untitledI tanti ingenui che nutrono fiducia nell’opera salvifica del rottamatore fiorentino Matteo Renzi si sveglieranno presto in preda alla più dolorosa disillusione. Ancora una volta gli italiani rischiano di cadere nel tranello che confonde realtà e rappresentazione, cause prime ed effetti collaterali. Renzi è stato incoronato segretario dopo avere vinto per distacco le primarie del Pd. Da allora, dimostrando una certa furbesca disinvoltura, il sindaco ha cominciato a dividere le sue sorti da quelle dell’esecutivo targato Enrico Letta, certamente fra i più impopolari di sempre. Però, nonostante le continue stilettate, Renzi non intende staccare la spina al governo. “Può andare avanti a patto che faccia le riforme”, spiega ogni due per tre la nuova speranza della politica italiana. Chiunque non abbia ancora portato il cervello all’ammasso sa benissimo quanto sia falsa e stucchevole l’ammuffita e martellante retorica che invoca le immancabili “riforme strutturali indispensabili per fare uscire il Paese dalla crisi”. Quali sarebbero, nel dettaglio, queste grandi innovazioni legislative propedeutiche all’avvio del tanto atteso nuovo miracolo italiano? Il (blow) Job Act? Ma fateci il piacere! (clicca per leggere). Per non parlare del resto. Ieri la Consulta ha reso note le motivazioni circa la palese incostituzionalità del cosiddetto Porcellum. L’enfasi che accompagna l’agognato varo di una nuova legge elettorale è semplicemente ridicola e subodora di follia. Mentre la povertà dilaga e si affaccia prepotente il mostro della deflazione (clicca per leggere) , le nostre classi dirigenti sembrano angustiate solo dall’idea che il Parlamento, paralizzato dai veti contrapposti, non sappia dotarsi in tempi brevi di una nuova legge in grado di garantire quella stabilità che tanto rassicura gli immancabili mercati. Avete i figli disoccupati, il marito licenziato, i nonni malati ed Equitalia alle calcagna? Pazienza. La priorità è quella di trovare il giusto punto di equilibrio tra il proporzionale alla spagnola, il matterellum corretto (da non confondere con quello di prima infido e scorretto) e il doppio turno alla francese. L’imperativo è quello di salvare il bipolarismo anche se i poli sono (almeno) tre. Una oggettiva faticaccia. Mi chiedo come ci si possa impelagare per mesi e mesi in una discussione tanto idiota. Non è possibile esprimere un governo legittimo senza ottenere nel Paese un consenso maggioritario non drogato da farlocchi premi di maggioranza. Nessuna legge elettorale può trasfigurare una minoranza in surrettizia maggioranza. E quando lo fa commette un abominio. Fatevene una ragione. L’Italia è ancora una repubblica parlamentare. Chi insegue il mito della governabilità a tutti i costi (ma che vuol dire?), anziché proporre malsani pastrocchi alla Luciano Violante, deve chiedere alla luce del sole di abbandonare l’attuale forma di governo, fondata sulla centralità del Parlamento, per introdurre un presidenzialismo sul modello americano o un semi-presidenzialismo di tipo francese. Basta scorciatoie. Il proporzionale puro con preferenza, oggi in vigore per effetto della decisione della Corte Costituzionale, rappresenta la migliore delle soluzioni possibili rebus sic stantibus. Garantisce il rispetto dei rapporti di forza presenti nel Paese reale; disincentiva la formazione di coalizioni disomogenee tenute insieme solo dalla brama di potere; e, infine, responsabilizza i partiti obbligandoli a sviluppare una proposta politica coerente che non vive solo dei guizzi del leader carismatico bravo a titillare le folle solleticandone gli istinti più emotivi e irrazionali. Insomma, in tema di legge elettorale, la nostra classe politica potrebbe finalmente raggiungere un risultato apprezzabile facendo quello che indiscutibilmente le riesce meglio: nulla.

    Francesco Maria Toscano

    14/01/2014

    Categorie: Politica

    8 Commenti

    1. alessandro scrive:

      Son d’accordo, mi pare assai sensato ciò che hai scritto. Ricordo quando fu imposto come premier il prof. Monti che fra le prime priorità di azione del governo individuò la riforma del mercato del lavoro, che realizzò con la nota riforma Fornero. Oggi come allora si tenta di riscrivere le regole sul mercato del lavoro, quando non c’è lavoro. Cosa disciplini se lavoro non ce n’è. Questa riforma dal nome molto british (che il Moralista fa notare come richiami una nota categoria presente nei siti XXX), già per il fatto che è titolata con un inglesismo la dice lunga. Ogni volta che non vogliono farci capire una cippa ci parlano nella lingua ufficiale della UE, l’inglese, che guarda caso è la lingua di un paese che se n’è guardato bene da adottare l’euro. Ogni riforma col nome british è sempre una grossa fregatura, spending review docet. In effetti anche questa (blow)job act ce la chiede l’Europa, espressione di quei poteri forti dell’alta finanza e industria globalizzata che preferisce non avere molti lacci e lacciuoli quando deve mandarti per la strada (leggi poter licenziare facilmente) e pare che il nostro giovane Blair de noaltri abbia intenzione di accreditarsi nel cerchio magico che conta, che amerebbe chiamare magic ring, che fa molto giovane e alternativo
      Quanto alla legge elettorale introdurrei una soglia di sbarramento al 5%, al proporzionale rimasto in vita dopo che il porcellum è stato cassato nelle parti interessate dalla sentenza della Consulta. Anche se pare che debba intervenire un decreto del governo per interpretare come applicare il porcellum depurato delle parti cassate, soprattutto in ordine alle modalità per esprimere le preferenze. Oltrettutto le parti cassate della legge porcellum l’hanno talmente stravolta dal punto di vista sostanziale che ho seri dubbi sull’interpretazione dominante che circola, ovvero che possa restare in vita. Dopo che è stata parzialmente riformata dalla Consulta, non è più la stessa legge, è proprio un’altra, con un sistema elettorale diverso. E’ praticamente un pasticcio. Ad ogni modo concordo che con questa forma di governo mutuare sistemi elettorali di altri paesi con forme di governo differenti non ha senso, la governabilità dipende dalla politica e dai partiti non dalla legge elettorale.

      • davide scrive:

        del job act non sarebbe male il fatto di avere un contratto unico che tolga tutte le diverse tipologie contrattuali: peccato però che contiene anche altre cose pessime come l’eliminazione di qualifiche e mansioni nonché la liberalizzazione della contrattazione aziendale allargandola al massimo ovvero introducendo quella personale…

        • alessandro scrive:

          possiamo discutere di tecnicismi all’infinito, ma la riforma del mercato del lavoro non è una priorità. Prima bisogna creare opportunità di lavoro, incentivando la domanda, ingrassando le buste paga e riducendo le tasse e poi riscrivendo le regole sul lavoro. Oppure che l’attività delle riforme sia complementare a tutte quelle iniziative volte ad incentivare la crescita e la domanda aggregata, l’importante che non passi il messaggio che l’Italia non cresce perchè deve fare le riforme e non è competitiva ecc ecc perché sono palle colossali

    2. Alex scrive:

      Una spiegazione se possibile.
      Non ho capito se anche il Moralista sostiene un sistema presidenzialista o se viene detto solo come paradosso contro quelli che insistono sulla governabilità a tutti i costi.
      Grazie

      • il Moralista scrive:

        Caro Alex, a me piace il sistema parlamentare. Ma riconosco le ragioni di chi propende per una soluzione differente. Non mi piacciono i furbi e gli ipocriti che inseguono scorciatoie pavide e dannose. Un caro saluto

    3. davide scrive:

      il problema è che con la disperazione che c’è in giro la gente si aggrappa a tutto pur di non perdere la speranza…

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    DI MAIO PERCHE’ PARLI?

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    • Chi è il moralista

      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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