In Egitto, finita l’era di Mubarak (lo zio di Ruby), sulla scia di regolari elezioni, i Fratelli Musulmani avevano conquistato la guida del Paese esprimendo in qualità di presidente una figura scialba e mediocre come Mohamed Morsi. Dopo un anno di cattivo governo, esasperati dalla diffusione della povertà nonché preoccupati da una strisciante islamizzazione coatta della società, moltissimi cittadini egiziani hanno inteso scendere in piazza per protestare contro le politiche di un governo inetto e ontologicamente oscurantista. A questo punto i militari, che in Egitto esercitano più o meno lo stesso ruolo di garanti di “ultima istanza”  svolto in passato dalle forze armate della Turchia kemalista (prassi brutalmente interrotta con l’arrivo di Erdogan), hanno colto la balla al balzo per rovesciare Morsi auto-assegnandosi contestualmente il ruolo di unici e fedeli interpreti della volontà popolare. Agli ordini del generale Al-Sisi, forti della malcelata soddisfazione che ha pervaso quasi tutte le cancellerie occidentali (“non è stato un vero e proprio golpe. Semmai un golpino…”), soldati e poliziotti hanno negli ultimi giorni messo in piedi una vera e propria carneficina costringendo perfino il felpato El Baradei a rassegnare fulminee dimissioni dalla carica di vicepresidente. Quale insegnamento è possibile trarre da questa storiaccia che sta dilaniando l’Egitto? Più di uno. Innanzitutto, appare chiarissimo come il solo  momento elettorale non basti di per sé a qualificare una democrazia liberale. I Fratelli Musulmani hanno democraticamente vinto le elezioni ma, una volta al potere, totalmente incapaci di organizzare un sistema fatto di pesi e contrappesi, hanno scelto la via primitiva che anela una concentrazione famelica di un potere che tende a confondersi con l’arbitrio e il sopruso. Un errore strategico pagato a caro prezzo. Dall’altro lato non è possibile non stigmatizzare con sdegno e forza la inusitata e vigliacca reazione dei militari egiziani che, giunti al potere attraverso un golpe classico, hanno subito mostrato il loro vero volto feroce e sanguinario. I gruppi islamici fanatici e integralisti sono gli unici che trarranno certamente beneficio dal caos creatosi. In un clima di sostanziale guerra civile, le posizioni moderate e intermedie rimarranno giocoforza schiacciate. Per cui, superata questa prima fase di sbigottimento, l’islam politico radicale raccoglierà i cocci di ciò che rimane dei Fratelli Musulmani per proporsi presto come unica alternativa rispetto al “governo dispotico e violento dei militari infedeli”. Un bel risultato, non c’è che dire. Complimenti vivissimi a tutte le diplomazie dei “Paesi civili” che, per dabbenaggine o inerzia, hanno consentito il verificarsi di questo capolavoro geopolitico. Noi italiani, specie durante l’era Bush, ci eravamo convinti della necessità di “esportare con la forza la democrazia”. Per uno strano scherzo della storia, invece, anziché emancipare gli altri siamo involuti noi. L’equilibrio politico che oggi regna in Italia, ad esempio, non è molto dissimile da quello dell’Egitto dominato fino a ieri dai Fratelli Musulmani. Da noi, i Fratelli Reazionari, pur rispettando formalmente la prassi democratica, hanno di fatto già abbattuto i pilastri immateriali che distinguono una democrazia liberale da una autocrazia dispotica. Al posto di Morsi c’è Giorgio Napolitano, Presidente della Repubblica a vita, creatore dei governi Monti e Letta, osannato dalla stampa all’unisono e divenuto perfino innominabile nelle Aule parlamentari per precisa disposizione di due pasdaran della Rivoluzione come Pier Al-Grass e Laura Boldinova. Il testo venerato obbligatoriamente dai fedeli non è il Corano di Maometto quanto il pamphlet sulla “austerità espansiva” scritto dal profeta Alesina. Pur di liberarsi di Morsi moltissimi egiziani sono scesi per giorni in piazza dando una parvenza di liceità al successivo intervento dei generali. In Italia non vola una mosca. Forse perché gli italiani sanno che, anche manifestando, non interverrà nessuno a liberarci da questa oligarchia autoreferenziale che coltiva interessi privatissimi e meschini. Siamo pur sempre il Paese di Pulcinella.

    Francesco Maria Toscano

    18/08/2013

    Categorie: Esteri

    5 Commenti

    1. [...] In Egitto, finita l’era di Mubarak (lo zio di Ruby), sulla scia di regolari elezioni, i Fratelli Musulmani avevano conquistato la guida del Paese esprimendo in qualità di presidente una figura scialba e mediocre come Mohamed Morsi. Dopo un anno di cattivo governo, esasperati dalla diffusione della povertà nonché preoccupati da una strisciante islamizzazione coatta della società, moltissimi cittadini egiziani hanno inteso scendere in piazza per protestare contro le politiche di un governo inetto e ontologicamente oscurantista. A questo punto i militari, che in Egitto esercitano più o meno lo stesso ruolo di garanti di “ultima istanza”  svolto in passato Leggi la notizia [...]

    2. MM scrive:

      Fra le grandi cose fatte da Roosvelt, vi fu l’invio di tecnici in grado di consigliare i paesi europei sulla creazione di nuove costituzioni e sulle migliori forme di governo da attuare per ciascuno. Guarda caso i paesi che uscivano dalle dittature scelsero, anche grazie ai consigli di costoro, forme di governo tendenzialmente Parlamentari. Immagino che siano state inviate figure tecniche anche per la ricostruzione politica dell’Egitto, ma per quest’ultimo (i tempi ed i tecnici sono cambiati) fu scelta la Repubblica Presidenziale, ossia un sistema in cui la mediazione fra le parti del paese viene notevolmente limitata. È stato facile quindi per Morsi accentrare i poteri anziché distribuirli, creando così la situazione che sappiamo.

      Ricordiamoci la lezione anche in Italia quando verrà il momento e tentiamo ora di limitare il più possibile l’invasione di campo del Potere esecutivo (Il Governo) che, tramite l’istituto del decreto, impedisce al legislativo (Parlamento) di compiere il proprio ruolo. Se poi si arrivasse alla Repubblica Presidenziale, allora si che si rischierebbe un vera catastrofe!

      Per questo bisogna firmare l’appello de “Il fatto quotidiano”:
      http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/07/26/costituzione-stravolta-firme-contro-presidenzialismo/667514/

      MM

    3. francesco scrive:

      non vorrei danneggiare il vostro umore, la vostra opinione. Gli italiani non scendono in piazza perchè 1)in buona parte sono convinti , addirittura,che vi sia la “RIPRESA ECONOMICA” e quindi-secondo me-non sono informati a dovere;2)perchè forse non siamo nemmeno un popolo(ci piace la nazionale..di calcio, ma sono anni che non sento dire a qualcuno: “sono italiano, la mia nazione è l’italia”, io,purtroppo, non ho da anni questa esperienza, nessuno, spontaneamente parla di nazione, di STATO e per quanto riguarda i possibili “motivi”, certo, se ne potrebbe parlare);3) siamo divisi: destra e sinistra, berlusconiani e antiberlusconiani, lavoratori pubblici e lavoratori del privato, ricchi e poveri, padani e terroni, lavoratori e disoccupati,euristi contro sovranisti(“..meno male che c’è l’EURO e L’EUROPA,..altrimenti chissà che fine faremmo..”,mai sentite stupidaggini di questa entità??? Io ,purtroppo, si!!),vecchi e giovani,raccomandati-figli-dì contro quelli che-io-mi-sono-fatto-da-solo-senza-l’aiuto-di-nessuno-quindi-meglio-leuro;4)non c’è alcuna solidarietà tra italiani con sorti differenti(e questo richiama il punto precedente),c’è invidia sociale,probabilmente fomentantata ad hoc dai mass-media;5)non essendo informati, anzi essendo disinformati, se anche scendessero in piazza tutti gli attuali disoccupati più tutti quelli che di certo verranno più che altro chiederanno “lavoro”, il che farà sorridere chi di dovere(il lavoro prima o poi glielo/ce lo daranno, ma a 300.00€ al mese, grecia docet), non chiederaano sovranità, uscita dall’euro, ecc. Insomma, concludendo, tutto ci fa il popolo che in questo momento siamo:italiani!(ricordo uno slogan degli spagnoli in protesta, circa un anno fa: “fate piano altrimenti gli italiani ci sentono”, mi pare).

    4. Luna scrive:

      Forse è vero, non siamo un vero Popolo né sentiamo l’appartenenza all’Italia come Nazione: ma certo è un fatto, dal 1943 gli occupanti del nostro territorio hanno creato pesanti condizioni affinché non si sapesse nei dettagli che siamo una specie di ciabatta ai loro piedi invece del famoso Stivale geografico,
      I vari governanti hanno fatto il resto, chi si opponeva è stato eliminato o si è improvvisamente beccato un ictus o un infarto.
      Difficile che in politica cambi concretamente qualcosa finché tutti gli italiani non conosceranno la verità (e le migliaia di clausole-trappole con cui ci infilzano a ripetizione)

    5. Alice scrive:

      Stradaccordo con Luna. La rinascita degli italiani comincerà solo quando ci saremo sbarazzati dei nostri sempre più invadenti “tutori” e dei loro quisling che occupano ormai da decenni capillarmente le istituzioni.
      Non prima.

    Commenta a Luna


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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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