Apprendo  con raccapriccio che dalle parti di Viale Mazzini starebbero pensando di invitare il giornalista Gianluigi Paragone, conduttore della trasmissione L’Ultima Parola, a non occuparsi più di politica. Pare che i vertici della Rai ritengano Paragone più adatto nella gestione di trasmissioni diverse e scientifiche, magari in grado pure di approfondire i comportamenti della foca monaca o dei bonobo che popolano l’emisfero australe. Insomma, per gli intelligentoni che guidano la televisione pubblica Paragone non è in grado di preparare trasmissioni di approfondimento politico. Ora, premetto di non nutrire alcuna simpatia personale per Paragone che, invitato all’evento sulla MMT svoltosi in Calabria nel dicembre del 2012, non si è neppure degnato di rispondere. Dal punto di vista professionale, poi, Paragone, pur in crescita, non può essere definito un vero e proprio fuoriclasse del piccolo schermo. Si tratta semmai di un buon gregario, utile quanto intuitivo. Ma il punto vero è un altro. Perché in mezzo a tanti conduttori insipidi, strapagati e impreparati, perfettamente rappresentati dall’espressione a metà tra l’ipocrita e l’ebete tipica di un damerino come Giovanni Floris, la scure del padrone dovrebbe abbattersi proprio sul programma dell’ex leghista pentito? Perché Paragone, pur andando in onda in orari improbabili e notturni, quando per capirci su Sky è già partita da un pezzo la programmazione attesa dai manovali da salotto, è riuscito con coraggio e in beata solitudine a squarciare per primo quel perfido e maligno pensiero unico che ammantava di regalità qualunque provvedimento di legge proposto dai tecnici di Monti al potere. Mentre cioè il monolitico circuito mediatico descriveva un Italia surreale, “finalmente salvata grazie all’acume del prestigioso bocconiano che tutto il mondo ci invidia”,Paragone dava voce a personaggi capaci di insinuare pesantissimi dubbi sulla bontà della lettura proposta dalla grande stampa. Paolo Barnard, ad esempio, per quanto inaffidabile sul piano personale nonché certamente incline alla mistificazione, alla diffamazione e all’utilizzo della menzogna, grazie a Paragone ha potuto far conoscere agli italiani un paradigma economico alternativo capace di smontare le troppe sicumere da strapazzo ripetute dai tantissimi intellettuali organici al potere che affollano a gettone gli italici talk show. Anche il regista Roman Polanski, per usare una metafora in grado di rendere più chiaro il concetto, è di sicuro un uomo più che discutibile sul piano privato; ma credo che nessuno di voi si rifiuterebbe, giustamente e sol per questo, di godersi uno dei tanti suoi ottimi lavori. Lo stesso dicasi per il prof. Alberto Bagnai, spesso ospite negli studi di Raidue, solido e preparato fautore dell’immediata uscita dell’Italia dalla moneta unica, argomento tabù che i tanti giornalisti servi del potere ( solo in questo caso Grillo ha ragione) si rifiutano persino di ascoltare. Insomma nel deserto concettuale dominato dal pensiero unico conformista, l’Ultima Parola ha rappresentato una sicura oasi per tutti quelli che non intendevano e non intendono avallare una  interpretazione della realtà chiaramente finalizzata a mascherare con l’inganno veri e propri crimini economici e sociali, perpetrati su larga scala, falsamente dipinti alla stregua di fulgidi esempi di “responsabilità politica” da conquistare ad ogni costo per la gioia dell’Europa dei tecnocrati. Invito quindi i vertici della Rai a confermare Paragone, frustrando contestualmente gli istinti illiberali e belluini di personaggi come Gasparri e Romani. L’unica vera grande colpa di Paragone è, semmai, quella di avere presentato al grande pubblico un elemento saccente, anacronistico e irritante come Michele Boldrin, economista vicino a Giannino munito però di laurea vera. Nel complesso, si tratta di un neo tutto sommato trascurabile e decisamente perdonabile.

    Francesco Maria Toscano

    22/06/2013

    Categorie: Italia

    12 Commenti

    1. Massimo scrive:

      La sa vero che Bagnai è firmatario di un manifesto che ha “leggermente” sconcertato i suoi seguaci ed ha fatto anche arrabbiare qualcuno.

      Due degli arrabbiati:

      http://sollevazione.blogspot.it/2013/05/le-divergenze-tra-il-compagno-bagnai-e.html

      http://sollevazione.blogspot.it/2013/05/bagnai-e-il-rosso-di-nomura-di-fiorenzo.html

      Alcuni dei firmatari del manifesto:

      http://sollevazione.blogspot.it/2013/06/quelli-che-la-germania-deve-uscire.html

      Cordialità.

      • il Moralista scrive:

        Personalmente trovo più soddisfacente la lettura della crisi offerta da Emiliano Brancaccio. In ogni caso non ho citato Bagnai come modello di virtù ma, molto più banalmente, ho sottolineato le predisposizione lodevole di Paragone ad invitare personaggi in grado di rompere alcuni tabù. Spezzare il pensiero unico, ne convengo, non significa necessariamente centrare l’obiettivo. Si può sostituire una impostazione sbagliata con una, se possibile, perfino peggio. Ricambio la cordialità,

        Francesco

        p.s. Grazie per gli articoli segnalatimi. Di estremo interesse

    2. Alessandra scrive:

      ..sembra che il pericolo sia rientrato..nel senso che e’ stato confermato il programma, anche perché secondo me, ultimamente assomigliava molto di piu’ a Ballaro’ che a Ultima Parola dei primi tempi..cio’ detto, nonostante non concordi con te sull’opinione che hai di Barnard, e sul fatto che solo di lui, rimarchi i difetti, perché se il 50% dei giornalisti si fossero comportati come lui, forse non saremmo in questa situazione..per il resto concordo in toto con cio’ che dici..

    3. Mauro Poggi scrive:

      Caro Francesco
      Sottoscrivo il post, ma giusto una precisazione per scagionare Paragone da un delitto non suo: è stato Floris, a Ballarò, il primo a macchiarsi della colpa di presentare al grande pubblico l’indisponente Boldrin.

      Personalmente trovo che la lettura della crisi che fanno Brancaccio e Bagnai coincidano più che sostanzialmente. La differenza semmai è che Brancaccio mi sembra molto più prudente di Bagnai nell’auspicare la fine dell’euro.

      Conoscevo i due primi articoli linkati dal lettore Massimo. Il terzo no, e mi ha raggelato, ancorché la lista dei personaggi si riferiva non ai firmatari del manifesto ma ai relatori della conferenza di Parigi. La quale, hélas, “s’inscrit dans le cadre du Free Market Roadshow”, con discorso di apertura affidato a quel José Piñera pudicamente descritto come “ancien ministre du travail et des retraites du Chili” (omesso ogni riferimento che ne situasse l’attività nel preciso contesto temporale).
      Che ci facessero Bagnai e ancor più Sapir in quell’ambientino da Chicago-boys non saprei dire, ma non nego che la cosa mi disturba. Sono passate due settimane, e a meno che non mi sia sfuggito qualcosa nessuno dei due ha ancora pensato a postare qualche impressione dell’esperienza sul proprio blog.
      Aspetto, sempre meno fiducioso.

      • Massimo scrive:

        Brancaccio però parla esplicitamente di uscita da sinistra dall’euro mentre Bagnai non è così esplicito e sembra più portato a pensare che si debba operare per far emergere una assai fumosa “razionalità della scienza economica” (l’economia è una scienza?).Ora come ora Brancaccio parla di potenziale rottura dell’area euro ed auspica una uscita da sinistra; Bagnai di uscita della Germania dall’euro (l’euro resta a tutti gli altri).

        Mauro anche io, pur essendo da tempo critico su Bagnai, sono rimasto esterrefatto su quel terzo collegamento che ho postato.

        Termino qui, questo è un post su Paragone ed una certa politica giornalistica non su Bagnai.

        Saluti a tutti e abbia pazienza Toscano per questa digressione anche banale.

        • il Moralista scrive:

          Sono felice e orgoglioso di assistere a discussioni di questo stile, profondità e garbo. Per questo vi ringrazio. A breve daremo vita ufficialmente all’associazione trans-nazionale “Eleanor Roosevelt”. Sarei felice di poter contare sul contributo di idee e partecipazione che ognuno di voi può garantire.

          • Mauro Poggi scrive:

            @ Francesco: sarebbe un piacere.
            @ Massimo: in effetti, mi riferivo al Bagnai “prima maniera”; quello ultimo del manifesto (che incongruamente precisa “non essere il suo manifesto”)è più aderente alla versione che dai tu… Mi scuso anch’io con il nostro ospite perla divagazione :)

            • Xavier scrive:

              Eh, ci siete arrivati…
              E’ da un anno che dicevo che la visione di Bagnai è intrinsecamente elitaria il che comportava delle finalità tutt’altro che “popolari”, per lo sdegno delle sue fans e dei suoi omini al seguito.

              L’impostazione di Brancaccio è abbastanza diversa anche perché Emiliano non parte dalla teoria delle Aree Valutarie Ottimali che considera troppo neoclassica mentre Bagnai ne fa il perno della sua analisi; inoltre Brancaccio ha delle idee molto diverse sulle conseguenze dell’uscita dall’euro che lo portano addirittura a cercare di salvare la moneta unica come d’altronde Sapelli e James Galbraith.

              Se non capiamo che per qualsiasi progetto politico occore per prima cosa risvegliare i cittadini non otterremo nulla né senza né con l’euro.

              • francis scrive:

                Basta con questa storia con Barnard, non vi siete capiti punto e basta!!! e poi caro Francesco Maria tu stesso hai scritto al giornalista in quetione che su di lui nutrivi già dei pregiudizi negativi. Può essere che Barnard, uomo di grande sensibilità, abbia avvertito queste tue emozioni negative fin dal principio…siamo uomini e come tutti generosi e non, razionali e permalosi, fragili soprattutto come sugli alberi le foglie. Ma in tutti noi v’è la fondamentale possibilità di oggettivare le nostre emozioni.

              • francesco scrive:

                Basta con questa storia con Barnard, non vi siete capiti punto e basta! e poi caro Francesco Maria tu stesso hai scritto al giornalista in quetione che su di lui nutrivi già dei pregiudizi negativi. Può essere che Barnard, uomo di grande sensibilità, abbia avvertito queste tue emozioni negative fin dal principio…siamo uomini e come tutti generosi e non, razionali e permalosi, fragili soprattutto come sugli alberi le foglie. Ma in tutti noi v’è la fondamentale possibilità di oggettivare le nostre emozioni

    4. Lorenzo scrive:

      Analisi condivisibile in toto.

    5. […] impegnato nella conduzione del programma La Gabbia in onda ogni mercoledì su La 7 in prima serata (clicca per leggere). Nutrivo una certa simpatia per il giornalista in questione, coraggiosamente capace di offrire con […]

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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