Una volta, quando ancora la politica non era ridotta a sterile spettacolino, le mozioni congressuali rivestivano una certa importanza. All’interno di partiti fortemente identitari, facilmente distinguibili sul piano ideologico e strategico, le diverse correnti periodicamente si misuravano facendo convergere i voti dei delegati intorno al “documento programmatico”. Questo tipo di procedura obbligava tutti coloro che volessero emergere politicamente a lavorare sui contenuti. Con la seconda Repubblica si è imposta una prassi diversa: basta parlare dei contenuti,  si parla solo del contenitore. D’altronde ai politici contemporanei non è richiesto lo sforzo di pensare politicamente. Per quello basta e avanza la tecnocrazia continentale. Per entrare nel mondo dorato della Casta è sufficiente fare l’incontro giusto, ripetere a pappardella un paio di concetti facilmente assimilabili e coltivare una certa dose di cinismo. Non c’è nulla di casuale in questa evoluzione stracciona della nostra classe dirigente politica. Se il popolo è costretto ad esprimere una rappresentanza democratica inetta e folkloristica, i poteri elitari e antidemocratici finiranno per bastonarlo impunemente. I dilettanti allo sbaraglio che ancora oggi definiscono sprezzantemente politici di professione alcuni giganti del passato hanno distrutto la cosa pubblica fin dalla fondamenta. Non ho mai capito per quale motivo una cosa seria e delicata come la politica dovrebbe risultare efficiente solo se gestita da amatori che, tra un bridge e una canasta, provano a spremersi le meningi per trovare le soluzioni adatte per rispondere alle sfide globali (altro slogan vuoto e senza senso spesso ripetuto). Quanti parlamentari avranno approvato la legge che eleva a principio costituzionale il pareggio di bilancio sapendo cosa stavano facendo? Temo in pochi. Di sicuro però chi certe leggi le scrive, ben nascosto all’interno di consessi oscuri e inaccessibili, sa bene quello che fa. Sollevati dall’incarico di disegnare percorsi strategici, i diversi partiti si dividono come è ovvio per ragioni di puro potere. Alfano e i governativi sbraitano perché vogliono conservare la poltrona, Casini e Monti litigano come due vecchie e inacidite comari per ridisegnare i loro rapporti interni, mentre i parlamentari a 5 Stelle, in quanto meri portavoce di una rousseauiana volontà generale, sono dispensati sul nascere dall’avanzare idee e proposte capaci in prospettiva di corrompere la purezza dell’ortodossia (il caso dei senatori pentastellati che hanno votato a favore dell’abolizione del reato di clandestinità, con relativa scomunica ad opera del comico barbuto, lo dimostra). Resta il Pd, avamposto di quei poteri reazionari che stanno devastando l’Europa, convintosi di essere l’unica forza che promuove il pluralismo interno. In un certo senso i piddini dicono il vero. La base dei militanti, infatti, può effettivamente giocare un ruolo nel determinare gli equilibri del partito. Il problema, come al solito, non risiede tanto nel metodo quanto nel merito. Ha senso fare votare i cittadini affinché scelgano tra Renzi, Civati o lo stesso Cuperlo? A sentirli in televisione, al netto dei tratti caratteriali differenti, sembrano dire tutti la stessa cosa: ci vuole rigore ma anche la crescita. Renzi rappresenta il trionfo culturale del berlusconismo, Cuperlo è il ventriloquo di vecchi e impolverati mondi che vagano senza meta e costrutto dal giorno in cui è crollato il Muro di Berlino, mentre Civati sarebbe più credibile come tronista di Uomini e Donne di quanto non lo sia nelle vesti di candidato alla guida di un partito con velleità di governo. Ho volutamente escluso dalla lista Gianni Pittella, vicepresidente del Parlamento europeo oscurato dai media, recentemente degnato di attenzioni dalle parti di God (clicca per leggere). Proprio sulla scia della cauta apertura di credito manifestata dai massoni che si riconoscono intorno alla leadership di Gioele Magaldi, ho deciso di approfondire la proposta politica del personaggio in oggetto. Per prima cosa ho quindi letto la mozione Pittella, il futuro che vale (clicca per leggere). Premetto che sono arrivato fino all’ultima riga con una certa fatica, stremato da una serie di buone intenzioni e nobili sentimenti francamente stucchevoli. L’impressione generale che ho ricavato dalla lettura del testo non è entusiasmante. A fianco ad alcuni pensierini condivisibili (“l’eccesso di finanza ha aumentato le disuguaglianze”) si stagliano una serie di banalità trite e ritrite degne del sindaco di Firenze. Del tipo:  riduzione della spesa militare, lotta all’evasione e agli sprechi, diminuzione del numero dei Parlamentari, abbattimento del debito pubblico, semplificazione burocratica e tagli agli stipendi della Casta. Praticamente trattasi dell’armamentario ideologico caro al mainstream al completo. Anche la citazione dedicata a Jeremy Rifkin, autore del libro “Il Sogno Europeo” (che ho riposto nel cassetto sul finire della prefazione), l’ho trovata stonata. Gli unici passaggi condivisibili sono quelli nei quali Pittella dichiara fallite le politiche di austerità, cita Krugman e Stiglitz, propone lo sforamento del 3% nel rapporto deficit-pil nonché il ritorno allo spirito dello Steagall Act di rooseveltiana memoria. Cose importanti per carità che, però, Pittella sembra depotenziare da solo nella misura in cui dà l’impressione di credere che per trovare i soldi da destinare alla crescita bisogna prima tagliare risorse da qualche altra parte. Una emerita bestialità che squalifica l’intero ragionamento. Nelle otto paginette vergate da Pittella, non caso, il grande Keynes non è mai citato.

    Francesco Maria Toscano

    29/10/2013

    Categorie: Politica

    5 Commenti

    1. Pteronius scrive:

      Una proposta politica sarà credibile solo se dirà:

      “Spingeremo in ogni modo per obbligare l’Europa a rivedere i trattati al fine di implementare la spesa pubblica ottenendo di poter sforare il limte del 3%.
      Se in un tempo ragionevole ci renderemo conto che questo non è in alcun modo possibile saremo pronti a uscire dalla moneta unica eventualmente in alleanza con altri Paesi europei”.

      Se non c’è l’esplicito accenno alla concreta volontà, una volta esauriti tutti i tentativi per riportare l’Unione Europea alla ragione, di uscire dall’euro è evidente che si tratta di un programma “fuffa”.
      Sono di sinistra ma se a fare una proposta simile sarà solo la destra sarò mio malgrado costretto a votarla.

    2. alessandro scrive:

      Da fonti interne piddine ben accreditate pare che la maggioranza nel partito punta su Renzi non già per la sua idea di sinistra o il programma da questi proposto, ma per le alte possibilità di vittoria, che garantirebbe certe alle prossime consultazioni elettorali. Ritengono che l’unica possibilità di vittoria è bucare lo schermo col giovane e simpatico volto fiorentino. Detto dalla classe dirigente piddina suona come: “non importa con chi, purché si salga al potere…” Non a caso in molte città italiane, i politici locali, che prima si trovavano su posizioni filo-Bersaniane e criticavano aspramente Renzi, oggi saltano sul cavallo del vincitore, con la speranza di rimanere a galla e raccattare qualcosa al momento un cui si distribuiranno le prebende ai sostenitori del nuovo Blair all’amatriciana. Detto dai simpatizzanti piddini non attivi in politica, cellule (celebrali) dormienti del partito, suona invece come “meglio morire con la bandiera del PD attorno al collo che con quella di Forza Italia”. Ma cosa vuole Renzi da Noi?

    3. Alessandro Roccia scrive:

      Gentile Toscano,

      ti invito a leggere l’editoriale a firma Lucrezia Reichlin sul sito del corriere di oggi. Un bel nulla mescolato al niente cosmico. Citare Keynes (come giustamente suggerisci tu, anche se in un altro contesto) sembra essere diventato una specie di “inno a Satana” cantato in Piazza S. Pietro durante l’Angelus della Domenica di Pasqua.

      Un abbraccio e con rinnovata stima

      Alessandro Roccia

    4. Enrica scrive:

      Sottoscrivo in pieno.

    Commenta


    "nella mia vita ho conosciuto farabutti che non erano moralisti ma raramente dei moralisti che non erano farabutti." (Indro Montanelli)


    CHI SONO I VERI...

    Scritto il 14 - mar - 2017

    0 Commenti

    LO SPIONE OBAMA, LA...

    Scritto il 7 - mar - 2017

    9 Commenti

    IL LIVELLO DI BUGIE...

    Scritto il 5 - mar - 2017

    1 Commento

    IL PINOCCHIETTO RENZI, ORA...

    Scritto il 4 - mar - 2017

    7 Commenti

    ESISTE UNA CAMERA DI...

    Scritto il 3 - mar - 2017

    0 Commenti

    CRISTIANITA’ E MODERNITA’

    Scritto il 31 - mar - 2016

    1 Commento

    MARIO MONTI IN VERSIONE...

    Scritto il 29 - dic - 2012

    2 Comment1

    UNO SPECCHIETTO PER LE...

    Scritto il 28 - ago - 2013

    5 Comment1

    L’ISIS E’ UN MOSTRO...

    Scritto il 25 - nov - 2015

    76 Comment1

    LA MISTICA DEI SACRIFICI...

    Scritto il 3 - apr - 2012

    2 Comment1

    • Chi è il moralista

      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

    • Cos’è il moralista

      Sito di approfondimento politico, storico e culturale. Si occupa di temi di attualità con uno sguardo libero e disincantato sulle cose. Il Moralista è un personaggio complesso, indeciso tra l'accettazione di una indigeribile realtà e il desiderio di contribuire alla creazione di una società capace di riscoprire sentimenti nobili. Ogni giorno il Moralista commenterà le notizie che la cronaca propone col piglio di chi non deve servire nessuno se non la ricerca della verità. Una ricerca naturalmente relativa e quindi soggettiva, ma onesta e leale.

    • Disclaimer

      ilmoralista.it è un sito web con aggiornamenti aperiodici non a scopo di lucro, non rientrante nella categoria di Prodotto Editoriale secondo la Legge n.62 del 7 marzo 2001. Tutti i contenuti appartengono ai relativi proprietari, qualora voleste richiedere la rimozione di un contenuto a voi appartenente siete pregati di contattarci tramite la apposita pagina.