untitledDopo aver giurato per mesi che “Enrico può stare sereno”, che “non andrò mai al governo senza passare per le urne” e che “il mio Pd non farà mai governi consociativi con la destra”, Renzi ha naturalmente deciso di fare l’esatto contrario di quanto precedentemente annunciato palesando in tal modo una disinvoltura degna del suo vero mentore e padre spirituale Silvio Berlusconi. La menzogna in politica non fa scalpore. Basta appellarsi al sempiterno “repentino e imprevedibile precipitare degli eventi” per giustificare qualsiasi giravolta. Ne sa qualcosa Napolitano, il quale, dopo avere recitato sdegno per mesi contro chi ventilava l’ipotesi della rielezione, bollata con finta alterigia alla stregua di  “ridicola opzione contraria allo spirito della Costituzione”, si è fatto poi rieleggere nel nome delle solite e provvidenziali “emergenze”. Con la stessa tranquilla e umile sicurezza con la quale vi dissi fin da subito che Mario Monti, osannato da una stampa corrotta, avrebbe impoverito l’Italia (clicca per leggere), e che Enrico Letta ne avrebbe certamente proseguito la sadica opera    (clicca per leggere), oggi vi anticipo il nefasto indirizzo politico del primo governo Renzi in McKinsey (clicca per leggere). Una premessa. Sbaglia chi dice che il vero sconfitto di questi giorni è Enrico Letta. Enrico Letta non esiste. Non è mai esistito. Non potendo formalmente ricoprire contemporaneamente il ruolo di Presidente della Repubblica e quello di Presidente del Consiglio, Napolitano ha nell’ultimo anno manovrato Letta con la stessa maestria con la quale il famoso ventriloquo Luis Moreno  tirava i fili del simpatico pupazzo Rockfeller (clicca per guardare). O, se preferite esempi meno pindarici, si può dire che Letta stava a Napolitano come Medvedev a Putin. D’altronde, non a caso, sia Zar Vladimir che Re Giorgio hanno fin da ragazzi interiorizzato con scrupolo gli insegnamenti sovietici ricevuti.  Quindi il vero sconfitto di questi giorni non è il burattino Letta quanto il burattinaio Napolitano (clicca per leggere). Le anticipazioni del libro di Friedman, pubblicate in bella evidenza da Financial Times e Corriere della Sera, hanno ridimensionato di molto le ambizioni assolutiste del vecchio migliorista innamorato del potere ora  richiamato all’ordine. Leggendo attentamente la risentita risposta inviata dallo stesso Napolitano al Corriere della Sera (clicca per leggere), sempre in relazione al presunto “sgub” del giornalista americano, se ne capisce bene il perché. Scrive, tra le altre cose, il “monarca dimezzato”: “Nel corso del così difficile – per l’Italia e per l’Europa – anno 2011, Monti era inoltre un prezioso punto di riferimento per le sue analisi e i suoi commenti di politica economico-finanziaria sulle colonne del Corriere della Sera. Egli appariva allora – e di certo non solo a me – una risorsa da tener presente e, se necessario, da acquisire al governo del paese”. Fuori dal politichese, cosa dice in realtà con fare vagamente esoterico Giorgio Napolitano? Dice in pratica che la “forzatura Monti”, se forzatura è stata, non è frutto dello volontà dispotica del Presidente della Repubblica, il quale, al contrario, si limitò a recepire alcuni “bonari consigli” provenienti proprio da quegli stessi mondi che oggi avanzano critiche e riserve (“Monti era inoltre un prezioso punto di riferimento per le sue analisi e i suoi commenti di politica economico-finanziaria sulle colonne del Corriere della Sera”). Detta in termini ancora più brutali, Napolitano sta chiaramente dicendo di essere stato solo l’esecutore di un disegno pianificato proprio da chi, per ragioni intuibili, ora glielo rinfaccia. Per questo Napolitano ha subito abbandonato  la sua  “creatura” Enrico Letta. Perché sa che l’input dell’operazione Renzi al potere parte proprio da quegli stessi mondi che gli hanno consentito fino ad oggi di fare in Italia  il bello e il cattivo tempo per conto terzi. Non sono certo che Napolitano, come da più parti si vocifera, sia pronto a dimettersi per fare posto al redivivo Prodi. Anzi, a dirla tutta, dopo avere assistito alla squallida ritirata di Enrico Letta in versione BianConiglio, un’altra ipotesi mi appare più verosimile. Quella che contempla un Napolitano perfettamente auto-calibratosi nel nuovo ruolo di semplice notaio, pronto ad assecondare i desiderata di Renzi in posizione ora subalterna e di completamento pur di rimanere ancora incollato all’augusta poltrona. Re Giorgio non si dimetterà, ma, più prosaicamente, si limiterà per il futuro a veicolare periodiche banalità (i famosi “moniti”) e a tagliare nastri magari fino al 2018. Stando però adesso ben attento a non disturbare il nuovo “amministratore delegatoMatteo Renzi. Oggi avrei voluto chiarire la mission che i “soliti noti” hanno affidato a Renzie nell’insediarlo al potere. Ma siccome il discorso si è fatto già abbastanza lungo, vorrà dire che questo ulteriore aspetto lo tratteremo appositamente nell’articolo di domani.  

    Francesco Maria Toscano

    14/02/2014

    Categorie: Editoriale

    7 Commenti

    1. Walter scrive:

      Non ho capito però di quali interessi specificatamente italiani Napolitano sarebbe portatore.
      Non so se è solo una questione personale di caccia alle poltrone; forse ognuno di questi signori (Letta, Berlusconi, Napolitano, Berlusconi…) rappresenta un certo gruppo di potere o di interessi subalterno a livello nazionale e la dialettica politica in Italia potrebbe essere solamente la lotta fra questi gruppi localistici per accaparrarsi le posizioni migliori lasciate dai poteri forti internazionali.
      Sarebbe interessante entrare nel dettaglio dei gruppi italiani; magari si capirebbe per quali motivi Berlusconi è sempre stato visto come un estraneo.

    2. leopoldo scrive:

      per vedere come stanno le cose bisogna vedere se renzi porterà almeno una delle riforme. lo scontro è interno al PD, de benedetti e prodi, a cui ha partecipato la finanza, monti e friedman. renzi così come è ora, è un leader dimezzato senza buone carte da giocare, che deve costruire(riforme). lui si trova alla mercé del primo che si vuole defilare. ha qualche possibilità fino alle europee ed amministrative (a firenze si vota il sindaco) se per allora non sarà riuscito ad ottenere qualcosa a gennaio lo butteranno giù(ecco perché letta si è defilato). effettivamente a napolitano lo hanno ridimenzionato perché non è piaciuto il discorso al consiglio europeo, chissa cosa impara frieman alla FBC, che finaziatori ha tale società, ecc… ?

    3. Gianluca scrive:

      E intanto esce questa “notizia” (noi non ce n’eravamo accorti!):
      Parlamento Ue: ‘Troika? Macellaio responsabile di catastrofe sociale e politica’
      http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/02/13/parlamento-ue-troika-macellaio-responsabile-di-catastrofe-sociale-e-politica/880503/

      Si vede che ci sono le elezioni a Maggio? A chi prendono in giro?

    4. Giuseppe Siano scrive:

      Salve
      La soluzione è una sola: RESTIUIRE AL POPOLO IL DIRITTO DI EMETTERE MONETA e toglierlo ai BANKSTER

    5. Luca Mautone scrive:

      Magari mi sbaglio…ma ho l’impressione che il nome di Prodi come possibile successore di Napolitano sia stato tirato fuori solo come avvertimento al fratello Berlusconi. Del tipo se tu Berlusconi rompi troppo le palle a questo governo sappi che mettiamo il tuo arcinemico Prodi al colle e sei veramente finito…

    6. ugo scrive:

      Toscano: “La menzogna in politica non fa scalpore.”

      Magari non fa scalpore, ma dovrebbe suscitare desideri di vendetta. Tremenda vendetta. Dovrebbe indignare, dovrebbe delegittimare, dovrebbe squalificare, dovrebbe sancire la fine dell’esistenza nel “giro” di colui che mente, dovrebbe provocare incarcerazione a vita di costui per il più efferato dei delitti politici: il tradimento.
      Diciamo che in una cultura nella quale il senso dell’onore è stato intenzionalmente eradicato, il non considerare ovvie tutte queste conseguenze della menzogna è quello che ci si poteva aspettare (del resto, fa parte del progetto). Rimane comunque qualcosa di socialmente assai poco sano, rimane a tutti gli effetti una patologia da combattere con ogni mezzo. Occorre trovare un antibiotico abbastanza potente da sterminare, fisicamente, il ceppo resistente che ci infetta. Del resto, quando c’è un’infezione nessuno prova compassione per i poveri batteri avvelenati, no?

    7. stefano scrive:

      Il vecchio viscido traditore dell’italia non manovra proprio un bel niente, caso mai è il meglio manovrabile. Deve averne proprio combinate di tutti i colori se alla sua età, invece di riposare, deve ancora tramare (sotto dettatura naturalmente) per evitare il peggio alla sua discendenza.

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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