La libertà è una bella cosa”, rispondeva l’impacciato Alberto Sordi nel film Un Borghese piccolo piccolo al cospetto del Venerabile 33 che lo interrogava durante il rito di iniziazione massonica, “peccato ce ne sia pure troppa(clicca per guardare). Ma, aldilà delle battute, la libertà non è mai troppa per davvero e, perfino ai giorni nostri, mentre sembra inarrestabile il cammino dei neonazisti tecnocratici continentali che intendono “cinesizzare l’Europa”, la libertà di parola e di stampa consente a chiunque di studiare e mettere insieme i punti in grado di denudare i protagonisti di questo indegno progetto. Certo, si tratta di un lavoro faticoso e spesso difficile ma certamente utile e quanto mai gratificante. Dopo avere unito con geometrica precisione tutti i punti che compongono il mosaico, come nel famoso passatempo contenuto nelle riviste che ospitano i cruciverba, il volto del mostro appare finalmente senza maschere né infingimenti. Non è difficile reperire le notizie, quanto semmai collegarle razionalmente schivando il mare di disinformazione scientifica che il circuito cosiddetto mainstream quotidianamente propone. Pochi giorni fa il Financial Times ha lanciato l’allarme circa i costi che l’Italia  dovrebbe sopportare a causa dell’utilizzo allegro di alcuni contratti derivati predisposti negli anni ’90 dall’allora direttore generale del Tesoro Mario Draghi (clicca per leggere). Una cifra che, secondo gli esperti contattati dal quotidiano londinese, potrebbe aggirarsi intorno agli 8 miliardi di euro. Dieci volte, tanto per capirci, le somme ridicole messe sul piatto dal governino Letta per venire incontro ai nostri giovani disoccupati, a patto però che dimostrino di essere ignoranti almeno quanto i parlamentari eletti con le regole stabilite dal Porcellum. Ora, aldilà dell’utilizzo più o meno formalmente lecito di alcuni discussi strumenti finanziari, la domanda giusta è un’altra: Draghi ha perseguito gli interessi dell’Italia o quelli del colosso finanziario privato Morgan Stanley? Interrogativo più che legittimo che, tra l’altro, si pone a  voce alta anche Marcello Foa (clicca per leggere). E’ curioso sapere che il nostro SuperMario migliore, quello che dall’Eurotower tenta eroicamente e senza tregua di difendere l’Italia dalla furia di quel cattivone del capo della BuBa Weidmann, vanti con Morgan Stanley non solo ottimi trascorsi professionali ma anche gratificanti ( e casuali?) rapporti affettivi. Il figlio di SuperMario, infatti, SuperGiacomo Draghi, risulta ricoprire un ruolo di responsabilità proprio presso la succitata banca d’affari (clicca per leggere). Lo stesso dicasi per un altro figlio illustre della patria, quel Giovanni Monti, figlio del prematuramente caduto in disgrazia Mario che, da premier, si attivò con sollecitudine e zelo per far passare 2 miliardi e mezzo dalle casse del Tesoro a quelle ben più solide della Morgan Stanley (clicca per leggere). Storie che si intrecciano da vicino con il caso Monte Paschi, scandalo fra i più silenziati della storia della Repubblica anche per volontà espressa tramite  apposito decreto regio dal Re d’ Italia (ma non d’Albania) Giorgio Napolitano. A questo punto a qualcuno è sorto il dubbio che uomini come Monti e Draghi, cavalli di troia della massoneria reazionaria globale, occupino le istituzioni pubbliche con il preciso mandato di favorire alcuni colossi finanziari privati? Altri somatizzano tale rovello reputando perlomeno curioso che i figli di “cotanti padri” finiscano tutti casualmente per fare brillantissime carriere proprio in Morgan Stanley? Si tratta di pensieri evidentemente malevoli e maliziosi. Tanto più che Morgan Stanley appare in ritardo rispetto al più risoluto competitor Jp Morgan che, in questi giorni, ha finalmente compreso il vero problema dell’Italia: la Costituzione antifascista (clicca per leggere). Mentre il governo Letta fa finta di faticare per strappare qualche nocciolina da offrire generosamente alle masse italiche volutamente impoverite e abbrutite, nei circuiti che contano girano miliardi opachi come se piovesse. Tanto quando è il momento di pagare il conto ci si rivolge sempre ai soliti noti (precari, salariati, tartassati e disgraziati vari). Comunque la nostra luminosa stampa, anziché approfondire tali secondarie questioni, si concentra giustamente su avvenimenti di ben altro spessore e importanza: l’Imu della Idem, le zoccole di Berlusconi e le bollette di Leoluca Orlando costituiscono le vere zavorre che bloccano la crescita. Un consiglio finale a Letta Nipote. Mandi fin da ora parenti e cugini a bussare dalle parti di Morgan Stanley. Vedrà che glieli assumono tutti.

    Francesco Maria Toscano

    28/06/2013

    Categorie: Economia

    5 Commenti

    1. alessandro scrive:

      è di poche ore fa la notizia secondo cui l’Italia riceverà un miliardo e mezzo di fondi per l’occupazione giovanile in un biennio:
      “Abbiamo quasi triplicato i soldi che spetteranno all’Italia nel complesso dall’Ue”… così commenta il premier Letta! si aspettava 500 milioni e ne ha vinti addirittura 1,5 Mld!! caspita.. che forza! è come se un disoccupato pronto ad attaccarsi alla canna del gas vincesse cento euro al super enalotto! che cacchio ci fai con un miliardo e mezzo? che presa per i fondelli!! ce ne vorrebbero 40-50 miliardi in opere pubbliche solo per l’Italia per iniziare a respirare, non quelle noccioline.. Proprio un Monti-bis in piena regola con le peggiori demistificazioni

      • Paolo scrive:

        Letta ha inoltre dichiarato che ora le imprese non hanno più alibi. Capito? Perché finora le imprese hanno sempre cercato scuse per non lavorare, scansafatiche che non sono altro…

    2. ampul scrive:

      E che cosa mi diventa super Mario qualche anno fa? Presidente della BCE!
      È davvero tutto un caso…

    3. Marco Broglia scrive:

      Invece mio nipote, che era il primo della classe, è disoccupato: non può essere assunto da Aermacchi (Finmeccanica-Alenia), perchè è già stato assunto suo fratello . . .

    4. […] chiusa dell’affaire, ricordiamo ai lettori che sia il figlio di Mario Draghi che quello di Monti attualmente lavorano come strapagati dirigenti di…. E’ così che si chiude il cerchio degli affari opachi nell’ambito circuito […]

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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