untitledPremessa: Il Moralista è uno spazio libero, plurale, volterriano e a-dogmatico. Ogni tesi, specie se ben scritta e argomentata, troverà sempre diritto di asilo sulle pagine di questo blog. Anche e soprattutto nel caso in cui gli articoli proposti contengano elementi di profonda dissonanza rispetto al mio modo di analizzare la realtà. Per cui, pur non condividendo premesse, analogie e risultanze del presente pezzo firmato da Rodion. mi dichiaro felice di pubblicarlo

    Di Rodion Romanovich Raskolnikov

    (Il mio passionario eurocentrismo si esprime e muore nei suoi confini naturali: non c’è peggior antiumano del mondialista. L’eterogenesi di una distopia. R.R.R.)

    Perché si esclude che l’Europa possa evolvere in senso democratico sulla base di un processo finalisticamente identico a quello che ha portato alla unità d’Italia.

    Ideologie: quale miglior strumento per promuovere un insieme strutturato di idee, a valore programmatico, se non la pubblicazione di un manifesto1? Un sommo documento da precomprendere per le future generazioni di utili… idealisti?

    Nel ’43, prima del rammarico hitleriano per la mancata unificazione europea con il Terzo Reich, Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi, prigionieri del fascismo statalista, gettano le basi per il superamento delle socialdemocrazie, non ancora diffuse, ma sicuramente foriere di riproposizioni nazionalsocialiste. Autentici visionari.

    Infatti, a tre decenni dal momento in cui il trilaterale Rockerduck finanziasse con gli altri Paperoni l’interessante The Crisis of Democracy, il valoroso duo affrontò “La Crisi della Civiltà moderna”, arrivando pionieristicamente a medesime conclusioni: ad iniziare dal classico revival dell’atomizzazione del socialismo attraverso le libertà negative.

    I due precursori del liberalismo ordinamentale, analogamente al baffetto mancato pittore2, apprezzavano «l’ideologia dell’indipendenza nazionale» come lievito per superare «i meschini campanilismi»: soprattutto, come il Washington Consensus ebbe modo di estendere in seguito, l’ apprezzavano come primo passo verso la “grande società” dato che «ha eliminato molti degli inciampi che ostacolavano la circolazione degli uomini e delle merci»3.

    Grazie a queste ricardianissime4 premesse, per la gioia di disoccupati e antropologi, milioni di persone migrano per il pianeta in funzione dell’allocazione ottimale, efficiente!, dei fattori produttivi.

    D’altronde, l’autodeterminazione dei popoli è il vero problema in quanto «la sovranità assoluta degli stati nazionali ha portato alla volontà di dominio di ciascuno di essi» e quindi come qualunque sincero democratico affermerebbe: «lo stato, da tutelatore della libertà dei cittadini, si è trasformato in padrone di sudditi tenuti a servizio». Insomma, come avrebbero apprezzato un Lelio Basso o un Mortati, meno Stato per tutti! Soprattutto, come da scuola neoclassica, pare che siano le politiche di Lord Keynes e di Michal Kalecky le vere responsabili del secondo grande conflitto mondiale. Come tutti sanno, la Crisi del ’29 (come quella futura del 2008) è avvenuta a causa del non sufficiente liberoscambismo. Tesi evidente per chi pensa che sia necessario evitare che la «lotta» torni «a svilupparsi secondo i vecchi schemi di contrapposizione tra classi». Effettivamente, secondo i nostri paladini visionari, il conflitto redistributivo si risolve con il libero mercato, con l’abbattimento delle frontiere nazionali e la destrutturazione dei governi socialdemocratici: Warren Buffett ringrazia5.

    Quindi, dopo analisi sacrosante sui sistemi socioeconomici che hanno portato ai totalitarismi, dopo l’elogio alla scienza che rifiuta gli strumenti ideologici come il mito razziale ad uso imperialista, nel manifesto si arriva al nocciolo della questione: la scienza economica. Finalmente qualche progressista che ha compreso qual è il motore della Storia! Bene. (Ma quale bipensiero può esprimere tali asserzioni in un manifesto ideologico?)

    I problemi sono «la politica autarchica, gli scambi bilanciati e gli altri ferri vecchi del mercantilismo», e il libero scambio deve avere come mercato l’intero «globo»: una splendida apologia ricardiana della globalizzazione dei mercati. D’altronde la geopolitica è una pseudo scienza. (Fuori anche la geografia dalle scuole!).

    E’ lo Stato che asservisce le masse facendo rinascere il «regime delle caste», miei cari plagiatori Stella e Rizzo!, come mai non citate le fonti? E poi un senso di déjà vu per i figli della UE: «Questa reazionaria civiltà totalitaria, dopo aver trionfato in una serie di paesi, ha infine trovato nella Germania nazista la potenza che si è ritenuta capace di trarne le ultime conseguenze. Dopo una meticolosa preparazione, approfittando con audacia e senza scrupoli delle rivalità, degli egoismi, della stupidità altrui, trascinando al suo seguito altri stati vassalli europei – primo fra i quali l’Italia. […] La tradizionale arroganza ed intransigenza dei ceti militari tedeschi [complesso bancario ed industriale?, ndr] può già darci un’idea di quel che sarebbe il carattere del loro dominio, dopo una guerra vittoriosa.[...] Tutti i paesi che fossero sfuggiti alla stretta della Germania, sarebbero costretti ad adottare le sue stesse forme di organizzazione politica, per prepararsi adeguatamente alla ripresa della guerra». Dopo questa considerazione, i nipotini di Ventotene hanno ritenuto intelligente entrare in un’unione monetaria con deutschland uber alles, stringere i vincoli a Lisbona ed ora pensano di andare a chiedere gli €uro-bond al nuovo fuhrer. Buona fortuna.

    In chiosa, dopo le ennesime sacrosante analisi, viene ricordato uno dei massimi problemi del tempo: gli «imprenditori che, sentendosi capaci di nuove iniziative, vorrebbero liberarsi dalle bardature burocratiche e dalle autarchie nazionali, che impacciano ogni loro movimento». Insomma, il tipico commitment da “fermatori di declini” ante litteram.

    Ma quando il conflitto sarà finito ci «sarà il trionfo delle tendenze democratiche»: «il coronamento dei loro sogni [“loro” sogni, quelli dei democratici a cui noi NON apparteniamo e da cui prendiamo le distanze, quantomeno per “una certa moderna e pastrufaziana latitudine di visuali”, ndr] è un’assemblea costituente, eletta col più esteso suffragio e col più scrupoloso rispetto del diritto degli elettori». Elettori che, se sono aventi diritto di un «popolo immaturo» (come quello “vigliacco e italiota”?), possono solo combinare pasticci e non far bene i compiti: situazione accettabile in tempi di “ordinaria amministrazione” ma «nelle epoche rivoluzionarie, in cui le istituzioni non debbono già essere amministrate, ma create, la prassi democratica fallisce clamorosamente». Scusate? Non abbiamo capito: tipo che per ottenere delle “riforme strutturali” potrebbe essere necessario creare una situazione (come con un vincolo esterno?) per cui la sofferenza psicologica di non fare le riforme diventa maggiore della sofferenza causata dalle riforme stesse?6 Interessante scelta civica.

    Passiamo all’ennesima sacrosanta analisi: «Le forze reazionarie hanno uomini e quadri abili ed educati al comando, che [...] nel grave momento sapranno presentarsi ben camuffati, si proclameranno amanti della libertà, della pace, del benessere generale, delle classi più povere. Già nel passato abbiamo visto come si siano insinuate dietro i movimenti popolari, e li abbiano [...] convertiti nel preciso contrario. Senza dubbio saranno la forza più pericolosa con cui si dovranno fare i conti». E la sintesi? La «leva sarà la restaurazione dello stato nazionale. Potranno così far presa sul sentimento popolare più diffuso, più offeso dai recenti movimenti, più facilmente adoperabile a scopi reazionari: il sentimento patriottico» Ecco l’origine di tutti i mali! La Patria e le proprie radici culturali! D’altronde si sa: nazionalismo e patriottismo son sinonimi7 in neolingua8.

    Insomma, l’unico sostanziale progresso è «la definitiva abolizione della divisione dell’Europa in stati nazionali sovrani» considerato che il «crollo della maggior parte degli stati del continente sotto il rullo compressore tedesco ha già accomunato la sorte dei popoli europei, che, o tutti insieme soggiaceranno al dominio hitleriano [merkeliano?, ndr], o tutti insieme entreranno, con la caduta di questo, in una crisi rivoluzionaria in cui non si troveranno irrigiditi e distinti in solide strutture statali. Gli spiriti sono già ora molto meglio disposti che in passato ad una riorganizzazione federale dell’Europa». Effettivamente Portoghesi, Greci ed Ucraini non aspettano altro. Ma noi si vuole i Bond, gli €uro Bond.

    Ventotene: i primi tre capitoli dell’ordoliberismo in salsa italiota.

    Sono curiosi questi diversamente democratici che propongono progressioni socialdemocratiche contestualmente al liberoscambismo: pare che la totale ignoranza dei fatti macroeconomici sia il più grande motore per la precomprensione di motivetti pop ed orecchiabili come quelli del pianista liberale L. Einaudi:

    «Bestie de Ventotene e Brussel

    bestie oppresse dal lavoro

    ascoltate la lieta novella

    tornerà l’età dell’oro»9

    Ed è tornata con l’ euro gold standard che, effettivamente… ci ha liberati dal lavoro.

    Non c’è peggior antieuropeo dell’europeista. Da sempre.

    To be continued….

    1http://www.sinistraliberale.org/files/Manifesto_di_Ventotene_1944.pdf

    2http://ideastracker.files.wordpress.com/2013/06/adolf_hitler_painting8.jpg

    3Tipica priorità di chi ha profondi sentimenti socialdemocratici.

    4https://it.wikipedia.org/wiki/David_Ricardo

    5http://www.americaoggi.info/node/27168

    6https://www.youtube.com/watch?v=nTHN0yitxBU

    7http://www.differencebetween.net/language/difference-between-nationalism-and-patriotism/

    8http://grammar.ccc.commnet.edu/grammar/composition/orwell.htm

    9Da cantare in SI BEEEEEHH molle ma meglio, la mattina, con l’alza bandiera: http://www.canzoniscoutdautore.it/ambientazione/la-fattoria-degli-animali-l-inno-del-maggiore

     

    Categorie: Politica

    39 Commenti

    1. Oh! Caro Maestro leggere la parola ” Manifesto” Mi riempie il cuore.
      Anche Carlomagno è stato il primo creatore dell’ ” Unione Monetaria Europea” con l’introduzione della lira, dei soldi e del denaro.
      Cito Denis de Rougemont <>.

      Meno Stato- Meno Stato- Meno Stato.

      Non voglio esserle Tedioso, ma fondiamo un movimento e iniziamo a massacrare gli stolti che si ritengono ” Politici” Il futuro dell’Europa appartiene agli Europeisti e non agli avidi, mentecatti definiti ” Estremisti Di Destra ” che manco hanno letto la Carta del Carnaro e l’essenza liberale del Manifesto sia dei Fasci di Combattimento sia di Ventotene.
      Basta fare gli intellettuali: Agire, andare verso il popolo e istruirlo inerente al futuro che solo gli Europeisti ” Populisti”, sono in grado di donargli a piene mani.
      Col cuore; libertà, uguaglianza e fratellanza. Per non farci mancare nulla; L’avenir est notre affaires. Denis de Rougemont.

    2. ugo scrive:

      Devo vergognarmi se confesso di non averci capito nulla?

      • Rodion scrive:

        No. Si vergogna l’autore di non essere stato in grado di proporre l’ermeneutica di un manifesto in modo chiaro e comunicativo. Manifesto che, però, andrebbe letto.

    3. Rosanna Spadini scrive:

      Sono curiosi questi diversamente democratici che propongono progressioni socialdemocratiche contestualmente al liberoscambismo: pare che la totale ignoranza dei fatti macroeconomici sia il più grande motore per la precomprensione di motivetti pop ed orecchiabili come quelli del pianista liberale” L. Einaudi

      Sono perfettamente d’accordo, oggi i veri antieuropei sono gli euristi, coloro cioè che difendono l’euro, perché l’euro è la vera arma di distruzione di massa, lo strumento killer del neoliberismo per massacrare le libertà democratiche e demolire il lavoro. Mentre i veri europeisti, coloro che vogliono un’Europa di pace e diritti, rispettosa delle diversità, sono gli euroscettici. L’euro infatti è un cambio fisso che risulta svalutato e favorevole per la Germania e sopravvalutato e sfavorevole per l’Italia.
      Scusate, ma perché a scuola non si studia economia?
      ci sarà un motivo?

      • Rodion scrive:

        Bingo.

        Chi disquisisce di politiche sociali senza solide basi di (macro)economia, è da assimilarsi ad un fisico che non conosce la matematica.

        Questo deficit culturale viene soffocato con slogan pop che assurgono a manifesto ideologico e che inevitabilmente portano alla totale precomprensione dei testi.

        Il progressismo muore de facto con l’assimilazione dei dogmi liberoscambisti. Assimilazione che non viene neanche avvertita da coloro che “sanno di sapere” dato che, essi stessi, si “precomprendono”.

        Da qui l’eterogenesi della realtà distopica che sta prendendo forma.

        • Rosanna Spadini scrive:

          Non sono slogan pop, e non vogliono nemmeno assurgere a manifesto ideologico, ma ripeto quello che sostengono molti validi economisti, anche premi Nobel: Krugman, Stiglitz, Sapir, De Grauwe, Bagnai, e altri che di macroeconomia ne sanno parecchio …
          La distopia è provocata da coloro che sostengono il contrario.

          • Rodion scrive:

            Non ci siamo capiti: gli “slogan pop” fanno parte di ciò che Bagnai chiama “luogocomunismo”.

            Infatti il post rimarca la differenza tra un europeismo dei popoli, pro-europeo, e un €uropeismo liberoscambista, anti-europeo.

            • Rosanna Spadini scrive:

              Perfetto allora cerca di essere un po’ più chiaro e meno criptico, così non fatichiamo a trovarci d’accordo mi sembra, no? A me sembrava di averti dato ragione, ma la tua prosa è piuttosto ermetica e quindi talvolta si fatica a comprendere il senso, anche perchè devo ammettere è molto documentata.
              Se posso consigliare l’utilizzo dei link sensibili aiuterebbe nella ricerca dei testi.

              • Rodion scrive:

                Effettivamente avrei dovuto scrivere “Bingo!”, con il punto esclamativo.

                Bé, immagino che ora hai capito che avevi centrato il punto e che, a seguire, il soggetto non eri tu, che la divulgazione macroeconomica l’hai studiata, ma erano i “nipotini di Ventotene” che pare non lo abbiano fatto e, se costoro son socialdemocratici, elaborano ab origine in modo “distorto” il significato del testo del manifesto (in particolare delle prime due parti). That’s it, that’all.

      • Petronius scrive:

        Dice Rosanna:

        “Scusate, ma perché a scuola non si studia economia?”

        Ecco il punto| Sono più di due anni che lo dico andando a riunioni di movimenti e addirittura al gruppetto di un certo economista borghese.
        Ma il concetto non passa, viene considerato un fattore secondario mentre che economia debba essere inserita nei programmi scolastici da dopo le medie è fondamentale; senza di quello oggi non è più possibile pensare di fare politica partendo dal basso perché i cittadini non sono in grado di seguirti e si trovano impreparati di fronte alle argomentazioni capziose e ricattatorie dei servi del potere.
        Finché non ci si rende conto che questa è la chiave (con tutta la lunga serie di importantissime implicazioni di vario ordine che per adesso tralascio) non si fa un passo avanti che è uno.

        I punti essenziali sono due:

        1) Divulgazione dell’economia e della storia economica, quindi inserimento nei programmi scolastici a scapito di altre materie magari bellissime ma non prioritarie in questo particolare momento storico

        2) Mettere l’accento sul problema della mobilità sociale che è l’unico fattore che possa essere considerato assolutamente dirimente fra chi è in buona fede e chi no. Andare con un programma politico che metta al centro la mobilità sociale mette in scacco tutti coloro che stanno facendo di tutto per rendere inmamovibile qualsiasi rendita di posizione (ossia l’accesso al privilegio); rende impossibile una replica dato che nessuno può affermare che è bene che alcuni abbiano meno possibilità di altri ma nel contempo non può essere sottoscritto “alla leggera” o nemmeno “per finta” senza minare alle fondamenta il disegno reazionario di cristallizazione delle differenze sociali. E’ un argomento che fa incazzare la gente che improvvisamente si rende conto che la sua posizione di subalternità non è dovuta a demeriti personali ma a un sistema configurato appositamente per impedire il ricambio delle élites (quindi vellica la rabbia per l’ “ingiustizia subita” e per “il patto tradito” che sono due elementi fortissimi di risveglio sociale e politico).

        Comunque mi fa piacere di vedere che per la prima volta una persona come Rosanna mette in evidenza il problema importantissimo della mancanza di “Economia” nei programmi scolastici.

        • Rosanna Spadini scrive:

          Grazie questo è il mio blog ideale, dopo essere stata cacciata via a calci nel sedere dal blog di Bagnai almeno qui trovo qualcuno che mi rispetta e mi capisce, con il quale mi trovo completamente d’accordo. Anche il dibattito mi sembra procedere con correttezza e senza paranoie di sorta.

        • Georgejefferson scrive:

          Obbiettivo politico di BREVE termine:

          crollo dell’euro senza con questo intendere che dopo ci sarà il “paradiso in terra”,ma e’ il passo fondamentale anche se non sufficente per far ripartire la resistenza sociale.

          Obbiettivo politico di LUNGO termine:

          Riforma scolastica costituente con la creazione della materia:

          STORIA DELLA FILOSOFIA,DELL’ECONOMIA,E DEL DIRITTO.

          Fin dalle elementari,in progressione di complessità durante l’iter scolastico fino alla maggiore età

          ATTENZIONE,ho detto storia di queste discipline,NON la predilizione di una branca nei confronti di un’altra.

          Queste saranno le mie prerogative di attivismo

    4. Gianluca scrive:

      Io dico solo complimenti a Rodion.

    5. gio scrive:

      sì però ora sono curioso di sapere cosa non condivide il moralista

      • il Moralista scrive:

        Per una prima epidermica visione del mio punto di vista rispetto ad alcuni temi trattati da Rodion leggere http://www.ilmoralista.it/2014/03/07/gli-antieuropeisti-veri-sono-quelli-che-difendono-questo-mostro-di-ue/. A domani per ulteriori approfondimenti

        • Rosanna Spadini scrive:

          Sono perfettamente d’accordo, ed è quello che ho detto anche a Rodion, ma lui è talmente abile nel celare le sue vere intenzioni dietro ad una sintassi ricercata quanto enigmatica e imprenetrabile, che, come gli ho appunto ripetuto, non è semplice cogliere il suo pensiero.

          • Georgejefferson scrive:

            Impenetrabile…insomma…
            Ce ne sono tanti di “rodion”pensiero simili.Proviamo questo che e’ semplice e molto bello a mio avviso:

            Gli intellettuali ed il senso di appartenenza

            di Black Jack

            Cosa aspettarsi da gente senza istruzione che viene bombardata e costretta con ogni tipo di coercizione ad assumere integralmente il ruolo di “consumatore”?
            Non si capisce che il “sistema” afferma il suo potere per l’appunto disgregando l’identità comunitaria dei subalterni e riducendoli a esseri dotati di una libertà inferiore, quella di comprare come fine in sè?Non va bene prendersela con quelli non in grado di difendersi che soccombono al condizionamento.

            Sono un problema tutti gli intellettuali imborghesiti,oggi ;che potrebbero (forse) ridare la coscienza al popolo ma per farlo dovrebbero SCENDERE IN PIAZZA IN MEZZO ALLA GENTE.Avrebbero dovuto farlo anni fa, avrebbero dovuto sporcarsi le mani andando a parlare faccia a faccia proprio con quelli verso i quali oggi si ostenta un cosí patetico disprezzo.

            Perché loro sono “la gente”, loro sono i “proletari” di oggi (e Grillo lo ha capito benissimo); la distinzione di classe NON si analizza lungo il vettore “ruolo nel sistema di produzione” ma secondo il grado di forza e resistenza del senso di appartenenza relativo al gruppo sociale o culturale di nascita (cioè al gruppo di origine).E’ una differenza fondamentale.

            Il potere si esercita IN PRIMO LUOGO privando i subalterni di un senso di appartenenza; la prova la abbiamo davanti agli occhi dove le uniche resistenze anti sistema si verificano dove esiste un forte sentimento religioso e/o un forte nazionalismo.

            Il ruolo dovrebbe essere quello di ridare questa appartenenza al popolo; come dice il Papa relativamente al compito della Chiesa (sostituite “sacerdoti” con”intellettuali”) il compito dei sacerdoti è di riuscire a rendere udibile la voce dei poveri, a fare sí (testuale) che la loro voce “diventi un ruggito”. Ma il Papa non è che si lamenta se il povero “non ha ben chiara la teleologia sottesa all’economia della salvezza”, il suo atteggiamento di partenza è quello corretto, quello che dovrebbero assumere gli intellettuali e che per profonda ignavia e arrivismo si rifiutano di assumere.

            Bisognerebbe sentire LA PERSONALE AFFINITA’ DEGLI INTELLETTUALI PROPRIO CON QUELLE PERSONE CHE RITENIAMO DEI “servi inconsapevoli del regime”.
            Come intellettuali avere il dovere di “parlare” alla gente, di capire il senso profondo delle loro istanze al momento cosí disordinate e senza un obiettivo preciso, di teorizzare forme di lotta progressivamente più “raffinate” e organizzate, di immaginare fini comuni, magari di medio periodo, per una massa oggi ancora eterogenea
            Per fare questo Bisogna sporcarsi le mani in mezzo a quella stessa gente che spesso si dimostra di disprezzare, non esiste altra via.

            O si fa questo o si e’ semplicemente parte di quel cuscinetto di “classe media” appositamente creato dal sistema per depotenziare le proteste di massa.

            • ugo scrive:

              Questo l’ho capito perfino io.
              Ancora questa mattina disquisivo tra colleghi su quanto sia importante contrastare l’appiattimento linguistico italiano che ci viene imposto tramite la diffusione forzata del romanesco (napoletanoide, toscanoide, assai più raramente siculoide) televisivo. Quel romanesco spacciato pervsivamente come “l’eloquio universalmente simpatico”, è il cuneo che viene forzato nelle profonde fessure che le “iniezioni di alterità” hanno aperto nel tessuto sociale di altre aree, in particolare piemontese, lombarda e emiliana. Siamo all’assurdo per il quale chiedendo ai ragazzini della scuola dove lavoro, a fine lezione, “come si dice ‘andiamo ragazzi’ in dialetto?” un’intera classe mi ha risposto, unanime e convinta, “‘nammo regà’” in luogo di “‘dumma fiòi’” (solo il 20% circa dei presenti ha detto di conoscere quell’espressione anche se non l’ha mai usata). Di fronte ad apparenti piccolezze come questa capisci che il progetto di disgregazione culturale non è una fantasia. Occorre fare di tutto per contrastare quel progetto. O dobbiamo pensare che non di progetto si tratti ma di semplice quanto profonda ignoranza? Personalmente non ne sono affatto persuaso.

              • Petronius scrive:

                Ecco; ma se sono d’accordo che lo sfacelo culturale è stato imposto anche tramite la ridicolizzazione dei dialetti, rimane un piccolo particolare: perché la gente è così sensibile ai condizionamenti culturali del potere?
                Come si fa a trovare qualcosa che sia più forte di quei condizionamenti?
                Ossia: perché alcuni capiscono i condizionamenti, reagiscono opponendo un muro di “ermeneutica” riuscendo in qualche modo a difendersi, mentre altri ci cascano dentro con tutte le scarpe?
                Se non capiamo questo non cominciamo neppure, spero che ce ne si renda conto.

              • ugo scrive:

                Penso che la tecnica applicata sia quella della semplice ridondanza – te lo ripeto finché ti entra in testa e non lo togli più di lì neppure con lo scalpello. E’ una tecnica più che sufficientemente efficace che fa molta presa sostanzialmente su categorie di persone assai diffuse quali: 1. i distratti; 2. i faciloni; 3. i fiduciosi; 4. i socievoli; 5. gli ospitali… L’elenco potrebbe continuare, ed è fscile notare che tra le caratteristiche che ho elencato non ci sono solo difetti (a volte, caratteristiche considerate “difetti” aiutano a difendersi dalle truffe della propaganda). Il meccanismo, una volta avviato, si autoalimenta, diventa virale. Per avviarlo si usano con una disinvoltura senza pari dei “cavalli di troia” che non hanno nulla a che fare con il reale obiettivo (es.: un film o un telequiz). Per sostenerlo si mostra come persone “in vista” siano entusiasticamente permeabili all’eloquio da promuovere anche se non è il loro. Ad un livello più marcato, nei telefilm si abbina l’eloquio da eradicare a personaggi negativi se non addirittura odiosi.
                Certo, non è tutto qui e non pretendo di essere un esperto in materia, ma direi che le banalità che ho osservato sono tutte lì da verificare in prima persona. Chi ne ha voglia, lo faccia.

              • Petronius scrive:

                Non credo che sia solo ridondanza Ugo, c’è ben altro.
                Un giorno lo si capirà che è solo di questo che si deve parlare.

    6. Rosanna Spadini scrive:

      A Rodion dovremmo dargli il premio Nobel della poesia postmoderna, per la sua straordinaria e sapiente capacità di utilizzare tutte le tecniche più esasperate, bizzarre, avanguardiste, futuriste, sperimentali di un neoplurilinguismo postgrammaticale: salto di nessi logici, alogismo, analogismo, citazionismo, trasformismo, metamorfismo, ambiguità intellettuale.
      Sai come succede, quando si dice, ah quello come ha parlato bene … ma che cazzo ha detto?

      • ampul scrive:

        :-)))

      • Rodion scrive:

        «[...]dopo essere stata cacciata via a calci nel sedere dal blog di Bagnai[..]»

        La natura può essere matrignissima.

        Con simpatia ai beati.

        :o)

        • Rosanna Spadini scrive:

          Gli intellettuali sono persone singolari, intelligenti e sapienti, proprio per questo il loro compito è particolarmente gravoso, ed è sostanzialmente quello di educare le masse, diffondendo loro teorie e verità conosciute. Solo così si realizza e prende forma quella globale conoscenza democratica che dovrebbe guidare ed istruire l’opinione pubblica. L’aveva capito bene Galileo Galilei, che non fu soltanto l’iniziatore della scienza moderna, ma anche lo “scienziato della comunicazione”, capace di diffondere le sue rivoluzionarie teorie attraverso la sua prosa agile e limpida, e lo aveva capito anche Bertolt Brecht, il quale dice che la responsabilità degli intellettuali, se correttamente onorata, avrebbe potuto evitare tragici disastri all’umanità (Bertolt Brecht, Vita di Galileo). Per quanto riguarda lo straordinario blog di Bagnai, che io ho frequentato con piacere e sofferenza per due anni, rispettando la grandezza dell’autore come economista, l’ambiente però non è dei più sereni (e questo non ce lo possiamo negare), perché se ti capita di azzardare un’opinione diversa dal frame dominante, ti si scarica addosso una caterva di ingiurie, che ti stramazza al suolo. Allora io chiedo, i followers devono ridursi ad assentire sempre e comunque, devono essere ridotti a zerbini scendiletto su cui ci si può strofinare i piedi, oppure possono cortesemente, rispettosamente e umilmente esprimere il proprio giudizio, anche se critico? Diversamente mi sembra un cenacolo di accoliti antidemocratico, più simile ad un soviet fascista, che ad un luogo di libero scambio di idee. E poi se la prendono con Grillo … almeno lui ha raggranellato 9 milioni di voti (ci provi Bagnai, che tanto lo odia).

          • Petronius scrive:

            L’intelletttuale non deve educare le masse.
            Se non si capisce questo si ritorna sullo stesso errore di sempre.
            La cosa sbalorditiva è che questa cosa la dicono soprattutto quelli de “la massa”…

          • and scrive:

            Perdonami, non conosco il motivo della tua esclusione/espulsione/autoallontanamento però ti chiedo se hai considerato la possibilità che sia il blog che l’account twitter del professore sia più che altro un mezzo operativo di “propaganda” che permette l’interazione con i followers più per avere un riscontro immediato (massì usiamola sta parola, so patriota e non nazionalista, un feedback) ed apportare correzioni alla propria strategia comunicativa più che ad un luogo di riflessioni e di approfondimenti come potrebbe essere questo spazio de ilmoralista?

            Forse così potresti capacitarti della rozzezza spesso necessaria del prof. per ridurre il dispendio di energie psicofisiche.

            • Rosanna Spadini scrive:

              Io non richiedevo alcun tipo di approfondimento personale o nessun tipo di relazione intellettuale o intima che fosse, ho seguito per due anni il blog, ripeto, con grande piacere, ma anche con grande sofferenza, perché tutte le volte che mi capitava di esprimere una critica al frame comune dominante, mi arrivavano delle cariche da far rabbrividire il Borghezio dei vecchi tempi. I termini della contesa erano spesso che lui non crede assolutamente nella buona fede di Grillo, dice che è pilotato dai poteri forti, perché non approfondisce il discorso dell’uscita dall’euro, ma nel frattempo sta riciclando tutto il luridume possibile, partitini che cercano di sopravvivere dicendo per la prima volta nella loro vita politica la verità, quali la Lega e Fratelli d’Italia, oppure attribuendo consenso a personaggi quali, Mario Giordano, Giuliano Ferrara, Matteo Salvini, Gianni Alemanno, ecc, gente impresentabile, ripescata dalle fogne della storia, che preferirei ingoiare un rospo vivo piuttosto di votare. Quelli sono esempi da imitare secondo lui ed esempi di onestà intellettuale, perché sono gli unici a rivelare le vere cause di questa crisi.

    7. and scrive:

      Per la redazione: potreste mettere nella premessa l’oggetto del post? non tutti sono acculturati conoscitori dell’esistenza di tali manifesti.
      Grazie.

    8. Rosanna Spadini scrive:

      A proposito della responsabilità degli intellettuali, Marcello Foa ha le idee chiare …

      In Europa c’è ancora un deficit democratico

      Ecco questa frase “il deficit democratico” dovrebbe suscitare l’indignazione degli intellettuali e della stampa che, sia essa di destra o di sinistra, dovrebbero esercitare il proprio ruolo di cane da guardia. E invece nulla. Anzi, viene assorbita come una verità assoluta, diventa, come tanti altri, un dogma e per questo continuamente ripetuto con l’effetto di rinforzarne l’assimilazione nelle masse. Insomma, si banalizza un’aberrazione. E solo i liberi pensatori hanno il coraggio di uscire dagli schemi. Ma sono, purtroppo, pochi.

    9. Avete scritto correttamente le “bestie di Ventotene” in riferimento ad Ernesto Rossi.Sarà opportuno allora ricordare in termini corretti chi sia stato veramente Ernesto Rossi in vita.Quando fu arrestato dall’OVRA di Milano diretta dall’ottimo investigatore ispettore Francesco Nudi, apparve sul quotidiano di Bergamo, ove il Rossi dimorava e faceva l’insegnante (erudendo il vittellume-bene bergamasco ai sacri principi dell’antifascismo) un articolo in cronaca intitolato:”una carogna al laccio”. Carogna poiché il Rossi assieme ad altri suoi simili “liberogiustizieri” erano i responsabili della strage avvenuta il 12 aprile 1928 a piazzale Giulio Cesare a Milano, in cui persero la vita venti persone e altre cento rimasero ferite.Sorvolo tutto il periodo in galera e al confine trascorso da costui, venendo al nocciolo della questione:a Parigi la Gestapo su segnalazione della consorella OVRA, durante la guerra, arrestò Dante Fornasari, estradandolo in Italia. Costui era l’esecutore materiale della strage fuggito subito dopo l’eccidio in Francia.Si stava finalmente nel 1943 (meglio tardi che mai) allestendo il relativo processo per la strage che vedeva alla sbarra mandanti ed esecutori, quando l’unico e vero colpo di stato militare del 25 luglio 1943(massonico antifascista)mai avvenuto in Italia, impedì la loro condanna. Nel dopo guerra il Rossi nominato presidente (per meriti antifascisti sic!) di un ente parastatale, corrispose al Fornasari, una notevole somma in denaro, chissa come mai? Da allora una cappa di silenzio omertoso di stampo mafioso, è scesa sul predetto eccidio, poiché agli italioti non è lecito conoscere i trascorsi “terroristici” di alcuni padri fondatori ( molto simili a quelli di via Rasella) dell’attuale republicchina che sta affogando in un oceano di corruzione e inefficenza!

      • Rodion scrive:

        Carissimo Otello, si capisce la tua nostalgia per l’epoca mussoliniana ma la critica al manifesto di Ventotene non è nella sue radici “antifasciste” piuttosto in quella connotazione “liberoscambista” che sfugge trasversalmente a destre, centri e sinistre.

        “Bestie” non è riferito a Rossi e Spinelli ma alla nota “cantilena orwellina” ne “La fattoria degli animali” che permette di diffondere un messaggio politico per la propria “musicalità” piuttosto che per i propri contenuti.

        Non è un giudizio storico sulle persone di cui conosco solo parzialmente i fatti che citi, ma sulla “contaminazione liberoscambista” presente ab origine nei manifesti internazionalisti di chi si reputa progressista (ed antifascista).

        Ricordo che l’autarchia mussoliniana, il fascismo e il nazionalismo andavano di pari passo con il liberismo ante ’29 praticato dal partito fascista: infatti, prima della grande Crisi che ci portò alla WWII, il Duce proclamò che «Lo Stato avrebbe dovuto garantire solo i servizi essenziali come quello della sicurezza in modo da tutelare i gentiluomini dai mascalzoni». Cambiò idea solo dopo il New Deal imposto dagli USA (e la pressione dell’alta borghesia che gli reggeva le fila e doveva essere aiutata dall’ “ingombrante” Stato: e nacque l’ IRI, ecc.).

    10. Mussolini proclamò:”tutto nello Stato, niente al di fuori dello Stato,nulla contro lo Stato”.Concetto che si concretizzò poi nella legge sulla socializzazione delle imprese durante la RSI, legge che fu la prima ad essere abrogata dai partigiani nel 1945.Trovo comico sostenere che fu il New Deal statunitense ad influenzare lo stato corporativo fascista; quando è storicamente comprovato che fu Roosvelt ad inviare due docenti universitari, suoi stretti collaboratori in Italia per studiare il sistema economico fascista, che poi fu adottato anche in USA per sua volontà. Sosteneva il marxista eretico Amedeo Bordiga che il peggior frutto lasciato dal fascismo era l’antifascismo. Mi piacerebbe che in questo sito interessante, si affrontassero anche le vicissitudini da me accennate, del tipo via Rasella…

      • Rodion scrive:

        Al di là del rapporto tra Roosvelt e Mussolini, rimane dirimente, dal punto di vista del dibattito, che nella prima fase dell’epoca fascista il regime conviveva con la concezione liberista dello stato minimo e il forte nazionalismo. (Ricordo “quota 90″ e le politiche deflattive tra il ’25 e il ’29).

        L’espressione che cito (a memoria, purtroppo non trovo il riferimento) fu pronunciata dal Duce ai suoi esordi.

        Capisco che sto parlando con uno storico e, quantomeno, appassionato di quegli anni ma, ripeto, l’oggetto del post è diverso.

    11. […] Scienze sociali: l’analisi idealistica della realtà può essere considerata una proposizione in se stessa antinomica? Può essere intesa come un pericoloso vizio di precomprensione dei sistemi umani2? Si conviene che “reale” ed “ideale” siano strettamente legati dal concetto di tempo? […]

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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