Ricevo, e volentieri pubblico, una brillantissima lettera pervenutami da una attenta e sottile lettrice. Cecilia Asso pone questioni di estrema importanza che meritano di essere approfondite tramite apposito articolo che provvederò a pubblicare nella giornata di domani. In ogni caso sono sempre più orgoglioso della qualità del nostro dibattito “interno”. Il Moralista è una piazza virtuale di proprietà di chi, con garbo e sapienza, abitualmente la frequenta.

    Caro Francesco,

    sono diversi giorni che mi chiedo se sia il caso di intervenire sulle interessanti questioni che pone il tuo blog, approfittandone anche per fare alcune osservazioni su quelle altrettanto importanti che si trovano sul sito di Grande Oriente Democratico e di Democrazia Radical Popolare. Da un lato, infatti, sono perfettamente consapevole della mia vasta ignoranza in campo economico, ma dall’altro mi rendo conto (anche grazie alla lucidità dei tuoi interventi e a quelli di GOD e DRP) che, essendo in ballo questioni che riguardano da vicino il diritto a essere cittadini del proprio Paese, nonché del mondo civile, è forse un obbligo per chi ha avuto la fortuna di studiare e di poter vivere leggendo e scrivendo partecipare alla discussione, nella speranza che le proprie sciocchezze possano contribuire a chiarire le idee di tutti. Scrivo quasi di getto, e spero che sia tu sia i redattori di GOD e di DRP che eventualmente mi leggano scuserete se non faccio riferimento puntuale ai singoli interventi. Dunque tu stesso metti in evidenza, in uno dei tuoi ultimi post, che il discorso di Keynes – almeno  quello che tu citi – è di tipo, diciamo così, strutturale: non è tanto importante in quali direzioni fluisca il denaro che lo Stato deve, dovrebbe, liberare verso la società, quanto il fatto che ciò avvenga. Sarebbe meglio, dice K. nel passo che citi, che questo denaro servisse, ad esempio, per l’istruzione, ma se serve ad altri scopi (lo champagne, dici tu) il meccanismo virtuoso per la rivitalizzazione dell’economia è assicurato. Ora, tutto questo mi è chiaro, ne capisco il valore anche politico e sono disposta, come cittadina, a sottoscriverlo. Ma ho l’impressione che da parte tua ci sia una forma di assolutizzazione di quello che in Keynes mi sembra piuttosto uno schematismo di tipo scientifico e didattico che punta alla migliore comprensione possibile di un discorso difficile e nuovo (nel senso latino di novus…). Un po’ come quando i biologi o i chimici colorano in modo vistoso la materia che stanno studiando per evidenziarla rispetto all’organismo a cui appartiene, il che non significa che essa sia separabile di fatto da quell’organismo. Ora, di fatto, Keynes, i Roosevelt e i loro simili in quella stagione della storia occidentale lavorarono nella direzione politica della socialdemocrazia, nella cui ottica i soldi si spendono per le opere pubbliche, per l’istruzione, per la sanità e l’assistenza, ecc. Capisco (o, almeno, credo di capire) che nel tuo ragionamento lo champagne serve a sottolineare che una catastrofe economica in nome del rigore danneggerebbe anche le classi abbienti. Ma su questo punto ho forti dubbi. Perché una delle caratteristiche delle classi dirigenti con vocazione predatoria (per usare una diffusa e azzeccata espressione) è la mentalità del “dopo di me il diluvio”. E per la presente generazione di predatori lo champagne è assicurato anche con le politiche di rigore. Quello che voglio dire è che, proprio grazie alle tue analisi, mi sembra chiaro che una politica economica neokeynesiana non si possa concepire, in pratica, senza una politica che abbia obbiettivi decisamente socialdemocratici, cioè che contempli l’intervento del pubblico sulla società, per garantire il diritto di tutti al “perseguimento della felicità”. E dunque scuole, biblioteche, università, teatri, assistenza sanitaria, sussidi, verde pubblico, patrimonio artistico pubblico e tutelato, eccetera. Se dunque è questo, e solo questo, il percorso (Keynes, insomma, come tu m’insegni, non era un liberista), ecco il punto a cui volevo arrivare: sei sicuro che finanziare champagne (utile metafora) sia egualmente utile che finanziare, per esempio, la pubblica istruzione (in modo virtuoso, naturalmente: non posso e non voglio entrare nel merito) con la ricaduta che questa comporta in termini di civiltà e di democrazia, certamente, ma anche di formazione e di capacità che sfociano poi largamente nell’economia? E, per allargare il discorso, siamo poi così sicuri che il sistema solidamente clientelare che la classe dirigente italiana coltiva da ben prima dell’Unità, e che è prosperato più che mai nel secondo dopoguerra, faccia così bene all’economia? Non sarà che il miracolo degli anni Sessanta fu generato più dalle rimesse degli italiani emigrati e dagli uomini di valore che seppero approfittare del momentaneo abbassamento delle barriere sociali seguito alla guerra per affermarsi e mettere allo stesso tempo al servizio di tutti i propri talenti, piuttosto che dai coccodrilli democristiani, prosperati all’ombra della guerra fredda? Forse dovremmo riflettere più spesso sul fatto che dietro tanti personaggi impresentabili di oggi, e alle scelte che tu stesso condanni come miopi e irresponsabili, ci sono le ombre dei protagonisti di quegli anni (sempre a proposito di “dopo di me il diluvio”). Il sistema clientelare, dicevo, e l’economia. Permettimi di usare delle chiacchiere da bar per spiegarmi meglio. Ammettiamo che a Montecitorio ci fossero (siano) davvero tre o quattro barbieri che guadagna(va)no il triplo, se non di più, di un qualsiasi, qualificato ed eccellente professionista, e che tutti provenissero da un certo paesino, luogo di origine di un certo uomo potente. In base al tuo ragionamento potresti dirmi che anche questa forma di clientelismo e di abuso di denaro pubblico favorisce l’economia, perché va ad alimentare, con tutta probabilità, l’economia di decine di famiglie; e se anche finanziasse solo un ristrettissimo gruppo di persone, servirebbe, appunto, a comprare lo champagne…Non può sfuggirti, però, che questo alimenta al tempo stesso una conformazione della società di tipo sempre più feudale, che costituisce a sua volta il presupposto culturale proprio di quegli scenari politici, e poi anche economici, che tu giustamente attacchi, ivi compresi gli studiosi incompetenti e i giornalisti ignoranti che ti fanno tanto arrabbiare (io faccio il tifo per te, s’intende). Insomma, quel che mi chiedo complessivamente è se dal punto di vista politico (perché è di questo che stiamo parlando, e non di una qualche materia astratta e asettica) non sia il caso di tendere una mano a chi predica contro la corruzione, gli abusi di denaro pubblico e il clientelismo, pur rimanendo fermi, come tu fai, su sacrosante posizioni keynesiane. È vero (visto che ci piacciono le metafore) che un malato di tifo si cura con gli antibiotici (o quel che è) e poche storie: ma non c’è medico che neghi che tenerlo nel pulito, alimentarlo adeguatamente e circondarlo di cure affettuose sono complementi fondamentali non solo per la perfetta guarigione, ma perché la vita riprenda nel migliore dei modi. Non sono particolarmente innamorata del M5S, anche se riscuote le mie attuali (prudenti) simpatie, ma mi sembra che la presenza dei suoi eletti in Parlamento, con la funzione di controllo che stanno svolgendo in un momento evidentemente molto difficile per le istituzioni democratiche, sia una vera e propria ancora di salvezza, e che sia (diciamolo) il risultato di una capacità più unica che rara di dare forma politica, sia pure per tanti aspetti incerta, ai movimenti progressisti e democratici che si sono formati nella società italiana negli ultimi anni. Possiamo davvero permetterci di sparare a zero su un gruppo di persone oneste e coraggiose che sta cercando di ridare un significato serio alla locuzione ‘parlamento italiano’? Mi rendo poi conto che il polverone sollevato dai processi di Berlusconi serve anche per distogliere l’attenzione da altri e ben più gravi attentati alla democrazia e alla libertà, nel nostro come in molti altri paesi del mondo, e mi sembra anche piuttosto chiaro come il sacrificio espiatorio del caprone in questione sia sapientemente governato da chi lo ha promosso e sostenuto fin dall’origine. Ma, perbacco, se per una volta un uomo che ha costruito la sua ricchezza e la sua potenza sulla frode e la prevaricazione viene apertamente giudicato e condannato, non sarà questo anche un vantaggio per la democrazia? Se è vero che si tocca solo la punta dell’iceberg, non sarà comunque importante poter dire ad alta voce che ogni tanto anche i prepotenti pagano? E comunque, anche il resto dell’iceberg trema, a giudicare dalla cura che sostenitori e presunti avversari mettono nel tentativo di proteggerlo…Da un lato, insomma, e per concludere, condivido l’idea che alimentare e cavalcare l’indignazione popolare può essere (e sicuramente in certi casi è) uno strumento per camuffare abilmente gli interessi di chi è cinicamente responsabile dei problemi strutturali. D’altra parte, mi sembra ingeneroso e politicamente sbagliato trattare con disprezzo quella stessa indignazione – che è figlia delle difficoltà economiche coniugate col buon senso di chi, chiuso nella stiva del Titanic, sente la musica che viene dal salone delle feste – e chi cerca di darle voce nel rispetto di una sana razionalità e della democrazia…

    Cecilia Asso

    14/07/2013

    Categorie: Economia, Società

    5 Commenti

    1. Alessandra scrive:

      ….bella e lunga lettera..ma, credo che non abbia colto il punto fondamentale della tua critica e cioe’ che non basta ad un ammalto di tifo vivere nel pulito per guarire, serve una massiccia cura di antibiotici..e il medico che non prescrive questo, pur essendo in buona fede, e pur dando utili consigli, non e’ un buon medico..e il paziente morira’..

      • Cecilia scrive:

        Grazie per il commento: in effetti il testo è un po’ lungo e il passo che lei cita forse non è scritto con chiarezza. Glielo riporto qui, con le sottolineature appropriate (anzi, siccome non riesco a sottolineare, mi scuserà se uso le maiuscole):
        “È VERO (visto che ci piacciono le metafore) CHE UN MALATO DI TIFO SI CURA CON GLI ANTIBIOTICI (o quel che è) e poche storie: ma non c’è medico che neghi che tenerlo nel pulito, alimentarlo adeguatamente e circondarlo di cure affettuose sono complementi fondamentali non solo per la perfetta guarigione, ma perché la vita riprenda nel migliore dei modi.”
        Cecilia Asso

    2. Alessandra scrive:

      Cara Cecilia, avevo capito il passo che ha voluto sottolineare, ma mi sento di ribadire che, senza un ambiente magari pulito e confortevole, ma con una massiccia cura di antibiotici, il paziente puo’ guarire lo stesso, ma senza questi, pur in un ambiente sano e luminoso, il paziente muore ..a meno di un miracolo..(per continuare con la metafora)

    3. ampul scrive:

      Beh, mi perdonerai, ma tutti questi benefici da quando i pentastellati sono al parlamento, io non li ho visti!
      Messi da parte due o tre interventi (che non mi pare abbiano sortito effetti dirompenti – questo, sono d’accordo con te, a causa di un sistema informativo criminale! -), il resto è fuffa! A partire dai famosi 42 mln restituiti allo stato!

      Tu credi siano un’ancora di salvezza? Mah… Sarà… Io, non li rivoterei…

    4. davide scrive:

      beh per quanto censurabile meglio il clientelismo dei tagli alla spesa pubblica se servono a far percepire reddito a chi diversamente sarebbe escluso dal mercato del lavoro; idem dicasi per il barbiere di Montecitorio proveniente dal paesino e se vogliamo anche per lo champagne(c’è sempre dietro chi lo produce…)…il punto è un altro: non si vuole capire che il problema è la mancanza di sovranità monetaria, a causa della quale gli stati sono costretti a finanziarsi presso i famosi mercati, i quali giustamente dettano le loro condizioni, complici anche le famose agenzie di rating e le varie istituzioni internazionali tipo ocse, che esprimono giudizi sull’operato dei vari governi, partendo dal punto di vista neoliberale…

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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