downloadIn queste ore, proprio mentre gli abitanti della Crimea sono chiamati ad esprimersi tramite referendum, molti osservatori internazionali denunciano il pericolo russo. Una chiave di lettura maggioritaria  in Occidente, infatti, tende a dipingere Putin alla stregua di un inguaribile nostalgico mai del tutto rassegnatosi al definitivo crollo dell’Urss. Questa impostazione non mi persuade affatto. Specie se avanzata da acritici cantori delle meraviglie dell’attuale Unione Europea, di fatto unico e legittimo erede del defunto mostro sovietico per come suggerito dal lavoro di Pavel Stroilov e Vladimir Bukovskij (Eurss. Unione Europea delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, Spirali editore). Un breve riassunto. Nel 2010, nel corso di elezioni definite dall’Osce “trasparenti(clicca per leggere), il filorusso Victor Yanukovich divenne il legittimo presidente dell’Ucraina.  Nel novembre del 2013 però, in seguito al rifiuto di Yanukovich di firmare un accordo di “associazione” con l’Europa, l’Ucraina finì con l’essere improvvisamente investita da una ondata di manifestazioni di piazza. Il 22 Febbraio del 2013 “gli eroi di piazza Maidan”, dopo mesi di “stoica resistenza”, costrinsero infine il presunto tiranno alla fuga instaurando al potere il “ben più liberale” Arseniy Yatsenyuk. Questo perlomeno è quello che ci ha raccontato il nostro “credibilissimo” circuito informativo mainstream. Ora, senza volere approfondire meglio genesi, natura e conformazione della recente rivoluzione Ucraina, fortemente sospettata di infiltrazioni naziste abilmente rifocillate (clicca per leggere), mi chiedo perché mai l’Occidente continui a legittimare alcune prassi di conquista del potere che mal si conciliano con la retorica iper-democratica che contraddistingue le nostre illuminate classi dirigenti locali e sovranazionali. Yanukovich, per quanto oggettivamente inetto, mediocre e miserabile, aveva vinto libere elezioni. E in democrazia chi vince le elezioni ha tutto il diritto di governare  per essere poi giudicato dal corpo votante a fine mandato. Capisco che in Italia, dove Monti, Letta e Renzi sono stati tutti nominati secondo l’imperscrutabile volontà di Re Giorgio, la democrazia non vada più molto di moda. Ma, ve lo dico in tutta onestà, non credo che gli ucraini muoiano dalla voglia di importare l’oramai collaudatissimo “sistema Napolitano”. Forse, visto che lo fanno da tempi relativamente brevi, gli ucraini a differenza nostra continuano ad apprezzare il suffragio universale. Magari anche a costo di urtare la sensibilità di un eventuale Napolitanenko autoctono. Comunque finisca, questa storia dimostra una cosa seria e grave: la superiorità morale dell’Occidente libero nei confronti del resto del mondo non esiste più. Oggi i barbari siamo noi, anche se non ce la facciamo ancora a dircelo. Il mondo capitalistico vinse la guerra fredda senza sparare un colpo. Non ce n’era bisogno. Bastava notare le gesta dei tedeschi dell’est che rischiavano la pelle inseguendo il sogno americano per capire quale sistema avrebbe alla lunga prevalso. Ai giorni nostri sono i greci, i portoghesi, gli italiani e gli spagnoli che scappano. Solo che, a differenze dei tedeschi dell’est di allora, le vittime odierne non sanno neppure per dove scappare. Gli Usa e la Ue si sono affrettati nel precisare che non riconosceranno il risultato del referendum di Crimea. Mentre scrivo appare chiaro il responso del referendum: trattasi di plebiscito in favore del ritorno verso la casa Russia (clicca per leggere). Non tutti sanno che la Crimea, parte integrante della Russia fin dai tempi di Caterina la Grande, divenne territorio ucraino solo in seguito ad un “gesto di amicizia” decretato nel 1953 dal leader sovietico Nikita Khrushchev (clicca per leggere). Per cui, secondo il principio dell’autodeterminazione dei popoli caro a Wilson, non si capisce dove stia lo scandalo. A meno che lo scandalo non consista proprio nell’ interpellare il popolo, prassi bollata come sovversiva dai tecnocrati di Bruxelles fin dai tempi di Papandreou, ex premier greco che si era messo in testa di permettere al suo popolo di decidere liberamente il proprio futuro (clicca per leggere). Gli europei, al pari degli ungheresi del ’56, sognano di riconquistare la libertà. Sentendosi già oggi pienamente schiavi di una burocrazia comunitaria di tipo sovietico che persegue obiettivi eugenetici mutuati dal nazismo. La Merkel, Renzi, Hollande e Draghi lavorano per impoverire dolosamente i poveri e raggirati cittadini dell’Unione. Putin invece non si sveglia ogni mattina con l’assillo di “suicidare” i russi portandoli alla pazzia e all’ esasperazione a colpi di rigore e austerità. Certo, nonostante l’impetuosa crescita economica degli ultimi anni, trainata da colossi energetici sotto il controllo pubblico come Gazprom, i problemi del gigante russo restano molti: diseguaglianze economiche e compressione dei diritti civili in primis. Se Putin, anziché mostrare muscoli e carri armati, si impegnasse nel far fare un salto in avanti al suo Paese dal punto di vista delle conquiste civili e della piena e riconosciuta libertà di espressione, completerebbe una perfetta vendetta della Storia. L’Occidente, finito sotto il tallone neonazista di Merkel e Draghi, inizierebbe a guardare ad est con gli stessi occhi con i quali i praghesi del ’68 guardavano verso ovest. E a quel punto, anziché continuare a giocare di rimessa, la Russia avrebbe tutti i titoli per fomentare, mutatis mutandis, ”rivoluzioni per la democrazia” nel cuore dell’Europa.  Dalla Grecia al Portogallo e dall’ Italia all’ Irlanda, ne sono certo, in molti risponderebbero all’ appello pur di spezzare le catene di questa arcigna Unione Europea. Può però la patria di Anna Politkovskaja interpretare il ruolo di leader morale del mondo nuovo? La vedo dura, durissima. A meno che la Russia non riesca per davvero a morire a stessa per rinascere su basi rinnovate. 

    Francesco Maria Toscano

    16/03/2014

    Categorie: Esteri

    7 Commenti

    1. nkant scrive:

      Caro moralista, lei vede sempre il bicchiere mezzo vuoto.Colto ma troppo pessimista!

    2. Lodevole, ammiro la sua memoria storica e la sintesi nell’esporre il quesito.

      <>.

      Franklin Roosevelt

    3. fabio ehsani scrive:

      a proposito di forze armate… avete visto la riduzione del spese italiane per la polizia e la riduzione programmata dei militari ?? se la unite al rilascio in strada di molti criminali, il piano appare chiaro e lampante. si vuole aumentare la criminalita per poi dire; ci vogliono controlli maggiori e magari forze di polizia PRIVATE che prima o poi saranno tutte monopolizzate da enormi gruppi economici che le utilizzeranno come guardie private a tutela dei loro interessi. prima li presenteranno come difensori della legge dove i carabinieri sotto organico non riescono a intervenire, poi la situazione evolvera diventando una sorta di polizia privata come nel medioevo al servizio del ricchi , dell aristocrazia. eurogendfor si inquadra benissimo in questo progetto di sostituzione delle forze dei polizia con forze private o sovranazionali( e sovranazionali significa in ultima analisi forze delle banche massoniche)

    4. Rodion scrive:

      Perfetto.

      Non ci si aspetta un esempio di Democrazia dalla Russia: il dato di fatto rimane che Putin sta giocando la carta di smascherare il mostro che governa l’Occidente, ormai senza freni. Snowden è l’esempio più lampante di questa strategia.

      La Russia non ha mai conosciuto niente di diverso da totalitarismi e mafia: ma ha conosciuto ai massimi livelli sia la cultura illuminata occidentale sia quella orientale. Soprattutto, come tutti gli stati “canaglia”, conserva una forte identità culturale, una lingua e una banca centrale dipendente da un governo legittimo.

      Rimane quindi un importante baluardo per fornire un’ideologia difforme dal pensiero unico neoliberista antiumano: il manifesto dittatore e sanguinario Putin rilascia dichiarazioni che seguono la stessa linea della nuova guida gesuitica vaticana. E’un genio machiavellano.

      Di quante Politkovskaja non sappiamo nulla nel nuovo Occidente ordopiddino? Vogliamo ricordare i nostri reporter che non tornano misteriosamente dall’Africa?

      Un mondo multipolare rimane l’unico sistema globale che ha permesso lo sviluppo delle democrazie costituzionali: fintanto che i programmi costituzionali non avranno completato il loro effetto nei maggiori Stati, a partire da quelli anglosassoni che esportano la libertà senza aver mai conosciuto una carta costituzionale socialdemocratica, non è possibile un esito non catastrofico di qualsiasi processo globalizzante.

    5. Laura scrive:

      A forza di proclamare in lungo e in largo il valore assoluto della libertà dell’uomo all’autodeterminazione, si son messe in testa alla gente delle idee strane. Tipo che uno sa che può finalmente dire di no a qualcosa che non gli piace, e che se la maggioranza vince.
      Questo dovrebbe indurre ad una seria riflessione.

      Penso sia parimenti utile riflettere su Daniele 2, 36-45. Magari l’antica sapienza vuol dirci qualcosa, dal momento che l’estensione geografica, ma anche di influenza politica, dell’U.E. ricalca significativamente, dopo le recenti primavere arabe, gli antichi confini dell’Impero romano. E poi Ya’juj e Ma’juj (Gog e Magog in arabo e in ebraico, a loro volta derivati dal cinese Mungug e Munciug): Magog identificherebbe la Russia, più precisamente l’Ucraina.

      Ocio.

    6. […] ragionamenti contenuti all’interno di un mio recente articolo riguardante la Russia e dintorni (clicca per leggere). Nel dichiararmi soddisfatto per avere collateralmente accelerato un approfondimento sul punto da […]

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