untitledNulla cambierà per davvero fino a quando un buon numero di cittadini non maturerà un nuovo modo di concepire il proprio ruolo in relazione al potere costituito. Senza una preliminare “rivoluzione delle coscienze”, ogni tentativo di frenare l’attuale deriva sanguinaria e illiberale pilotata dalla tecnocrazia europea risulterà certamente vano. L’ostentazione del dolore e della sofferenza, amplificato da media compiacenti, non aiuta. Cosa volete che gliene freghi a Saccomanni e Zanonato delle migliaia di cassintegrati pronti a finire sotto i ponti? Troppi sfruttati e neo-schiavizzati, illusoriamente convintisi di potere sensibilizzare le istituzioni intorno alla effettiva gravità del dramma occupazionale che li tormenta, finiscono inconsapevolmente per aggiungere legna al braciere che li tortura. Non capite che i nostri attuali governanti si garantiscono lussi, onori, potere e denari proprio in relazione alla dimostrata e sadica capacità di infierire sulla povera gente? Circostanza peraltro candidamente ammessa da Andrea Riccardi, già ministro nell’infame governo Monti?(clicca per leggere). Mostrandovi prostrati e piagnucolanti otterrete soltanto il risultato di rinforzare Enrico Letta agli occhi dei massoni reazionari che lo hanno imposto al potere conferendogli il chiaro compito di condurre i suoi connazionali sul sentiero della miseria, dell’apatia e della cupa e passiva rassegnazione. Non dimenticate che il popolo è sovrano. E il sovrano non si appella mai al buon cuore di nessuno. Sempreché gli italiani, a furia di leggere i panegirici dei vari paggetti di regime alla Marzio Breda e Massimo Franco, non si siano infine convinti circa la natura effettivamente divina del nostro Presidente Napolitano e del di Lui figlioccio Letta (con Alfano a completare l’improbabile Trinità). Nel qual caso rimarrebbe ben poco da fare. Ma se non siete disposti a rientrare in silenzio nei panni dei sudditi alla completa mercé di una nuova aristocrazia del denaro che sostituisce e surroga quella medievale basata sul sangue, dovete sforzarvi subito di difendere e recuperare le ragioni filosofiche e concettuali che hanno permesso all’Uomo nel corso della Storia di trasfigurarsi in cittadino. Dovete perciò sapere che, da Hobbes in poi, lo Stato esercita un potere delegato. Legittimo, illuminato e onesto  nella misura in cui è proteso verso la realizzazione del bene comune. Tollerabile se si limita a garantire il rispetto delle regole del gioco dimostrandosi di fatto indifferente verso le sorti di tutti e di ciascuno. Dispotico, tirannico, illegittimo e delinquenziale quando invece, come oggi accade, diviene improprio strumento di tortura brandito da pochi per soffocare con la minaccia della ritorsione e della violenza le istanze di giustizia, verità e progresso di molti. In tal caso i cittadini non solo non sono tenuti a rispettare gli obblighi che promanano da una autorità indegna ed usurpatrice, anzi, nel caso lo facessero, finirebbero per violare le regole del diritto naturale sempre valide in ogni tempo e ad ogni latitudine. Per capirci meglio. Chi, ad esempio, all’indomani del varo delle leggi razziali del 1938 si fosse distinto nel discriminare gli ebrei avrebbe così facendo perfezionato una condotta a favore o contro la legge? Io dico contro.  La normativa sulla razza ieri, il fiscal compact e il pareggio di bilancio oggi, non sono leggi sed legis corruptio. Con buona pace della presidentessa Laura Boldrini che, pur tenendo in ostaggio le istituzioni democratiche per interesse, insipienza e pavidità, si permette il lusso di accusare altri di “eversione”. Quando la classe dominante non riconosce a tutti gli altri il diritto a trascorrere una esistenza libera e dignitosa, così per come già stabilito nella Dichiarazione dei diritti dell’Uomo e del Cittadino del 1789 (clicca per leggere), cadono in automatico tutte le convenzioni che regolano la vita sociale. Ogni libero cittadino ha perciò il diritto di riprendersi la sua porzione di sovranità e di non riconoscere, fino al ripristino della giustizia denegata, nessun retaggio figlio di un sistema che ha fondato il suo dominio sull’arbitrio, la menzogna e la paura. Né ricco né povero, né rappresentanti né rappresentati, né imprenditori né salariati. Il mancato rispetto della norma prima provoca necessariamente il crollo della costruzione intera. Per queste ragioni la riconquista della libertà perduta passa in primo luogo dall’interiorizzazione immediata di un nuovo modo di concepire tutto ciò che ci circonda. Il primo passo verso una Rivoluzione compiuta avviene nel silenzio delle nostre coscienze.

    Francesco Maria Toscano

    6/02/2014

    Categorie: Editoriale

    23 Commenti

    1. Petronius scrive:

      Quoto:

      ” Il primo passo verso una Rivoluzione compiuta avviene nel silenzio delle nostre coscienze.”

      Secondo me invece è il contrario; la presa di coscienza e il coraggio di opporci alla tirannia lo troveremo solo esprimendo e “condividendo” le nostre emozioni con le persone che ci sono vicine o che sentiamo affini ideologicamente.

      Solo parlando, confrontandosi, scambiandosi opinioni e informazioni, arrabbiandoci tutti insieme troveremo il coraggio e la spinta necessarie per reagire e per unirci.

      Dobbiamo opporci oggi, non domani e dobbiamo stabilire cosa fare a queste elezioni europee che sono una scadenza importantissima ormai alle porte.

      Il mio personale giudizio sul GOD e su tutti i movimenti politici che stanno nascendo in questo periodo lo darò in base a cosa sceglieranno di fare a maggio, se astensione, se votare Tsipras, se votare Grillo o se non si pronunceranno.

      Si dice “li conoscerete dai loro frutti”, non dalle loro chiacchiere

      • Caro Petronius, ritengo che abbiate ragione entrambi, tu e Francesco Toscano, sul problema delle “coscienze rivoluzionarie”. Se non avviene qualcosa a livello profondo, “nel silenzio della coscienza”, nemmeno ci si troverà motivati a quel confronto e a quelle condivisione collettiva cui fai appello tu. D’altra parte, proprio grazie a quel confronto sarà possibile aumentare la presa di coscienza e il coraggio di opporsi al sopruso e alla “tirannia” dei neo-oligarchi in auge. Non concordo invece con te, Petronius, sul fatto che queste elezioni europee siano una scadenza importantissima ormai alle porte. E non concordo per le stesse ragioni spiegate in un recente articolo di DRP: il Parlamento europeo non conta nulla e nulla può cambiare dell’attuale assetto istituzionale europeo elitario e tecnocratico. Tuttavia, proprio tra i miei Fratelli di GOD ci sono invece persone che la pensano in modo più vicino al tuo modo di sentire, attribuendo se non altro un valore simbolico importante alla sconfessione elettorale dei partiti più subalterni all’eurotecnocrazia. Ma GOD non è un partito politico e non ne appoggia alcuno. GOD, semmai,esprime delle autorevoli valutazioni di natura meta-politica, anche se queste valutazioni possono senz’altro essere tradotte in posizioni e iniziative precise rispetto all’interesse della Polis. Quanto al discorso sui “frutti” e sulle “chiacchiere”, consentimi di contraddirti. Per tutto il XVIII secolo, dopo la Rifondazione massonica avvenuta nel 1717 a Londra, sul continente europeo si moltiplicarono le costituzioni di nuove logge sul modello britannico, che a tale modello aggiunserò però idee più radicali e sovversive…Furono appunto decenni di “chiacchiere” all’interno delle officine latomistiche. Ma chiacchierando chiacchierando, quell’abitudine a considerarsi fratelli e uguali nonostante le differenze di classe e di censo, quell’abitudine a sentirsi individui liberi e latori di diritti inalienabili, quell’abitudine a dialogare come in un parlamento (all’interno delle logge) e a dividersi in maggioranze e opposizioni, quell’abitudine a eleggere pro-tempore dei “governanti” invece che accettarli per diritto divino, quell’abitudine a mettere in discussione ogni potere costituito e ogni dogma religioso o politico-sociale; tutte queste abitudini diedero infine ai massoni la volontà e la determinazione di esportare fuori dalle logge (in una società dove non si poteva chiacchierare e nemmeno ci si poteva associare liberamente, dove il potere veniva da Dio, dove il popolo era costituito da sudditi e non da cittadini e non vigeva certo l’interclassismo massonico, ma semmai una rigida distinzione in caste ed ordini) le proprie “chiacchiere”…Il risultato fu la trasformazione sociale, culturale, politica ed economica del Mondo… Quindi, i “frutti” nascono dalle “chiacchiere” (cioè dallo scambio fecondo di idee)…Del resto, anche tu, caro Petronius, in questo momento stai producendo “chiacchiere”. Non stai militando con il Movimento 5 Stelle che a tutti chiedi di votare e non stai ancora militando con la costituenda Associazione “Eleanor Roosevelt”. Ora, io dò un alto valore a queste “chiacchiere” fatte sul Blog “Il Moralista” o altrove, ma se tu stesso vuoi essere valutato per qualcosa di più di queste “chiacchiere”, vai a militare politicamente per il Movimento 5 Stelle o per un altro partito che ti rappresenti, oppure impegnati con l’Associazione Roosevelt (a brevissimo ne avrai l’occasione) e così potrai essere misurato per i “frutti” del tuo operato e non solo per le utilissime (a mio parere) “chiacchiere” con cui sproni gli altri e te stesso ad operare. Sempre affezionatissimo Fra’ Cazzo da Velletri

        • Petronius scrive:

          Ci vorrebbe un saggio per rispondere.
          Prima cosa, queste “elezioni” NON “SERVONO” e come ho detto varie volte il Movimento 5 Stelle non ha un programma preciso quindi andrebbe a fare solamente un’opera di “guastatori” utilissima ma non propositiva.
          Il problema è che la vittoria dei grillini aumenterà il numero delle persone che prenderanno fiducia e soprattutto renderà vivo il fermento politico, quello che chiamo “il discorso” che è l’indispensabile precondizione perché possano passare i concetti.
          Quindi nel breve termine, ossia relativamente alle elezioni di maggio, sarebbe un errore non solo non votare Grillo ma non dichiararlo offrendo ai 5 Stelle (ossia alla gente che in seguito si vorrà convincere a passare dalla propria parte) il riconoscimento per l’impegno e il coraggio nella loro opera di opposizione.

          Sul problema delle chiacchiere in loggia vi invito a considerare che le situazioni vanno esaminate nel loro contesto e l’azione si decide secondo la valutazione del momento opportuno per fare una cosa o l’altra.
          A mio giudizio in questo momento occorre andare in mezzo alla gente e darsi da fare in maniera visibile; Grillo e Casaleggio lo hanno fatto e hanno raccolto qualche risultato. Oggi la situazione suggerisce che gli aggiustamenti andranno fatti, anzi risulteranno individuabili, solo in progress.
          Voi la pensate diversamente ma tenete presente che all’esterno il vostro atteggiamento troppo riflessivo (al punto di votare la fiducia a Letta) risulta difficile da decifrare.

          Per quanto riguarda me mi pare che esistano delle persone qui dentro che hanno militato nei 5 Stelle e vi potranno dire qual’è l’accoglienza sospettosissima che riceve il nuovo venuto e poi la difficoltà estrema di riuscire a far passare delle idee che vadano al di là di “Devono andare tutti a casa” o “Viva l’onestà”. Difficoltà estrema che per me, nelle riunioni dei 5 Stelle e nei Forum in cui ho attivamente partecipato, si è rivelata una completa impossibilità (vi assicuro che chiunque si addentrava nella definizione di una posizione politica doveva precipitosamente abbandonare l’idea subissato da espressioni di sdegno dell’intera assemblea).
          Io sono disponibile a impegnare il mio tempo libero per ciò in cui credo ossia “andare a parlare con la gente” per far rinascere la consapevolezza, la voglia di informarsi, la rabbia e il coraggio per lottare.
          Per fare questo occorre una persona o una associazione dotate di un prestigio o un carisma sufficiente, che escano allo scoperto alla luce del sole in nome delle quali io e tutti gli altri ci presentiamo, altrimenti non saremmo mai ascoltati.
          Ragazzi del GOD io non vivo su Marte, direi che fin qui ci siamo, no?
          Allora come avevo già raccontato, ho partecipato a una delle più note lotte sindacali in Italia e non ho nessunissima intenzione di perdere tempo sforzandomi di ottenere risultati senza disporre dei mezzi adeguati.
          Ci vuole una figura o un’associazione di prestigio altrimenti nella prima fase la gente non ti ascolta e le idee non passano.
          Se non siamo d’accordo su questo punto temo che le nostre posizioni sul metodo siano un po’ troppo distanti; adesso è SOLAMENTE una questione di “come” non di “cosa”.

          Ditemi quand’è la prima riunione della Eleanor Roosvelt e parteciperò per rendermi conto de visu di cosa si tratta e di come penserete di operare.
          Se si tratta di un’attività di tipo discreto temo che non sarei la persona adatta quindi se c’è questa benedetta riunione aperta ci sarò, se si tratta di scrivere in privato per poi ottenere un colloquio riservato sarebbe molto lontano da quello che cerco.

          Tenete presente che il discorso si è vivacizzato quando si è prospettata la possibilità di prendere una posizione precisa.
          Consideratelo e provate a venire qui in veste GOD molto più spesso per parlare direttamente coi lettori, avreste un successone.

          • Pierluigi scrive:

            @Petronius, ti confermo anche per quanto riguarda la mia esperienza, una certa rigidità nel M5S quando si introducono idee “non ortodosse”. In alcuni casi, credo però dipendesse dal carattere dei soggetti, vere e propri rifiuti nel far parlare chi proponeva discussioni scomode come quelle originate da un ipotetica convergenza con il PD.

            • Petronius scrive:

              @Pierluigi

              Poco dopo le elezioni di febbraio 2013 vado a una riunione nella località A. in cui avrebbero partecipato tre deputati fra i quali Di Battista.
              Ti faccio presente che avevo partecipato anche a una riunione in località PM dove avevo chiesto chiarimenti sulla posizione economica del M5S e dove si era creato un certo imbarazza perché le persone addette, CL e GM, non caoivano proprio di cosa stessi parlando (a un certo punto hanno tagliato corto dicendomi che il M5S segue la linea dell’economista Stiglitz “l’inventore della mano invisibile”…giuro…)

              Insomma per loro ero un marziano economista e quando stava per arrivare il mio turno per fare la domanda a Di Battista il grillino GM mi si avvicina, mi dà un colpo sulla spalla e mi ricnghia “Non fare lo stronzo” temendo che potessi mettere in difficoltà i deputati venuti all’incontro (cosa che non mi interessava minimamente, ero lì per capire quale diavolo fosse il loro programma).
              Io con parole molto brusche rimetto in riga GM che si scusa subito e faccio queste benedette due domande.

              Nella prima chiedevo a Di Battista come mai Grillo avesse dichiarato di desiderare le riforme del lavoro tedesche (Hartz) anche per l’Italia.
              Di Battista (bravissimo e coraggiosissimo ragazzo, sia chiaro) mi risponde che non sapeva di queste dichiarazioni di Grillo e quindi se non gli mostravo un documento con le dichiarazioni scritte non mi poteva rispondere.
              Ovviamente non avevo un foglio dato hce credevo lo sapesse e passo alla seconda domanda per la quale ero attrezzato.

              Chiedo perché nel programma 5 Stelle non si parla di incremento della spesa pubblica ma solo di tagli.
              Di Battista mi risponde che il M5S è contro l’austerità.
              Io gli dico che nel programma economico (e glielo mostro) c’è scritto solo di “tagliare” gli sprechi senza dire nulla né sulla destinazione dei risparmi né sulla necessità di politiche espansive basate sull’aumento di spesa pubblica.
              Al che si alzano in piedi tutti e tre i deputati sdegnati e mi rispondono all’unisono: “Ma che c’entra! Nel programma non c’è scritto ma fra noi ne abbiamo parlato!”

              Allora dimmi tu Pierluigi, io che posso fare?
              Me di mettermi a parlare della bontà, onestà e giustizia non basta.

              Comunque ci terrei moltissimo a partecipare alla campagna elettorale per i 5 Stelle perché comunque sia siete gli unici che fanno opposizione e sono CONVINTO che prima o poi da voi nascerà il vero movimento di popolo.

              Pierluigi, sei un grillino militante? Dimmi cosa posso fare e presso chi basta che non sia proprio in quello specifico gruppo 5 Stelle nel quale so che ogni discorso appena appena evoluto è assolutamente impossibile e anzi viato come un pericoloso tentativo di disgregazione della comunità (sai bene che ci sono soggetti simili)

              Grazie

              • Pierluigi scrive:

                @Petronius, si sono un attivista ma non un “grillino” nel senso che ho dissentito più volte su alcune esternazione di Grillo ed esternato il mio malessere sulla piattaforma di voto del M5S. Ho partecipato alla formazione di un gruppo nel mio paese ed alle attività di propaganda per le elezioni comunali, regionali e nazionali. Sono finito pure nella lista dei candidati comunali ma solo perché alla riunione in cui si doveva presentare la lista dei candidati eravamo in 16 e 16 dovevano essere i nominativi. Nel gruppo che ho frequentato prima di cambiare paese qui al nord, abbiamo anche iniziato a fare incontri sul monetarismo e la MMT . L’orientamento dato inizialmente al movimento riguardo agli sprechi ed ai tagli è radicato. E’ un po’ come un insegna che non si vuole cambiare quasi che, se si elaborassero obiettivi politici più strutturali, come il proporre un paradigma economico diverso da quello “mainstream”, si perda la propria identità. Discuto di ciò con alcuni attivisti laddove vi sia una certa “sensibilità” e “necessità” di farsì che il M5S si ristrutturi dandosi come obiettivo “il ripristino la Sovranità del Popolo Italiano” tralasciando i punti iniziali di lotta ( non l’impegno e l’onestà) e si batta per il rispetto e l’attuazione della Costituzione. Faccio il meglio che posso perché voglio morire, quando sarà, da homo sapiens sapiens e non come homo oeconomicus. Grazie a Te.

              • Petronius scrive:

                @Pierluigi

                Un minimo di contributo va dato (almeno da parte mia) non si può stare sempre con le mani in mano.
                Senza iscrivermi magari perché ci sono troppe cose che vorrei chiarire e di cui so che non sarebbe possibile parlare, ma un aiuto all’unica opposizione di popolo non lo posso negare.
                Se non sarà possibiie ai banchetti o in qualche forma di propaganda elettorale verserò un contributo.

                Non è il momento di sottilizzare sulla raffinatezza delle proposte o sulla perfetta coerenza del programma solo che mi piacerebbe chiarire quei punti sui quali facendo campagna elettorale mi troverei costretto a dire delle fesserie senza senso.

                Certo fa impressione come nessuno vi venga in aiuto; prendetela alla massonica, siete il movimento delle pietre grezze che si dovranno sgrezzare da sole; non so come andrà a finire ma se saprete soffrire e resistere vi evolverete e vi dovremo ringraziare.
                Se trovi fammi sapere.

    2. Spartaco scrive:

      Sul sito della Treccani cercando il significato di MEDIEVALE viene fuori questa spiegazione: fig. Caratterizzato da concezioni e principî superati e retrogradi, come quelli considerati tipici, da un punto di vista di certa storiografia polemica, della civiltà del medioevo: usanze, forme di vita m.; avere una mentalità medievale.
      Ora, nel medioevo il popolo sapeva benissimo di non essere libero, tanto è vero che l’oppressore di turno disponeva di un esercito per soffocare le continue rivolte. Oggi invece gli oppressori non hanno bisogno di un esercito perchè nessuno si ribella (tranne pochi cittadini che vengono sedati da fumogeni lanciati da gruppetti di poliziotti) basta dire che c’è il Debito Pubblico, che bisogna essere competitivi e tutti giù a lavorare come le bestie senza fiatare.
      Qualcuno potrebbe chiedere alla Treccani di rimuovere questa spiegazione? La storia ha dimostrato che è errata, l’uomo retrogrado è quello attuale. Svegliare le coscienze è cosa impossibile dato che fin dall’infazia, l’uomo moderno, atteaverso la scuola è educato a rispettare l’autorità, qualunque essa sia. L’unica speranza è che le poche persone libere passino all’azione e si trascinino dietro il popolo retrogrado ma pecora.

      • Petronius scrive:

        Spartaco abbi pazienza ma questo modo di parlare è controproducente e anche molto (ma molto) autoassolutorio.
        Adesso lasciamo perdere che il popolo sia pecora o altro; come giustamente dici tu diamoci da fare, usciamo allo scoperto, CAMBIAMO SOGGETTO DI DISCUSSIONE E PASSIAMO DALL’ANALISI RAFFINATISSIMA STORICO POLITICO ECONOMICA AL DISCORSO SUL “CHE FARE”.

        Il popolo “siamo noi” e dobbiamo riconoscerci nel popolo anche nei suoi difetti e nelle sue mancanze che noi stessi abbiamo nella stessa o forse in maggior misura.

        Basterebbe osservare semplicemente che più è vero che il popolo è pecora più è vero che la nostra responsabilità di connivenza e ignavia è gravissima (se loro sono pecore e noi no loro non potevano far nulla mentre noi avevamo il dovere di intervenire prima).

        Parliamo del “che fare” e prendiamo una decisa posizione sulle elezioni europee.

        • Spartaco scrive:

          Che fare?
          Potresti andare in ferramenta comprarti un forcone ed unirti a qualche presidio oppure seguire i consigli di Fra’ Cazzo da Velletri. Buona Fortuna!!

          • Petronius scrive:

            Grazie Spartaco per darmi ragione pubblicamente.

            • Spartaco scrive:

              Non capisco se ti sei offeso per la mia risposta, nel caso non era mia intenzione.
              In aggiunta ti posso rispondere, alla tua domanda su chi votare alle elezioni europee, che io voterò Movimento 5 stelle se non si materializzerà un nuovo soggetto politico più democratico più strutturato e che integri alle istanze dei pentastellati un programma di politica economica nazionale e Europea.

              • Petronius scrive:

                Avevo interpretato come una risposta sbrigativa di sufficienza.
                Leggo invece che voteresti 5 Stelle e soprattutto che abbiamo una visione in comune su piu’ di una cosa.

      • ugo scrive:

        Spartaco: [...] fin dall’infazia, l’uomo moderno, attraverso la scuola è educato a rispettare l’autorità, qualunque essa sia [...]

        Sono insegnante, e rilevo che le cose non stanno così. Piuttosto, oggigiorno si compera il consenso con cose che potremmo paragonare alle perline con le quali si dice che venne comprata l’isola di Manhattan. Ecco, la scuola (nell’insieme, con tutte le eroiche eccezioni personali del caso) è stata piuttosto tarpata dalle dirigenze al punto da creare il terreno fertile affinché si sia mediamente tanto gonzi da cadere nel tranello. I genitori partecipano attivamente e con vivo entusiasmo all’opera di distruzione educativa, quando non ne sono addirittura gli attori principali.

        • Spartaco scrive:

          Caro insegnante Ugo non ho ben capito la storia delle perline e della trappola comunque le volevo rivolgere alcune domande:
          L’uomo moderno ha subito un indebolimento rispetto all’uomo vissuto nel medioevo e una delle cause di questa involuzione la può trovare spiegata in questo video : http://www.youtube.com/watch?v=CmPMbHDQmhQ; ora, lei crede che la scuola riesca a sostituire il padre ( sia biologico ma soprattutto padre archetipo)?.
          Io credo proprio di no, anzi penso che la scuola indebolisca ulteriormente l’alunno. Stare seduti, da 6 anni fino a 19, insieme a dei coetanei con cui devi entrare in competizione per gratificare l’insegnante (l’autorità) secondo lei rende uomini autonomi, liberi e predisposti al cambiamento?
          E’ un caso secondo lei che negli ambienti di lavoro si ripeta ossessivamente lo stesso schema appreso a scuola? All’Interno delle redazioni dei vari giornali i giornalisti competo uno contro l’altro per compiacere il proprio capo senza curarsi di cercare la verità (Vedi Paragone); all’interno dei partiti politici lo schema è ancora più evidente come viene evidenziato su questo Blog. Nel mondo del lavoro in generale si compete ossessivamente uno contro l’altro per inseguire il modello che ci propina l’autorità:il modello “Del sogno americano” dove per essere felici bisogna avere soldi potere e fama.
          Ma soprattutto, è un caso che i figli di Berlusconi (profondo conoscitore della società occidentale) abbiano frequentato scuole steineriane?

          • ugo scrive:

            La questione delle “perline” è chiaramente una similitudine e non è da prendere alla lettera. Il riferimento è al modo in cui oggi i ragazzini non vengano educati tanto dalla scuola quanto dalle persuasioni che provengono dal mondo del commercio e dalla “cedevolezza” del genitore-tipo, esautorato del proprio ruolo da modelli sociali che considero quantomeno discutibili e che di educativo hanno ben poco. In queste condizioni, i ragazzini sono ben lontani dal divenire oggetto di “istigazione alla competizione”. Anzi, vale più spesso il contrario, fino a “coltivare” generazioni di persone mediamente senza né arte né parte, con ambizioni smisurate alle quali non corrisponde la consapevolezza dello sforzo che richiede dare soddisfazione a quelle ambizioni, né del conflitto che quelle ambizioni non realistiche possono generare. Quel che ne deriva sono (mediamente) individui colmi di pretese artificialmente soddisfatte con stratagemmi privi di consistenza e gravemente diseducative. La presunta “competizione”, in queste condizioni, è in effetti puro e semplice “capriccio”.

            Passando alle domande, come vede l’idea del “padre come archetipo” la riferisco alla più generica figura del “genitore”, e sono d’accordo con lei nel dire che è stata (mediamente) distrutta e ridotta alla caricatura di se stessa. Rilevo altresì una certa comunanza di trattamento tra la figura del genitore e la figura dell’insegnante – entrambe intenzionalmente spogliate della loro autorevolezzaq (tenendo ben presente la differenza enorme che passa tra autorevolezza e autorità). La scuola non deve e non può sostituire il genitore, anche se tanti genitori sconfitti da circostanze oggettivamente ardue amerebbero che le cose andassero così, ma genitori e insegnanti dovrebbero essere complementari nella formazione delle nuove generazioni.

            Aggiungo che un insegnante sano (ce ne sono, anche se non saprei quantificarne l’incidenza) non spinge alla competizione, ma alla valorizzazione del sé nel contesto di un gruppo o all’esterno di un gruppo, secondo le attitudini di ciascuno. E’ ben vero che, sciaguratamente, le indicazioni curricolari del Ministero spingono affinché la dimensione individuale venga annullata nell’appartenenza al gruppo ma, fortunatamente, alcuni insegnanti resistono a questa impostazione e coltivano il valore dell’individualità. Ovviamente ciò non è strumentale alle esigenze di alcuna dirigenza, e non per niente chi lavora in quest’ottica viene spesso etichettato come “deviante”.

            Mi permetto di notare che uno dei modelli che cerco di proporre a chi vive la scuola insieme a me stando dalla parte dei banchi è quello del rispetto per l’altro da sè, MA (ed è un grande “ma”) mitigato dalla sana pretesa del rispetto per sè. Nel modello che testimonio col mio comportamento quotidiano, chi non dà rispetto non riceve rispetto. Tutt’al più indifferenza ed esclusione sostanziale, giacché le leggi impediscono di manifestare quell’esclusione formale che sarebbe invece assai educativa per chi avanza pretese non realistiche nel proprio vivere la collettività. La mano dell’accoglienza è e deve restare sempre tesa, ma finché ci sputi sopra deve riservare solo ceffoni (in senso figurato: non dimentichiamo le leggi) tanto dagli insegnanti quanto dai compagni. E, sarebbe auspicabile, dai genitori.

            Non so se son stato chiaro, perché si tratta di punti di vista molto distanti dagli standard, e non è facile farsi capire. Non mi spingo oltre perché abuserei dell’ospitalità del “padrone di casa”.

            • Spartaco scrive:

              Io mi riferivo ad una scuola di venti, trenta anni fa, quella che hanno frequentato i cittadini che ora dovrebbero reagire agli oppressori invece di prostrarsi e piagnucolare come dice Toscano. Lei invece scrive di come insegna lei nella scuola di oggi. E da come descrive gli alunni attuali non credo riusciranno neanche a piagnucolare e prostrarsi quando sarà il loro turno. Comunque la saluto nella convinzione che lei sia un ottimo professore in una scuola da reinventare.

              • Petronius scrive:

                Pensate solo a questo: qualsiasi materia umanistica si voglia studiare bisogna farlo sotto forma di “Storia di”; storia dell’arte, storia della letteratura, storia della filosofia.
                Le materie umanistiche, come diceva Wrwin Panofsky, sono quelle che danno agli uomini il coraggio e la forza di non sottometersi e di ribellarsi al potere.
                Chi di noi che si è appassionato a una materia umanistica lo ha mai fatto in ordine cronologico?
                Un discorso che porta molto lontano.

    3. MM scrive:

      Ripartire dalle riflessioni di Hobbes sulla cessione di sovranità, ma anche dalle riflessioni di Locke sull’argomento, è già una cosa eccelsa.

      MM

    4. Pierluigi scrive:

      Riscoprire la propria dignità e la dignità del proprio simile ( se non ti vuole mettere in schiavitù ). Oggi non credo esista modalità più rivoluzionaria. Tuttavia molte forma di protesta, sono una supplica al Potere. Una supplica di chi crede di essere un questuante. Lascio a voi, dotti lettori del Moralista ( senza scherno ) l’infrastruttura dottrinale, a me fa rabbia ma né conosco l’origine. La filosofia di uno dei miei nonni era rinchiusa nella seguente frase :” voto il partito che mi dà da mangiare”. L’altro invece, solo per non aver rinnegato le simpatie socialiste nel periodo fascista, manteneva la famiglia facendo i più umili lavori.

      • Petronius scrive:

        Lasciatemi dire che sono uno dei pochi italiani che può vantare due nonni antifascisti su due; uno era un povero operaio comunista, l’altro un’altra cosa ed era un radicale il che comporta alcune implicazioni.

        Pierluigi, mi raccomando se hai la possibilità di mettermi in contatto con un gruppo di grillini in cui si possa pensare un discorso appena appena più preciso e non solamente su onestà, giustizia e problematiche locali dimmelo.
        Zona Roma.

    5. il Moralista scrive:

      Una precisazione al pezzo. Drp ha appena giustamente avanzato un cortese appunto all’articolo in questione http://www.democraziaradicalpopolare.it/DRP_presenta_e_rilancia_Ogni_cittadino_conserva_il_diritto_naturale_di_resistere_alla_tirannide.html. Ho citato Hobbes non come esempio di pensatore anticipatore del costituzionalismo liberale, che naturalmente è Locke, ma solo in quanto precursore di una schema di pensiero che infatti permetterà a quelli dopo di lui di addivenire a conclusioni più apprezzabili e raffinate. Il Leviatano è soggetto esterno rispetto ai contraenti. Indispensabile per dominare i peggiori istinti dell’uomo. Nel pezzo infatti non scrivo “grazie a Hobbes” ma da “Hobbes in poi”, volendo perciò tracciare un punto di demarcazione temporale più che attribuire particolari meriti al singolo filosofo menzionato. Comunque questo aspetto si prestava ad oggettivi margini di fraintendimento. Quindi ben hanno fatto gli amici di Drp a chiosarlo consentendomi di ritornare sul punto.

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    "nella mia vita ho conosciuto farabutti che non erano moralisti ma raramente dei moralisti che non erano farabutti." (Indro Montanelli)


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    • Chi è il moralista

      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

    • Cos’è il moralista

      Sito di approfondimento politico, storico e culturale. Si occupa di temi di attualità con uno sguardo libero e disincantato sulle cose. Il Moralista è un personaggio complesso, indeciso tra l'accettazione di una indigeribile realtà e il desiderio di contribuire alla creazione di una società capace di riscoprire sentimenti nobili. Ogni giorno il Moralista commenterà le notizie che la cronaca propone col piglio di chi non deve servire nessuno se non la ricerca della verità. Una ricerca naturalmente relativa e quindi soggettiva, ma onesta e leale.

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