forza reazionaria, classista, nemica della classe lavoratrice e delle conquiste civili e sociali di derivazione illuministica. Per questi motivi Matteo Renzi, fedele interprete del New Labour con soli 20 anni di ritardo, rappresenta oggi la più grande speranza dell’estrema destra italiana.

    Francesco Maria Toscano

    11/06/2013

    Categorie: Politica

    2 Commenti

    1. Diego scrive:

      Pezzo davvero ottimo

    2. davide scrive:

      renzi ovvero un parolaio vago ed inconcludente anche per il pd…finirà che le elezioni le vincerà chi la sparerà più grossa prendendo regolarmente i cittadini per il culo: vedesi abolizione dell’imu e reddito di cittadinanza di 1000 euro per tutti…

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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