Al lungo elenco di follie che quotidianamente siamo costretti ad ascoltare mancava solo la sciatta protervia del piduista Cicchitto che si premura di bacchettare Papa Francesco con argomenti da bar sport: “Un conto è predicare, un altro governare (clicca per leggere),  ha dichiarato questo vecchio arnese della politica prestato al Parlamento per meriti “gelliani” acquisiti sul campo. Oltre alla globalizzazione dell’indifferenza, appena evocata dal Papa accorso a Lampedusa, andrebbe denunciata pure quella dell’indecenza incarnata da figuri ambigui che, come Cicchitto, riattualizzano all’infinito un passato miserabile e polveroso non ancora definitivamente consegnato al giudizio severo della storia. “Dio ci giudicherà da come avremo trattato gli ultimi”, ha detto il Papa davanti a migliaia di uomini sfortunati costretti quotidianamente a combattere la fame, la guerra e la solitudine. Un monito (a differenza di quelli sonnolenti e ridondanti di Napolitano) forte, alto e nobile, che si rivolge direttamente alle coscienze di tutti, credenti e non, affinché riscoprano un lato spirituale della vita sommerso da montagne di banalità, ipocrisie e menzogne. Quelle stesse che consentono a Cicchitto di rimanere ancora sulla scena, spesso intervistato da giornali che, come il Corriere della Sera, vantano identici trascorsi piduistici. Il Papa non si è affatto intromesso in questioni che riguardano l’intangibile principio che stabilisce una nettissima separazione tra competenze della Chiesa e scelte dello Stato. Francesco, a differenza del Fondo Monetario Internazionale guidato dalla Lagarde (quella che chiedeva a Sarkozy di “usarla” a suo piacimento. Altro che le olgettine…), non si è permesso di ordinare al sovrano Parlamento italiano quali leggi approvare. Si è limitato soltanto, per un giorno, a fare sentire importanti i “relitti umani”. Uomini come noi, che provano le nostre stesse emozioni e paure, oramai pacificamente avvertiti quali fastidiosi impicci buoni per riempire le macabre statistiche che annotano le tragedie del mare. Francesco non ci ha invitati a cambiare la legge sull’immigrazione, ma a riscoprici uomini. Uomini in grado di provare un minimo di empatia per piangere con cuore puro la sorte di altri uomini, fratelli che vengono da lontano, uccisi prima da un fato crudele e poi da un oblio raggelante. Non ci ha chiesto di regalare ai poveri le nostre case e le nostre (calanti) certezze. Ci ha chiesto di piangere. E’ troppo? E’ dura fermarsi un attimo a riflettere su cosa significhi essere inghiottiti per sempre dal mare mentre spulciamo in maniera compulsiva l’altalena dello spread? Lo capisco. E capisco anche quanti tenderanno a giudicare le mie parole alla stregua del solito “pippone”, buonista e terzomondista, utile per sentirsi intimamente un tantino meno indegni. D’altronde oramai soltanto le iniziative malvagie (licenziamenti, esodati, taglio di diritti, welfare e salari) possono fregiarsi del titolo di “provvedimenti responsabili”. Il resto, tutto ciò che mira quindi al pratico miglioramento della vita del maggior numero possibile di persone (senza distinzione di sesso, razza o religione), è “populismo”, “retorica” e “demagogia”. In un mondo folle, gli assassini portano crismi di aristocratica nobiltà. Papa Francesco, inoltre, ha detto una cosa importante: “questa sofferenza è il risultato di precise scelte socio-economiche prese da pochi nell’ombra”. Una analisi lucida e spietata che molto probabilmente ha fatto saltare la mosca al naso ad un massone reazionario e piduista come Cicchitto. Papa Francesco proviene dall’ordine dei Gesuiti, èlite intellettuale della Chiesa storicamente capace di relazionarsi con mondi diversi e apparentemente distanti con costrutto e apertura mentale. Il combinato disposto tra una Chiesa rinnovata, finalmente coerente con il messaggio evangelico e non più prona ai desiderata dei potenti di turno, e il rapido riorganizzarsi delle forze massonico-progressiste che non intendono più subire passivamente l’opera di annichilimento della civiltà contemporanea per mano vile dei “fratelli contro-iniziati”, induce un cauto ma realistico ottimismo nei sinceri democratici e semina inquietudine fra gli illiberali e i balordi tuttora al potere. Spero che Papa Francesco metta presto in atto atteggiamenti coerenti rispetto ai principi richiamati. “Quelle scelte socio-economiche perverse che generano con dolo lutti e miseria” sono figlie dell’azione di uomini in carne ed ossa disprezzabili tanto dai laici quanto dai credenti. Ma la Chiesa che parla per bocca di cardinali che, come Bagnasco, benedicono la mano che bastona (ricordate le odi a Monti?),  non può che rimanere nel tempo afona e sterile. Papa Francesco, al contrario, sembra prediligere il linguaggio franco tipico degli apostoli autentici. Non a caso molto tempo fa, qualcuno che di sofferenze altrui se ne intendeva parecchio, ci tenne a precisare che soltanto “la verità rende liberi”.  

    Francesco Maria Toscano

    9/07/2013

    Categorie: Editoriale

    12 Commenti

    1. L’egoismo dilaga e la visita del Papa a Lampedusa è un messaggio potente per gli uomini di buona volontà. Ma pensate che i manovratori, che hanno già aperto la caccia agli abusivi, lo ascolteranno?

    2. Orazio scrive:

      Rilevo: “Papa Francesco proviene dall’ordine dei Gesuiti, èlite intellettuale della Chiesa storicamente capace di relazionarsi con mondi diversi e apparentemente distanti con costrutto e apertura mentale”

      Forse non si conosce bene che cosa vuol dire essere un Gesuita…

      Per quanto riguarda il papa, trovo che è un’abilissimo stratega/pubblicista che sa perfettamente come muoversi in questo universo del sembrare ma non essere.

      Del resto la sua storia prosegue sul solco, del più becero capitalismo, anche se lo stesso non lo ammetterà mai.

      • il Moralista scrive:

        I Gesuiti vantano una storia culturale di prim’ordine. William V. Bangert, nel suo “storia della Compagnia di Gesù”, ne traccia le radici nel mondo. Sono inoltre noti per la grande apertura mentale e la capacità di dialogo. Ma se lei ha voglia di argomentare il contrario, faccia pure: sono tutto orecchie

    3. alessandro scrive:

      Interessante il concetto di globalizzazione dell’indifferenza che sottende, da parte del Papa, anche una certa attenzione per la globalizzazione dei diritti, anche alla luce di altre sue recenti dichiarazioni in merito al fatto che un peggioramento dei mercati fa più notizia del deterioramento delle condizioni umane delle persone. In un certo senso la si potrebbe vedere come una critica alla globalizzazione dei capitali, non accompagnata dalla globalizzazione dei diritti umani. Oltretutto spesso si puntano i fari sull’immigrazione via mare (con sbarchi di fortuna nei barconi)che a quanto mi risulta non supera neanche il 10% di quella complessiva, senza contare che il grosso dell’immigrazione clandestina è proveniente “via terra”, dai confini. Spesso i politici, per mera propaganda elettorale, facendo leva sulle paure degli italiani nei confronti del diverso extracomunitario, utilizzano il presidio di questa Isola come bandiera per sfoggiare i grandi successi contro l’immigrazione clandestina, nascondendo deliberatamente che i nostri confini sono un colabrodo. Il tutto con l’indifferenza generale della Unione Europea, che dovrebbe garantire una maggior cooperazione, anche a livello internazionale, per regolare un flusso controllato di immigrazione. Se gli altri paesi europei pensano che non sia affar loro l’immigrazione proveniente dall’Italia, s’illudono in quanto gran parte dei nord africani si spostano in Francia. Per quanto riguarda Cicchitto… scusate ma non ho nulla da dire

    4. Alessandra scrive:

      ..io non riesco a sentirlo sincero..

    5. ampul scrive:

      Orazio io direi che faresti bene ad articolare la tua “critica”, spiegando per esempio cosa significa essere Gesuita… “Sembrare ma non essere”, anche questo passaggio mi è poco chiaro.
      Ammetto di apprezzare non poco le analisi del moralista, ma una critica è costruttiva se costruisce qualcosa, se aggiunge enfasi, se ne avvalora il ragionamento o lo confuta inoppugnabilmente. Non mi pare di leggere questo nel tuo post.

      Cicchitto? Ma cosa abbiamo mai fatto di così male per meritarcelo?!!! Ah, ho capito… È ancora l’espiazione per il peccato originale!

    6. yaliyo scrive:

      Se l’orientamento di un giornale si può intuire dai commenti degli articoli, l’impressione che ne esce in questo caso non è buona. Da l’idea di una folla di individui presuntuosi, cinici, pignoli e superflui che snocciolano dati, litigano sulle statistiche, e non afferrano nè con la mente col cuore l’essenziale, nanche liddove il tema, come in questo caso, riguarda esseri umani esattamente come noi, esattamente noi, costretti a fughe estenuanti ed esposti alla deportabilità, alla ricattabilità, al disprezzo.
      Sono in vena di aneddoti personali: fino all’anno scorso mi interessavo molto di MMT, bilanci settoriali and so on, poi, peggio o difetto che sia, non ho più considerato il deficit di bilancio qualcosa x cui valesse la pena vivere, e diciamo che l’orizzonte è un pò cambiato. in che senso. nel senso che, se l’orizzonte a cui si vorrebbe tendere è un giusto equilibrio di uguaglianza e libertà x tutti, mi appare uno strumento spuntato, incapace di affondare nel cuore strutturale delle contraddizioni – nel fatto, ad esempio, che un miliardo di persone soffrono giornalmente la malnutrizione, 25000 muoiono ogni giorno x fame, 500 aziende detengono più della metà del pil mondiale e poche istituzioni sovranazionali incidono sulla vita di quasi ogni essere umano sulla terra. tutto questo si chiama capitalismo, capitalismo globalizzato, che dir si voglia. crea un esubero strutturale di persone non riassimilabili nel sistema, di (dice bauman) “vite di scarto”, costrette poio all’anonimia giuridica (che significa al silenzio) da sfruttare x poi ripetere a loop questo circolo vizioso. E noi, quello spicchio di esseri nel piccolo continente ricco chiuso a fortezza, che viviamo ogni giorno l’implosione dei diritti sociali dovuto al naturale espandersi di questo stato di cose, non sappiamo fare meglio che inneggiare alla guerra fra poveri, dire che la clandestinità è reato, solo noi possiamo viaggiare, e addirittura solidarizzare con cicchitto? ma che gente siete.
      Datemi pure della qualunquista, presappochista anarcoide, dite che ho fatto una gran confusione – io credo che se i dati sono fini a sè stessi, (o se credete che i diritti dovrebbero valere solo x qualcuno nella fattispecie NOI, e che la terra non sia di tutti)potrete anche sapere a memoria tutto l’elenco bilderberg 2013, rimarrete degli imbecilli.

    7. Noah Nguyen scrive:

      «La novità di Dio non assomiglia alle novità mondane, che sono tutte provvisorie, passano e se ne ricercano sempre di più. La novità che Dio dona alla nostra vita è definitiva, apriamogli la porta». Lo ha detto Papa Francesco nell’omelia del 28 aprile durante la messa per i cresimandi e cresimati.UN CAMMINO NON FACILE. «Il cammino della Chiesa, anche il nostro cammino cristiano, non sono sempre facili, incontrano difficoltà, tribolazioni». Lo ha detto il Papa aggiungendo: «Seguire il Signore, lasciare che il suo Spirito trasformi le nostre zone d’ombra, è un cammino che incontra ostacoli, fuori di noi, nel mondo» ma «anche dentro di noi». Ma queste «tribolazioni, fanno parte della strada per giungere alla gloria di Dio». Dio «ci dà il coraggio di andare controcorrente, sentite bene giovani. Non ci sono difficoltà tribolazioni, incomprensioni che ci devono far paura» ha detto Papa Bergoglio che ha aggiunto: «Con lui possiamo fare cose grandi».LA FRASE DI WOJTYLA. «Cari amici, spalanchiamo la porta della nostra vita alla novità di Dio che ci dona lo Spirito Santo, perché ci trasformi, ci renda forti nelle tribolazioni, rafforzi la nostra unione con il Signore, il nostro rimanere saldi in Lui: questa sarà una vera gioia». Così Papa Francesco ha concluso l’omelia nella Messa per cresimandi e cresimati. Dicendo di «spalancare la porta a Dio» ha usato la stessa espressione di papa Wojtyla all’inizio del suo pontificato nel 1978.GRANDI COSE. «Giocate la vita per grandi ideali». Così Papa Bergoglio si è rivolto ai giovani alla fine dell’omelia parlando a braccio. «Scommettete su grandi ideali, su cose grandi, non siamo stati scelti dal Signore per ‘cosine’ piccole ma per cose grandi», ha aggiunto papa Francesco.

    8. Non appena è stato pronunciato il nome che il nuovo papa si era scelto, Francesco, è subito scattata l’associazione col “poverello di Assisi” che lascia le ricchezze e predica la povertà per riscattare una Chiesa di cui si denunciano i peccati di simonia e concubinato. Uno scandalo che purtroppo si è rinnovato e si rinnova, e che oggi si chiama: Ior, pedofilia, reti di potere.

    9. Desiree Bean scrive:

      “Se l’Eucaristia è il cuore stesso della Chiesa, la sorgente da cui essa scaturisce e il vertice cui essa può aspirare, l’immagine stessa della Chiesa nel mondo è legata alla nostra totale dedizione ai fratelli, soprattutto a coloro che nel mondo sono nelle più grandi sofferenze, perché privati dei beni materiali necessari alla loro vita, della giustizia che ne rispetta la loro intima dignità, della libertà che ne permette l’attuazione secondo la propria coscienza, di orizzonti spirituali capaci di dare un senso trascendente ai loro giorni”. Lo ha affermato questa sera a Firenze l’arcivescovo, cardinale Giuseppe Betori (che stamani ha aperto l’account twitter @giuseppebetori scrivendo: “Cari sacerdoti di #Firenze, siate uomini di Dio, uomini di Cristo e per questo uomini nella Chiesa al servizio di tutti”), nella messa ‘in coena Domini’, ricordando che “come discepoli di colui che ci ha amati fino alla fine, ci è chiesto oggi di testimoniare la potenza purificante e liberante del Vangelo di Gesù su questi fronti di pienezza dell’umano”. La lavanda dei piedi, ha sottolineato l’arcivescovo riferendosi al gesto del giovedì santo, “implica dover ammettere un peccato da cui occorre essere liberati, e riconoscere che tale liberazione non ce la possiamo dare da soli, ma abbiamo bisogno di un liberatore, di un redentore, di un salvatore, e questi non può essere che Gesù”.

    10. Manuel F. Reed scrive:

      Una scelta significativa che sarà accompagnata da gesti dall’alto valore simbolico per ricordare tutte le persone che hanno perso la vita nel tentativo di arrivare in Europa, spinti dalla speranza e dal bisogno. Sul molo Favarolo Francesco incontrerà una cinquantina di uomini, donne e bambini che sono stati scelti tra i 112 che sono rimasti sull’isola e che rappresentano tutti quelli che sono riusciti ad arrivare (più di 200mila dal 1999 al 2012 e 4mila solo dall’inizio del 2013), ma anche coloro che non ce l’hanno fatta, oltre 19mila dal 1988, più di seimila dal 1994 secondo dati Fortress Europe.

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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