Nascere nel profondo sud, terra di mafia ripiegata su stessa, presenta oggettivamente molti svantaggi. Il lavoro scarseggia, le istituzioni latitano e la povertà dilaga cristallizzando bacini di indigenza sempre utili per dare nuova linfa ad un tessuto criminale di antico lignaggio, solido e ben ramificato. I migliori figli di questa povera Calabria, finito il liceo, emigrano al nord per studiare, salvo poi scoprire, lentamente e giorno dopo giorno, di essere partiti per mai più ritornare. Nessuno dei miei tanti amici d’infanzia vive più nella sua terra d’origine, tutti fagocitati da quelle grandi città del nord che offrono (offrivano?) ancora la possibilità di costruirsi una esistenza libera e dignitosa a corollario di una brillante e fulminea carriera universitaria. In loco rimane chi non ha la voglia o i mezzi per andarsene o chi, come me, malinconicamente abituatosi a vivere l’eterno ieri di weberiana memoria, non resiste al richiamo della più perfida e irrazionale nostalgia. Ma vivere un territorio così complicato e martoriato, respirarne gli odori per metabolizzarne l’essenza, presenta anche alcuni aspetti positivi. Si impara presto “a stare al mondo”, a navigare cioè tra le mille insidie (vere o presunte) che caratterizzano tutte le società dominate da un substrato di potere indecifrabile e sfuggente che, non visto, tutto valuta  e tutto osserva. Ho maturato questa consapevolezza in questi giorni, osservando la strategia scelta dai massoni reazionari che dominano la Ue per stabilizzare, attraverso la paura, un sistema che produce a profusione disoccupazione, miseria e sofferenza. Il Sistema prepara cioè dolosamente le condizioni utili per esasperare una realtà sociale da scuotere e disorientare, per poi presentarsi subito dopo come possibile cura per risolvere  mali da essa stessa in precedenza volutamente creati. Tradotto. La massoneria reazionaria di Mario Draghi getta nel panico interi popoli imponendo dappertutto il rispetto dei dogmi dell’austerità. Una volta avvelenato il clima, quindi, la stessa massoneria reazionaria tenta di sterilizzare il prevedibile dissenso brandendo con luciferina furbizia l’arma del ricatto. “Non vorrete mica sprecare i sacrifici fatti proprio adesso che si intravede la luce in fondo al tunnel”?, ammiccano quotidianamente i troppi mestatori a gettone a reti unificate. Si tratta di uno schema tanto malvagio quanto sapiente, che gioca con le ataviche paure che popolano la mente degli uomini, perennemente sospesi tra il desiderio di voltare pagina e il terrore di sprofondare nell’abisso. Non è forse vero che in qualsiasi campo, dall’amore al lavoro, quando si investe molto in qualcosa si fa poi più fatica a riconoscerne il definitivo fallimento? La psiche collettiva, dopo le torture subite, non è quindi inerzialmente portata a credere nel rapido ritorno della crescita (che, secondo Saccomanni, già si vede…) frutto dei sacrifici sostenuti, anziché, più realisticamente, riconoscere che le sofferenze affrontate sono state non solo gratuite e inutili ma, per giunta, decisamente dannose? Certo che è così. I massoni reazionari lo sanno e ci sguazzano felici e contenti. Per cui, ogni giorno ascolterete qualcuno che vi dirà che, nel caso in cui gli inviti alla “responsabilità” dei vari Napolitano, Monti, Letta, Draghi, Merkel e compagnia cantando (di coloro i quali cioè hanno lucidamente creato il deserto per dare vita alla cosiddetta “devastazione creatrice”) non venissero più supinamente recepiti, immediatamente si aprirebbero le terrificanti porte dell’inferno.  I demoni spread, default e Troika, come avrete notato, sono già in evidente pre- allerta. Tutti quelli che provano a coartare la libera volontà altrui, cavalcando paure e utili fantasmi, vanno considerati alla stregua di volgari farabutti,  nemici della verità e del popolo intero. In conclusione vi racconto una storiella. Nelle zone dominate dalla mafia, gli atti intimidatori in danno dei commercianti sono spesso all’ordine del giorno. Ma, sovente, interrogati dalle forze dell’ordine, quasi tutte le vittime negano di essere state oggetto di richieste estorsive. Tanti certamente mentono per paura, altri invece dicono il vero. Spesso infatti le forze criminali colpiscono ex ante e senza preavviso con il solo obiettivo di provocare nel bersaglio prescelto l’affiorare di uno stato di psicologica prostrazione. A questo punto, alle volte, qualcuno venuto “casualmente” a conoscenza dei timori che assillano il povero malcapitato al quale “esprimere massima comprensione”, si propone di garantire la riconquista della tranquillità perduta a patto però che l’interlocutore intimidito si dimostri effettivamente “ragionevole” e “responsabile”. Il livello di responsabilità, naturalmente, sarà testimoniato  dalla capacità di sottostare ad alcune logiche perverse da interiorizzare indispensabilmente al fine di evitare in prospettiva guai ben peggiori. Questo modello di imperio su larga scala vi ricorda qualcuno o qualcosa? Siete ancora convinti della necessità di imbastire chissà quali indagini per scoprire quel famoso “terzo livello” tanto invocato in passato da una miriade di pentiti? A ben vedere, forse, basterebbe leggere con occhio critico e attento le tante velate minacce per conto terzi quotidianamente pubblicate dai grandi giornali con tanto di nome e cognome. Non a caso, per nascondere qualcosa in maniera davvero elegante ed efficace, spiegava Edgar Allan Poe, bisogna esporla con grande evidenza.

    Francesco Maria Toscano

    1/10/2013

    Categorie: Editoriale

    21 Commenti

    1. Carmine scrive:

      Caro francesco, seguo ormai questo blog da mesi, con grande attenzione e curiosità.
      Avevo letto molto tempo fa un tuo commento dove consigliavi a un tuo commentatore la lettura di un libro che spiegava la nostra attuale cosiddetta “crisi” con grande chiarezza, non ricordo se fosse di Magaldi, o di altri autori. Sapresti dirmi, se ti ricordi, a quale libro ti riferivi? Se no, quale libro potrei leggere per avere idee chiare e nella ottica con cui tu riporti i fatti?
      Ti ringrazio.
      Carmine

    2. ugo scrive:

      Toscano: “I migliori figli di questa povera Calabria, finito il liceo, emigrano al nord per studiare, salvo poi scoprire, lentamente e giorno dopo giorno, di essere partiti per mai più ritornare.”

      E’ un fenomeno che nuoce anche a chi vive il proprio Nord come tu vivi la tua Calabria. Nel momento in cui la tua gente si riduce a minoranza, ti senti straniero a casa tua. Ed è proprio il modo in cui, dopo le ondate migratorie che si sono succedute nei decenni (dall’Italia prima, poi anche dall’estero), siamo costretti a vivere nella mia zona. Ma si predica che è giusto così, che chi si esprime per evidenziare che le cose proprio non vanno sarebbe “razzista” (oh, già…). Eppure, mi piacerebbe vedere le reazioni in una qualsiasi città del Sud o delle isole (ove il senso d’appartenenza culturale fortunatamente è ancora forte perché non è ancora stato devastato dalle ripetute “iniezioni di alterità”) qualora i locali diventassero il 50% o più probabilmente meno nel giro di pochi decenni! Quale sarebbe la reazione di fronte alla parlata “foresta”, a modalità di comportamento “fuori dagli schemi” (locali). E’ facile parlare di inospitalità fintanto che si è tra gli ospiti. Provaste a dover essere forzatamente “ospitali” nella misura che ci è stata imposta, probabilmente cambiereste attitudine anche voi, e capireste. Oh, se capireste!

      E ora datemi del razzista. E’ così facile!

      • ugo scrive:

        Il resto del post è ineccepibile e assai realistico.

        • Rodion scrive:

          @ugo

          Carissimo, le migrazioni dal sud verso il nord sono avvenute per lo stesso motivo per cui molti concittadini stanno emigrando in Germania e verso il nord Europa in questi anni.

          E’ sempre e solo lotta di classe.

          Come imporre l’unificazione italiana senza considerare che gli italiani non sono un popol(o) ma sono popol(i) con la loro cultura, con la loro LINGUA e con la loro grande eterogeneità: ciò che ha fatto grande l’Italia dell’arte e della tecnica.

          Da quando l’ineguagliato Gianfranco Miglio è scomparso, il significato di “federalismo” è rimasto in bocca a zucconi vestiti di verde.

          L’Euro sta facendo in Europa quello che fece la Lira in Italia al comando delle èlite: unisci AVO diverse e fai circolare il fattore lavoro. Stanno tutti peggio tranne l’alta borghesia delle aree industrializzate e le organizzazioni criminali delle aree più deboli che cominciano irrimediabilmente a deprimersi.

          L’asimmetria per cui le sofferenze sociali di chi l’immigrazione la riceve non vengono ricordate assomiglia molto a quella per cui in una “partita doppia” il difetto è sempre e solo imputato al debitore. La logica del padrone.

          Per capire come la “piddinizzazione” degli europei sia da propaganda orwelliana ti faccio notare una semplice constatazione: IN ITALIA IL RAZZISMO NON ESISTE.

          Anche nell’accezione assolutamente scorretta di “intolleranza”, i popoli italiani ne sembrano immuni.

          La propaganda dell’oppressore ci ha privato anche delle parole per avere un confronto dialettico e per ragionare.

          https://www.youtube.com/watch?v=9EEXKpO0_P8

      • Michele scrive:

        Pensa ugo che io sono di Reggio Emilia, una delle città con la più alta percentuale di immigrati d’Italia. Però non mi sento straniero a casa mia (non mi sento straniero neanche in Birmania o in Guatemala o in Marocco, per dire..), anzi mi piace sentire i vari dialetti “foresti”, vedere diversi comportamenti fuori dagli schemi (non mi piacciono gli schemi,tanto meno quelli locali)e gente diversa. Penso che questo non attacchi le nostre tradizioni,anzi le rafforzi sottolineandone la bellezza e l’importanza (ovviamente dipende da noi tramandarle e farle vivere). Rido di gusto quando qualche vecchietta incrocia un gruppo di ragazzoni neri vestiti da rapper e si spaventa, come se incrociasse un branco di lupi. Sono persone come tutti,solo con abitudini diverse. Questo è il mio pensiero, solo per dire che non tutti la vedono come te, è solo una questione di approccio, c’è chi la vive come un’invasione, chi come un’opportunità e un’evoluzione. Questo dal punto di vista umano degli “ospitanti”, non voglio ricominciare la diattriba di qualche post fa sui problemi di gestione e sulla propaganda legata all’arrivo di queste persone.

        • ugo scrive:

          Michele, è vero: non tutti abbiamo la stessa sensibilità. Non vedo perché “alcuni” tipi di sensibilità debbano essere considerati sacrificabili e altri no. Evidentemente ci sono persone di serie A e persone di serie B. E via lungo l’alfabeto.

          • Rodion scrive:

            @ugo

            Spero tu abbia apprezzato (se già non conoscevi) gli interventi del grande vecchio Indro sul tema.

            Vedi, la cultura non lascia mai soli.

            Un abbraccio.

        • Rodion scrive:

          @michele

          Giustamente la discussione si accende proprio perché è un argomento delicato, nessuno ne parla se non in termini pedestri e la manipolazione mediatica ha fatto in modo che è difficile (tramite scissione significato/significante et similia) affrontare con serena dialettica il tema.

          Il fatto che tu sia una persona aperta, tollerante e probabilmente pronto a sacrificarsi per il prossimo, non significa che queste “qualità” siano estensibili a tutta la società. Così come la sociologia non è la “somma” delle psicologie.

          Una patologia può essere accettata con serenità: non per questo significa che non faccia soffrire.

          (In particolare se l’hai contratta perché qualcuno per lucro ti ha, ad esempio, seppellito dei rifiuti tossici sotto casa).

          L’ “integrazione razziale” NON ESISTE. Un antropologo ti ride in faccia se glielo vai a raccontare. Ti chiede subito un esempio storico conosciuto di tali “integrazioni”. Magari sogghigna appena hai titubanza e ti incalzerebbe: le invasioni barbariche? (…e non ci se deve azzardare a farneticare di USA… Dio ci scampi!).

          A livello personale è differente, siamo tutti portati ad accoppiarci con chi è diverso (“donne e buoi dei paesi tuoi” ha un significato riguardo alle differenze culturali). A livello “biologico” maggiori sono i “geni diversi” maggiore è la possibilità di sopravvivenza della prole (ne so qualcosa :-) ).

          A livello sociale l’immigrazione massiva è devastante: e crea gravi sofferenze sociali di lungo periodo per tutti i gruppi culturali.

          Non credo che @ugo sia un WASP del KKK e vada a dar fuoco alle case degli stranieri: HA IL DIRITTO DI ESPRIMERE IL SUO DISAGIO UMANO ancor prima che far analisi o organizzarsi politicamente.

          Il problema è che, ovunque vai, c’è sempre il fascista che, sciacquando la sua bocca di Giuda con i tag emotivi della propaganda cattopiddina, si sente autorizzato a vomitare la sua frustrazione. La frustrazione di una vita costretta dalla doppiezza di chi vive con una maschera.

    3. maurizio scrive:

      ..”per nascondere qualcosa in maniera davvero elegante ed efficace, bisogna esporla con grande evidenza…” sagge parole…

    4. Petronius scrive:

      Devo concordare pienamente sul problema della “parlata foresta”.
      Sono per metà friulano e quando sento l’orrida calata dialettale del calabrese rabbrividisco di sdegno e disgusto.

      Per l’altra metà però sono calabrese da vari secoli e quando sento il frocesco accento del polentone (di ovunque egli sia, dal Piemonte al Veneto, sempre polentone e frocesco rimane) mi viene in mente il generale De Gaulle quando dopo le dimissioni, abbandonando per l’ultima volta l’Eliseo per ritirarsi per sempre a Colombey Les Deux Eglises, un uomo dalla folla gli gridò: “Morte agli imbecilli”; lui rimase un attimo in silenzio e amaramente rispose: “Vasto programma”.

      • Rodion scrive:

        “Polentoni” che parlano “frocesco”?

        Riesci ad apparire nello stesso momento sia “xenofobo” che “omofobo”.

        Considerando che alla prima difficoltà dialettica insulti la moglie del tuo interlocutore (usanza non proprio polentona…) non mi meraviglierei se tu avessi anche pulsioni “femminicide”.

        • Petronius scrive:

          Sì, venite in casa di un calabrese a dire che vi dà fastidio il suo accento.
          Raramente ho visto una simile mancanza di tatto.
          Non mi meraviglierei se aveste delle pulsioni fasciste.

          Tra l’altro come ho detto sono mezzo friulano e mezzo calabrese per cui anche un microcefalo avrebbe capito che il commento sui dialetti non poteva essere sprezzante. Era invece sprezzante il commento sui cripto razzisti imbecilli.

          • Rodion scrive:

            Ci era proprio sfuggita… ;-)

          • ugo scrive:

            Petronius, posso anche ammettere che la mia capacità di espressione linguistica non sia il massimo, ma non credo che le mie parole si possano intendere come avversione per il calabrese o per qualsiasi altro dialetto in sè, né per i Calabresi o per altri ceppi culturali italiani in se+. Speravo che si capisse (Rodion l’ha capito) che il tema del mio commento era il disagio che deriva dalle migrazioni non solo per chi bene o male è costretto (quando è davvero costretto) ad andarsene da casa, ma anche per chi si ritrova suo malgrado a dover accogliere una quantità soverchiante di “ospiti” fino a sentirsi come sfrattato dalla sua stessa casa. Ed è quel che è capitato a quelli che tu tenti senza successo di insultare chiamandoli “polentoni”. Sicuramente capita a me, e ribadisco che capiterebbe in modo alquanto più virulento ai Calabresi, ma anche ai Siciliani, ai Napoletani, ai Sardi, ai Valdostani, ai Trentini e chi più ne ha più ne metta se potessero sperimentare l’effetto di una dose di “alterità” altrettanto massicci (probabilmente girerebbero coltelli in abbondanza, ma questa è un’illazione). Ammetto che è assai difficile che chi non ha mai provato un dato fenomeno sulla propria pelle possa anche solo immaginare cosa significhi viverlo in prima persona, per cui son portato a prendere con paterna benevolenza i tuoi insulti e a lasciarli scivolare sul piano inclinato della mia indifferenza, nell’attesa che l’esperienza ti porti consiglio. E per come stanno andando le cose, certamente accadrà.

    5. alessandro scrive:

      “Non è forse vero che in qualsiasi campo, dall’amore al lavoro, quando si investe molto in qualcosa si fa poi più fatica a riconoscerne il definitivo fallimento? La psiche collettiva, dopo le torture subite…”
      Sono contento che anche tu sei arrivato a spiegarti il potere, anche partendo da come lo stesso potere si manifesta nella vita di tutti i giorni e nella realtà che viviamo nel lavoro, nella famiglia, ecc. Tu ovviamente parti dalla critica situazione calabrese. Perché in effetti, per i non addetti ai lavori, è il modo più semplice di spiegarsi come certe dinamiche si sviluppano a certi livelli molto alti. Certe dinamiche di comportamento e le motivazioni psicologiche sono più o meno le stesse, dai livelli più bassi fino ai livelli più alti d’influenza. Pensiamo come il rapporto di potere fra un capo ufficio e un dipendente di banca per esempio, possa avere dinamiche comuni al rapporto fra un direttore di una testata giornalistica e un giornalista, o fra il governatore della BCE e … un Ministro dell’Economia. Trovo altresì interessante il concetto di psiche collettiva proposto nell’articolo. Questo articolo rappresenta una svolta inedita nell’interpretare il potere e ti sarei enormemente grato se riuscissi a svilupparlo col tuo stile impeccabile.. Io è da un po’ che ci sto riflettendo e in un precedente commento a margine di questo articolo avevo provato a proporre il tema
      http://www.ilmoralista.it/2013/09/23/lasciarsi-corrompere-dalle-elite-conviene/
      Riporto interamente il commento
      “Farsi corrompere, intellettualmente o perfino materialmente (meglio se tramite bonifico estero su estero), da chi controlla le leve di potere del mondo globalizzato oggettivamente conviene”. La corruzione è uno degli elementi che consente alla classe dominante di conservare il potere. Il potere è la capacità di esercitare controllo sugli altri e condizionare il comportamento altrui. Il potere non è solo nella ricchezza, ma anche nel prestigio e nello status sociale, in tutto ciò che offre un vantaggio su altri gruppi sociali. Descriviamo sempre chi c’è dietro il back-office del potere e come agisce. Recentemente mi è stata fatta una domanda: “perché lo fa, cosa ci guadagna?” Ho risposto “vantaggio economico, ricchezza…” ma sapevo dentro di me che non era la risposta esatta. La risposta è dentro di te. IL POTERE E’ FINE A SE STESSO, caro Moralista. Per comprenderlo è necessario trasporre le tue riflessioni in forma extra-politica e immaginare come nella vita quotidiana di ognuno di Noi viviamo subiamo o esercitiamo tutti i giorni nel nostro piccolo varie forme di potere (nel lavoro, nei gruppi sociali e persino in famiglia). Quanti di noi sono stati “corrotti” moralmente dal potere? Dopo questa riflessione interiore, proiettare su larga scala certe dinamiche, attribuendogli un significato politico è semplice. Si comprenderanno le dinamiche fino ai massimi livelli del potere.”
      Suggerisco un classico sul tema dal titolo “condotte di vita” scritto dal filosofo americano R. Emerson che devo ancora leggere.

    6. Petronius scrive:

      Ore 13:40

      Berlusconi vota a favore del governo.
      Almeno una cosa l’ho indovinata io.
      Era abbastanza ovvio per la verità ma adesso bisognerà prendersi le proprie responsabilità e se non nasce nessn movimento di opposizione seria, o se alla peggio non si sostiene Grillo magari a denti stretti, saremo anche noi complici a tutti gli effetti.

    7. [...] sadica di paure irrazionali. Metodo che ho già peraltro approfondito in un mio recente articolo (clicca per leggere). Siccome il popolo sta oggettivamente male, e nessuno ha più il coraggio di negarlo, agli [...]

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    • Chi è il moralista

      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

    • Cos’è il moralista

      Sito di approfondimento politico, storico e culturale. Si occupa di temi di attualità con uno sguardo libero e disincantato sulle cose. Il Moralista è un personaggio complesso, indeciso tra l'accettazione di una indigeribile realtà e il desiderio di contribuire alla creazione di una società capace di riscoprire sentimenti nobili. Ogni giorno il Moralista commenterà le notizie che la cronaca propone col piglio di chi non deve servire nessuno se non la ricerca della verità. Una ricerca naturalmente relativa e quindi soggettiva, ma onesta e leale.

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