Una volta demistificato il tentativo subdolo di spacciare alcune scellerate scelte di politica economica e monetaria per ineluttabili necessità imposte da forze irresistibili e  maggiori, non resta che proporre un paradigma diverso e migliore. Si impone una premessa fondamentale. Per addivenire a risultati soddisfacenti e duraturi è d’obbligo sposare preliminarmente uno schema concettuale che ruoti intorno alla riscoperta del sacrosanto principio che sancisce il primato della politica. In cosa consiste questo benedetto “primato” di una politica ridotta oramai a zimbello mediocre e subalterno? Significa che la responsabilità di guidare i processi storici, economici, sociali e produttivi è affidata a uomini, selezionati attraverso limpide dinamiche interne predisposte da partiti o movimenti inclusivi e plurali, legittimati esclusivamente dal consenso ricevuto ad ogni livello attraverso libere elezioni. La politica quindi fissa gli obiettivi che intende realizzare senza subire condizionamenti asfissianti da parte di altri poteri, finanziari, economici o di altra natura, che non possono vantare alcune investitura democratica. Questo assunto di buon senso costituisce l’indispensabile premessa per immaginare di poter  favorire in prospettiva il rapido affermarsi di un cambiamento luminoso ed epocale. Oggi accade l’esatto opposto. Gli interessi di alcuni colossi finanziari privati, nascosti dietro la cortina fumogena rappresentata da fantomatici e sfuggenti “mercati”, risultano ampiamente prevalenti. Ne consegue l’abominio ideologico che permette la predisposizione di politiche in grado di perseguire l’interesse generale solo nella misura in cui l’interesse di tutti finisca con il coincidere fortunosamente con quello di pochissimi privilegiati. Circostanza quest’ultima, come facilmente intuibile, assai rara. In parole semplici. Nessuno deve più accettare analisi tendenti a limitare lo spazio di manovra della politica introiettando letture della realtà capziose e meschine che salvaguardano interessi indicibili. Il  classico “non c’è alternativa alle politiche di austerità”, ad esempio, deve essere completamente rimosso dai nostri orizzonti. La politica è sempre scelta, mentre la costrizione costituisce un elemento che caratterizza con certezza soltanto i sistemi dittatoriali e illiberali. Cambiando correttamente angolo visuale, quindi, non permetteremo più a nessuno di imporre visioni del mondo involutive sottomettendo la politica alla tecnica ma, al contrario, individueremo prioritariamente gli obiettivi da raggiungere e, solo in un secondo momento, costringeremo la tecnica a servire un’ idea di società elaborata, discussa e sintetizzata da forze politiche che agiscono in virtù del mandato democratico ricevuto con il voto dal popolo sovrano. A questo punto è arrivato il momento di domandarci: che società vogliamo costruire? Io credo che tutti gli uomini che credono nel trinomio di matrice illuministica “libertà”, “uguaglianza” e “fratellanza”, correttamente declinato in senso universale e assoluto, non possono non ambire alla costruzione di una società nella quale lo Stato garantisca la piena occupazione, la difesa e l’ampliamento del Welfare,  il riconoscimento dei diritti civili e del lavoro, la corresponsione di un salario dignitoso, il rispetto ampio e puntuale della libertà di parola e di associazione, il pluralismo dell’informazione, la lotta alle disuguaglianze da perseguire non attraverso malsani rigurgiti sovietici ma utilizzando sapientemente la leva fiscale secondo il criterio progressivo descritto dalla nostra Costituzione. Uno Stato guidato da queste priorità, in grado cioè di conciliare libertà economiche e giustizia sociale, deve poi individuare gli strumenti tecnici utili per consentire la realizzazione di obiettivi decisi in sede politica. La tecnica deve cioè tornare a svolgere un ruolo ancillare e di supporto, rinunciando a tentazioni totalitarie ed egemonizzanti che hanno già trasformato l’Europa in una valle di lacrime. E se alcuni alti burocrati come Mario Monti o Mario Draghi paleseranno l’intenzione di non voler abbandonare un campo non loro, di fatto inopinatamente già invaso di notte e con l’inganno, spetterà alle nuove forze politiche non asservite e corrotte risvegliare dal basso una coscienza vasta e autenticamente democratica in grado di rimettere ognuno al proprio posto. Uno Stato sprovvisto di strumenti di politica monetaria è inutile e imbelle, come dimostra in pieno l’ennesimo decreto ridicolo varato oggi dal governo-fantoccio guidato da Enrico Letta. I media di regime spacciano alcune volgari mistificazioni, come il rinvio dell’aumento dell’Iva di qualche mese immediatamente compensato dall’aumento di altre tasse (clicca per leggere), come esempi di buona politica. Un teatrino stucchevole che gli italiani hanno già vissuto durante la reggenza del becchino Monti. Per non parlare poi del surreale piano per combattere la “disoccupazione giovanile”, progetto pensato per chi  ha meno di 30 anni, vive da solo e non ha mai frequentato le scuole superiori. Come se studiare fosse una colpa da pagare meditando nel troppo tempo libero rimasto. Mancava soltanto che il decreto si rivolgesse pure a quelli che si chiamano Ernesto e che hanno frequentato un corso di violoncello alla fine degli anni ’90 e poi i requisiti più strampalati del mondo potevano considerarsi tutti indicati. A saldi invariati, d’altronde, senza cioè potere applicare misure economiche anticicliche, ad ogni investimento dovrà necessariamente corrispondere un taglio di pari entità. Si tratta cioè di partite di giro a somma zero che intendono addormentare la coscienza critica dei cittadini nell’attesa che la recessione profonda non destrutturi completamente lo stile di vita che ha contraddistinto l’Italia dal dopoguerra fino ai giorni nostri. Per questo qualsiasi tentativo serio di arginare questo malefico progetto neo-oligarchico non può prescindere dal rifiuto categorico dei diktat europei e dalla riscoperta del pensiero keynesiano. Proprio perché l’illustre economista inglese ha fornito alla politica gli strumenti intellettuali indispensabili per consentire la costruzione di una società giusta, armonica e laboriosa. Per quanto preziosi e luminosi, però, sempre di strumenti si tratta. E non bisogna mai confondere la mano che guida con lo strumento che esegue. Con questo intendo dire che l’esasperazione di qualsiasi teoria macroeconomica non potrà mai da sola surrogare ambiti e competenze che rimangono di stretta pertinenza politica. In caso contrario, sublimando cioè una dottrina fino al punto da trasportarla senza filtri sul piano della responsabilità politica, correremo il  rischio di commettere gli stessi errori, uguali e contrari, che oggi rimproveriamo ad una èlite tecnocratica sovranazionale che manifesta evidenti pulsioni antidemocratiche. Non dobbiamo cedere cioè alla tentazione di sostituire gli attuali super burocrati reazionari che governano la Ue con altri tecnocrati ed economisti più attenti sul piano sociale ed occupazionale. Dobbiamo invece scardinare completamente e alla radice questo sbagliato modo di intendere l’uso del potere. Potere che, lo ripeto all’infinito, deve tornare ad essere esercitato dalle forze politiche legittimate dal voto popolare. Esercizio libero e responsabile che, per rispondere alle sacrosante aspettative delegate dal corpo votante, si avvale dell’ausilio di tecnici ed esperti in grado di suggerire percorsi pratici utili a concretizzare nella realtà idee e obiettivi ab origine necessariamente ideali e astratti.  A tal fine è utile predisporre con lungimiranza e fin da ora momenti di incontro non occasionali fra le migliori intelligenze che il panorama propone. L’associazione Eleanor Roosevelt, che vedrà a breve la luce anche grazie alla lungimiranza di Gioele Magaldi, servirà proprio questa impellente esigenza: quella di sedimentare un pensiero strutturato e alternativo rispetto ai nefasti paradigmi adesso dominanti. Non un mero esercizio retorico e di stile ma, al contrario, una realtà solida e impegnata che punta ad incidere in profondità sulle dinamiche storiche del nostro tempo. Nel dicembre del 2012, presentando in Calabria il convegno sulla “Modern Money Theory e le controverse dinamiche del potere globale”, abbiamo offerto un primo antipasto. Adesso, strutturando con precisione e razionalità un percorso coerente e ambizioso, nella convinzione di poter offrire nuove occasioni di stimolo intellettuale a professionisti del calibro di Stephanie Kelton, William Black, Marshall Auerback, Emiliano Brancaccio, PierGiorgio Gawrosky e molti altri ancora, forti anche della disponibilità e dell’entusiasmo manifestatoci dall’Università Mediterranea di Reggio Calabria nella persona del prof. Domenico Marino, ripartiremo sospinti dal vento della passione civile. Senza lasciarsi mai obnubilare da nuovi dogmi da venerare, né rimarcando in maniera compulsiva narcisistiche ed escludenti primogeniture da primadonna in cerca di riscatto, offriremo a tutti e a ciascuno un luogo dove nutrire l’anima e il cervello al fine di formare nuovi cittadini pronti a costituire un presidio duraturo e invalicabile a difesa delle conquiste di civiltà di derivazione illuministica che un manipolo di aristocratici di ritorno vorrebbe nascondere nel ripostiglio polveroso della Storia. Nessuno ha il diritto di chiamarsi fuori.

    Francesco Maria Toscano

    26/06/2013

    Categorie: Editoriale

    9 Commenti

    1. Alessandra scrive:

      Ciao Francesco, un chiarimento, se possibile..GOD ha abbandonato la convinzione che ci voglia piu’ Europa..o almeno che e’ inutile seguire questa strada perché non c’e la volonta’ di farlo?

    2. Pierluigi scrive:

      Saluto con entusiasmo la nascita dell’Associazione Eleanor Rosevelt. Che sia un utile “strumento” per navigare l’Italia e l’Europa verso l’orizzonte di luce che è nostro destino e per il quale è più che legittimo combattere … (non necessariamente spargendo sangue)

    3. Michele scrive:

      “Non dobbiamo cedere cioè alla tentazione di sostituire gli attuali super burocrati reazionari che governano la Ue con altri tecnocrati ed economisti più attenti sul piano sociale ed occupazionale”..speriamo che gli appartenenti a GOD si dimostrino effettivamente diversi dai loro colleghi reazionari e para-massoni vari. Per ora sul sito si assiste ad una democraticità autodefinita (che stride col fatto di non poter nemmeno commentare), ad una sedicente tuttologia che porta la verità su ogni argomento senza discussioni, anche se le stesse grandi rivelazioni le si leggeva in altri lidi ben prima dell’apertura del sito di GOD, e senza tutta quest’aurea di sapienza da Grande Architetto..TFA ;-)

    4. ampul scrive:

      Nel mio piccolo, sono con voi! Auguri, e che sia la luce in fondo al tunnel!

    5. Elsa Mccullough scrive:

      235. Qualora si garantisca nelle attività e nelle istituzioni temporali l’apertura ai valori spirituali e ai fini soprannaturali, si rafforza in esse la efficienza rispetto ai loro fini specifici ed immediati. Resta sempre vera la parola del Maestro divino: “Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta ” (Mt 6,33). Quando si è “luce nel Signore”, (Ef 5,8) e quando si cammina come figli della luce (Cf. ivi) si colgono più sicuramente le esigenze fondamentali della giustizia anche nelle zone più complesse e difficili dell’ordine temporale, in quelle cioè nelle quali non di rado gli egoismi individuali, di gruppo e di razza, insinuano e diffondono fitte nebbie. E quando si è animati dalla carità di Cristo ci si sente uniti agli altri e si sentono come propri i bisogni, le sofferenze, le gioie altrui. Conseguentemente l’operare di ciascuno, qualunque sia l’ambito e l’oggetto in cui si concreta, non può non risultare più disinteressato, più vigoroso, più umano, poiché la carità: “è paziente, é benigna…, non cerca il suo interesse…, non gode dell’ingiustizia, ma si compiace della verità…, tutto spera, tutto sopporta ” (1 Cor 13,4-7).

    6. Marco Giannini scrive:

      Siete grandi ad aver annoverato anche il mio preferito….BRANCACCIO!

    7. Nkant scrive:

      E la MEMMT che fine ha fatto?

    8. […] non solo intorno al blog de Il Moralista. L’associazione Eleanor Roosevelt, in gestazione da mesi (clicca per leggere), sta per salpare in mare aperto (clicca per leggere). Preso atto della sconfortante deriva […]

    Commenta


    "nella mia vita ho conosciuto farabutti che non erano moralisti ma raramente dei moralisti che non erano farabutti." (Indro Montanelli)


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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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