Come non mi stancherò mai di ripetervi, le misure di austerità imposte sul piano economico rispondono in realtà ad un preciso progetto politico (ed esoterico) volto a ridisegnare la nostra società in senso oligarchico e feudale. Infatti le entrate tributarie erariali diminuiscono nonostante il forsennato aumento di una tassazione pensata per abbattere dolosamente il potere di spesa dei cittadini (clicca per leggere). Questa realtà è oramai evidente anche agli occhi del profano. Solo chi ha interesse a non vedere, tipo Susanna Camusso, continua a giustificare il progressivo esproprio delle ricchezza dei privati paventando fantomatici interventi redistributivi che altrimenti non potrebbero essere predisposti per mancanza di fondi. Argomenti da osteria buoni per gonfiare la vanagloria di personaggi ignoranti, dannosi e ipocriti. Per demistificare agilmente e in profondità alcune fra le principali menzogne spacciate dal mainstream per occultare le vere dinamiche di una crisi costruita a tavolino, vi consiglio di leggere un saggio scritto dall’economista Warren Mosler dal titolo “Le sette innocenti frodi capitali della politica economica” (Edizioni Arianna). A beneficio dei lettori del Moralista propongo di seguito una rapida e analitica sintesi delle intuizioni elaborate dal noto intellettuale americano:

    Prima menzogna: La spesa governativa è limitata dalla capacità del governo di tassare o contrarre prestiti.

    Falso. La spesa di uno Stato dotato di moneta sovrana non conosce limiti oggettivi, qualunque sia l’entità del deficit o delle tasse complessive che riscuote. Questo non significa che lo Stato può spendere quanto gli pare senza provocare alcuna conseguenza. Significa soltanto che non esiste un rischio solvibilità (lo Stato a moneta sovrana non può mai tecnicamente fallire, ndm). Un eccesso di spesa può però comportare un rapido aumento dei prezzi. Per questo lo Stato è costretto ad usare la leva fiscale nel caso in cui l’economia finisca con il “surriscaldarsi” troppo per eccesso di domanda. In poche parole: le tasse non servono a pagare i servizi. Lo Stato a moneta sovrana può sempre creare la propria moneta dal nulla. Lo Stato però deve tassare i propri cittadini per due ragioni fondamentali: per legittimare l’utilizzo esclusivo della moneta che emette, e per distruggere periodicamente una parte di ricchezza in circolazione che altrimenti finirebbe con l’azzerare il valore intrinseco della moneta stessa producendo gravi fenomeni inflazionistici. Il pericolo default, brandito ad esempio da tutti i governanti dell’area euro, serve solo per legittimare con la paura alcune controriforme dal sapore medievale e schiavista.

    Seconda Menzogna Con i deficit del governo stiamo lasciando l’onere del debito ai nostri figli

    Falso. Debito o non debito le future generazioni consumeranno tutto quello che saranno in grado di produrre. In futuro, proprio come accade oggi, gli uomini in grado di lavorare e produrre consumeranno i beni e i servizi da essi stessi prodotti a prescindere dal numero di titoli del Tesoro in circolazione. Leggi anche (la mistificazione del debito pubblico)

    Terza Menzogna. I deficit di bilancio di governo portano via i risparmi.

    Falso. E’ vero l’esatto contrario: i deficit di bilancio aumentano i risparmi dei privati. Qualunque deficit pubblico equivale esattamente all’aumento totale netto delle attività finanziarie di imprese e famiglie ( altrimenti detto “settore non governativo”, ndm). Spiega il prof. Wynne Godley, preside dell’Università di Cambridge: “Ogni volta che la spesa è insufficiente a sostenere la produzione e l’occupazione, quando non abbiamo abbastanza potere di spesa per comprare ciò che è in vendita nel grande magazzino chiamato economia, il governo può agire per accertarsi che la produzione venga venduta o tagliando le tasse o aumentando la spesa pubblica (…). Quello che importa è la vita reale, produzione e occupazione, non la misura del deficit, che è una statistica contabile. Negli anni Quaranta, un economista di nome Abba Lerner chiamò tutto questo Finanza Funzionale, scrivendo un libro titolato allo stesso modo molto attuale ancora oggi”.

    Quarta Menzogna. La previdenza sociale è finita

    Falso. Alla luce delle analisi sovraesposte, è chiaro che lo Stato a moneta sovrana può tranquillamente garantire il mantenimento del welfare a beneficio dei propri cittadini. L’isteria da debito è funzionale soltanto allo smantellamento dello Stato sociale con conseguente privatizzazione di servizi essenziali come sanità e sistema pensionistico.

    Quinta Menzogna. Il deficit della bilancia commerciale è uno squilibrio insostenibile che porta via lavoro e produzione

    Le importazioni sono benefici reali e le esportazioni sono costi reali. I deficit della bilancia commerciale migliorano direttamente il tenore di vita. Secondo Mosler il benessere reale di una nazione è costituito da tutto ciò che produce e tiene per sé, più tutte le importazioni, meno quello che deve esportare. Nota del Moralista: questo è forse l’aspetto che mi convince meno del ragionamento di Mosler. Tendo a ritenere più lungimirante l’impostazione di Keynes che mirava alla costruzione di strutture sovranazionali dotate di potere di intervento con lo scopo di armonizzare le bilance commerciali dei diversi Paesi. La previsione di una moneta come il Bancor (proposta  respinta a Bretton Woods dagli Stati Uniti), ad esempio, era in teoria funzionale al raggiungimento di un così ambizioso obiettivo.

    Sesta Menzogna. Abbiamo bisogno di risparmi per procurare fondi per gli investimenti

    Falso. In realtà sono gli investimenti che aumentano i risparmi. Nella nostra economia, spiega Mosler, la spesa deve equivalere al reddito, inclusi i profitti, in modo che la produzione dell’economia venga venduta. Se qualcuno tenta di risparmiare spendendo meno del suo reddito, almeno un’altra persona deve compensare spendendo più del suo reddito stesso, altrimenti la produzione dell’economia non verrà venduta. Produzione invenduta significa giacenze in eccesso, e vendite basse significano tagli alla produzione e all’occupazione, e quindi meno reddito totale.  In conclusione: “La decisione di risparmiare non spendendo il proprio reddito comporta come risultato un reddito minore e nessun nuovo risparmio netto”.

    Settima Menzogna. E’ un male che deficit più alti oggi significhino tasse più alte domani

    Giusto! Soltanto che i media spacciano per un male ciò che a ben vedere è un bene. Deficit più elevati oggi, quando la disoccupazione è alta, faranno scendere il livello di disoccupazione fino al punto in cui, un domani, avremo bisogno di aumentare le tasse per raffreddare un boom economico.

    Tutta l’analisi di Mosler, in estrema sintesi, si snoda attraverso una diversa lettura del ruolo e della natura dei cosiddetti “deficit di bilancio”. Meri strumenti di natura contabile assurti al ruolo di Dioscuri terribili dai quali dipendono la vita e la morte dei cittadini in carne ed ossa. Per fare molti passi in avanti basterebbe cominciare ad invertire l’ordine delle cose. Non sono “i deficit” pregressi a determinare l’impoverimento odierno dei ceti medi e proletari; è, al contrario, il desiderio doloso di aumentare i livelli complessivi di miseria dei ceti non garantiti che spinge le classi dirigenti a veicolare una lettura strumentale e distorta di alcuni dati macroeconomici che di per sé non significano nulla. E’ un po’ come la favola del Babau raccontata ai bambini per farli dormire. Il Babau non esiste ma i bambini, spaventati dall’evocazione del mostro, finiscono con l’addormentarsi lo stesso.

    Francesco Maria Toscano

    7/12/2013

    Categorie: Economia

    25 Commenti

    1. Luca scrive:

      Questo articolo potrebbe essere messo, cortesemente, tra i topic importanti oppure qui a fianco nel blog a futura memoria?

      • Rodion scrive:

        @Luca

        Sì, magari come main topic in qualche blog USA.

        Per quel PUNTO 5 meriterebbe di essere messo al pubblico ludibrio di qualche agorà greca (dubito però che ci saranno grasse risate, soprattutto le risate e, comunquem, NON GRASSE).

        Solo gli americani se lo possono permettere a suon di droni e marines, avendo imposto il DOLLARO al sistema monetario internazionale: perché pensate ci sia la un TERZOMONDO che sta peggio ogni anno che passa? Come mai i capitali vengono risucchiati tutti da Washington e da WallStreet e vengono trasformati (visto che non se ne fanno una beneamata) in mega bolle che sconquassano il globo invece di andare lì dove sarebbero più produttivi (e sicuramente farebbero meno danni)?

        Questo imbecille (?) viene a promuovere la sua ricetta magica (che è moderna quanto il tipo di truffa) inquinando la divulgazione economica (come ce ne fosse ancora bisogno) venendo a predicare in una €urozona messa in ginocchio da SQUILIBRI DELLA BILANCIA DEI PAGAMENTI che la bilancia commerciale (ma come caxxo è che la chiamano BILANCIA?) può essere “sbilanciata” illimitatamente a favore delle importazioni (data la giustamente auspicata “sovranità monetaria”).

        Ma mi chiedo: LE MONETE UNCHE SI FANNO PROPRIO PER QUESTO. Colonizzi con prodotti REALI e capitali REALI le economie più deboli. Perché? Secondo voi il problema è solo che non si può “stampare” moneta quanto si vuole? E’ uno scherzo?

        Perché con la sovranità valutaria RIEQUILIBRI la BdP lasciando deprezzare o apprezzare la moneta per *** diminuire/aumentare l’import/export ***, almeno che non vuoi, magari, farti invadere di capitali stranieri (magari americani? Sveglia!) e radere al suolo il sistema industriale… io lo farei accoppiare con la Merkel, così una via di mezzo magari la trovano.

        Ma secondo voi, se la Grecia uscisse dall’€uro potrebbe comprarsi petrolio ad libitum stampando Dracme a volontà?

        Gli economisti veri (e che amano il proprio paese ;-) ) già ce li abbiamo.

        • Fr@ncesco scrive:

          Mi dispiace per lei signor Rodion, ma Warren Mosler ha ragione e lei ha torto.

          Anzitutto funziona così in tutto il mondo e non solo negli USA quindi parlare di marines e droni è completamente fuori luogo.

          La spiegazione la trova nella descrizione di questo video qui:
          http://www.youtube.com/watch?v=4MMipUgjyZQ
          CITAZIONE:
          Secondo la MMT-Modern Money Theory le esportazioni sono un costo e le importazioni un beneficio (ossia l’opposto di ciò che le teorie economiche mainstream affermano). La spiegazione è in realtà molto semplice. La MMT indica come sia possibile conseguire e preservare la massima capacità occupazionale e produttiva di una nazione. A QUEL PUNTO diventa quasi banale come questione: è ovvio che non esista altro modo, per una nazione che abbia raggiunto la massima capacità occupazionale e produttiva, di ulteriormente incrementare il benessere dei suoi cittadini se non attraverso le importazioni.

          Riflettendoci, è stupefacente notare quanti economisti siano caduti in questa incomprensione. Ad esempio anche a Claudio Borghi, economista per cui nutro una grande stima, è scappato di dire: «ma è logico che se una nazione importa sempre di più di quanto essa esporti allora alla fine il valore della sua moneta andrà a zero». Invece, proprio per nulla è logico: ciò di cui Borghi non tiene conto con tale sua affermazione è che si sta parlando non di un processo statico bensì di un processo dinamico, tale per cui se attraverso le importazioni il benessere della cittadinanza aumenta allora aumenta anche il valore dell’economia nazionale nel suo complesso e anche l’apparato produttivo tende a rafforzarsi di conseguenza. Ossia la nazione è più ricca. Aumentando il valore dell’economia nazionale, aumenta l’interscambio. Insomma, si tratta di un circolo virtuoso che tende ad apprezzare la valuta nazionale e non a deprezzarla.

          • Rodion scrive:

            @Fr@ncesco

            Diamoci magari del “tu” e godiamo dell’ anonimo (aka libero) informalismo concesso da Internet.

            Il confronto non è con me o il prof. Borghi che non abbiamo pubblicazioni in materia (economia internazionale).

            Il confronto è tra Mosler e il resto dell’accademia post-keynesiana.

            Di cui, il più celebre: http://krugman.blogs.nytimes.com/2011/08/15/mmt-again/?_r=0

            Per capire l’assimetria del sistema monetario internazionale prova a incominciare da:

            https://it.wikipedia.org/wiki/Dilemma_di_Triffin

            Questo lo dicono i MMTers? No. Strano.

            Ma il punto è un altro: è politico. Gli anglosassoni stanno spazzando via la nostra cultura e me ne frego se il nostro Paese è pieno zeppo di collaborazionisti che disprezzano e svendono il nostro patrimonio naturale, artistico e industriale.

            Di eroi in buona fede ne abbiamo pieni i cimiteri (e più spesso anonime fosse). Serve anche cultura, non basta andare a cercare il “sogno americano” a Rimini.

            Per quel che mi riguarda tutto ciò che è Cultura e Accademia nasce in o è copiato dall’Italia: non mi faccio insegnare la macroeconomia o l’”economia green” da stranieri legati alla finanza anglosassone che stanno cancellando il Mediterraneo dalla Storia.

            Difenderò la Frontiera che tutela l’Accademia, il diritto romano, l’Arte e soprattutto la Costituzione: accetterò consigli da un anglosassone quando, oltre la macchina a vapore, avranno inventato scoperto il bidet.

            • Petronius scrive:

              Rodion lascia perdere l’arte che come tengono inmuesi e come fanno le mostre gli inglesi noi ce lo sogniamo la notte.
              E o ci siamo venduti o ci siamo fatti fregare un patrimonio sconfinato; vai alla National Gallery nella sezione italiana e cedrai che cose sensazionali hanno mentre da noi solo per puro miracolo non ha venduto tutta la collezione Borghese ai Rothschild.
              Noi lasciamo crollare Pompei mentre loro ci hanno fatto un film prodotto dal british museum. Avremmo tanto da imparare, altro che.

              • Rodion scrive:

                @Petronius

                So bene come la pensi e abbiamo già discusso animatamente: sui temi “culturali/sociologici/antropologici” apparteniamo a due fronti contrapposti.

                Visto che il “fronte” principale è comune e le “battaglie” sono tante, preferisco cercare coesione e solidarietà in ciò che si condivide.

            • Fr@ncesco scrive:

              Per favore non incominciamo a fare l’Ufficio Complicazioni Affari Semplici: PERSISTO nell’affermare con forza che Warren Mosler ha PERFETTAMENTE RAGIONE.

              Provo a spiegarlo con un semplice ESEMPIO:

              l’Italia importa latte. Questo tipo di importazione è attualmente un COSTO per l’Italia in quanto fa concorrenza al latte prodotto in Italia e quindi i nostri contadini ne soffrono. Ciò che invece la MMT prefigura è una economia nella quale si produce, si consuma, si trasforma talmente tanto latte che tutta la produzione nazionale di latte viene assorbita dal sistema economico nazionale, e quindi a quel punto sia necessario importare ulteriore latte dall’estero. Cioè, detto in altri termini, nel momento in cui una nazione raggiunge la massima capacità occupazione (=PIENA OCCUPAZIONE) e la massima capacità produttiva (=PIENA PRODUZIONE) allora – cioè A QUEL PUNTO – esiste un solo modo per aumentare ulteriormente il benessere materiale dei cittadini: attraverso le importazioni. Come dice Warren Mosler: «sono solito affermare che l’economia sia l’opposto della religione, in quanto in economia è meglio ricevere piuttosto che dare.»—WARREN MOSLER

              • gio scrive:

                mosler avrà pure ragione da un punto di vista teorico, ma in pratica quello che lui dice è irrealizzabile: se tutti facessero come dice lui, non tutti riuscirebbero ad essere importatori netti, è una questione aritmetica. per dirla alla krugman dovremmo importare dai marziani.

    2. Luca scrive:

      Aggiungo: l’Unione Europea è, forse, il primo caso sperimentale di “Sovranità Politica” senza Sovranità Monetaria. Dunque, l’articolo di cui sopra dovrebbe essere letto non con riferimento all’Italia, bensì alla UE nella sua globalità, perché solo tale istituzione ha la sovranità monetaria e non anche le parti interne che la compongono. Senza avere, giuridicamente, la possibilità di avere banche nazionali prestatrici di ultima istanza le soluzioni sono due: cambiare le regole giuridiche in Europa (ampliando il mandato ed il fine della BCE, con l’ottica non rivolta soltanto al controllo dell’inflazione) ovvero sottostare alle imposizioni di Bruxelles a cui abbiamo ceduto quote del nostro potere interno. Tutto ciò che viene detto nell’articolo non può, perciò, essere ritagliato sull’Italia, perché i limiti macroeconomici che i padri comunitari si sono dati, sono, intrinsecamente, destinate a sostenere le frodi della politica economica riportata. Il punto è questo: quand’è che si ribalterà tale situazione prima che le elezioni nazionali non avranno più significato a causa dell’espandersi dei poteri politici di questa UE? Mi spiego: dopo Letta, avremo 4 o 5 anni di Renzi. In questi 6 o 7 anni dunque l’Italia sarà supina dinanzi a questa concezione comunitaria. Il mio timore è quello di arrivare ad un integrazione comunitaria quasi completa con questo tipo di Europa e non con quella liberale-progressista che molti cittadini, ignari, sognerebbero. Ergo: o ci si muove in tempi celeri, cioè finquando l’azione politica comunitaria può essere determinata dall’azione governativa degli Stati membri, oppure non riesco a decifrare il futuro. Resta l’eventualità di una secessione dall’Europa ad opera compiuta: ma allora saremo già in epoca di “Rivoluzione Francese”. A bientot.

      • Orazio scrive:

        No la rivoluzione Francese era stata fatta/finanziata/gestita dai Banchieri…
        Tanto per essere chiari.

        • Rodion scrive:

          Magari avranno finanziato la “presa della Bastiglia”, magari.

          Ma dubito che Montesquieu, Rousseau, Diderot o Voltaire siano stati un esperimento genetico dei Rothschild

    3. gio scrive:

      L’unico punto fallace è quello da te segnalato. Come non è possibile che tutti i paesi siano esportatori netti allo stesso modo non possono essere tutti importatori netti. Il miglior sistema sarebbe quello proposto da keynes e penso che anche lo stesso mosler sia d’accordo, anche se abbastanza utopico. Interpreto quello di mosler più come un discorso teorico che però può generare delle incomprensioni. Se dovessi dargli un consiglio gli direi di lasciar perdere questo punto che poi non è nemmeno così decisivo.

      • Rodion scrive:

        Il keynesismo sarebbe una teoria macroeconomica “utopica”?

        Keynes è il pragmatismo de-ideologizzato fatto economista.

        Il keynesismo è stata l’unica pratica macroeconomica universalmente riconosciuta negli anni del boom economico occidentale, prima della controriforma neoclassica alla fine degli anni ’70 e della corrispondente decrescita concomitante.

        • gio scrive:

          guarda che stai parlando con un keynesiano convinto. Utopico a mio avviso è il meccanismo di riequilibrio delle partite correnti proposto da keynes, sarebbe economicamente perfetto ma politicamente improponibile, a meno che non ci sia un totale cambio di paradigma che non vedo all’orizzonte.

          • Rodion scrive:

            Perdona, effettivamente l’appunto che facevo era volto a sottolineare l’impianto teorico nel suo insieme.

            Invece ti riferivi esclusivamente ai meccanismi di riequilibrio delle partite correnti.

            Giustamente fai notare anche tu come risulti “inquinante” il 5° assunto.

            E qui ti chiedo: perché inserirlo “nella lista” in un momento come questo? Soprattutto considerando che, anche dopo tutti i distinguo del caso, rimane avversato dalla comunità scientifica?

            Perché insistere con il brand MMT giustificato da assunti eterodossi che hanno incontrato aspre critiche dall’Accademia?

            • gio scrive:

              Il fatto di voler brandizzare una scuola economica non lo capisco nemmeno io, poi qualficandola con il termine theory è un autogol clamoroso. Non condivido nemmeno il non volere dialogare con altri economisti il cui pensiero è sovrapponibile al 90% a quello della mmt. Quest’approccio sensazionalista di barnard (non so se è lo stesso anche per gli economisti americani), di depositari della verità che sembra suggerire “o facciamo come diciamo noi o niente” secondo me è controproducente. Farebbero bene a non presentarsi più con il brand mmt, che li fa apparire come una setta di eretici e strambi economisti ma semplicemente con i propri nomi (mosler,wray etc.)

    4. Rodion scrive:

      Le “sbandate promozionali” del buon Mosler vengono però oscurate dal più subdolo esperimento che la finanza mondialista/”progressista”/decrescista d’otreoceano: Grilleggio a 5 Stelle:

      http://www.beppegrillo.it/m/2013/12/un_terzo_degli_italiani_sulla_soglia_della_miseria.html

      [...]
      L’anno scorso a rischio di esclusione sociale c’erano 18,2 milioni di persone e nel 2013 l’andamento economico non è certo migliorato. Nella zona euro l’Italia è tristemente in testa rispetto agli altri paesi che vanno meglio: in Spagna è il 28,2%, in Portogallo il 25,3%, Cipro ha il 27,1%, in Estonia è al 23,4%. Per trovare dati peggiori dell’Italia e della Grecia, bisogna andare ai Paesi fuori della zona euro: Bulgaria (49,3%), Romania (41,7%), Lettonia (36,5%), Croazia (32,3%).
      [...]

      Chi scrive questi post?

    5. Rodion scrive:

      Chiedo perdono per la “scorribanda” all’ospite.

      L’assertività è espressione di emotività: non vorrei aver mancato di rispetto.

      Sono preoccupato che la parte migliore del Paese, senza punti di riferimento “assoluti”, venga neutralizzata con la strumentalizzazione di personaggi noti (anche se magari inconsapevoli).

      Un carissimo saluto.

    6. Alessandra scrive:

      ..anche io penso che l’unico punto in dubbio sia quello sulle esportazioni, anche se, nel programma Mmt, basato sulle teorie di Mosler, si dice che le esportazioni devono essere tante quanto servon per importare..quindi deduco che ci dovrebbe essere una sorta di bilanciamento proprio come teorizzava Keynes..
      ..per Luca, mi sembra che tu non abbia capito niente del post..(la Ue unione politica senza unione monetaria????????)

      • Fr@ncesco scrive:

        Si fa fatica a capire quel punto perché non si capisce che Mosler parla di una economia in cui c’è:
        1) LA PIENA OCCUPAZIONE
        2) LA PIENA PRODUZIONE
        a quel punto, è OVVIO che le importazioni diventano l’unico strumento per aumentare il benessere dei cittadini. Ho lasciato anche un altro commento più sopra con una descrizione di questo aspetto un po’ più articolata.

      • Luca scrive:

        ? Semplicemente non ho analizzato il post (su cui ho espresso solo il mio apprezzamento), ma ho tentato una visione, che esula dall’articolo, degli scenari futuri sulla base delle attuali strutture giuridiche comunitarie e della politica economica di austerity; visione che vuole essere, ovviamente, la meno profetica possibile. L’UE ha sovranità monetaria ma non politica (non abbiamo politiche comuni). I paesi membri hanno sovranità politica decentrata, ma vincolata alle direttive comunitarie in alcuni pilastri, senza avere sovranità monetaria. E’ questo l’unico caso al mondo sperimentabile…Rispiego il mio timore: arrivare ad un unione politica europea con strutture oligarchiche, dunque spostando le preoccupazioni attinenti alle condizioni economiche dei cittadini, a quelle di libertà sul piano dei diritti soggettivi, uno Stato centrale di orwelliana memoria. Ed il tempo che passa con i vari politici attualmente al potere in Italia sarebbe solo tempo perso. Ovviamente ci sono tante analisi ulteriori da fare, e chiedersi il perché, se il fine (dell’euro) fosse questo, solo le popolazioni a sud, alla condizione attuale, rischierebbero tale sorte. Magari, è davvero solo un problema di concorrenza e di ruolo dell’Europa nello scacchiere geopolitico internazionale, come ci raccontano.

    7. Georgejefferson scrive:

      Che l’equazione Stampa di moneta uguale inflazione non sia automatica e’

      una ovvietà, come è evidente, che ogni teoria che cerchi di assolutizzare

      la realtà economica è fallimentare, sia questa il socialismo, il

      Liberalismo,keynesiani o austriaci.

      L’economia come”scienza”,e’ una realtà umana,scienza sociale

      importantissima e fin troppo umana oltre che vasta.
      Troppo vasta per trattarla da un punto di vista strettamente

      deterministico e meccanico.

      Ogni tentativo di irregimentarla in sistemi “formali” che abbiano la

      pretesa di assolutezza (nello spazio e nel tempo, cioè ovunque e

      nell’eternità) è fallimentare.

      Non si può bollare come debito per i posteri (in sola accezione negativa)

      il debito pubblico se questo servisse per costruire una metropolitana a

      Roma che servirà ai posteri, come non è salvifica una spesa pubblica

      indirizzata ad inutili cattedrali nel deserto.

    8. ugo scrive:

      Mmm… e smetterla di giocare agli apprendisti stregoni con una scala di eventi disumana come quella globale?

      Magari operare affinché ogni area localmente parcellizzata tanto da un punto di vista economico quanto da quello territoriale possa avere almeno una possibilità di “autarchia d’emergenza”? (ovvero affinché ogni piccola o piccolissima area locale possa essere autosufficiente per quelle che sono le esigenze essenziali da garantire in caso di emergenza, sottraendosi al potere di ricatto “esterno”)

      Magari operare affinché il “mondo” stesso venga gradualmente ridimensionato entro limiti più umanamente gestibili, assicurandosi che tra le varie aree rese potenzialmente indipendenti possano esistere “zone cuscinetto”, territori di nessuno che di fatto separino le singole economie e possano servire da “scialuppe” per far fronte ai disastri che inevitabilmente si verificano nel mondo reale? (le aree distinte potrebbero continuare a interagire, ma senza le demenziali e pericolose interdipendenze attuali)

      Certo non lo si può fare dall’oggi al domani. Altrettanto certo, non lo si può fare in un contesto di crescita. Appurato che il meccanismo della crescita non solo non ha funzionato ma sta facendo sfracelli, non sarebbe male invertire la rotta. Tornare indietro si può, col vantaggio del fatto che si conosce a memoria il percorso compiuto fino ad oggi, e che quindi non occorre “navigare al buio”.

      Fantascienza? Come no. Ricordiamo però che agli occhi di chi viveva nell’Ottocento tanche cose che oggi diamo per scontate apparivano come fantasie senza fondamento. Piuttosto, chiediamoci: si vuole o non si vuole? Secondo me, semplicemente, non si vuole. Particolarmente, non vogliono coloro che reggono il timone.

    9. [...] Come non mi stancherò mai di ripetervi, le misure di austerità imposte sul piano economico rispondono in realtà ad un preciso progetto politico (ed esoterico) volto a ridisegnare la nostra società in senso oligarchico e feudale. Infatti le entrate tributarie erariali diminuiscono nonostante il forsennato aumento di una tassazione pensata per abbattere dolosamente il potere di spesa dei cittadini (clicca per leggere). Questa realtà è oramai evidente anche agli occhi del profano. Solo chi ha interesse a non vedere, tipo Susanna Camusso, continua a giustificare il progressivo esproprio delle ricchezza dei privati paventando fantomatici interventi redistributivi che altrimenti non potrebbero Leggi la notizia [...]

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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