images6MKVK2TDStimolati da un mio articolo sulla Russia e dintorni (clicca per leggere), i Fratelli di Grande Oriente Democratico hanno vergato un ottimo pezzo (clicca per leggere) volto ad arricchire il pubblico dibattito intorno a questioni destinate a condizionare il futuro prossimo dell’Europa e del mondo intero. Pochi sfuggono alle manovre depistanti del mainstream, abile nel costringere l’elettorato a dibattere di argomenti secondari o pacchiani come la casta, la burocrazia e gli sprechi, al fine di occultare cause e dinamiche vere del processo involutivo da tempo in atto in Occidente. Un dato appare inconfutabile: la crisi europea sta favorendo il riemergere di forze chiaramente “patriottiche”. Dal Front National di Marine Le Pen fino al partito Fidesz dell’appena riconfermato presidente ungherese Orbàn, dappertutto in Europa riecheggia con forza la retorica nazionalista. Questi movimenti, debolmente bollati come populistici dagli illuminati tecnocrati che ora guidano la Ue, guardano con sempre maggiore attenzione verso la Russia di Putin, chiaramente pervasa da una improvvisa fiammata di nostalgia zarista. Nell’articolo contestatomi dai Fratelli di God mi si muovono in estrema sintesi tre accuse.

    1)      L’utilizzo dell’aggettivo “cosmopolita” in termini implicitamente erronei e demonizzanti

    2)      Il non aver compreso che, in realtà, al netto delle pantomime neoscioviniste, anche chi recita la parte del “difensore dei sacri confini della Patria” lo fa in virtù di una strategia d’insieme organizzata ed elaborata sempre all’interno di logge sovranazionali e cosmopolite. La comune affiliazione di Putin e Merkel nel seno della Ur Lodges Golden Eurasia (poi ribattezzata Speculum Orientalis Occidentalisque), avvenuta negli anni ’80 del secolo scorso, offre in tal senso un chiaro ed esaustivo esempio paradigmatico.

    3)      L’avere infine hegelianamente sbagliato i termini della dicotomia in atto: non globalizzazione versus nazionalismo (dicotomia apparente e formale), quanto globalizzazione privatistica ed oligarchica versus globalizzazione politica e democratica (scontro sostanziale).

    Per rispondere parto dalla fine, dichiarando preliminarmente che ad una lettura più attenta sarà facile comprendere come le posizioni de Il Moralista e quelle di God possano coesistere e convergere. Concordo nel ritenere come il vero scontro in atto riguardi non tanto il binomio globalismo/nazionalismo quanto quello globalismo oligarchico/globalismo democratico. A ben vedere, infatti, la riscoperta del nazionalismo sembra inquadrarsi più come una sottocategoria dell’attuale modello tecnocratico dominante, anziché quale autentica e decisiva alternativa di sistema. La Ue di oggi è certamente antieuropeista, articolandosi intorno ad un equilibrio di forze di fatto ottocentesco. La nazione Germania domina a cascata tutte le altre, frustate con maggior ferocia proprio nella misura in cui singolarmente più deboli. Le nazioni in difficoltà Grecia e Portogallo vengono di fatto martirizzate dalla nazione forte Germania che, con la complicità della Francia, si avvale di alcune sovrastrutture burocratiche (la Troika) per uccidere al riparo di un alibi. Non a caso tempo fa, nello scrivere un pezzo titolato “Le quattro fasi del neonazismo tecnocratico(clicca per leggere), spiegavo con precisione perché i vari Draghi, Rehn e Van Rompuy lavorassero dolosamente per creare in prospettiva le condizioni utili per il ritorno del nazismo classico, fase finale e prevista del tecno-nazismo ora dominante. Quindi, alla luce del ragionamento testé proposto, non mi stupisce affatto la comune militanza di Merkel e Putin all’interno della stessa officina massonica. Entrambi credono nella bontà di un modello di governance elitario, antidemocratico e paternalista. Il problema, semmai, è un altro. Mentre Merkel e Putin credono in quello che fanno, lavorando cioè con sapienza e lungimiranza per completare la torsione neo-aristocratica in coro, i “progressisti” dormono. E quando non dormono fanno danni. Solo ora l’amministrazione Obama si accorge del caso Europa? Dopo avere per anni fiancheggiato e coperto le peggiori porcherie consumate dalle élite che tengono in ostaggio il Vecchio Continente ( alias “ ci vuole rigore ma anche la crescita”), brave nel creare quella disperazione sociale che da sempre costituisce l’humus ideale per il rifiorire di ogni sorta di nazismo, finalmente alcuni “democratici a stelle e strisce” sembrano ridestarsi dal torpore. Bene, se l’improvvisa accelerazione del duo Putin-Merkel, teste d’ariete di una Restaurazione che sa di muffa, dovesse collateralmente sprigionare quelle energie sinceramente democratiche ora in sonno, sia essa benedetta e  benvenuta. Anche Mussolini e Hitler (non a caso il fuhrer nominò il massone Schacht ministro dell’Economia)  incarnavano un nazionalismo spinto, impostosi però proprio grazie alle manovre spregiudicate di alcuni consessi globali di ispirazione reazionaria, pronti a difendere i propri privilegi fomentando dove possibile svolte violente e gerarchizzanti (sul punto segnalo “Il Golpe Inglese”, Chiarelettere editore). Chiudo infine dicendo agli amici di God che hanno completamente frainteso lo spirito con il quale ho evocato la vocazione “cosmopolita” che contraddistinguerebbe tutti i frequentatori delle principali Ur-Lodges presenti sull’orbe terracqueo. Le mie parole non intendevano esprimere nessun giudizio di valore. Mi limitavo in realtà ed evidenziare una ovvietà spesso trascurata da quelli che si accontentano di soluzioni epidermiche e semplicistiche. Il Moralista si dichiara infatti ufficialmente blog cosmopolita, non ricevendo fortunatamente da nessuno, in sede sovranazionale, l’ordine di cavalcare un campanilismo strumentale. A differenza di tanti politicanti camaleontici, pronti a sostenere oggi, per puro calcolo e interesse, l’esatto contrario di ciò che sostenevano fino a ieri.

    Francesco Maria Toscano

    17/04/2014

     

     

    Categorie: Editoriale

    69 Commenti

    1. alessandro scrive:

      Spiegato in questo modo il precedente articolo a cui fa riferimento anche il GOD ha più senso. Anche io ho rilevato in un commento a margine dello stesso articolo le mie perplessità su quell’analisi proposta e i miei dubbi che l’emergere di esasperati nazionalismi possano risvegliare dal torpore le avanguardie di pensiero progressiste. Semmai potrebbero cementare il presunto ruolo di responsabilità dei paesi euro-atlantici, contro il nemico che viene da oriente, i quali si atteggerebbero ipocritamente da unici custodi delle libertà civili e democratiche contro le pretese totalitarie e antidemocratiche dei nuovi nazionalismi. L’articolo in questione, così come altri, potrebbero tra l’altro essere ancor più passibili di fraintendimenti e fuorvianti allorquando l’autore, in buona fede, lasciando liberamente esprimere i commentatori (cosa buona e giusta in un dibattito aperto), interviene debolmente o per niente, senza esprimere le necessarie precisazioni quando il dibattito scade in talune derive e discutibili pulsioni nazionalistiche. Tanto più quando le posizioni dell’autore sono notoriamente moderate, democratiche e liberali. Scusa l’ingeneroso appunto… anche perché questo blog oltreché di valore è anche gratis.
      Ma ritornando all’oggetto della discussione, a mio avviso, concorderete anche Voi che il dibattito sul tema della globalizzazione non verta unicamente nello scontro delle tesi che sostengono il binomio globalismo/nazionalismo contrapposto a quello globalismo oligarchico/globalismo democratico. Se introduciamo il fattore “TEMPO” è innegabile che i ben noti consessi sovranazionali (economici e massonici) hanno impresso deliberatamente una forte accelerazione negli ultimi decenni al complesso processo di globalizzazione, che avrebbe normalmente richiesto appunto molto più tempo. Un processo di una tale portata è stato sottratto al consenso popolare, stregato, imbonito e illuso dalle enormi possibilità che offre la globalizzazione. Si è venduto un sogno con un abile operazione di marketing. Un esempio su tutti… ci hanno rincoglionito a botte di social network che ti consentono di socializzare col vecchio compagno di scuola oggi emigrato in Brasile, che magari lo incontri per caso in strada e manco lo saluti… fa più notizia il primo hashtag# di Renzi delle 6 del mattino o l’ultimo selfie di Obama, piuttosto che il pallone in cuoio cucito a mano da qualche bambino di nove anni del Bangladesh, acquistato a poco prezzo in qualche grande megastore americano o tedesco! Il processo di globalizzazione è stato realizzato senza considerare le conseguenze catastrofiche sui diritti civili. Si parla inutilmente di delocalizzazioni, ma come si può arrestare questo processo se si sono aperti dissennatamente i mercati senza globalizzare i diritti umani?
      Ora, di fronte al baratro, c’è chi dice che bisogna fare ancora un passo in avanti (es: più Europa), mentre istintivamente in molti propongono un passo indietro, mossi dalla paura di precipitare nel baratro o da altre irrazionali e immotivate paure (es: chiusura delle frontiere e revisione del trattato di Schengen). Una posizione più moderata e realista no? Salvare ciò che di buono hanno portato diverse forme e processi d’integrazione, no? Fare qualche passo indietro, allorquando si conviene che si è andati troppo avanti e questa accelerazione non ha rispettato i tempi che la storia richiede, no? Alle volte i passi indietro sono considerati processi antistorici o scapestrate iniziative populiste di qualche nazionalista di ritorno. Ma dipende anche cosa si vuole salvare e cosa invece si vuole revisionare/rigettare della globalizzazione. Ma spesso avverto la stessa identica impostazione dogmatica da parte di chi vuole revisionare e riaggiustare in meglio il processo di globalizzazione (correggendone le storture), che liquida in forma pregiudiziale chi chiede di fare ragionevoli passi indietro. Un esempio su tutti: salvare l’Unione Europea e i trattati di Schengen (magari anche migliorandoli) e rigettare l’euro, no? Ci sarebbe tanto da discutere, ma avverto che c’è troppa fretta di andare avanti e molta ritrosia anche soltanto al dibattito su possibili “passi indietro” che verosimilmente potrebbero contribuire a ridurre certi squilibri.. finché si è in tempo a farli. Laddove i nazionalismi esasperati prendessero il sopravvento, il rischio è, come ho avuto già modo di esprimere, di gettare il bambino con l’acqua sporca e in tal caso le responsabilità non potranno essere ascrivibili unicamente ai fanatici nazionalisti, ma anche a chi ha rifiutato aprioristicamente di dibattere sulla possibilità di riacquistare alcune forme di sovranità “nazionale”.

    2. kthrcds scrive:

      «anche chi recita la parte del “difensore dei sacri confini della Patria” lo fa in virtù di una strategia d’insieme organizzata ed elaborata sempre all’interno di logge sovranazionali e cosmopolite»

      A me pare che intervenendo in Crimea, più che recitare una parte, Putin abbia fatto l’unica scelta possibile; obbligata, direi. Scelta del resto confermata dal risultato inequivocabile del referendum sull’adesione alla Federazione russa, oltre che dall’ampia partecipazione.
      Questa mattina, nel corso della diretta annuale trasmessa dai canali tv Channel One, Rossiya-1 e Rossiya-24 TV, Putin si è chiesto come mai “gli Usa sono autorizzati ad agire come hanno fatto in Jugoslavia, Iraq, Afghanistan, Libia, mentre alla Russia non è permesso di difendere i propri interessi?”

      Al momento presente Washington è impegnata a destabilizzare l’Ucraina, o quel che ne resta, a finanziare il tentativo di colpo di stato in Venezuela, e ha appena fornito i macellai siriani di razzi anticarro più moderni.

      Non dovremmo forse cominciare a farci la stessa domanda in occidente?

      • alessandro scrive:

        “…Putin abbia fatto l’unica scelta possibile; obbligata, direi. Scelta del resto confermata dal risultato inequivocabile del referendum sull’adesione alla Federazione russa…” abbi pazienza, ma diffido di un referendum espresso con la presenza in Crimea dell’esercito russo. Ti sei chiesto il perché in Italia e negli altri paesi nonostante tutto “democratici”, durante le consultazioni elettorali, i seggi sono presidiati dalle forze dell’ordine? Proprio per il motivo opposto a quello per cui si trovava in Crimea quello russo. Tra l’altro attenzione a creare pericolosi precedenti rispetto alle pretese d’indipendenza di popolazioni, aree o territori accomunati dalla presenza di minoranze o maggioranze etniche, linguistiche, ecc. Se prendesse piede questa tendenza sull’onda di indipendentismi/nazionalismi di vario genere dove andrebbe a finire l’ordine e la sicurezza sociale di questo mondo? Non credo sia un esercizio impossibile criticare in modo apregiudiziale tanto i paesi euro-atlantici quanto quelli dell’est quando gli uni e gli altri cadono palesemente in contraddizione. Ma mi pare che la tendenza sia quella di giustificare il dirigismo totalizzante e palesemente antidemocratico russo, partendo dall’assunto che gli USA ne fanno peggio di Bertoldo in Francia… tanto per dare forza a quanto già detto nel precedente commento…

    3. alessandra scrive:

      ..ilMoralista e God cosa ne pensano del TTIP? Perche’ mi sembra che il Massone Obama nn sia poi tanto progressista..

      • Diego scrive:

        GOD ne ha scritto a più riprese, a cominciare da diversi anni or sono.

        il Moralista, che io ricordi, ci è tornato su giusto un paio di volte, parafrasando sostanzialmente i commenti/rivelazioni di Dio.

        Parere personale? è che le loro considerazioni in proposito “make sense”, come praticamente quasi tutto ciò che scrivono.
        Mi auguro solo che ciò non significhi che mi stia lasciando trasportare da infantile creduloneria. L’istinto e la ragione mi dicono di no, ma mi sorge il dubbio che la seconda possa essere sottomessa al primo, capisci.

    4. kthrcds scrive:

      @ alessandro (17 aprile 2014 alle 17:58)

      Il colpo di stato a Kiev lo hanno organizzato a Washington. Senza di che non sarebbe accaduto ciò che è accaduto. In questi giorni a Kiev un intero piano del palazzo sede dei servizi ucraini è occupato dai “consiglieri” americani. Che sono poi quelli che hanno suggerito a Yatsenyuk di dare inizio all’operazione “antiterrorismo” in alcune città dell’est Ucraina che è finita nel ridicolo.

      Sulle vicende che attualmente riguardano la Russia si possono consultare Russia today, Russia oggi, La voce della Russia, Itar-tass, Ria Novosti, il sito del Cremlino e altri. Sembra strano ma sono in genere più attendibili dei media nostrani.
      Per rendersene conto è sufficiente guardare i ridicoli reportage dall’Ucraina che Lucia Goracci realizza per Rainews24, e contemporaneamente tenere d’occhio gli aggiornamenti di Russia today, ad esempio. Si nota così che Goracci recita le veline che le arrivano direttamente dagli agenti dei servizi di Washington che si sono installati a Kiev, mentre la realtà è completamente diversa da quella che racconta lei.
      Per dire, da lunedì Goracci dalla città di Slavyansk riferisce dell’“operazione anti-terrorismo” lanciata dal governo di Kiev contro i separatisti dell’est Ucraina, e parla di guerra civile imminente. Ieri, mercoledì, è successo che una parte dei militari ucraini giunti nelle città di Slavyansk e Kromatorsk (dove ieri le truppe ucraine avevano ripreso il controllo di un aeroporto nelle vicinanze con la forza, catturato il giorno prima dagli attivisti dell’autodifesa armata) hanno abbandonato le armi che sono state prese in consegna dai gruppi auto-difesa della città, e si sono uniti alla popolazione in un clima da festa paesana in mezzo ad una selva di telefonini.
      Incurante del ridicolo, il deputato del Parlamento ucraino Sergej Sobolev ha spiegato la comparsa delle bandiere russe sui veicoli corazzati ucraini come “un trucco partigiano” per penetrare nelle zone dell’est dell’Ucraina, controllate dai sostenitori della federalizzazione.
      Oggi, come riportato dall’ufficio stampa del ministero della Difesa ucraino, i 15 mezzi blindati che erano stati bloccati dai manifestanti nella periferia meridionale di Kramatorsk sono ripartiti per tornare alla loro base dopo trattative con i manifestanti che hanno permesso ai soldati di andarsene con le loro armi a bordo dei loro mezzi senza che si siano registrati scontri con gli abitanti.

      Questa notte, invece, i militari ucraini hanno aperto il fuoco contro attivisti filo-russi che, secondo la versione ufficiale ucraina, tentavano di prendere il controllo della loro base. Un membro delle forze di autodifesa filorusse di Mariupol ha però negato il tentativo d’assalto da parte di uomini legati al suo gruppo, precisando che i militari ucraini hanno aperto il fuoco contro militanti filo-russi disarmati nel corso di trattative volte a chiedere l’abbandono della base.

      Solo nei primi 14 anni di questo secolo, nel vano tentativo di farne il “secolo americano”, Washington ha inanellato un sanguinoso fallimento dietro l’altro: Iraq, Afghanistan, Libia e Siria, che sono costati complessivamente la vita a svariate centinaia di migliaia di persone. Ora ci riprova in Ucraina e in Venezuela.
      In Siria la Russia è stata determinante nel fornire assistenza al governo, mettendolo in condizione di contrastare efficacemente i mercenari eterodiretti, e determinando profonde spaccature tra loro che hanno portato a sanguinose faide interne.
      In Ucraina, i russi hanno agito tempestivamente disinnescando sul nascere ogni eventuale rigurgito di violenze da parte dei neonazisti di Kiev.
      Grazie a Mosca è fallito l’ennesimo tentativo dello zio Sam di fagocitare un’altra nazione funzionale ai suoi interessi. Altrimenti sarebbe stata una catastrofe anche per noi europei.

      Quanto a “giustificare il dirigismo totalizzante e palesemente antidemocratico russo”, qui nessuno dimentica quello che Putin ha combinato in Cecenia, né lo confonde per un paladino dei diritti umani, o cose del genere. Io, ad esempio, ricordo la strage del teatro Beslan, che basta e avanza per fugare ogni dubbio su chi sia in realtà Putin.
      Resta il fatto che ciò che è accaduto in Ucraina non ha alcuna legittimazione, e se oggi siamo di fronte ad una pericolosa “onda di indipendentismi/nazionalismi di vario genere” la responsabilità non è da attribuirsi alla Russia.

      • alessandro scrive:

        Diciamo che ogni paese ci mette del suo, Russia compresa, almeno ché non si creda che l’intervento russo in Crimea sia dipeso dal nobile fine di Putin di tutelare la popolazione russa stanziata in quell’area. Dopodiché il colpo di stato organizzato in Ucraina appare palese, tant’è che è stato organizzato e messo a segno durante i giochi olimpici quando la Russia non poteva permettersi di intervenire militarmente avendo gli occhi di tutto il mondo puntati per via dell’evento sportivo. Non tanto sportivamente è stato giocato quello scherzetto con trame che non mi sento di commentare perché non conosco. Ma di certo non mi bevo la storiella del salvifico Zar sorpreso dall’offensiva imperialista euro-atlantica capeggiata dagli sporchi yankee e mi pare di capire che il tuo chiarimento sia sufficiente per allontanare ogni dubbio circa il fatto che le nefandezze si compiono indifferentemente da oriente ad occidente. Ma la differenza essenziale rispetto all’occidente ricco di contraddizioni è che la Russia è un bel paese, ma francamente non ci vivrei

        • Rosanna Spadini scrive:

          Sono d’accordo con alessandro, Obama e Putin sono le due facce della stessa madaglia, ma comunque preferisco la cultura americana, rispetto a quella russa o cinese (che però ammetto di non conoscere bene, almeno quella contemporanea).

          Con cultura voglio intendere: cinema, letteratura, arte, modo di vivere (con tutte le contraddizioni del caso).

          • alessandro scrive:

            ma per quanto riguarda il cinema « Per me… La corazzata Kotiomkin… è una cagata pazzesca! »
            per quanto riguarda la cultura e l’arte, Russia e Cina sono a mio avviso molto affascinanti, come tutto ciò che viene da oriente, ma io mi riferivo in particolare ai diritti umani e le libertà civili

            • Rosanna Spadini scrive:

              Non tutto il cinema americano è una cagata pazzesca, sono d’accordo con te che magari l’ 80 per cento lo potrebbe essere, ma il 20 per cento lo salverei.
              Anche sui diritti e le libertà civili ci sarebbe da aggiungere qualcosa: negli Stati Uniti non esiste il welfare state e non è garantito il diritto alla salute e nemmeno alla giustizia, che funziona peggio della nostra, per le classi sociali meno abbienti.

              • alessandro scrive:

                La corazzata Potëmkin (rus. Бронено́сец «Потёмкин», Bronenosec Potëmkin ) è un film sovietico di Sergej Ejzenštejn. Si tratta di una delle più note e influenti opere della storia del cinema, e per i suoi valori tecnici ed estetici è generalmente ritenuto fra i migliori film di propaganda nonché una delle più compiute espressioni cinematografiche. Prodotto dal primo stabilimento del Goskino a Mosca, fu presentato il 21 dicembre 1925 al teatro Bol’šoj. La prima proiezione aperta al pubblico avvenne il 21 gennaio 1926
                http://it.wikipedia.org/wiki/La_corazzata_Pot%C3%ABmkin

                Ho citato una celebre battuta del Ragionier Fantozzi nell’episodio “La corazzata Kotiomkin” ispirato parodisticamente a La corazzata Potëmkin, al centro di un episodio di culto del film Il secondo tragico Fantozzi. Condivido con te la passione del cinema, in particolare di quello americano. A quanto pare sei una pischellina molto giovane, altrimenti avresti riconosciuto un cult fantozziano degli anni ’70-80
                http://it.wikipedia.org/wiki/La_corazzata_Kotiomkin#La_corazzata_Kotiomkin
                Il modello sociale di mercato Europeo è altamente più evoluto di quello americano. Sono stato in America e credimi che la vita laggiù non è così semplice e l’assistenza medica è un enorme problema. Tanto per sottolineare alcuni aspetti positivi dell’integrazione europea, con la tessera sanitaria italiana possiamo ricevere cure negli altri stati membri della UE, nel caso sventuratamente ne avessimo bisogno durante un soggiorno breve. Sono questi i processi d’integrazione da conservare, migliorare ed estendere ad un maggior numero di cittadini europei.
                Ti suggerisco di apprezzare l’arte cinese, in particolare le ceramiche, ciao

              • Rosanna Spadini scrive:

                A quanto pare sono una pischellina molto vecchia, e infatti ho riconosciuto il cult fantozziano degli anni ’70-80, ma pensavo che tu l’avessi usato come antifrasi metaforica per indicare il cinema americano, visto che si parlava di Stati Uniti,

                per quanto riguarda l’arte apprezzo l’arte di qualsiasi paese e la cultura di qualsiasi paese, vorrei però avere l’opportunità di conoscerle.

                Certo che i processi d’integrazione europea andrebbero migliorati ed estesi ad un maggior numero di cittadini europei, però bisognerebbe uscire in maniera programmata dall’euro e ricominciare da capo, dall’integrazione burocratica e politica appunto …

              • alessandro scrive:

                “uscire in maniera programmata dall’euro” parole sante mia cara coetanea Rosanna
                “per quanto riguarda l’arte apprezzo l’arte di qualsiasi paese e la cultura di qualsiasi paese, vorrei però avere l’opportunità di conoscerle”
                ma quale migliore occasione!! se hai il piacere ti invito a casa a vedere la mia collezione di vasi cinesi… hem.. non fraintendermi non è come quella scusa di mostrarti la collezione di farfalle…
                dai scherzo… buonanotte

    5. Rosanna Spadini scrive:

      L’occidente si sta dimostrando sempre più ottuso e dominato dall’arroganza imperialistica degli Usa, ecco perché sta volgendo al tramonto

      Il tramonto dell’occidente. Io credo che il binomio politica / economia possa essere rappresentato in termini figurali con un iceberg, in cui la politica è solo quella punta che riemerge fuori dall’acqua, mentre l’economia è tutto il sommerso, cioè un vero e proprio enorme continente.

      Quindi per capire l’una bisogna conoscere in maniera precisa e dettagliata l’altra. Per di più credo sempre di più che la storia sia assolutamente governata da quel darwinismo sociale che abbiamo conosciuto leggendo “I Malavoglia” di Verga, e che le poche rivoluzioni della storia siano oggi irriproducibili, perché quelle colorate postmoderne sono invece fasulle, pilotate da poteri forti, organizzati, militarizzati a livello globale, provenienti guarda caso sempre dagli USA, che rappresentano l’impero dominante (sull’orlo però di una crisi di sopravvivenza). Questo è avvenuto in Ucraina, Libia, Siria, Iran (.)

      Quindi oggi la Rivoluzione francese non sarebbe più possibile, perché si organizzano quei Reality show, il cui frame mass mediatico viene costruito a tavolino dagli spin doctors esperti di comunicazione di massa, che ti rimpinzano gli occhi e le orecchie di supercazzole globalizzate, senza che il frame dominante venga infranto.

      Nell’attuale complicata dialettica Usa/Russia poi, dice Zero Hedge, “Se era intenzione dell’Occidente, nell’ambito del processo di marginalizzazione del Dollaro, mettere assieme la Russia con la Cina, incoraggiando al contempo il commercio bilaterale in Rubli ed in Renminbi … allora le cose stanno andando sicuramente secondo i suoi piani”.

      Mosca potrebbe fare a meno degli acquisti occidentali di debito russo, a loro volta finanziati dagli acquisti cinesi di T-bonds statunitensi, e andare direttamente alla fonte, ovvero la Cina. Se l’Europa e gli Stati Uniti dovessero isolare la Russia, Mosca cercherà nuovi affari, accordi energetici, contratti militari e alleanze politiche ad Oriente. Già per maggio si attende che Putin, in visita in Cina, firmi l’accordo per il super-gasdotto destinato a collegare la Russia con Pechino, sostituendo così l’Occidente come “grande cliente”. Già a partire dal 2018, la Gazprom spera di pompare 38 miliardi di metri cubi di gas naturale all’anno verso la Cina.

      Quello che è dolorosamente evidente a tutti è che «più peggiorano le relazioni della Russia con l’Occidente, più la Russia vorrà averne di buone con la Cina». A questo si aggiungono gli scambi bilaterali denominati sia in rubli che in renminbi (o in oro) con paesi come Iran e India. Possiamo cominciare a dire addio ai petrodollari.

      Così, «mentre il più grande spostamento geopolitico dai tempi della Guerra Fredda sta accelerando, con l’inevitabile consolidamento dell’“asse asiatico”», l’Occidente «monetizza il suo debito e si crogiola nella ricchezza di carta creata da un mercato azionario fortemente manipolato», mentre la propria economia si indebolisce e la storia svolta verso Oriente.

      Quindi non proporrei una riflessione tra globalismo oligarchico e globalismo democratico, quanto su globalismo finanziario tecnocratico, delle agenzie deputate al governo del mondo, e localismo postdemocratico dei lavoratori, sempre più precari e perdenti posto.

      “Turisti e vagabondi” dice Bauman, ma questa è ancora un’altra storia. C’è una qualche speranza di recuperare la dimensione umana?

    6. Fabrizio scrive:

      Un video…

    7. Gianluca scrive:

      Il globalismo non è mai democratico… è un bell’inganno.
      Sinceramente sono deluso.

      • Gianluca scrive:

        Dico basterebbe leggere la spiegazione del Target2 dell’ottimo Vito Lops per capire perché L’Euro distrugge il lavoro e le imprese delle aree più deboli.
        La sensazione è che alla base di GOD, sopra un ideologia progressista, c’è una forte difesa del capitalismo anche nei suoi eccessi.
        Mettere una pezza ad uno schiacciasassi non è proprio un gran affare. Il mercato ha le sue regole.

        • Michele scrive:

          Quoto. C’è il rifiuto a pensare a un nuovo paradigma economico-sociale alternativo alla scelta capitalismo\comunismo (e varianti). Se questa è l’avanguardia progressista, a me puzza già di vecchio (e sospetto che il rifiuto sia motivato da rendite dovute alla posizione sociale degli alti gradi massonici di entrambe le correnti).

    8. Rodion scrive:

      Caro Moralista, direi che i redattori del sito GOD hanno le idee “lievemente” confuse: oltre a non comprendere nella sostanza la differenza tra “patriottismo” e “nazionalismo”, non conoscono neanche la differenza tra “cosmopolitanismo culturale (kantiano?) che potrebbe essere più propriamente chiamato “universalismo”, e l’ossimorico “internazionalismo cosmopolita”, che ha un’accezione politica e geopolitica (che ormai abbiamo capito essere anche per costoro una “pseudoscienza”…).

      Internazionalismo cosmopolita proprio dei “federalisti europei” che amiamo ricordare nella loro essenza di Fognatori.

      E’ la finanza “cosmopolita” in quanto “apolide”. Accezione che ne determina la natura di classe e quindi politica.

      Il Moralista è “cosmopolita” in quanto lo Spirito dell’Uomo è cosmopolita.

      L’umanità non ha confini, le aree valutarie ottimali sì.

      (Sorvoliamo poi una distinzione tipo “campanile-patria” e “provincialismo-campanilista” come germe “federalista” antistatale e antidemocratico)

      Devo riprendere anche lo stimatissimo Moralista in quanto confonde (confermando l’inanità dei miei umili sforzi) la dicotomia “internazionalismo-patriottico” (rispettoso dell’antropologia culturale contestualmente alle **LEGGI** – queste sconosciute! – della scienza economica che si saldano con quelle ordinamentali) e “l’internazionalismo-cosmopolita”, antisocialista, antidemocratico di cui è intriso il pensiero einaudianio e che trova nel feticcio di Ventotene le radici ideologiche della sedicente “sinistra liberale” collaborazionista (de facto o per dolo).

      Ciò che poteva essere “ingenuo” negli anni garibaldini, rispettabile con Salvemini prima e con Gobetti e Rosselli dopo, con gli amici di F. A. HAYEK: Einaudi, Rossi e Spinelli siamo in piena reazione ILLIBERALE… liberalista… (chissà come mai ho dedicato due post alla neolingua?), LIBERISTA e LIBERTARIA. In piena onda della Scuola di Vienna che troverà in quella ordoliberista la cosmesi per affermare la sua natura oligarchica e neofeudale.

      Come già ricordato, l’europeismo è un eclatante forma di nazionalismo senza stato e non è un caso che si usi il termine “nazisti”: è sempre stato un progetto nazista che, come per il fascismo in Italia, ha trovato in certi interessi USA il sostegno per perpetuarsi riciclando in apparati ed istituzioni ex “gerarchi”: il primo commissario europeo Walter Helstein fu una notevole figura nazista e… “federalista europeo” dagli anni’30.

      http://www4.dr-rath-foundation.org/brussels_eu/roots/33_ribbentrop_european_confederation.html

      • il Moralista scrive:

        Caro Rodion, non riesco ancora a mettere a fuoco il senso della tua pregiata critica. Cosa mi si contesta? L’inesistenza in natura di un cosmopolitismo politico in grado di conciliare benessere, democrazia e diritti? Riconosci che nel passato, le pulsioni nazionaliste sono state spesso utilizzate dagli oligarchi come manganello per la difesa di un oligarchico status quo? E, se si, il modello Putin non potrebbe rappresentare oggi per quei mondi reazionari, finanziari e mondialisti che non ci stanchiamo di attaccare, un punto di arrivo desiderato quanto dissimulato?

        • Rodion scrive:

          Appunto la contrapposizione: “nazionalismo” vs “globalismo”

          Il “nazionalismo” (che per un socialdemocratico ha accezione negativa) usa strumentalmente il “patriottismo” invertendono l’ordine valoriale: prima quello dello Stato nazionale che in un regime totalitario è “il Leviatano” che rappresenta esclusivamente gli interessi particolari, poi tutto il resto.

          Mentre la prima Patria dovrebbe (perdona la filosofia) essere quella dell’anima (ovvero la propria persona) che si compie attraverso la Patria della famiglia, a crescere rispetto a quelli che sono i valori umani strutturali, trovando poi nella Patria dello Stato nazionale un ruolo fondamentale in quanto garante della Costituzione che è strumento di elevazione rispetto allo “stato meramente politico” (cit. Mortati), quello di natura, la lotta permanente con la soppressione fisica dell’avversario politico. Strumento che permette, tramite il conseguimento della dignità sociale e dei pari diritti, di REALIZZARE L’INDIVIDUALITA’ del singolo TRAMITE LA COLLETTIVITA’. (Almeno nelle socialdemocrazie europee delle libertà positive).

          Costituzione che è un contratto che può essere perfezionato solo tra popoli con determinate omogeneità culturali e linguistiche come da antropologia culturale.

          Lo Stato nazionale tutela lo Stato sociale e i diritti fondamentali dei cittadini.

          (E’ evidente che un partito a tradizione nazionalista come il FN della Le Pen non trova difficoltà a vantare il patriottismo…)

          Quindi il mio appunto è volto a sensibilizzare che la contrapposizione tra Stato nazionale e globalizzazione NON E’ tra nazionalismo e globalismo: è fuorviante.

          A questo punto eliminiamo del tutto il concetto di Patria e nazione e parliamo squisitamente della contrapposizione di UN INTERNAZIONALISMO DEGLI STATI NAZIONALI come ultimo baluardo versus l’atomizzazione e l’omologazione del MONDIALISMO COSMOPOLITA funzionale DE FACTO alla globalizzazione dei mercato.

          “Cosmopolitanismo” che per la natura omologante implicita allo smantellamento federalista di “frontiere e confini” NON PUO’ essere COSMOPOLITISMO CULTURALE!!

          *** Io chiamo FRATELLI i Russi grazie a Dostoevskij e Bulgakov NON grazie a Putin!! ***

          Quindi voleva essere solo un appunto dialettico NON valoriale.

          p.s. Ho apprezzato molto “le convergenze parallele”: qualsiasi sia la divergenza dialettica, la convergenza è naturale esito dei valori universali e cosmopoliti che albergano negli uomini di buon cuore. :o)

          • Rodion scrive:

            p.p.s.s.

            E’ evidente e sin “tautologico” affermare che gli oligarchi atlantici vorrebbero manifestarsi in un sistema semi-totalitario alla Putin.

            Come gli stessi interessi, le stesse “social force behind the [atlantic] authority” durante la guerra fredda avrebbero voluto avere un controllo totalitario come quelo dell’URSS.

            Ma non potevano. E ti rimando a Myrdal.

            (Cosa pensiamo che sia l’UE? detta anche EURSS o gli USA del Washington Consensus? Quello che von Hayek scriveva tranquillamente già dagli anni’30. Una “dittatura liberalista”: quella che Orwell, leggendo “The Road To Serfdom” definì una “distopia” «peggiore del collettivismo a causa dell’irresponasibilità dei danni sociali causati dal mercato».

            Il problema è che la “neolingua” non permette di comprendere qual è la genesi del liberalismo (anglosassone e ben distinto dal liberalismo socialdemocratico conseguente all’attuazione dei diritti sociali): la libertà è “la propria in contrapposizione a quella di tutti gli altri”. L’ovvio risultato dell’individualismo contrapposto al socialismo ovvero del liberismo sfrenato contrapposto al “keynesismo e al Rapporto Beveridge”.

            E come si evince DA TUTTA la produzione letteraria tra il I e il II grande conflitto, il FEDERALISMO EUROPEO era strumento anti-socialista cosmetizzato da pacifismo. Ma si legge chiaramente anche dagli scritti di Spinelli che ho linkato. E’nero su bianco, se non basta la realtà attuale a far riflettere.

            La Sinistra liberale che, a quanto pare, abbracciano gli articolisti del GOD, appartiene al primo tipo. E una certa “buona fede” si evidenzia nel cercar di conciliare Ventotene a Keynes/Kalecky. Ma provano a farlo perché NON conoscono bene il dibattito intellettuale di quegli anni e non hanno una buona preparazione macroeconomica, scevra da condizionamenti neo-classici.

            Il cavallo di battaglia dei «Socialists of the Six, who saw the EC as an alternative to Communism, an expression of proletarian internationalism and a framework both for growth and prosperity on the American model and for a future socialist society. It was usually the most market-oriented, pro-American Socialists who were the most European (Marks, 1999; Marks and Wilson, 2000)»

            Almeno Hayek lo ammetteva (dimostrandolo tecnicamente) quale era il senso di una federazione europea.

          • il Moralista scrive:

            Provo a portare la discussione su un piano più prosaico. Non credi che, dopo avere attentato alle libertà economiche e costituzionali (da te brillantemente difese in più occasioni), i massoni nazisti vogliano ora finire il lavoro annichilendo le libertà civili, politiche e di espressione? E, in questa ottica, la svolta putiniana dell’Occidente non risulterebbe coerente e spiegabile?

            Sul tema patriottismo/globalismo credo sia il caso di ritornare. E’ giusto definire una scala di “competenze”. Il sistema uscito dalla conferenza di Bretton Woods, ad esempio, cosa era? Un inno alla globalizzazione o un incentivo alla riscoperta dei sacri confini?
            Caro Rodion, il problema non è scegliere tra due poli in apparente e totale antitesi. Ma capire, fra i due estremi, dove convenga mettere il punto…

            • Gianluca scrive:

              “Caro Rodion, il problema non è scegliere tra due poli in apparente e totale antitesi. Ma capire, fra i due estremi, dove convenga mettere il punto…”
              Nella nostra costituzione, questa operazione, c’era già. Il globalismo liberista, travestito talvolta da progressismo, insiste infatti nel superare la costituzione… ultimo baluardo, almeno teoricamente, all’avanzata del capitalismo mondialista.

              Vi chiedo, per favore, di leggere il funzionamento dei Target2 di Vito Lops e delle ottime spiegazioni sull’euro di Bagnai. La prospettiva, ancora difesa a sinistra dell’unione monetaria, ha dei costi “umani” ben riconosciuti…
              Insistendo su questo punto, al contrario del lavoro, non rimarrà che una logica assistenziale insostenibile per i paesi core (10% del PIL) e una forte emigrazione e deterioramento del tessuto economico.
              Capisco che per un ricco borghese, magari con grandi capacità anche linguistiche, la prospettiva europea sia allettante… ma il problema di questo assetto è nel ignorare i costi per la collettività e il lavoro. Costi enormi.

              • Rodion scrive:

                Grazie @Gianluca, ma credo che i nostri stimatissimi intelocutori debbano essere rispettabilmente considerati in un’ottica come descritto dal mio ultimo capoverso di risposta al Moralista.

                L’uomo non si nutre solo di razionalità ma di passionalità: non si può sostituire un sogno appassionante con i freddi numeri del sistema T2.

                I grandi cambiamenti epocali si avvalgono di quel fenomeno che Lev Gumilev chiamava “passionarietà”.

                Basti pensare a come Bismark descriveva Mazzini.

                Credo che vinta la diffidenza verso questi “intellettualoidi a/simmetrici” e fatta esperienza che, data l’inversione causale dei fenomeni da noi descritti rispetto al comune percepito, **non è sintomo di uno scostamento valoriale**, ma di una nuova e più chiara via per perseguire COMUNI obiettivi, avremo a breve tutto il sostegno umano, culturale e di network che molti italiani, europei e americani possono darci.

                Sostegno esiziale per aspirare ad un futuro di:

                LIBERTA’, UGUAGLIANZA e FRATERNITA’

              • Rosanna Spadini scrive:

                Negli anni 70 i processi economici avevano iniziato a confliggere con il mondo della vita, perché il denaro, allora come oggi, è diventato il generatore simbolico di tutti i valori. L’aveva capito molto bene Pier Paolo Pasolini che, con grande lungimiranza, denunciava la trasformazione della società capitalistica in un dispositivo di Potere massificante.

                Rodion dice “avremo a breve tutto il sostegno umano, culturale e di network che molti italiani, europei e americani possono darci. Sostegno esiziale per aspirare ad un futuro di: LIBERTA’, UGUAGLIANZA e FRATERNITA’”, ma io ho forti dubbi, dato che solo il 30% degli europei ha capito che cosa sia l’euro, in Grecia nonostante tutto il massacro sociale che stanno subendo, difendono ancora l’euro, e gli americani ci aiuterebbero a fare cosa? A fare quello che non hanno capito nemmeno loro, dato che si occupano di politica in percentuali molto inferiori alla nostra.

                Ammiro la partecipazione emozionale e civile di Rodion, ma mi sembra non corrisponda ad un’analisi attenta della realtà odierna. L’opinione pubblica viene pilotata dai mass media, sempre e comunque a difesa del sistema, ed essi si rivelano capaci di costruire frame dominanti che è praticamente impossibile infrangere, il potere consumistico che ci governa, omologa i nostri costumi, insinuandoci continuamente nuovi desideri di acquisto, massificando anche i nostri criteri di giudizio critico.

                Valori straordinari sono quelli che lui evoca, “libertà, uguaglianza, fraternità”, sanciti non solo dalla rivoluzione francese, ma anche dalla nostra Costituzione. Ebbene, che fine hanno fatto? Sono diventati carta straccia in mano ai tanti politicanti che si sono messi al servizio della plutocrazia finanziaria.

                “L’uomo è fatto anche di passione, non solo di razionalità”, bene ma purtroppo la passione la lasciano ai servi, i padroni si incontrano in luoghi tenuti segreti, lontano da occhi indiscreti (Bilderberg Group e Trilateral Commission) e parlano di numeri e di tecnicismi, agevolati dal progresso tecnologico, che permette a noi di scaricare film gratuitamente e a loro di sfasciare diritti e democrazia e demolire la classe borghese, che è stata nella storia occidentale fucina di civiltà e cultura.

                Questo sta accadendo e questo accadrà, quindi credo che abbia ragione @Gianluca, quando dice che è fondamentale leggersi quell’articolo di Vito Lops sul Target2, perché non solo è chiaro e preciso, ma anche profetico.

                Solo il mercato ci potrà salvare, cioè solo l’implosione del T2, non gli uomini, non le ideologie, le quali nella storia o si dilaniate a vicenda o hanno provocato grossi danni, di questo ne devo dare atto a Bagnai (reddite quae sunt Caesaris Caesari).

                Ecco come funziona il cervellone che protegge l’euro (e perché al Sud viene imposta austerity anche in fasi recessive)

                (naturalmente non per Rodion, che già lo conosce, quanto per gli altri lettori del blog)

            • Rodion scrive:

              Non capisco: cosa intendi per “svolta putiniana dell’Occidente”? Mi pare che i media siano tutti schierati in un’unica propaganda antirussa.

              Non credo che la tecnocrazia €uropea (per rispetto della nostra Patria europea) abbia bisogno di instaurare un modello putiniano, quando dispone di “una ingegneria sociale” che non ha pari nella storia (dis)umana.

              L’ordoliberismo europeo conserva una retorica (non forma!) democratica poiché ha strumenti sufficientemente evoluti per paludare gli intenti antiumani, eugenetici e neoschiavisti. Gli insegnamenti e le intuizioni di George Orwell sono intorno a noi.

              L’annichilimento delle libertà civili è già in atto a livello ordinamentale: è pronto ad essere attuato al momento opportuno e all’ultimo post ho fornito anche il linka al lavoro dell’avv. Alberto Costanzo: http://albertocostanzo.blogspot.it/p/ue-e-dintorni.html

              Il punto è che la macchina neoarisocratica sta funzionando da sola e la DITTATURA è formalizzata da Maastricht: è sempre stata latente ed ha sommessamente aspettato l’innesco americano con la crisi del 2008 per manifestarsi e palesarsi.

              Questa dinamica vale anche per i diritti fondamentali che già non vengono abbondantemente tutelati in Grecia, Portogallo e Spagna: l’Italia ha le spalle più grosse ma i fondi angloamericani in primis ci spoglieranno anche del pane futuro per generazioni, come hanno già fatto inglesi e francesi con l’accordo commerciale del 1787.

              EURO, BCE, LTRO, TTIP da un lato e ESM, Fiscal Compact, Spread&Moody’s dall’altro, sono la “tecnica” strumentale per l’asservimento di tutti i cittadini alla “superclasse atlantica” che è l’unico vero centro di potere che conta. Strumenti volti a farci intruppare contro l’Oriente che negli ultimi decenni ha sviluppato una gestione del potere svincolata da logiche dinastiche come in Occidente. Putin è l’esempio più evidente di una terribile intelligenza politica contrapposta ad un “Creso” nostrano.

              Bretton Woods è stato un grande segnale di Pace e di intelligenza e pragmatismo americano che garantiva certe dinamiche tramite FMI e World Bank tramite il Piano Marshall.

              Il seme imperialista e globalista si trovava però GIA’ a BW: nel momento in cui veniva rifiutata la proposta del Bancor di Keynes e si progettava il dollaro come riserva di valuta internazionale imponendo a tutto il mondo il SIGNORAGGIO americano che, quando, ne ha avuto bisogno, dopo Nixon, ha potuo negli anni’70 fare da braccio armato per tutta la reazione e la restaurazione della della suddetta “superclasse”.

              Mi spiace, caro @Moralita, non condivido questa visione dicotomica di passaggi complessi: la necessità naturale di analisi “dualistica” passa, a parer mio, attraverso ad un approccio “taoista” dei fenomeni: nell’Yin va ricercato la Yang e viceversa. Non si possono distinguere se non si riconosce che si compenetrano.

              I confini sono sacri in quanto la vita è sacra: dai un’occhiata a come sono tracciati i confini in Africa ed in medioriente, terre di sfruttamento coloniale, e chiediti come mai. Soprattutto chiediti, se possono avere un qualsiasi tipo di “sacralità” e come possono essere quelli segnati dalle nostre Alpi o dal canale della Manica. Chiediti come mai Stalin spostava a piacimento i confini nei territori caucasici provocando lo stesso fenomeno del “federalistico” Schengen.

              Magari poi si potrebbe capire cosa è il vero razzismo e come mai il buon @ugo ha le proprie ragioni anche se non colte nelle dinamiche causali.

              Dei due poli non prendo nessun estremo: sono un appassionato filantropo e sto ben attento a distinguere le dinamiche socio-politiche da quelle umane e culturali.

            • Rodion scrive:

              Il maggior pericolo per queste seconde attualmente non arriva da oriente, come la propaganda razzista, nazionalista €uropeista ( https://www.youtube.com/watch?v=cMDrWQIbqEU ): il maggior pericolo per i diritti universali e per il cosmopolitismo culturale ce lo abbiamo in casa, rappresentato da coloro che vogliono abbattere gli Stati nazionali (che è sinonimo di abbattere le frontiere, per intenderci).

              Attualmente auspico ad uno stallo est ed ovest che scoraggi l’arroganza bellicosa della superclasse atlantica e che permetta al ritorno di quella dialettica virtuosa descritta da Myrdal che ha permesso il fiorire delle democrazie costituzionali europee.

              E’solo tramite un processo finalisticamente identico al compimento programmatico dei dettati costituzionali moderni, socialisti e antiliberisti che si può pragmaticamente auspicare alla sostanzializzazione della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo a livello planetario.

              Sarò chiaro: il federalismo cosmopolita è qualcosa di molto peggio di una “sciocchezza”.

              E il peggior problema a questo percorso è attualmente rappresentato dal signoraggio del dollaro. Solo uno sciocco può credere che qualcuno possa pensare di sostituirlo con il signoraggio del rublo o dell’renminbi. Ciò non toglie che nessuno può impedirci di auspicare ad un nuove ordine monetario globale, come auspicato da Keynes.

              Sono in debito ancora “dell’ultima parte” del pensiero sino ad ora esposto: dopo aver delineato una linea distopica proverò a redigere un manifesto universalistico contrapposto e antitetico a quello mondialista, cosmopolita e federalista liberista.

              Agli amici idealisti è inutile contrapporre i “numeri della scienza”: va contrapposto un nuovo sistema di ideali che sia implicitamente già portatore sano della sostanzialità e della programmabilità che solo le Scienze e la Ragione possono donare alle più profonde aspirazioni umane.

              A presto.

    9. Rodion scrive:

      Persone come il sottoscritto (e, a quanto vedo, l’ottimo @kthrcds) linkano il contibuto del Nobel Gunnar Myrdal, gli articolisti di GOD oppongono lo “Speculum Orientalis Occidentalisque”, come se la Germania fosse la Merkel e la Russia fosse Putin… vabbè, ogni tanto la filologia…

      Da notare poi “l’atlantismo dell’indistinto” di GOD in cui, negli articoli, non emerge l’assoluta distanza tra i Valori LIBERALI e DEMOCRATICI della Patria (ripeto: PATRIA, non nazione!) Occidentale e della “governance” politica ed economica del complesso industriale, finaziario e BELLICO atlantico, giustificando de facto il secondo con il primo. (Non è un caso che mettono in dubbio – «presunto» – l’imperialismo americano, dimenticando chi è “l’azionista di maggioranza” dell’FMI e della Banca Mondiale.

      Consiglio vivamente di leggere gli ECONOMISTI Chang e Stiglitz per capire perché esiste in alcune aree geografiche la miseria assoluta ed immutabile.

      Si evince l’ “occidentalismo dell’indistinto” che rifiuta la fondamentale distinzione della libertà del socialismo europeo contrapposto a quello del liberismo USA: dicotomia intelletualmente esiziale per chi cita Keynes e Kalecky.

      Laicismo, poi, (e questa è un po’ più fine…) che sconta il non banale deficit di coscienza critica che il laicismo mancato a causa del Concordato italico trova peggior teocrazia nel mercantilismo calvinista germanico o in quello globalista WASP e sionista americano. (Dio liberomercato non è forse un dogma fideistico che si contrappone al pieno sviluppo della persona e agli stessi suoi inviolabili diritti? E’ democraticamente possibile invocare «libero mercato in libero Stato?» Aiuto!)

      Ci sono gravi vizi ideologici e deficit cognitivo-culturali nell’impianto dogmatico che emerge dalle analisi.

      L’assoluta assenza della tematica EURISTA, dell’unione monetaria come strumento di lotta di classe, di oppressione e di asservimento delle classi subalterne e di grimaldello tecnico per frantumare ciò che tre secoli di lotte ha portato alla cristallizzazione dell’Art. 139 Cost.

      NON E’ CHE GOD NON PRENDE UNA POSIZIONE CHIARA SULL’EURO PERCHE’ ACCETTA I COLLATERALI IN NOME DELL’IDEOLOGIA EUROPEISTA E MONDIALISTA?

      Senza stato nazionale non ci possono essere né democrazia né pace: lo si sa da sempre:

      http://www.amazon.com/Nomos-Earth-International-Publicum-Europaeum/dp/0914386301/ref=tmm_pap_title_0

      Cari amici del GOD, vi siete fatti un acerrimo nemico e, per questo… siete proprio fortunati :o)

    10. Il problema dell’europa, siamo noi.

      L’uomo è nato per vivere in piccole comunità e, dopodiché, volgere lo sguardo all’europa delle regioni. Fatto ciò, divenire faro sia per l’asia sia per l’america.
      Ciò che distrusse il manifesto dei fasci di combattimento ( A mio avviso socialista liberale) fu l’alleanza coi nazionalisti del 1924.
      L’europa delle regioni in un grande popolo e uno stato piccolo ove vige il concordato di non interferenza tra stato e potere economico-finanziario.
      Il resto; chiacchiere e distintivo.
      BUONA PASQUA

      • Rodion scrive:

        Carissimo @Renato Protti Miracca,

        noto che la confusione regna sovrana anche in te.

        “L’Europa della regioni” è un progetto elitarista che trova il totale appoggio della finanza cosmopolita proprio per le ovvie implicazioni politiche e macroeconomiche che evidenzia con spettrale lucidita von Hayek.

        Hayek che aveva almeno l’onestà intellettuale di palesare la propria ostilità alla democrazia, all’eguaglianza sostanziale e ai Valori emersi dalla rivoluzione francese.

        A differenza dei TRADITORI DELL’EUROPA SOCIALISTA E DEL WELFARE Einaudi, Spinelli e Rossi che si rifanno direttamente a Lionel Robbins e von Hayek:

        http://www.altierospinelli.org/manifesto/it/pdf/statiunitiit.pdf

        «Una buona critica di queste teoria [quella comunista dell'imperialismo] si trova in The Economic Causes of War di Lionel Robbins (Macmillan, New York 1940), di cui è specialmente consigliabile la lettura, come introduzione allo studio dei problemi dell’organizzazione federale dell’Europa»

        • Progetto pan europa di Monnet e Denis de Rougemont, a mio avviso è il progetto migliore per l’europa.
          Sono fermamente convinto, poiché ho letto taluni concetti espressi in modo lodevole da Monnet a favore di Rougemont.
          Libertà, responsabilità e amore, giacché l’avvenire è nostro affare.
          Sarò romantico, ma in codesto progetto, ci credo assai.

          Il libro a cui faccio riferimento è; LIBERTà RESPONSABILITà E AMORE. Edito da edizioni casagrande bellinzona-jaca book

          • Rodion scrive:

            Ottimo! Così andiamo meglio!

            Ma infatti il pragmatico Monnet era un “keynesiano” e non si rifaceva alla tradizione “liberalista” della Sinistra (come il GOD che ormai si è palesato, dimostrando un’autentica confusione mischiando Keynes e Kalecky con la tradizione di Ventotene e non cogliendone l’inconciliabilità e la volontà antikeynesiana dei padri fondatori del federalismo europeo italiano) e riuscì a contenere il veleno ordoliberale nel progetto di integrazione economica: contenimento da vedersi anche alla luce delle osservazioni di Myrdal a proposito dello stallo tra l’impero atlantico e sovietico.

            Infatti la svolta smaccatamente hayekiana si palesa dopo l’esplosione di Bretton Woods, con il gran piacere di Gillingham di cui allego il link alla sua monumentale ricostruzione storica dell’UE.

            (Non è un caso l’ingenua figura barbina della Francia post Mitterand che si trova a conciliare la tradizione egalitaria e socialdemocratica con quella imperialista e mercantilista a trazione germanica)

            Il vice-capo mungitore per essere di aiuto prima a sé stesso e poi alla collettività, deve prima CAPIRE qual è il problema: se non si scaglia LIVOROSO contro… sé stesso.

            Come il M5S e gran parte delle opposizioni.

            Con la “confusione orwelliana” che obnubila le menti dei cittadini E’DIRIMENTE L’ONESTA’ INTELLETTUALE.

            CHI SA, DEVE DIRE LA VERITA’.

            **TUTTA**

            • Rosanna Spadini scrive:

              Poi però va a pelare le patate in un call center …

              • Rosanna Spadini scrive:

                “Abbia pazienza, Chevalley, adesso mi spiegherò; noi Sici­liani siamo stati avvezzi da una lunghissima egemonia di gover­nanti che non erano della nostra religione, che non parlavano la nostra lingua, a spaccare i capelli in quattro. Se non si faceva così non si sfuggiva agli esattori bizantini, agli emiri berberi, ai viceré spagnoli. Adesso la piega è presa, siamo fatti così. Avevo detto ‘adesione’ non ‘partecipazione.’ In questi sei ultimi mesi, da quando il vostro Garibaldi ha posto piede a Marsala, troppe cose sono state fatte senza consultarci perché adesso si possa chiedere a un membro della vecchia classe dirigente di svilupparle e portarle a compimento; adesso non voglio discutere se ciò che si è fatto è stato male o bene; per conto mio credo che parecchio sia stato male; ma voglio dirle subito ciò che Lei capirà da solo quando sarà stato un anno fra noi. In Sicilia non importa far male o far bene: il peccato che noi Siciliani non perdoniamo mai è semplicemen­te quello di ‘fare’. Siamo vecchi, Chevalley, vecchissimi. Sono venticinque secoli almeno che portiamo sulle spalle il peso di magnifiche civiltà eterogenee, tutte venute da fuori già complete e perfezionate, nessuna germogliata da noi stessi, nessuna a cui abbiamo dato il ‘la’; noi siamo dei bianchi quanto lo è lei, Chevalley, e quanto la regina d’Inghilterra; eppure da duemila cinquecento anni siamo colonia. Non lo dico per lagnarmi: è in gran parte colpa nostra; ma siamo stanchi e svuotati lo stesso.” (.)

                “Il sonno, caro Chevalley, il sonno è ciò che i Siciliani vogliono, ed essi odieranno sempre chi li vorrà svegliare, sia pure per portar loro i più bei regali; e, sia detto fra noi, ho i miei forti dubbi che il nuovo regno abbia molti regali per noi nel bagaglio. Tutte le manifestazioni siciliane sono manifestazioni oniriche, anche le più violente: la nostra sensualità è desiderio di oblio, le schioppettate e le coltellate nostre, desiderio di morte; desiderio di immobilità voluttuosa, cioè ancora di morte, la nostra pigrizia, i nostri sorbetti di scorsonera o di cannella; il nostro aspetto meditativo è quello del nulla che voglia scrutare gli enigmi del nirvana. Da ciò proviene il prepotere da noi di certe persone, di coloro che sono semi-desti; da ciò il famoso ritardo di un secolo delle manifestazioni artistiche ed intellettuali siciliane: le novità ci attraggono soltanto quando le sentiamo defunte, incapaci di dar luogo a correnti vitali; da ciò l’incredibile fenomeno della formazione attuale, contemporanea a noi, di miti che sarebbero venerabili se fossero antichi sul serio, ma che non sono altro che sinistri tentativi di rituffarsi in un passato che ci attrae appunto perché è morto.”

                “Il Gattopardo”, di Giuseppe Tomasi di Lampedusa

    11. Cari fratelli e sorelle, vogliamoci bene.
      Ho un negozio di libri rari, rigattiere e bottiglieria.
      Stamani entra un mio carissimo amico; pensionato e in attività svolgeva il ruolo di vicecapo- mungitore e dopo avere letto una parte di codesto articolo, mi caccia i suoi occhi colore ebano nei miei verdognoli e ingenuamente mi disse:
      Io non ci ho capito un cazzo, l’unica cosa che ho capito è quando la massoneria progressista si desta dal sonno, fammelo sapere che contribuisco anch’io a dargliele di santa ragione al coloro che vogliono un mondo oligarchico.
      Giacché tra i due il più erudito sono io, abbiamo concluso che gli intellettuali hanno due difetti, anzi due mancanze; la PRATICITA’ e la SEMPLICITA’ tanto cara al filosofo SPINOZA.
      Detto ciò; chi sono coloro che debbono essere destati dal sonno, acciocché ritorniamo a essere una società degna dei valori impressi e figli legittimi della RIVOLUZIONE FRANCESE?

      • Rodion scrive:

        Per leggere “cose semplici” ci sono le opere divulgative: nel dibattito il livello deve alzarsi, non abbassarsi… giusto?

        Perché non é “semplice” capire con chi incazzarsi e riconoscere gli “oligarchi reazionari” quando I PROGRESSISTI CHE DORMONO SONO ASSOLUTAMENTE ATTIVI E SONO PARTE DEL PROBLEMA.

        http://catdir.loc.gov/catdir/samples/cam034/2003043940.pdf

        «Hayek developed the theory that is at the very core of the liberal project for Europe, but he remained vague about how the process of European integration could be set in motion. He did not delve deeply into specifics of implementation. Instead, one finds among the leading figures (ORDO-liberals) of the Freiburg School – men influenced by yet distinct from the “Austrians” – the clearest understanding of the fact that, in order to operate satisfactorily, the damaged economy of the wartorn continent had to be nested in a new set of “market-conforming” (Marktkonform) institutions that (a) guaranteed respect for property and contract, (b) was anchored in monetary stability, and (c) was designed to protect the competition principle. Such an institutional emphasis can be said to typify even liberal German economic thinking. ORDO-liberalism is also characterized by a profound moral revulsion to national socialism, deep ethical concerns and commitments, and a quite specific engagement with the problems of economic reconstruction in the remnants of the broken and occupied German nation. On the German issue, Hayek’s Freiburg associates would “pick up the ball and run with it.” Hayek nonetheless first delineated the liberal integration project. In “The Economic Conditions of Interstate Federalism,” which appeared in print on 1, September 1939 (a surely unintended accompaniment to Hitler’s invasion of Poland)»

        • Caro Rodion, convieni che esiste un problema e dobbiamo risolverlo. Come convieni che a volte un vicecapo-mungitore può essere d’aiuto, nella sua semplicità, per affondare l’intellettuale coltello nelle carni di chi è a sonno, e destarlo per il bene della comunità, parola tanto caro a Rougemont

    12. Rodion scrive:

      Siete circondati, arrendetevi! :o)

      Le prove documentale e le ricostruzioni fattuali sono talmente tante e fitte che non potrete nascondervi a lungo nella RETORICA COSMETICA.

      I reazionari controllano il presente e possono permettersi di controllare il passato e, quindi, il futuro.

      Ma con i progressiti che difendono la costituzione degli USE la Storia non avrà pietà.

      Ma prima di lanciare strali sull’opera di chi controlla le istituzioni europee, qualcuno mi spiega perché il Venerabile Draghi non ha problemi ad ammettere quali siano le radici del “Movimento federalista europeo”?

      http://www.bis.org/review/r061024a.pdf

    13. kthrcds scrive:

      @ alessandro (17 aprile 2014 alle 20:33)

      “l’intervento russo in Crimea”

      è dipeso unicamente dallo sconsiderato tentativo di Washington di inglobare l’Ucraina nell’Ue sottraendola alla naturale sfera di influenza della Federazione russa, allargando al contempo i margini di manovra della Nato.

      I russi ne hanno le tasche piene da tempo delle ingerenze occidentali nei loro affari interni e si ricordano ancora benissimo dei disastri provocati da Eltsin – lo statista alcolista che nell’ottobre del 1993 bombardò il Parlamento – e di chi gli permise di salire al potere. A fine febbraio, mentre la situazione a Kiev si avvitava su sé stessa, Lavrov, il ministro degli esteri, accusò apertamente Usa e Ue di appoggiare i responsabili dei disordini a Kiev e di fornire loro un incoraggiamento a proseguire su una strada sbagliata. E Lavrov non è uno che parla se non ha qualcosa da dire che non può non essere compreso.
      Washington, però, credette di poter forzare la situazione a suo vantaggio e impresse un’accelerazione agli eventi attivando i cecchini che provocarono diverse decine di vittime poi attribuite genericamente all’operato della polizia di Yanukovic.
      Intervistato agli inizi di marzo da Russia Today, l’esperto di diritto internazionale Alexander Mercouris rivelò che «l’Ue sa che alcuni dei protagonisti dei disordini a Kiev sono pericolosi, e sempre più europei si stanno chiedendo chi, di fatto, l’Ue sta sostenendo in Ucraina, soprattutto dopo che è trapelata la conversazione [...] tra il capo della politica estera dell’UE, Catherine Ashton, e il Ministro degli Esteri estone Urmas Paet, che [...] ha rivelato che i cecchini che hanno sparato contro i manifestanti e la polizia a Kiev sarebbero stati assunti dai leader di piazza Maidan.
      “C’è il convincimento sempre più forte che dietro i cecchini non c’era Yanukovich, ma un componente dalla nuova coalizione”, ha detto Urmas Paet durante la conversazione».
      Fu in quel momento che i russi decisero di agire per mantenere la Crimea sotto la propria influenza e salvaguardare la base navale di Sebastopoli, cruciale per gli interessi Mosca nella regione.
      E bisogna dire che hanno agito in maniera estremamente efficace: nell’arco di 48 ore hanno preso il controllo totale della Crimea senza sparare un colpo e accolti festosamente ovunque dalla popolazione, come dimostrano le decine di video che si trovano agevolmente sui media russi, ma che i media italiani si sono ben guardati dal mostrare, preferendo continuare a drammatizzare l’“invasione di Putin”.

      Eppure, secondo John Quigley, professore di diritto al Moritz College of Law presso l’Ohio State University, «probabilmente è nell’interesse della stabilità a lungo termine in quella zona che la Crimea entri a far parte della Russia, piuttosto che dell’Ucraina. Se la Crimea rimanesse parte dell’Ucraina, sarà una continua fonte di conflitto tra Ucraina e Russia. La Crimea era parte della Russia dal XVIII secolo fino al 1954, e quindi i suoi legami sono più forti con la Russia che con l’Ucraina».
      Va detto che Quigley non è il solo a pensarla così.

      Infine, se guardiamo a cosa accade oggi in Afganistan, Iraq, Libia e Siria, solo per restare nel XXI secolo, notiamo che la situazione è di gran lunga peggiore di quanto non fosse prima che gli Usa intervenissero “umanitariamente” in quelle aree.

      “la Russia è un bel paese, ma francamente non ci vivrei”, lei dice. Sarà perché ho letto e riletto gran parte dei russi: Tolstoj, Turgenev, Dostoevskij, Gogol (originario dell’Ucraina), Cechov (che in Crimea trascorse gli ultimi anni della sua vita), ecc., che considero i russi europei al pari di noi, e dovendo scegliere tra un soggiorno nei paesi recentemente “liberati” dagli Usa e un soggiorno nella Crimea “invasa” da Putin, non avrei dubbi.

      • il Moralista scrive:

        Trovo le tue riflessioni molto interessanti e documentate, per cui, con spirito socratico, ti chiedo: non credi che gli standard russi, in merito alla libertà di espressione, siano ancora oggi molto distanti dai nostri?
        Se fossi un blogger russo, potrei io ad esempio criticare Putin con la stessa profondità e costanza con la quale critico la Ue, senza correre il rischio di subire ritorsioni sul piano fisico?

        • alessandro scrive:

          @kthrcds
          “la Russia è un bel paese, ma francamente non ci vivrei”, lei dice.
          Amico/a mio/a, non sono una lei, ma un lui… non è altrettanto intuibile il tuo genere da quel nick name che utilizzi… ovviamente scherzo e puoi darmi del tu… così tanto per sdrammatizzare e alleggerire la discussione visto che Rodion oggi si è scatenato con le sue iperbole filosofiche! in quella frase ho volontariamente ripreso quella celebre del senatore Razzi (Crozza) “l’Europa è molto bella, ci sono stato, bella.. ma non ci vivrei” e non parlo ovviamente di aspetti culturali e di letteratura, ma come fa notare il Moralista di diritti civili. Già dal primo commento io sarei stato eliminato fisicamente dagli spetsnaz, anzi non ci sarebbe stato nessun commento perché il Moralista non sarebbe mai esistito. Comunque grazie per le cronache dal fronte Crimea, molto utili.

          • kthrcds scrive:

            Scusa, Alessandro, non avevo colto la battuta. Me la sono riletta pensando a Crozza :)
            Per il resto, che dire, non so se in Russia “non ci sarebbe stato nessun commento perché il Moralista non sarebbe mai esistito”; certo è che la situazione è molto più delicata; ne accenno in risposta al signor Toscano.

            Grazie per l’attenzione.

          • Rodion scrive:

            @Alessandro

            Non vedo tutta questa differenza tra Ilaria Alpi e l’Anna Politkovskaja: e ti chiedo: perché di un omicidio si parla sempre e dell’altro no?

            Dipende a che livello puoi risultare pericoloso.

            Ma cosa è tutto questo filoamericanismo? Ma ci siamo dimenticati tutti di Julian Assange?????????? E Bradley Manning? E l’altro giovanissimo Aaron Swartz??? https://en.wikipedia.org/wiki/Aaron_Swartz

            Ma di che blogger andiamo cianciando!

            Se gli USA vogliono spengono Internet in pochi click: è solo la totale ignoranza degli strumenti informatici che non permette di capire il significato totalitario e orwelliano di PRISM.

            Tutti i social network sono in mano ai servizi USA, siamo tutti schedati, tutti i circuiti del credito passano attraverso server USA, la FED finanzia stampando dal nulla miliardi di dollari per distruggere il mercato con colossi come google che vendono servizi gratuiti tramite il signoraggio del dollaro! Altro che i 10 emendamenti!

            Non penseremo veramente che il il VERO oppressore sia la Germania che non possiede neanche un vero esercito?

            «FUCK THE UE».

            Ma cosa abbiamo ancora da difendere?

            Chi pensate che controlli il cartello petrolchimico e farmaceutico che finanziò la Germania hitleriana che ha piazzato i suoi uomini da settant’anni nelle istituzioni europee?!? Chi pensate che abbia finanziato la Trilateral che ha visto passare tutti i membri della Commissione Europea ad iniziare da Monti? Che interessi ha sempre rappresentato Monti in Europa? Di chi? Chi c’è DIETRO il teutonico vassallo?

            Se il @Moralista avesse l’impatto politico di WikiLeaks saremmo già tutti sotto tortura a Guantanamo come in Russia o in Cina.

            Basta con questa ipocrisia!

            Ma leggetevi le statistiche che descrivono la sostanza della democrazia USA! Ma che diritti civili vuoi che abbia chi vive nelle catapecchie!?!!! Che diritti civili vuoi che abbiano, oramai, i reduci di guerra?? I diritti civili sbandierati NON SONO UN CAZZO senza diritti sociali!

            E’ meglio che l’Ucraina venga conquistata dalla NATO perché porta i diritti civili mentre la Russa no? Come nel caso di Grecia e Cipro? Chi pensate che controlli la Trojka? Ma stiamo scherzando?

            La simpatia per Putin deriva dalla memoria della vittoria dei sovietici a Stalingrado e la definitiva sconfitta del nazismo con l’entrata dell’Armata Rossa a Berlino. Punto.

            Putin è a noi funzionale perché toglie la maschera a quel mostro che si nasconde dietro la NATO e gli interessi euroatlantici. Si spera di nuovo ad uno stallo come descritto da Myrdal per una cooperazione virtuosa obbligata.

            La verità è che noi europei, a partire da ITALIANI e FRANCESI, abbiamo (o avevamo?) le risorse culturali per gestire la governace interna ed estera, MEGLIO, di quella massa di imbecilli lobotomizzati che ingrassano le file degli eserciti di TUTTI i paesi del mondo.

            L’Italia ripudia la guerra.

            p.s. leccare il culo al governo americano dopo Moro, Ustica o il golpe del ’92, mi fa veramente incazzare.

            • Rosanna Spadini scrive:

              Quando ti incazzi dai il meglio di te, Rodion, continua così …

            • alessandro scrive:

              Rodion, non mi pare che dal tenore dei commenti in questo blog ci sia qualche filo-americano convinto, tutt’altro.. mi pare che tutti, me compreso, abbiano evidenziato le contraddizioni del “modello amerikano”. Io preferisco il modello sociale europeo e non mi sento di mandare a fare in culo con la tua stessa faciloneria l’intero progetto della UE. Ci sarà pur qualcosa che vorrai salvare della UE senza menarmela con tutte le tue iperbole filosofico-letterarie? Pensi di spiegare tutto con la filosofia oppure hai qualche chicca della vita reale che vuoi farmi conoscere? Quanto al controllo dei social network, per tua informazione, sappi che non è una prerogativa solo amerikana, anche le autorità italiane frugano abbondantemente nelle bacheche di facebook apparentemente bloccate da accesso riservato e in qualsiasi chat! il numero di intercettazioni telefoniche in Italia non sono roba da poco. Niente di più ipocrita la sparata di Renzi quando parlava di scongiurare le privatizzazioni di assets ENI dove sono largamente attivi i servizi segreti. A parte la bocca di cesso, al limite è stato da folli il non opporsi alle privatizzazioni di TELECOM!! Ci sono apparecchiature radio (di cui per riservatezza non è prudente parlare qui di chi le ha in dotazione) con le quali è possibile, anche solo per capriccio, ascoltare le telefonate dei cellulari semplicemente sintonizzandoti nella frequenza giusta… e non certo chiedendo il permesso al giudice. E io parlo solo di cose che conosco e che non si leggono sui siti di controinformazione o su quelli del complotto pluto-giudaico-massonico.
              Quanto a certi blogger da te citati c’è un diritto alla sicurezza nazionale che soccombe rispetto al diritto all’informazione o al diritto allo sputtanamento dei segreti di stato. Spero ci sia sempre qualcuno che lavora per tenermi il culo al sicuro e non dispererò di certo se non scoprirò notizie piccanti su oscure trame geopolitiche o sulle tendenze sessuali dei capi di stato o di altre puttane di stato o del bunga bunga.
              “Se gli USA vogliono spengono Internet in pochi click” scusa ma questa è proprio una cazzata!
              “La simpatia per Putin deriva dalla memoria della vittoria dei sovietici a Stalingrado e la definitiva sconfitta del nazismo con l’entrata dell’Armata Rossa a Berlino. Punto.”
              Magari i tedeschi di Berlino est ci avessero messo un punto, ma liberati da una dittatura ne hanno riacquistato un’altra. La definitiva sconfitta del nazismo non è ascrivibile unicamente all’avanzata russa, senza nulla togliere alla lodevole ed eroica resistenza sovietica, tenuto anche conto del maggior peso subito dall’armata rossa in termini di perdita di vite umane nel secondo conflitto mondiale. E tanto per fugare ogni dubbio circa l’attribuzione di presunti valori salvifici filo-americani, tu saprai benissimo che alcuni ambienti statunitensi hanno deliberatamente appoggiato la corrente non interventista proprio per ritardare l’intervento americano, così da logorare il più possibile l’esercito e le forze sovietiche, in vista della divisione del mondo in due blocchi. Anche lo sgancio delle bombe atomiche, molti storici, l’hanno inquadrate in questa prospettiva futura. In realtà quelle micidiali armi di distruzione di massa non erano solo destinate a chiudere il conflitto nel pacifico, ma erano due messaggi assai persuasivi verso l’Unione Sovietica. La storia è fatta di tragici eventi, lo dimostrano i vari misteri ancora irrisolti in Italia. Si chiama real politik. La Crimea è un ottimo punto strategico per la Russia nello scacchiere mediorientale e mediterraneo ed è soprattutto uno sbocco in mare! Della “bontà” di determinate azioni o strategie geopolitiche… ai posteri l’ardua sentenza. A naso mi pare che sia stato un bene che alla lunga abbia prevalso il blocco euro-atlantico, sebbene abbiamo assistito a tragedie storiche ed umane di enorme portata e a contraddizioni inspiegabili in un mondo civile. Se non ne sei convinto puoi sempre chiedere il passaporto russo o andare a lavorare in qualche cantiere cinese per 5 dollari l’ora, ma ritengo sei più utile qui in questo blog, magari per cercare di introdurre il tema “uscita dall’euro” con la tua eloquente dialettica.

              • alessandro scrive:

                errata corrige “5 dollari al giorno” in luogo di “5 dollari l’ora”
                … ho erroneamente riportato quella che ormai è diventata la paga media oraria italiana

              • Rosanna Spadini scrive:

                Vladimiro Giacché, Anschluss l’annessione. L’unificazione della Germania e il futuro dell’Europa

                @Rodion, concordo pienamente con quanto dice alessandro, “magari i tedeschi di Berlino est ci avessero messo un punto, ma liberati da una dittatura ne hanno riacquistato un’altra”, leggetevi al proposito “Anschluss. L’annessione. L’unificazione della Germania e il futuro dell’Europa” di Vladimiro Giacché,

                dove l’autore smonta con dati precisi e inconfutabili la propaganda eurista che cazzeggia su di una riunificazione della Germania come fosse stata un atto di generosità dei tedeschi dell’ovest nei confronti di quelli dell’est, che in maniera altruistica e disinteressata avrebbero voluto condividere il proprio benessere, frutto di un modello economico superiore, con i poveri fratelli dell’est vittime di una brutale dittatura comunista.

                In realtà la riunificazione sarebbe stata una vera e propria annessione, con tutti i risvolti negativi, dei potenti padroni dell’ovest nei confronti dei servi schiavi dell’est, attraverso una consapevole politica di deindustrializzazione e di privatizzazione dei servizi, le autorità di Bonn hanno di fatto trasformato la DDR da una economia rivolta alle esportazioni a una incentrata sulla domanda interna, ossia dipendente dai trasferimenti dall’Ovest.

                In questo modo le imprese dell’Ovest si trovarono spalancato un mercato di oltre sedici milioni di abitanti.

                Quello cha sta capitando a noi, cari followers del blog, aprite gli occhi, stanno riducendo volutamente la nostra fiorente economia, e ripeto ANCORA FIORENTE (perché siamo il terzo paese contribuente d’Europa), ad un ammasso di macerie, deindustrializzando, privatizzando, innestando un processo di terzomondizzazione, come è già successo in tante parti del mondo, ma oggi sta accadendo a noi.

                Tutto questo grazie all’euro e all’Europa.

                Un film già visto (Argentina, Filippine, Cile, Brasile …), un incubo mai visto a casa nostra, ora possiamo dire: C’ero anch’io …

                “Dagli atrj muscosi, dai fori cadenti
                Dai boschi, dall’arse fucine stridenti,
                Dai solchi bagnati di servo sudor,
                Un volgo disperso repente si desta;
                Intende l’orecchio, solleva la testa
                Percosso da novo crescente romor. (.)
                E il premio sperato, promesso a quei forti
                Sarebbe o delusi, rivolger le sorti,
                D’un volgo straniero por fine al dolor?
                Tornate alle vostre superbe ruine,
                All’opere imbelli dell’arse officine,
                Ai solchi bagnati di servo sudor.
                Il forte si mesce col vino nemico;
                Col novo signore rimane l’antico;
                L’un popolo e l’altro sul collo vi sta.
                Dividono i servi, dividon gli armenti;
                Si posano insieme sui campi cruenti
                D’un volgo disperso che nome non ha.”

                Adelchi, Coro dall’Atto III

              • Rosanna Spadini scrive:

                Il forte si mesce col VINTO nemico;

                naturalmente Alessandro Manzoni

                (internet gioca brutti scherzi, ma anche “vino” poteva essere allusivo)

              • Rodion scrive:

                @Rosanna

                Ottimo sia Giacché (che ho linkato su amazon nell’ultimo post) che Manzoni.

                @Alessandro

                Perdona ma non so scrivere con i PC… non ho il senso “spaziale” e oltre a milioni di refusi mi salta facilmente l’ “analisi del periodo” e la “consecutio logica”.

                Il periodo che ti riguardava era solo il primo, con domanda retorica annessa su Ilaria Alpi.

                Il “filo-americanismo” non traspare in questo sito e sarebbe meglio stroncarlo sul nascere: i maggior ispiratori del post sono stati ovviamente gli articolisti del GOD che, se amassero veramente la Costituzione USA sarebbero I PRIMI anti-amerikani.

                Gli statunitensi democratici che amano il proprio paese ci sono e hanno un bel altro rapporto con il proprio governo. Un noto esempio può essere Michael Moore.

                Sono d’accordo poi con gran parte delle cose che sostieni nella seconda parte del tuo post, a cui però faccio un solo appunto: I SOVIETICI SONO STATI COMODI **PER NOI**, CITTADINI DEL BLOCCO D’OCCIDENTE, NON PER I CITTADINI E FRATELLI DEL BLOCCO D’ORIENTE. (Ovviamenti non a quelli della DDR)

                Ti ricordo che i nazionalisti ucraini accolsero Hitler come un liberatore prima di venir trucidati dai nazisti: PROPRIO COME ORA.

                Ciò che non condivido è sostenere (come da propaganda da guerra fredda) che poiché in Oriente c’è l’oppressione e lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, l’imperialismo (presunto?) atlantico “è meglio”.

                Se i nostri potessero, farebbero lo stesso, E LO STANNO DIMOSTRANDO!

                Il benessere del dopo guerra è da imputarsi alla guerra fredda, allo stallo, NON ad una “superiorità etica” occidentale.

                La UE che vuoi salvare (e ho linkato una marea di documentazione, perciò nessuno in questo forum ha più scuse) è sa SEMPRE stato un progetto in FUNZIONE anti-sovietica e, soprattutto, ANTISOCIALISTA e ANTIDEMOCRATICA.

                (Non ti preoccupare che in caso di smantellamento, i risultati ottenuti negli anni di Monnet rimarrebbero…)

                Mentre in Italia è sempre stato evidente nella potente componente democristiana (per es. De Gasperi, l’amico di Kalergi) e in tutta la corrente ultra-europeista e ultra-liberista che con Andreatta e nipotini completarono il golpe italiano, la sinistra europeista e liberale è stata la più subdola e meno evidente. Per decenni si è rifatta all’antifascismo e alle lotte radicali per i diritti civili, fino a saldarsi con il centro ordoliberista tramite il golpista Prodi, nipotino del golpista Andreatta. La morte di qualsiasi opposizione per la gioia delle amministrazioni alleate.

                Un progetto che ha mostrato la propria faccia appena ha cominciato a cedere il gigante russo: cosa pensi che discutessero al Bildelberg? Di Tolstoj?

              • il Moralista scrive:

                Rodion mi sono accorto che con il passare del tempo il tuo racconto ha assunto toni più perentori. Questo sito è socratico e dubitativo, e le differenze di pensiero sono incoraggiate e benvenute. Sono felice per avere favorito l’emergere di un dibattito così acceso intorno a temi decisivi come globalizzazione e nazionalismo, dicotomia tanto importante quanto sottaciuta dai principali organi mediatici. Fai bene a difendere con passione e in maniera argomentata le tue posizioni (spesso oggettivamente torrenziali), mentre fai male a usare immagini liquidatorie del tipo “questo pezzo è influenzato dal God”. E cosa significa? Tutti noi siamo influenzati dalle ragioni degli altri. A questo serve il libero dialogo. Altrimenti non resta che il dogma di fede. Esistono poi dei dati oggettivi che sarebbe ingiusto non riconoscere. Prima che il God demistificasse alcune dinamiche contemporanee, tutti brancolavano nel buio. Non si tratta di una questione secondaria.

              • Rodion scrive:

                Cosa, invece, non condivido…

                1 – “Sapere e intelligenza” si riconoscono dalla capacità di comunicare il pensiero in modo semplice: sfido chiunque a non cadere in un difetto o nel suo opposto.

                La filosofia è TUTTO, mio caro diversamente europeo. (…e non ti dico cosa penso di chi intima di “non fare filosofia” o di lasciar perdere “i grandi sistemi” o che postula che “con i valori non si mangia”…)

                2 – Profilare in enormi database i cittadini è innanzitutto prerogativa “ameriCana” e non “ameriKana”. (Gli amerikani fanno milioni di $ nella silicon valley, gli americani fanno milioni di $ da Bangalore)

                Il fatto che non riconosci la differenza tra le attività giudiziarie e i sistemi orwelliani come Echelon o PRISM è un grave problema cognitivo: gli stessi gravi scandali di spionaggio illegale italici, da SIP a Telecom, sono tutti riferibili alla longa manus americana.

                La debolezza dei sistemi di cifratura GMS sono un nulla rispetto alla constatazione che gran parte del traffico Internet è in chiaro, che le certification authority sono “single point of failure”, che il sistema DNS è un altro SPoF, che qualsiasi prodotto immesso sul mercato presenta “back door”, che il sistema satellitare è peggio del Grande Fratello, che gran parte dei servizi portanti dell’economia mondiale sono IN MANO agli USA: non è un caso che le altre superpotenze spingano i propri cittadini ad usare servizi come yandex.ru o yadoo.cn: intere amministrazioni hanno dovuto installare sistemi operativi propri e smantellare quelli Microsoft.

                Quello che, onestamente, mi ha puzzato subito dall’inizio, è stato proprio “come mai il GOD abbia promosso il keynesismo della MMT che SI DIMENTICA che gran parte della merda dell’ultimo secolo è dovuto all’assimetria creata dal DOLLAROCENTRISMO che è espressione dell’AMERICACENTRISMO.

                Putin sta cercando di nazionalizzare pure il sistema delle carte di credito: dove si trovano i server di: PAYPAL, VISA, MASTERCARD, AMERICAN EXPRESS????

                Quando Orwell scrive la “Fattoria degli animali” aveva in mente l’URSS di Stalin. Indovina invece cosa ispira 1984? Ancora e solo gli URSS?

                Nell’ultimo post ho linkato anche dove i VERI PATRIOTI AMERICANI (ed europei) dibattono su questi temi.

              • Rodion scrive:

                3 – «Se gli USA vogliono spengono Internet in pochi click” scusa ma questa è proprio una cazzata!»

                Fai come gli aricolisti del GOD che quando non capiscono un argomento partono dal presupposto che l’interlocutore spari cazzate?

                Sarò diretto: NON SAI COME FUNZIONA INTERNET.

                Ci sono affermazioni che non sono opinioni, nascono da dibattiti decennali tra attivisti ed intellettuali, nonostante la forma “iperbolica” in cui si esprimono i concetti. Fatti un giro su eff.org (dove trovi altri patrioti americani…)

                Ti do uno spunto: relazione tra Internet, World Wide Web e Domain Name System, quindi scopri chi controlla l’ICANN e il “democraticissimo sistema dei root server”

                4 – Con questa affermazioni siamo da oggi meno amici:

                «Quanto a certi blogger da te citati c’è un diritto alla sicurezza nazionale che soccombe rispetto al diritto all’informazione o al diritto allo sputtanamento dei segreti di stato. Spero ci sia sempre qualcuno che lavora per tenermi il culo al sicuro e non dispererò di certo se non scoprirò notizie piccanti su oscure trame geopolitiche o sulle tendenze sessuali dei capi di stato o di altre puttane di stato o del bunga bunga.»

                Non ho citato “semplici blogger”. Ho citato esperti in informazione dell’era tecnologica che permettono di informare intellettuali meno esperti come noi nell’era del Grande Fratello. HO CITATO I VERI REPORTER DI QUESTA ERA.

                Ti sembra che la stampa faccia informazione come necessitato da una democrazia? Ci vuoi prendere per il culo? Da WikiLeals sono usciti scandali di puttane e bunga bunga? Deliriamo?

                Un coordinatore è da due anni rifugiato in un’ambasciata con un marchingegno al piede per aver fatto scoop su festicciole e gossip? VERGOGNA!

                Sicurezza nazionale? Ma cosa sei, un fascista anche te? Putin non potrebbe dire la stessa cosa della Politovskaja? Il governo cinese non potrebbe dire la stessa cosa di piazza Tiananmen?

                Ma che stato di diritto difendi? Dove e quando finiscono gli “interessi nazionali”? Chi lo decide?

                Assange ha messo in pericolo la sicurezza nazionale o non ha messo un goldone scopandosi due svedesi? Di cosa è imputato?

                Assange ha messo in pericolo la “sicurezza nazionale” o il compimento di un progetto distopico bipartisan come paventato da George Orwell!?

                Il complesso oil&finance angloamericano ha fatto più morti del nazifascismo e del comunismo messi assieme.

                E’ UNA MENZOGNA CHE LE DUE GUERRE SONO AVVENUTE A CAUSA DEGLI STATI NAZIONALI SACRALIZZATI A WESTFALIA ED È STATA UN MENZOGNA AFFERMARE CHE E’STATA L’UNIONE EUROPEA A DONARE LA PACE

                E’VERO L’OPPOSTO

                (per chi non è stato lobotomizzato oggi è palese)

                Un filantropo non ha sentimenti né filo atlantici né filo orientali. E’ filantropo: punto.

                E l’uomo è vivo fintanto che la verità rimane viva.

                Qunando sarà squarciato quel velo di mistificazione della realtà che ha capovolto l’ordine valoriale degli eventi degli ultimi tre secoli, non ci sarò isola remota, bunker norvegese o esercito privato che tenga.

                (Essi sanno che c’è chi sa, molti, sempre di più… e hanno paura… e noi si gode… la Storia ha insegnato che la forza delle idee non conosce tirannia)

              • Rodion scrive:

                @moralista

                mi riferivo al “mio di post”, il mio ultimo commento: nel senso che il “feeling” da flame di questa Pasqua nasce da stimoli che ho ricevuto dagli articolisti del GOD.

                L’essere assertivo nasce dalla mia emotività, mi spiace di aver turbato la quiete.

                buona pasqua

              • il Moralista scrive:

                Caro Rodion, a me la quiete non piace. A me piace la tempesta. Siamo ancora all’inizio della discussione su “globalismo/patriottismo”, quindi ci servi “in forma” ancora per un po’. E’ positivo che esistano sfumature differenti. Le tesi prevalenti saranno, semmai, il risultato finale di un dibattito, ricco, vero, approfondito ed appassionato. Nessuno di noi crede per fede o per partito preso. Questo approccio ci rende “giocoforza” assertivi. Buona Pasqua anche a te

    14. Michele scrive:

      Tra Obama e Putin, tra l’incudine e il martello (mi ricorda qualcosa..). Comunque in politica estera Putin dà 10-0 a Obama. Asfaltato in Siria. Ora gli unici morti sono negli scontri provocati da Kiev, mentre Putin si prende la Crimea senza sparare. Kiev vara un “regime anti-terrorismo” (già il nome è scelto male) e il mondo vede dei blindati contrapporsi a civili disarmati..non so se è vero, ma l’effetto mediatico è devastante. Addirittura oggi, dopo il colloquio USA-UE-Russia-Ucraina, Putin propone di smantellare tutte le milizie non ufficiali, mentre Obama inasprisce le sanzioni e manda aiuti all’esercito di Kiev! I dirigenti CIA fotografati sono il simbolo della fine dello “sbirro del mondo”. Fanno davvero sembrare Putin un pacifista che si difende…Putin!! Non riescono più a controllare l’opinione pubblica,fanno errori madornali. Se non è tutto calcolato,Obama è alla frutta. HO paura per gli ultimi colpi di coda.

    15. Rodion scrive:

      Dall’ultima domanda del @Moralista a @kthrcds mi pare chiara la difficoltà ad accettare che coloro che portano avanti i valori della Rivoluzione francese siano attualmente coloro che si oppongono alla globalizzazione monopolare, che auspicano alla PLURALITA’ CULTURALE DIFESA dagli Stati nazionali: è difficile accettare che i veri filoeuropei sono coloro che citano «Tolstoj, Turgenev, Dostoevskij, Gogol» non Spinelli, Rossi o Einaudi e il resto dei rigurgiti del passato novecentesco che non vuole passare. E potrebbero citare Mann, Dickens, Stendhal o Balzac. O Bach, Tchaikovsky o Ravel.

      Questo è essere cosmopoliti: KGB Putin e “drone” Obama pari sono. Sono antiumani che hanno firmato entrambi “blacklist” di morte disonorando i loro popoli. (L’unica differenza è che Putin saprebbe esprimere la differenza tra un “campo da baseball” e il Colosseo, non essendo la controfigura di un “Creso”).

      Meglio che rimangano immobili a fare a braccio di ferro così, magari, la smettono di seviziare i propri concittadini: il divide et impera funziona anche “in senso inverso”.

      I FILO-EUROPEI SONO AD OGGI GLI ANTIEUROPEISTI e sono coloro che ad oggi difendono i valori delle rivoluzioni settecentesche.

    16. kthrcds scrive:

      @ il Moralista (18 aprile 2014 alle 11:27)

      Grazie, troppo gentile.

      “non credi che gli standard russi, in merito alla libertà di espressione, siano ancora oggi molto distanti dai nostri?”

      Ci può scommettere; la Russia non ha mai conosciuto nella sua storia la democrazia così come la intendiamo noi – anche se va detto che qui da noi la democrazia è più “rappresentata” che rappresentativa.

      “Se fossi un blogger russo, potrei io ad esempio criticare Putin con la stessa profondità e costanza con la quale critico la Ue, senza correre il rischio di subire ritorsioni sul piano fisico?”

      Temo di no. Anna Politkovskaja ne è un esempio. Alexei Navalny, invece, che è un cialtrone con simpatie naziste, se l’è cavata con molto meno.
      Nel giugno 2013 La Repubblica dedicò ampio spazio all’arresto di Navalny dipingendolo come un fiero rivoluzionario in lotta contro il regime corrotto e mettendo in risalto la foto che lo ritraeva in manette all’interno del tribunale dove si era svolto un processo a suo carico per.. corruzione.
      Senonché, dopo poche ore dall’uscita in edicola di Repubblica Navalny usciva dal tribunale.
      Successivamente, a settembre, Navalny concorreva per la carica di sindaco di Mosca raccogliendo 632.697 voti (27,24%), venendo sconfitto da Sergiei Sobyanin, sostenuto da Putin, con 1.193.178 voti (51,37%) in un clima i sostanziale indifferenza, vista la bassa affluenza alle urne: 32,07%.

      Per farla breve, la Russia non è da prendersi a modello, ma Putin non è cretino; ha dimostrato di saper difendere i loro interessi prendendo decisioni difficili in tempi rapidi, e questo ha fatto salire di molto la sua popolarità tra i russi.
      Con la vicenda ucraina Putin si è preso la Crimea e la gratitudine dei suoi abitanti, Yatsenyuk si è preso la responsabilità di gestire un tragico fallimento, attorniato da elementi impresentabili e Obama ha reso evidente che non c’è poi tutta questa differenza tra lui e chi lo ha preceduto, e infine che Washington dovrà abituarsi in futuro a dare un indirizzo più realista alla propria politica estera.
      Poi c’è anche l’opzione “Dottor Stranamore”. Da una nazione il cui presidente pensava di “conquistare i cuori e le menti degli iracheni” a suon di bombardamenti c’è da aspettarsi di tutto.

    17. alessandro scrive:

      vergogna de che? mi riferivo al bunga bunga in merito a quanto trapelato sulla stampa in merito ad alcune marginali rivelazioni di wikileaks sulle attitudini de er banana,
      http://qn.quotidiano.net/politica/2010/11/28/421336-nessun_negoziato.shtml
      ma ho anche parlato di “oscure trame geopolitiche” e “di altre puttane di stato” … ascoltati un pò di Litfiba
      “… io vorrei sapere perchè non è reato fare la puttana di Stato ed abusare ogni potere…”
      non è che adesso mi estrapoli due frasette dal contesto per smontarmi il significato di ciò che volevo esprimere. E’ proprio vero che hai un brutto vizietto, come i tuoi amici del GOD evidenziano, di usare paralogismi.
      E certo che Assange era pericoloso ed “esperto in informazione dell’era tecnologica” altrimenti non si sarebbero presi la briga di “perseguirlo”. E certo che gli USA hanno sistemi di controllo molto più evoluti di qualsiasi altro paese. Anche la Francia non è messa poi così male.
      Chiamami come ti pare, anche fascista, mi sentirò libero di chiamarti comunista, visto che parteggi per il blocco opposto (visto che stiamo scadendo… scadiamo), ho già detto che la storia è piena di tragedie umane! cosa altro devo dirti? ma c’è una bella differenza fra il filosofeggiare all’infinito (tra l’altro come tu stesso ammetti senza “consecutio logica”) e la qualità di vita… quella reale! ancora non hai risposto se è stato un bene o no che alla fine abbia prevalso il blocco euro-atlantico e se intendi prendere il passaporto russo

      • Rodion scrive:

        @Alessandro

        Chiamo “amici” gli articolisti del GOD perché ne condivido i valori.

        Dissento sul percorso, il come, raggiungerli:

        1 – la distruzione degli Stati nazionali

        2 – l’affidamento pregiudiziale agli USA che non riconosce che il peggior attuale squilibrio al mondo ha la genesi nell’asimmetria del dollaro

        Il tuo giudizio sulla mia espressività (e, di quello del GOD, con tutto il rispetto..) non mi farà dormire la notte: ci sono altri ambiti in cui umilmente si raccoglie un po’ più di stima.

        per il resto non ti arrampicare sugli specchi: le allusioni al “fascismo” nascono dal ritenere che CI SIANO RAGIONI DI STATO PER CUI UN GIORNALISTA POSSA ESSERE INCRIMINATO PER QUELLO CHE PUBBLICA.

        lo hai scritto tu.

        Comunque sulla mia posizione “myrdaliana” nel conflitto NATO / BRICS non hai capito nulla… Ma d’altronde è colpa dei mia paralogismi e della mia prosa involuta.

        Quando saremo conciati come o peggio l’attuale Grecia o vedrai partire i tuoi figli in divisa per la Birmania ad esportare democrazia, vedremo che passaporto desidererai avere.

        Una sincera buona Pasqua.

        • Rodion scrive:

          P.s. Verissimo sulla Francia, infatti se non vado tempo fa hanno venduto apparecchiature di spionaggio massivo in nordafrica.

          Ma la questione USA è diversa: come il raccapricciante suicidio nel vendere Telecom: un conto è la “concorrenza” fra spionaggi un conto è possedere la dorsale telefonica. Gli USA hanno in mano monopoli tecnici, per costruzione. E non oso pensare quando ci imporranno quello degli OGM…

        • alessandro scrive:

          CI SIANO RAGIONI DI STATO PER CUI UN GIORNALISTA POSSA ESSERE INCRIMINATO PER QUELLO CHE PUBBLICA
          non l’ho mai scritto, a Pasqua dalle mie parti si mangia l’agnello non la frittata! la differenza non è una sottigliezza, ma ho scritto (tra l’altro invertendo erroneamente il periodo): “c’è un diritto alla sicurezza nazionale che soccombe rispetto al diritto all’informazione o al diritto allo sputtanamento dei segreti di stato”
          Come un governo vada a contemperare il diritto all’informazione e ad informare rispetto all’interesse legittimo della collettività alla sicurezza, dovrebbe suggerire prudenza e moderazione nell’azione da perseguire, come altrettanta prudenza dovrebbe avere chi mina alla sicurezza nazionale. L’azione degli USA è stata un pò scomposta e, a mio avviso (e magari la chiudiamo qui, rimane una mia opinione personale) quella di Assange troppo imprudente.
          Comunque se decidessi di partire per la Russia mi dispiacerebbe, anche perché da quelle parti il Moralista sarebbe bannato… sei più utile qui ad affrontare questi temi
          Il tuo filosofeggiare non mi disturba, ma per agevolare il dibattito suggerisco di allegerirlo con meno richiami e citazioni e provare a tirare una sintesi ogni tanto. Richiede molto impegno seguirti e ribattere ogni commento riverificando le informazioni che vai a postare. Così Il Moralista inizia a diventare un lavoro. Anche se da ieri siamo un pò meno amici, ti porgo sinceri auguri di Buona Pasqua

          • Rodion scrive:

            La Russia non è la Cina!…e posso dirti che Putin non è l’unico ad avere doti fuori dal comune nella sua amministrazione.

            Sono preoccupato per l’immensa stupidità ed ignoranza delle amministrazioni che stanno dall’altro capo “del telefono rosso”: che siano repubblicani o democratici, mi stupisco quando riescono a parlare la propria lingua correttamente…

            Comunque ti ringrazio per la possibilità di discussione… Perdonami se ci ho messo del sentimento… Ma siamo anche così noi con sangue italico, e ora “siamo più amici di prima” :o)

            Un abbraccio

            • alessandro scrive:

              se ti può interessare caro Rodion una notizia fresca fresca
              http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/mosca-non-deve-volare-mosca-nuova-legge-approvata-duma-76026.htm
              un caro saluto

              • Rodion scrive:

                Grazie Alessandro,

                giusto per “le ultime parole famose: «la Russia non è la Cina»”

                Al di là dell’evidente “wishful thinking” nel difendere il ruolo della Russia nel mondo, è chiaro che la solida realtà di un Paese che, purtroppo, ha nel DNA un modello nazionalista, imperialista ed oligarchico (nel DNA nel senso che per motivi storico-culturali, ha dei cittadini che vedono positivamente il ruolo di una figura “forte e carismatica”).

                Considera però che la Russia ha cittadini abbastanza “hacker” per gestire informazione massiva nelle darknet: dinamiche più complesse nella RepPopCinese che è dotata di modelli “orwelliani” molto più oppressivi (ingegneristicamente).

                Ma il punto dirimente, non sta nel fatto o meno che i Russi possano esprimere dissenso sui social network: chi ha avuto la fortuna di studiare le forme di “cyber attivismo”, sa bene che i “social network” sono una cyber-arma dello Zio Sam: vuoi che sia chiaro? Chi usa FaceBook, Twitter, Google+ per usi politici è “un imbecille”. Il web non è Internet.

                I Russi non esprimeranno MAI (di loro sponte) dissenso al regime perché come insegna la storia russa, si UNIRANNO compattamente contro l’INVASORE. Indipendentemente dalle ritorsioni di regime.

                Il governo russo si sta preparando alla guerra fredda e, quindi, alla propaganda nemica (più che a focolai di spontaneo dissenso interno).

                Ti ricordo che la NSA era da due anni che sfruttava una vulnerabilità di open-ssl che implementa il “protocollo standard” della comunicazione SICURA via web e non solo.

                Siamo già in guerra (ad ora semi-fredda), ed il vantaggio “per costruzione” ce l’ha la NATO, non i BRICS: la notizia fa temere che la Russia si stia preparando al coprifuoco.

                Alla fine chi pensi che ci sia dietro a Snowden?

                E’ evidente che si spera per il trionfo dei principi di una Costituzione liberale, ma lo strapotere USA, con amministrazioni da tempo “catturate” dalle oligarchie cosmopolite, deve trovare un equlibrio con un blocco che, grazie a cultura ed intelligenza, mettano in stallo questi “oligarchi” mentre nel frattempo i cittadini riscoprono la lotta di classe e la conseguente “riattivazione” costituzionale nel blocco occidentale.

                In guerra tutto quello che si legge è “falso”: sia da un lato, che dall’altro. La verità non sta né negli estremi, né nel centro: sta nella gente che già ora perde tutto in Ucraina: per mano russa o per mano atlantica.

                Buon XXV Aprile. Da vivere con sentimento.

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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