Il ministro delle Finanze Wolfang Schauble, vera anima nera dell’esecutivo Merkel, ha recentemente rilasciato un’intervista al Financial Times per spiegare i “successi” raggiunti dall’Europa grazie all’applicazione pedissequa delle famigerate politiche di austerità (clicca per leggere). Si tratta, come è palese fin dalla lettura del titolo, di un concentrato di menzogne, crudeltà e cinismo degno  del peggiore Goebbels. Mentre l’Europa brucia di rabbia e disperazione, questo miserabile ominide, nelle cui vene scorre in abbondanza sangue nazista, si permette di irridere l’intelligenza di milioni di cittadini europei sfruttando il gentile assist offertogli dal giornale di riferimento dell’ala più reazionaria della finanza massonica globalizzata (clicca per leggere). Ai poveri lettori, continuamente raggirati con piglio scientifico, viene fornita una lettura degli eventi completamente scollegata dalla realtà. Ma, avendo introiettato le massime elaborate dal nazismo originale, anche Schauble sa che una bugia ripetuta  all’infinito finisce per sembrare verità. Bugia numero 1: la Germania vive ora uno stato di grazia perché in passato ha saputo fare le riforme. Falso. L’economia tedesca ha tassi di crescita vicini allo zero (clicca per leggere). Eppure, leggendo i resoconti banali e superficiali di tanti cantori a gettone del mito teutonico, non si direbbe. A dispetto dei numeri impietosi, il mainstream intende far passare con l’inganno una rappresentazione della realtà che esiste solo nella mente di chi scrive. L’obiettivo sarebbe quello di convincere gli sventurati e subalterni governanti italiani ad imitare le “coraggiose riforme” promosse dall’ex premier socialdemocratico (o nazionalsocialista?) Schroder con la sua “meravigliosaAgenda 2010.  “Solo così l’Italia potrà tornare a crescere”, blaterano i tanti pinocchietti con la penna che si aggirano nelle redazioni dei nostri grandi giornali. Assodato che, con buona pace di De Bortoli e Polito, l’economia tedesca ristagna, quali soluzioni magiche e lungimiranti conteneva la tanto venerata Agenda 2010, medicina e ristoro potenziale per l’Europa intera? Eccone una stringatissima sintesi: riduzione delle agevolazioni fiscali e dei sussidi sociali, taglio alle indennità di disoccupazione, ai servizi sanitari e libertà di licenziamento. Niente di diverso rispetto al solito armamentario ideologico tipico del Washington Consensus che, da molto tempo, avvelena il dibattito politico globale. Ora vi domando. Ma le politiche promosse dall’Italia nell’ultimo decennio, tradiscono forse una impostazione differente rispetto alle “coraggiose scelte” approvate nello stesso periodo dalla risoluta e lungimirante Germania? Non abbiamo assistito anche noi al progressivo svuotamento dei diritti dei lavoratori? Non abbiamo puntato sulla necessaria “flessibilità” per combattere la disoccupazione? Non abbiamo abbassato i salari per promuovere la sospirata “competitività”? Non abbiamo allungato l’età pensionabile, tagliato le prestazioni sanitarie e i sussidi sociali? Non abbiamo cioè avallato politiche permeate dalla stessa identica filosofia che tanto invidiamo alla “severa” e “virtuosa” Germania? Eppure siamo messi con le pezze al culo. Come si spiega? I farabutti con la penna vi racconteranno, mentendo, che non abbiamo fatto abbastanza; ché “bisognava tagliare di più”, ché “la spesa pubblica improduttiva mina la crescita”, ché “il costo del lavoro è eccessivo per tenere il passo con le tigri asiatiche ai tempi della globalizzazione”, ché “abbiamo un debito pubblico fuori controllo”, ché “paghiamo l’instabilità politica permanente” e bla bla bla. La verità è un’altra. La Germania, al pari di tutte le nazioni che si sono incamminate sul sentiero del neoliberismo dogmatico, non sta attraversando nessun miracolo economico. Come riconosce perfino un giornalista allineato come Danilo Taino a pag. 19 del Corriere della Sera di Giovedi 19 Settembre “la Germania è in preda ad una sindrome cinese. Vive solo di esportazioni e, per essere competitiva sui mercati mondiali, abbassa i salari e comprime i consumi interni. E’ vero che la disoccupazione risulta bassa (intorno al 5,3%). Ma oggi 7,5 milioni di tedeschi vivono con un minijob che garantisce uno stipendio di 450 euro al mese”. Tutto chiaro? La disoccupazione è bassa perché anche chi lavora non esce dal circuito infernale della miseria e dell’esclusione sociale. Questo tipo di modello, che tutti ci invitano ad imitare, si chiama “mercantilismo”: ovvero esportazioni compulsive e importazioni limitate. Rimane però da capire, come notava argutamente tempo fa l’economista Emiliano Brancaccio, come può funzionare nel suo complesso un sistema dove tutti vendono e nessuno compra. Mistero.

    Francesco Maria Toscano

    20/09/2013

    Categorie: Economia, Esteri, Politica

    4 Commenti

    1. gianni pinelli scrive:

      In effetti le dichiarazioni di Schauble e il suo aspetto torvo e sgradevole evocano proprio quel triste periodo storico. Oggi, con altri mezzi e con il sostegno di un sistema mediatico interamente controllato dalla grande finanza,la Germania sta riproponendo la sua antica vocazione al dominio e alla sopraffazione. Le famose riforme che continua a chiedere sono sempre quelle: tagli alla spesa sociale, libertà di licenziamento, privatizzazioni selvagge. Purtroppo, l’opinione pubblica italiana è stata adeguatamente addestrata e imputa la crisi agli sprechi della “casta”. E intanto Saccomanni ammonisce sui rischi di sforare il limite del 3%, impostoci dalla troika, come del resto l’assurdo vincolo del pareggio di bilancio. Il quadro è questo e non si vede all’orizzonte il modo di uscire dall’incubo.

      • ugo scrive:

        Pinelli: Il quadro è questo e non si vede all’orizzonte il modo di uscire dall’incubo.

        Negli anni ’70 del secolo scorso il metodo sarebbe stato lì da vedere, lampante e rapidamente messo in opera. Ma all’epoca si era ancora in clima di guerra fredda e l’Italia poteva contare sulla fortuna di essere un ambito in qualche modo strategico, il che garantiva… ehm… “supporti esterni” ad attività “incisive” ed indubbiamente efficaci nell’indirizzare le azioni dei dirigenti di turno, azioni che sembravano di origine endogena ma non è detta che lo fossero. Insomma, un po’ sulla falsariga (forse) di quelle “attività” che vediamo oggi accadere qua e là per il mondo (l’elenco dei moti “spontanei” fatti un po’ con lo stampino sarebbe lunghetto).

    2. gigi scrive:

      Come dice qualcuno…se siamo loro concorrenti perche’ci vogliono piu’ competitivi?Parlo per esperienza personale…se adesso portassero la manodopera anche a 5 euro lorde orarie io non sarei comunque in grado di assumere nessuno..Ci fosse il lavoro di una decina d anni fa sarei disposto a spendere 6 volte tanto.11
      Come sempre ottimo articolo.

      • koichi scrive:

        Non sono i tedeschi a volerci più competitivi ma i grandi investitori e speculatori che vogliono che i loro enormi possedimenti di denaro incrementino il proprio valore: il valore di una moneta è dato dal lavoro, più si lavora e più “loro” aumentano il valore dei loro capitali. Il problema non è quindi Germania-Italia oppure UE-Italia ma è il solito problema di disuguaglianza economica, se chi ha di più ha il potere di avere di più perché non dovrebbe lavorare in tal senso?

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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