Tragedia sul lavoro a Lamezia: altre tre vite spezzate in un’esplosione, che si aggiungono alle 12 vittime di esplosioni, incendi ed ustioni rilevate nei primi otto mesi del 2013 dall’Osservatorio Vega Engineering di Mestre. Negli ultimi tre anni, dal 2010 al 2012, sono stati oltre 60 i lavoratori deceduti in incendi ed esplosioni, pari al 3,8 per cento del totale (1588 morti sul lavoro)

    Esplosioni ed incendi continuano ad uccidere i lavoratori del nostro Paese. L’ultima tragedia giovedì nell’area industriale di Lamezia Terme, in provincia di Catanzaro, dove in seguito all’esplosione di un silos due lavoratori poco più che trentenni hanno perso la vita, mentre un terzo collega è rimasto gravemente ferito.

    Altre due esistenze spezzate tra le fiamme che si aggiungono alle 12 vittime di esplosioni incendi ed ustioni registrate dall’Osservatorio Vega Engineering di Mestre nei primi otto mesi del 2013.

    “Negli ultimi tre anni, dal 2010 al 2012 – aggiunge Mauro Rossato, Presidente dell’Osservatorio mestrino – sono stati oltre 60 i lavoratori deceduti in incendi ed esplosioni, pari al 3,8 per cento del totale (1588 morti sul lavoro)”.

    Continua così inesorabile il racconto delle morti bianche nella Penisola: da gennaio ad agosto 2013 sono state 317 le vittime registrate dall’Osservatorio Sicurezza Vega Engineering. Un tragico bilancio in cui emergono anche i dati relativi ai mesi estivi (giugno- luglio-agosto) e durante i quali sono deceduti 131 lavoratori da Nord a Sud del Paese.

    L’unico dato positivo, nell’ultima indagine dell’Osservatorio mestrino, giunge dal decremento della mortalità rispetto all’anno 2012 (-12,2 per cento); tra gennaio ed agosto dello scorso anno, in effetti, il numero di vittime rilevato era pari a 361.

    In agricoltura i risultati peggiori, dove trova la morte quasi la metà di tutte le vittime del Paese (47,9 per cento). Seguono le costruzioni (16,7 per cento), e il 6,9 per cento nel commercio e nelle attività artigianali.

    La Lombardia come sempre al vertice dell’emergenza con il maggior numero di morti (40), seguita dall’Emilia Romagna (35), dalla Sicilia e dalla Campania (24), dal Veneto (che con 22 vittime sale tristemente dal sesto posto del mese scorso al quarto), dalla Puglia (21), dal Piemonte (20), e dalla Liguria (19).

    Causa principale di morte è quella dovuta al ribaltamento di un veicolo/mezzo in movimento (29,7 per cento dei casi); seguita dalla caduta dall’alto (21,5 per cento) e allo schiacciamento dovuto alla caduta di oggetti pesanti (18 per cento dei casi).

    Sul fronte delle classifiche provinciali è sempre il capoluogo ligure a fornire il quadro più sconfortante con 14 vittime; seguita da Salerno (10), da Chieti, Milano, Cosenza, Perugia, Bologna (9); da Foggia, Brescia e Roma (8).

    Gli stranieri deceduti sul lavoro sono 34 in otto mesi pari al 10, 7 per cento del totale delle vittime; mentre la fascia d’età più coinvolta nell’emergenza nei primi otto mesi 2013 continua ad essere quella degli ultrasessantacinquenni (88). Sempre gli ‘over 65’ quelli a maggior rischio di mortalità considerando la popolazione lavorativa.

    Emanuele Bellato

     

    Categorie: Attualità, Lavoro

    Un commento

    1. Anche l’ultimo mese estivo dedicato alle vacanze a Nordest è stato, purtroppo, segnato dalle morti nei luoghi di lavoro; sono state 4 le vittime rilevate nel mese di agosto. E arriva a 50 il numero degli incidenti mortali in Triveneto nei primi otto mesi dell’anno, con una tragica istantanea nel mondo dei campi e dei trattori. Perché oltre la metà di queste vite spezzate operava proprio nel settore agricolo. Unico dato positivo: il decremento della mortalità nel 2012 rispetto al 2011 e pari a 5,7 per cento.

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