Ogni anno ci dicono che la ripresa arriverà l’anno prossimo. E puntualmente, di anno in anno, gli allocchi all’unanimità ci credono. I vari Draghi, Saccomanni e  Ignazio Visco, banchieri illuminati e combattenti militanti, devono aver guardato insieme in gioventù quell’indimenticabile film di Totò, “Signori si nasce”, nel quale lo squattrinato Barone Zazà rimanda sempre a domani il pagamento dei debiti pregressi. “Ho detto domani ti pago? E domani ti pago, mantengo ‘a parola”  (clicca per ridere). Il metodo Zazà  funziona anche ai giorni nostri, grazie anche all’aiuto della grande stampa che ripubblica con cadenza semestrale sempre lo stesso articolo che paventa “la risalita dello spread a causa dell’instabilità politica che preoccupa i mercati”. Traduzione per non i non vedenti: “Basta un poco di zucchero e la pillola va giù, la pillola va giù, la pillola va giù…”. La cosa singolare è che queste volgari mistificazioni e false credenze che legano l’aumento degli interessi sul debito alla stabilità politica sono continuamente smentite dai dati di realtà. Ma non importa. I nostri giornalisti devono avere introiettato quella stupenda massima cinese che spiega come una cosa che non si dice è identica ad una che non è mai esistita”. La sapienza di Confucio vive in mezzo a noi. Monti è arrivato sul trono d’Italia perché lo spread era alto. Dopo alcuni mesi dal suo provvidenziale arrivo però lo spread sfondava di nuovo quota 500 (clicca per leggere). Strano, vero? Durante lo stallo politico creatosi a ridosso e subito dopo le ultime elezioni politiche, invece, i sismografi non hanno registrato alcuna improvvisa impennata del famigerato spread turbato dal rito democratico (clicca per guardare). Come è evidente a tutti quelli che non sono in malafede e hanno superato l’esame di ammissione alla prima media non esiste alcuna scientifica correlazione tra durata dei governi in carica e l’aumento del differenziale tra i titoli italiani e quelli tedeschi. Si tratta di moderne superstizioni che, saggiamente dispensate da alcuni noti stregoni in doppiopetto, incutono timore nel popolino minuto al fine di renderlo ebete e sottomesso. Nell’antica Grecia, come nella moderna Europa, era facile scatenare l’ira di divinità più o meno capricciose. Al posto però di un Achille Pelide oramai effettivamente vintage, oggi la Dea ci canta l’ira del temuto Spread ( forse nato dall’incrocio tra un demiurgo cattivo e una ninfa maliziosa). Soltanto che, al posto del più godibile Omero, per compenetrare il mito contemporaneo ci tocca sorbirci gli editoriali di personaggi alla Antonio Polito. Come giustamente notava il professor Bruno Amoroso qualche giorno fa, i massoni reazionari di oggi non intendono più limitarsi alla capillare occupazione dei cosiddetti organismi di controllo, a partire da Bankitalia (clicca per leggere). Vogliono dominare uno spazio politico in senso ampio, relegando la rappresentanza democratica ai minimi termini. Oggettivamente ci stanno riuscendo. Non a caso oggi il governatore Ignazio Visco, legato alla stessa filiera massonica che unisce Mario Draghi e Fabrizio Saccomanni, corre in soccorso dei fratelli reazionari denunciando tempestivamente i rischi di una crisi politica dagli esiti imprevedibili (clicca per leggere).  Si intravedono in controluce le solite e precise geometrie da squadra e compasso.  A voi tutti complimenti vivissimi.

    Francesco Maria Toscano

    10/09/2013

    Categorie: Editoriale

    4 Commenti

    1. alessandro scrive:

      Altrimenti a cosa servirebbero gli archivi giornalistici? a smentire le errate previsioni di crescita di volta in volta diffuse da questo o quell’altro tecno-burocrate. Almenoché non decidano di attuare le antiche suggestioni orwelliane evocate nella celebre opera “1984″ secondo cui l’oligarchia al potere attraverso il Ministero della Falsificazione si occupava di correggere gli archivi storici del giornale “Times” dell’epoca, in caso di sopraggiunte verità scomode e distruggere e “ritirare dal mercato” le copie vecchie. I personaggi orwelliani si bevono tutto quello che passa nel grande teleschermo mainstream, perché non hanno quella visione generale delle cose che consente di valutare con lucidità la realtà che li circonda oppure chi ha quella visione è costretto a tacere per paura di essere vaporizzato. Caro Moralista, in questo caso sembri recitare la parte del protagonista Winston Smith. Intanto i membri del partito parlano un semestre si e uno no dell’imminente ripresa… ovvero la ripresa per il culo… utilizzando indici ormai superati, quali spread, PIL, deficit, etc tutti in positivo miglioramento, omettendo di descrivere l’andamento negativo proprio di quegli indici che rappresentano meglio il benessere e la qualità della vita dei cittadini, quali ad esempio il tasso di occupazione o il tasso di povertà, entrambi a livelli allarmanti.

      • alessandro scrive:

        errata corrige o lapsus freudiano, come volete Voi:
        “Ministero della Verità” in luogo di “Ministero della Falsificazione”.

    2. […] già ampiamente descritto in tempi non sospetti proprio a beneficio dei lettori de Il Moralista (clicca per leggere). Ve lo ripeto fino alla nausea: la ripresa non c’è perché la politica economica del governo […]

    3. […] già ampiamente descritto in tempi non sospetti proprio a beneficio dei lettori de Il Moralista (clicca per leggere). Ve lo ripeto fino alla nausea: la ripresa non c’è perché la politica economica del governo […]

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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