Ai nostri giorni le notizie si bruciano in men che non si dica. L’informazione è compulsiva, le voci si rincorrono mentre i tempi televisivi costringono gli ascoltatori ad assorbire pochi concetti recitati a mo’ di slogan dalle solite facce che, da un ventennio a questa parte, occupano manu militari i principali talk show di approfondimento (si fa per dire) politico. Se la Tv è nemica del dialogo e del ragionamento, la carta stampata  rasenta l’apoteosi dell’ignavia. Ogni giorno i principali giornali italiani affollano le edicole ripetendo per filo e per segno quello che avevano scritto il giorno prima. Ma siccome il giorno dopo a nessuno interessa più rileggere cosa si era scritto il giorno prima, questa surreale giostra pronta a divulgare per l’indomani gli stessi concetti rimasticati oggi può tranquillamente girare all’infinito. L’esempio più lampante che prova l’esistenza di questo subdolo e sfuggente meccanismo, definibile “continua riemersione del già detto” (e mai dimostrato tra l’altro…), è rappresentato dall’illustre politologo in forza al Corriere della Sera Angelo Panebianco. Se avete la pazienza autolesionista di analizzare in una ottica di insieme molti degli editoriali scritti dall’insigne Professore negli ultimi anni, vi accorgerete che sono tutti identici.  Panebianco cucina in salse diverse sempre lo stesso concetto: “All’Italia serve una legge elettorale che rafforzi il bipolarismo”. Qualunque cosa accadesse nella realtà empiricamente verificabile da qui al prossimo millennio, Panebianco, impermeabile al mondo esterno, scriverà sempre e comunque lo stesso editoriale vergato per denunciare i rischi di una politica paludata nostalgica del sistema proporzionale in voga nella prima Repubblica. Francesco Verderami evocherà la solita indispensabile mediazione generosamente offerta da Gianni Letta, Marco Galluzzo certificherà quanto sono apprezzate all’estero le coraggiose riforme adottate alternativamente dai governi Monti o Letta (“che vanno nella direzione auspicata dall’Europa…”), Marzio Breda provvederà a tradurre a beneficio del popolino imbelle gli oscuri e  reconditi pensieri che assillano il sacro Colle quirinalizio, costantemente proteso verso la strenua difesa dell’interesse del Paese, mentre Danilo Taino ci ricorderà che anche oggi “i mercati”, minacciosi, ci osservano. Aggiungeteci infine una spruzzatina di agiografia Draghiana a cura della solerte Stefania Tamburello (clicca per leggere), e il Corriere è pronto per essere mandato in edicola. Ogni giorno, tutti i giorni, fino alla fine dei tempi, sempre uguale a se stesso. Una situazione identica a quella raccontata da Tiziano Sclavi, inventore del fortunato personaggio di Dylan Dog, in uno dei suoi più riusciti racconti: Ritorno al crepuscolo. Luogo metafisico che accoglieva una serie di morti-viventi che non sapevano di essere imprigionati all’interno di  una realtà temporale statica che non permetteva a nessuno dei malcapitati di recitare battute diverse rispetto a quelle previste dall’immutabile e perpetuo copione. Oggi avrei voluto parlarvi dell’irresistibile ascesa di Marine Le Pen, peraltro ampiamente prevista in tempi lontani dal Moralista (clicca per leggere). Ma mi sono accorto che il lungo preambolo sulle dinamiche che dominano il mondo dell’informazione ha già occupato molto spazio. Vorrà dire che approfondiremo domani il discorso sulla figlia di Jean Marie Le Pen, pronta a colpire il neonazismo tecnocratico di Bruxelles attraverso il recupero felpato di storie e tradizioni che provengono da un passato nero e polveroso. Similia similibus curantur, infatti, è un principio omeopatico che rende bene anche se applicato alla politica. La Ue, pervasa da pulsioni eugenetiche, incoraggia la competizione selvaggia tra gli ex proletari garantiti dell’Occidente e una massa crescente di forza lavoro disperata proveniente dai Paesi in via di sviluppo. Tutto questo, naturalmente, al fine di ottenere il progressivo assottigliamento dei salari (obiettivo già abbondantemente realizzato). Tale meccanismo genera giocoforza risentimento fra i lavoratori occidentali, i quali  tenderanno istintivamente a colpevolizzare i concorrenti stranieri (“che si accontentano di poco”) senza riconoscere mai nell’ombra le mani dei burattinai che muovono i fili. Teatrino puntellato in Italia da quel buffone di Grillo (clicca per leggere). Questo schema, nel lungo periodo, serve a rinfocolare odi razziali mai del tutto sopiti. Il neonazismo tecnocratico di oggi, in maniera lungimirante e diabolica, getta perciò volutamente i semi che presto faranno nuovamente germogliare la pianta del nazismo classico, vero quanto nascosto obiettivo perseguito in maniera sempre più sfacciata dal politburo di Bruxelles.

    Francesco Maria Toscano

    10/10/2013

    Categorie: Editoriale

    13 Commenti

    1. Diego scrive:

      Stamattina ho incontrato il prete, mi ha anticipato l’argomento del sermone domenicale e sembra davvero interessante: “Come la fede può vincere la morte”

        • Diego scrive:

          anni in cui la cultura pop offriva ben altro, penso alla musica oltre al fumetto, e probabilmente anche altro

          • Petronius scrive:

            Già…dove trovi oggi gente come Moebius?
            Per non parlare del cinema, fino agli anni ’80 è uscita qualcosa di buono con una certa regolarità poi è stato un declino inesorabile. L’ultimo decoroso è Non è un paese per vecchi del 2007, non a caso il film più compiaciutamente nichilista che abbia visto. D’altra parte siamo alla fine del Kali Yuga ed è normale che si contempli con voluttà la catastrofe che si avvicina.

          • Diego scrive:

            … per essere precisi furono gli ultimi anni, da questo punto di vista.
            Ricordi qualcosa di buono prodotto in questo paese dopo la tua adolescenza? (siamo coetanei, io classe 80)

            • Petronius scrive:

              Mi sa che ho qualche annetto di più…
              Durante la mia adolescenza c’era il miglior cinema italiano, i migliori fumetti (soprattutto francesi; sei un giovincello e non conosci “Le Garage Hermétique” che ti consiglio vivamente), la migliore musica rock.
              A Santa Cecilia a Roma la stagione classica prevedeva due concerti a settimana mentre oggi ce n’è meno di quattro al mese…
              Tante cose.

              P.S.: Se qualcuno volesse guardare la voce “Le Garage Hermétique” su Wikipedia troverà che si parla di riferimenti alla tradizione esoterica degli indiani d’America; non è solo quello, basta considerare che i due primi personaggi che appaiono nel racconto si chiamano Jachin e Boaz. Gioele Magaldi avrebbe qualcosa da dire al riguardo.

              • Petronius scrive:

                Sui concerti a S. Cecilia intendevo escluse le repliche.
                Prima c’era ogni settimana uno sinfonico e uno cameristico.

              • Diego scrive:

                non rispondevo a te, era un aggiunta al mio stesso commento e mi rivolgevo a Francesco.

                Comunque si, sono giovane ma ho una discreta percezione storica, in quanto amo la materia e frequentare persone più grandi di me

              • Petronius scrive:

                Ops..credevo fosse rivolto a me. Aggiunte fuori luogo.

    2. [...] Ai nostri giorni le notizie si bruciano in men che non si dica. L’informazione è compulsiva, le voci si rincorrono mentre i tempi televisivi costringono gli ascoltatori ad assorbire pochi concetti recitati a mo’ di slogan dalle solite facce che, da un ventennio a questa parte, occupano manu militari i principali talk show di approfondimento (si fa per dire) politico. Se la Tv è nemica del dialogo e del ragionamento, la carta stampata  rasenta l’apoteosi dell’ignavia. Ogni giorno i principali giornali italiani affollano le edicole ripetendo per filo e per segno quello che avevano scritto il giorno prima. Ma siccome Leggi la notizia [...]

    3. alessandro scrive:

      Anche se un pò Off topic leggete questo articolo. La verità esce fuori da destra, ma non da Berlusconi

      http://www.iostoconguido.it/blog/centrodestra/

      • Diego scrive:

        interessante. un pò bugiardello quando sostiene che B è stato totalmente libero da certi circoli… i tagli alla nostra spina dorsale (dai trasporti alla cultura) vengono dai suoi governi.
        Ovviamente a “sinistra” non si sono fatti mancare la loro parte

        • alessandro scrive:

          Interessante mi pare un pò pochino. Le testimonianze che provengono da politici nazionali che hanno una certa visibilità sono quelle che contano, che possono in qualche modo essere veicolate facilmente nei canali mainstream dell’informazione. Una testimonianza di un addetto ai lavori vale molto di più e non può essere liquidata come insignificante. Crosetto ha descritto bene come i politici si costruiscono e mantengono le carriere, accreditandosi in quel “club” di pezzi da novanta che circolano nelle stanze di Bruxelles e Francoforte, conquistando il titolo di responsabili moderati. Mi sembra una conferma di quanto il Moralista va dicendo negli ultimi mesi. Anzi forse sarebbe il caso di dedicare all’argomento uno spazio dedicato. Attenzione che l’analisi di Crosetto è assai sottile e molto lucida. Berlusconi in effetti è sempre stato più indipendente, in quanto la sua ricchezza e il suo potere lo gestiva per se e le sue aziende, finchè aveva il consenso popolare, non aveva certo bisogno di accreditarsi al circuito sovranazionale che oggi comanda, finché non ci ha sbattuto il muso sopra e si è reso conto di chi dirige la baracca. Ora è tardi per Lui, ma dire certe verità potrebbero essere la fortuna di una nuova formazione di destra, pronta a fare il culo a tutti i piddini italiani ed europei. La Le Pen in Francia ne è una anticipazione. Suggerisco un approfondimento e questi post dell’ottimo Prof. Bagnai:

          http://goofynomics.blogspot.it/2013/10/che-tocca-fare.html

          http://goofynomics.blogspot.it/2013/10/ultime-da-zombia.html

          http://goofynomics.blogspot.it/2013/10/o-fortunatos-nimium.html

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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      Sito di approfondimento politico, storico e culturale. Si occupa di temi di attualità con uno sguardo libero e disincantato sulle cose. Il Moralista è un personaggio complesso, indeciso tra l'accettazione di una indigeribile realtà e il desiderio di contribuire alla creazione di una società capace di riscoprire sentimenti nobili. Ogni giorno il Moralista commenterà le notizie che la cronaca propone col piglio di chi non deve servire nessuno se non la ricerca della verità. Una ricerca naturalmente relativa e quindi soggettiva, ma onesta e leale.

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