Dopo quasi un ventennio di promesse non mantenute, speranze di rinnovamento deluse e tradimenti politici, è umano, fin troppo umano, rifugiarsi in una sorta di nichilismo politico. A furia di gridare “attenti al lupo”, o meglio al “caimano”, non ci siamo accorti di avere il nemico al nostro fianco. Gli appassionati di cinema ricorderanno la scena del film “Uomini contro” diretto da Francesco Rosi, in cui il Tenente Ottolenghi, magistralmente interpretato da Gian Maria Volonté, invitava i compagni d’armi a sparare alle spalle, sul generale Leone, accusato di essere il vero nemico, colui che con i suoi ordini autoritari e la folle strategia dell’attacco frontale, alla baionetta, era il responsabile del massacro di centinaia di soldati, crivellati dal piombo delle mitragliatrici austriache (clicca per guardare). Nel nostro caso chi è il vero nemico? Il nemico è la finta sinistra, chi in tutti questi anni è stato al riparo nelle retrovie a costruire la lunga catena di complicità e connivenze, perdendo una battaglia dopo l’altra. Sto parlando dei vari Veltroni, D’Alema, Franceschini, Bindi, Fioroni, Finocchiaro, Violante, Letta “degni” eredi del generale Luigi Cadorna. Tra l’altro anche Cadorna imputava sempre agli altri la responsabilità dei suoi insuccessi. La colpa della “Caporetto politica” della sinistra italiana non è del centrodestra, ma solo ed esclusivamente di questi vecchi arnesi della politica. Finché non si avrà il coraggio di denunciarlo ed ammetterlo non potrà rinascere nessuna forza realmente progressista. “Rottamarli” non basta, sono troppi. Come si suol dire bisogna “chiudere bottega”. Demolire per ricostruire su fondamenta solide. I problemi del Partito Democratico non sono recenti, ma nascono nel 2007 all’atto della fusione tra DS e Margherita. Tutto ha inizio con la segreteria Veltroni, con l’annacquamento delle identità e delle idealità, con le figurine dell’operaio Thyssen “ma anche” del “falco” di Confindustria. Ambiguità pagate con la sconfitta elettorale del 2008. Poi da Ferrara è arrivato il reggente Franceschini, apprezzabile per aver portato una ventata di antiberlusconismo (il buonista Veltroni durante la campagna elettorale non citò mai Berlusconi) a tratti puerile, ricorderete i calzini turchese pro-giudice Mesiano, tuttavia inconsistente e soprattutto spergiuro quando negava di ambire alla segreteria del partito. Il resto è storia recente con le primarie che incoronano Pier Luigi Bersani, prima segretario e poi candidato della coalizione di centrosinistra “Italia Bene Comune” e la vittoria già in tasca sfumata dopo una clamorosa rimonta di Silvio Berlusconi e l’exploit del Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo. Arriviamo così all’aprile di follia. In quei giorni Bersani perde il partito, la credibilità e forse anche il senno. Dopo il sostanziale pareggio elettorale corteggia spudoratamente i grillini con un programma di otto punti per il cambiamento dell’Italia, poi, vistosi negare l’appoggio per formare il governo, vira pericolosamente verso il Pdl accordandosi sul nome di Marini per il Quirinale. Impallinato il vecchio lupo marsicano, l’assemblea dei grandi elettori indica Prodi, l’anti-Cavaliere per eccellenza, ma pure il professore bolognese non passa per colpa di 101 franchi tiratori. Si arriva quindi alla riconferma di Napolitano, alla formazione del governo delle larghe intese benedetto dal segretario Pd dimissionario che solo qualche giorno prima giurava: “mai con Berlusconi”. Adesso a guidare il Pd fino al congresso, salvo ripensamenti, c’è l’ex Segretario generale della Cgil Gugliemo Epifani, alla faccia dell’autonomia del sindacato, ma le liturgie, la subalternità al berlusconismo e gli errori, sono sempre gli stessi. Ultimo in ordine di tempo il voto favorevole alla sospensione dei lavori del Parlamento per i fatti giudiziari di Berlusconi. “Il Pd non doveva accettare di sospendere i lavori in Aula” ha dichiarato Fabrizio Barca al Manifesto (11/07/2013) “Eppure lo ha fatto. E senza consultare i deputati. Leggo dichiarazioni del segretario Epifani molto critiche. E allora mi domando: chi è il Pd? Cos’è il Pd?”. E non è il solo a chiederselo, anche se Barca dovrebbe spiegare a sua volta come fa a conciliare il proposito di spostare l’asse del Pd a sinistra senza fare una severa autocritica riguardo la sua partecipazione al governo conservatore guidato da Mario Monti. Un altro che scalpita nel Pd è Giuseppe Civati. Nei giorni scorsi, nel corso dell’assise “W la libertà” svoltasi a Reggio Emilia (clicca per guardare), Civati ha lanciato la sua candidatura alla segreteria. L’obiettivo è quello di “vendicare – parole testuali – Prodi, Rodotà, e le timidezze di questi anni…”. Nel suo intervento conclusivo, a dire il vero piuttosto soporifero ed incapace di scaldare i cuori, nemmeno un accenno all’Europa delle banche e della troika, al giogo del neoliberismo e del capitalismo parassitario che sta stritolando intere nazioni. Troppa insicurezza e timori reverenziali sembrano frenare Civati, come quando dichiara: “Io non ho niente contro Enrico Letta, sta facendo quello che può e bene” oppure la sua astensione nel voto per bloccare il Parlamento e la sua patetica giustificazione sul blog personale, ciwati.it: “lo so che state pensando che bisognava votare no. E avete ragione. Solo che siamo nel Pd, un gruppo, e cerchiamo da sempre di spostarlo su posizioni diverse. E speriamo ancora di farcela”. (sic). Speriamo siano solo incidenti di percorso, dettati dall’inesperienza, e non scordiamo gli aspetti positivi del percorso politico del deputato monzese, uno dei primi a combattere la Lega dai banchi del Consiglio regionale lombardo, ed ancora il suo impegno a favore degli immigrati raccontato nel libro: “Regione straniera. Viaggio nell’ordinario razzismo padano” (Melampo, 2009), la  sua preferenza al Quirinale per il giurista Stefano Rodotà, il mancato voto di fiducia al governo Letta ed infine le battaglie antimilitariste e per i diritti civili. Insomma qualcosa di sinistra la dice, ma non basta. In questa lunga carrellata di volti del Partito Democratico non può mancare il vulcanico Matteo Renzi. Il sindaco di Firenze possiede notevoli capacità comunicative e non manca di furbizia ed opportunismo. Peccato abbia scelto la parte sbagliata… infatti sarebbe un ottimo candidato dello schieramento di centrodestra. Nel suo ultimo libro: “Oltre la rottamazione” (Mondadori, 2013, …la casa editrice della famiglia Berlusconi), inizia così: “I primi mesi del 2013 ci hanno tolto molte certezze. Difficile non provare un senso di spaesamento quando vedi l’immagine di due papi vestiti entrambi di bianco che si abbracciano in Vaticano. Inimmaginabile pensare che il video più visto al mondo su You Tube, il primo che supera il miliardo di visualizzazioni, non sia prodotto in America, ma sia quello di un rapper coreano che improvvisamente diventa celebre con il Gangnam Style. E, per chi ama il calcio, è sinceramente complicato non avvertire il vuoto pensando che uno dei più grandi allenatori di sempre, sir Alex Ferguson, lasci dopo ventisette anni la panchina e la guida del Manchester United. Ci sono tutti gli elementi dunque, per perdere la bussola”. Dopo pensieri così profondi “più non vi leggemmo oltre”…

    Emanuele Bellato

    Categorie: Politica

    5 Commenti

    1. Nini' scrive:

      Oserei dire:la lenta agonia dei partiti dei ladroni e dei venduti, che se ne sono sempre fregati dei bisogni dei cittadini, concentrandosi solo ed esclusivamente sul loro tornaconto personale e su quello dei loro amici…….. da destra a sinistra, dal centro al centro destra, dal centro al centro sinistra…… e guai a toccare i contributi elettorali.Non sia mai.E lo chiamano populismo, qualunquismo……. vergogna, vergogna, vergogna!!!!!!!!!

    2. [...] Dopo quasi un ventennio di promesse non mantenute, speranze di rinnovamento deluse e tradimenti politici, è umano, fin troppo umano, rifugiarsi in una sorta di nichilismo politico. A furia di gridare “attenti al lupo”, o meglio al “caimano”, non ci siamo accorti di avere il nemico al nostro fianco. Gli appassionati di cinema ricorderanno la scena del film “Uomini contro” diretto da Francesco Rosi, in cui il Tenente Ottolenghi, magistralmente interpretato da Gian Maria Volonté, invitava i compagni d’armi a sparare alle spalle, sul generale Leone, accusato di essere il vero nemico, colui che con i suoi ordini autoritari e Leggi la notizia [...]

    3. Ugo scrive:

      Mio caro Bellato, temo che la verità sia, semplice semplice, che non esistono “destra”, “centro”, “sinistra”… esistono solo “sopra” e “sotto”. Sarà anche banale, ma a volte pensare terra-terra, senza disdegnare un po’ di sani pregiudizi, può aiutare a identificare i nemici. Una volta identificati, almeno si sa in quale direzione puntare il mirino. Non per niente ho da qualche tempo adottato l’espressione “le dirigenze” per citare, facendo accuratamente d’ogni erba un fascio, non già solo coloro che “stanno sopra” e ci pisciano in testa, ma in senso molto più lato coloro che hanno la mentalità tipica del sopraffattore. Nelle nostre condizioni ritengo sia essenziale non limitarsi alla balordaggine in atto e pensare anche a quella in potenza, a scopo preventivo. Chiunque, e sottolineo chiunque miri alla scalata sociale è, nel proprio intimo, un “dirigente” e dunque un nemico. Anche se, per ora, è un pezzente come me.

    4. Marco Giannini scrive:

      La penultima volta che son andato a Roma era la manifestazione di Bersani (Ottobre 2011) contro Berlusconi.Militavo da un anno nel PD e pareva che finalmente pd-idv-sel portassero Keynes: Il mese dopo venne il deputato prodiamo Gozi in riunione a Pietrasanta.Mi disse che parlare di Keynes ed Hayek era SUPERATO.Infatti il mese dopo misero sul trono Monti con la sua testa da ottusangolo e poco tempo dopo, parallelamente a 50 tesserati di Pistoia, stracciai la tessera. Il PD va smantellato. Va costruito (non ri-costruito) un partito keynesiano,di sinistra -centro, che creda nei giovani ma non in quei lacchè alla occupy pd che hanno l’unico merito di aver continuato a militare nonostante i fatti.O erano stupidi, o ignoranti, o arrivisti. Dovevano fare tutti come me e non pensare alla carriera.Stracciando le tessere un partito forse cambia.(Ma non crediate che basti). Andai poi in SEL, 15 giorni dopo si assoggettò a Monti…e io me ne andai pure da lì.Un conto è se avessero votato una leggina, un conto è fare i liberisti ipercapitalisti adoranti delle banche naziste ed addirittura usare i tg e i media per massacrare le speranze di chi non ha niente.Si son messi anche con Silvio che è perfino cosa meno pericolosa di quanto appena esposto… hanno rimesso Pannolitano (appena rieletto ha distrutto le intercettazioni sue-mafia).Il pd a Grillo aveva chiesto solo i voti, l’appoggio esterno. Lo ha anche ribadito “Bersani sta qua quà”. Solo che ora si sa, quando lo dicevano i grillini i media li censuravano. Bersani a 2 giorni dalle elezioni tornava da Berlino dicendo “Almeno altri 5 anni di rigore, Monti e serietà”. Anche Rodotà,che reputavo un mio plausibile futuro partito, pare quasi essersi rimesso in gioco solo per rientrare nel circo. Civati pure sa che manca un’ala sinistra e la occupa pensando “caso mai mi andasse bene”… Non vedo persone libere tutti sperano di finire a 50 anni in un paradiso fiscale. C’è chi prova a cambiare il PD dall’interno, c’è chi invece li prende a testate con la terapia d’urto come me. Il metodo migliore? Non votarli più. ps: Quando leggo “votano il 5 stelle come alibi” penso alle tipiche frasi prive di contenuto dei piddini (ottimo termine piddino…). Come si scandalizzano i piddini….mani davanti e manina di dietro.Ridicoli. (Per non parlare dei gomblottisti…sicuramente Casaleggio sarà un massone e allora? Mi pare che è grazie ai massoni che molti di noi adesso hanno gli strumenti).

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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