images (4)Devo riconoscere che parlare a chi non vuol sentire è prassi molto frustrante. Ma non mi arrendo. A tutti quelli che in questi giorni continuano a vomitare insulti sul blog per difendere la purezza del Movimento 5 Stelle chiedo di uscire dai cliché e ragionare da uomini liberi. Dovete sapere che esistono due livelli di potere. Uno, visibile, popolato da figure come Renzi ed Alfano che sembrano contare qualcosa ma non contano nulla; l’altro, occulto, composto invece da massoni di ispirazione elitaria che ridisegnano i destini del mondo nel buio delle Ur-Lodges più riservate ed inaccessibili. L’uomo disattento, quello che crede che l’esercizio del potere sia frutto del caso, non riuscirà mai a comprendere questa distinzione, limitandosi a puntare il dito soltanto contro politici servili ed eterodiretti.  Da oltre venti anni (da Mani Pulite in avanti) i giornali corrotti fanno credere agli italiani che la crisi economica è figlia degli sprechi della Casta. Questo schema, ancora attuale e condiviso pure da Grillo e Casaleggio, è funzionale al mantenimento di uno status quo che alimenta le disuguaglianze sociali e spinge al suicidio deboli, precari e disoccupati. Il perché è presto detto. Quando l’Italia era ancora una democrazia, all’incirca dal dopoguerra fino allo scoppio di Mani Pulite, i grandi magnati della finanza erano costretti ad abbozzare di fronte alla presenza di un potere pubblico forte e autorevole. Uno Stato degno di questo nome, infatti, in quanto naturale garante di interessi diversi e diffusi, non può farsi mero interprete delle bramosie della classe più forte. Quando invece lo Stato è debole, i plutocrati privati possono facilmente affondare il coltello. Per questo, pur dissimulando con sapienza, tutti quelli che demonizzano la spesa pubblica sono oggettivi alleati degli schiavisti privati. Anziché perdere tempo a sbraitare contro  la Casta e gli sprechi, al pari di Renzi e di tutti i giornalisti corrotti che quotidianamente disinformano, i grillini dovrebbero porsi la seguente domanda: perché mai il popolo sovrano deve adeguarsi ai desiderata dei mercati privati? Non sarebbe più corretto capovolgere tale infame impostazione? E’ questo il cuore del problema, ovvero la progressiva “privatizzazione del potere politico”. E come avviene questa “privatizzazione”, capace in prospettiva di creare vuoti poi riempiti da uomini al laccio delle solite banche d’affari e corporations? Avviene distruggendo progressivamente i partiti, rendendoli di fatto chiusi nonché controllati da una oligarchia grigia e burocratica. Avviene impedendo ai migliori di fare politica, perché il sapere prepara alla libertà e la libertà  preoccupa il sistema. Una classe politica avida e ignorante è sempre ricattabile. E siccome i grandi speculatori globali in genere controllano la stampa, è per loro molto semplice farsi ubbidire da personaggi che non sono mossi da nessun anelito di idealità. Per cui la soluzione non è quella di continuare a disprezzare il ruolo della politica e quello dei partiti come fanno istintivamente tanti simpatizzanti del Movimento 5 Stelle. La soluzione è quella di riscoprire il lato nobile della politica, rimotivando i cittadini all’impegno diretto per il tramite della militanza e della conoscenza. Perché il Movimento 5 Stelle non fonda una scuola di formazione per preparare adeguatamente la futura classe dirigente? Forse perché chi crede per fede è più controllabile? Cosa ha prodotto l’eccesso di improvvisazione che caratterizza i pentastellati?  Ha prodotto lo sbarco in Parlamento di troppi figuri improbabili che, da Campanella fino ad Orellana, hanno abbandonato il Movimento alla prima curva. Nei partiti della prima Repubblica, tanto disprezzati da chi non conosce la Storia, i salti della quaglia erano rarissimi. Perché i rappresentanti del popolo si sentivano interpreti di un ideale che sorvolava furbizie e contingenze. Oggi tutti, compresi gli eletti grillini, saltano da un gruppo all’ altro come Tarzan sulle liane. Ma la risposta a tanto degrado non può essere quella di ripristinare il vincolo di mandato in stile “ancien regime”. La risposta giusta è quella di dotarsi di un profilo politico-programmatico chiaro e riconoscibile, ancorando il Movimento ad un filone di pensiero che recuperi e riattualizzi le migliori suggestioni offerte dai pensatori del passato, ora sepolti da un mare di menzogne e banalità veicolate dall’informazione main-stream. Grillo la smetta perciò di dire ai suoi seguaci che il problema è la Casta e la corruzione. Dica la verità, visto che la conosce. Dica che l’obiettivo di una forza politica sana non può essere quello di estirpare il male dal cuore dell’uomo (per quello bastano le preghiere prescritte dalle religioni). Dica che l’obiettivo della buona politica è quello di offrire una idea laica, inclusiva e giusta di società. E dica, infine, che non può esistere buona politica in assenza di cittadini critici, dubbiosi, colti e consapevoli. Proprio l’esatto contrario di tanti (troppi) grillini, cinicamente educati al grido lurido e polveroso di “credere, obbedire, combattere”.

    Francesco Maria Toscano

    27/04/2014

    Categorie: Politica

    24 Commenti

    1. Laura scrive:

      Ma quello è un modo d’essere, appreso nel ventennio berlusconismo.
      Son proprio tutti tifosi, è secondo me il berlusconismo traslato nel grillismo.
      Se non avessero intesa la politica a quel modo, probabilmente neppure si sarebbero appassionati al leaderismo. Il leaderismo poi presuppone la sinistra figura del sinistro maggiordomo traditore. A ciascuno il suo…
      Secondo te, Moralista, chi mai sarà? Accetti scommesse?

    2. Laura scrive:

      Nel ventennio del berlusconismo, sorry…

    3. Complimenti. Io, credo nel concordato di non interferenza tra il nuovo stato e il potere economico-finanza, ossia un grande popolo in un piccolo stato. Credo altresì, nelle visioni politiche che non giochino di rimessa ma sono l’alternativa al bieco concetto della attuale politica.

    4. marco f scrive:

      La parte dell’articolo che preferisco è quella iniziale, capace di condensare magistralmente in poche righe il cuore del problema, ovvero il concetto di “vero potere” e l’assoluta inderogabile esigenza di porre il debito pubblico sotto sovranità popolare. La vera lotta per la libertà è semplicemente questa.
      Sono molto meno d’accordo, invece, nella riduzione della lotta per il potere ad una disfida tra frammassonerie. Credo sia questo uno dei lati più deboli del tipico pensiero massonico (l’autore non me ne voglia).
      Circa il pensiero politico del M5S, credo che l’ingrediente più sospetto del polpettone made in Grillo-Casaleggio sia la troppa ambiguità sulla questione euro- debito. Altri articoli su questo sito hanno descritto alla perfezione il problema.
      Un ultimo inciso: siamo sicuri che l’Italia è stata una democrazia dal dopoguerra a Tangentopoli?

    5. Fiorella scrive:

      Assolutamente d’accordo. Bravissimo
      Quanto mi piacerebbe che ci fose un partito come lo hai descritto tu. Diventerebbe di nuovo importante andare a votare e sentirsi parte di una rivoluzione nuova senza armi che possa rendere finalmente giuistizia a questo Paese.

      • condivido e altresì rilancio l’invito; ASSOCIAZIONE ELEONOR ROOSEVELT, per il socialismo liberale.

        • Veridicus scrive:

          Il “socialismo liberale”!!!
          ROTFL, mentre Grillo lotta e si sporca le mani sudando come un fuochista questi hanno elegantemente rispolverato l’Ircocervo di crociana memoria…pur di chiacchierare senza impegno ci si attacca agli animali mitologici considerati un’ assurdità già settant’anni fa.

          • Attivista m5s, e sto finanziando l’evento che si terrà a mede (Pv) il giorno 11 maggio. Detto ciò, chi mi conosce sa come la penso. Adoro i manifesti politici che diano una chiara visione del nuovo stato a venire in seno all’europa delle famiglie e altresì regioni. Vossia è sotto pseudonimo, indi già in difetto. Voglio dire prima di fare l’intellettuale nome cognome e meetup d’appartenenza. Grazie

          • Il figlio di Iorio scrive:

            Beh, adesso che Don Benedetto passi pure per “socialista liberale”… Tieni presente che “socialismo” e “rivoluzione” specie nel secolo storico scorso (1848- 1948) erano di fatto sinonimi. Dunque se pensi a Piero Gobetti e al suo “rivoluzione liberale” potrai intendere la contemporaneità della sua testimonianza. Ricordati anche quanto Antonio Labriola ebbe a dire all’ aristocratico terriero di Pescasseroli: “tu sei l’antidivenire, l’antistoria, l’antievoluzione, l’antiempirico, l’ antigenesi per eccellenza”. Non conosco la ass.ne E.Roosevelt, ma certo se applichi questi parametri potrai capire quanti ideali come quello di Gobetti o come il cooperativismo repubblicano di Mazzini siano andati completamente disattesi, per usare una parola “laica”. Francamente BeppeGrillo mi sembra sempre più un simbolista, un Rimbaud, più che un Cartesio o un Voltaire che chiudono definitivamente una fase della loro esistenza (quella diciamo così mondana) per aprirne una etica contro l’ ancient regime delle marionette e dei Folli.

            • Veridicus scrive:

              “”"Beh, adesso che Don Benedetto passi pure per “socialista liberale” “”"

              No, è il contrario di quello che dici; il liberalsocialismo era stato proposto da Guido Calogero nel suo manifesto e Croce giustamente aveva scritto che si trattava di un improbabile tentativo di conciliare due dottrine politiche ed economiche difficilmente compatibili; un paradossale incrocio fra animali troppo diversi come nei bestiari mitologici, appunto l’Ircocervo mezzo capra e mezzo cervo.

              Grillo non propone dottrine economiche ma piuttosto opera nel senso di un cambio di paradigma politico.
              Non propone dottrine economiche che dopo essere state pensate ed elaborate dovranno essere “applicate” in vivo ma si preoccupa delle “fondamenta” della politica ossia cerca di riportare in breve tempo il popolo alla consapevolezza e alla voglia di partecipare.
              Se vince Grillo non si risolverà nulla ma si avrà in compenso la possibilità di tornare alla vera politica democratica fatta di gente che si informa, vota e valuta durante il mandato l’azione del suo rappresentante al parlamento.

              Grillo non viene a portare la prosperità gratis per tutti ma la spada dell’impegno civile permanente; chi si accontenta dei brodini consolatori come l’assurdo “liberalsocialismo” ho paura che rimarrà un po’ deluso.

              • ma… cito Carlo Rosselli; parrebbe sfuggito ai noti pensatori sotto pseudonimo.

                Il socialismo non è che lo sviluppo logico, sino alle estreme conseguenze, del principio di libertà. Il Socialismo è liberalismo in azione, è la libertà che si fa per la povera gente. SE non mi sfugge qualcosa il succitato è considerato il vero padre del socialismo liberale. Che strana gente, gli intellettuali sotto pseudonimo.

            • Veridicus scrive:

              Renato per cortesia, non impapocchiare come un telespettatore medio.

              Intanto, punto A)

              In questo blog non leggo la richiesta di mettere obbligatoriamente il proprio nome e cognome; quindi o ti sta bene il mio nick o fai a meno di parlare con me.

              Punto B)

              Libertà e liberalismo c’entrano a seconda di come le intendi e infatti in italiano è stato coniato un vocabolo che in inglese non esiste, proprio per definire un’ulteriore determinazione: il “liberismo”.
              La socialdemocrazia e il liberalsocialismo (e almeno in questo sono d’accordo con Croce) contengono in sé stessi i germi della loro inevitabile deriva finale ossia portano fatalmente a Blair, al PD, a Renzi.

              Siamo in un momento storico in cui bisogna pensare qualcosa di radicalmente nuovo.
              L’unico che ha cominciato a farlo efficacemente e tempestivamente è Grillo.
              E infatti lo voterò, pur non considerandolo perfetto e sapendo che rappresenta solo una fase di passaggio, sperando che alle europee faccia più del 30%; in quel caso, cari co-lettori de Il Moralista, assisteremmo a uno spettacolino (in Italia, in Europa e chissà) che farà epoca.
              Brace for impact.

              • Veridicus scrive:

                L’articolo di Magaldi è interessantissimo, grazie per avermelo segnalato.

                Non sono però d’accordo quando si dice che nel dopoguerra

                “Per decenni, il combinato disposto democrazia liberale/economia di mercato capitalistica ha assicurato emancipazione e mobilità sociale largamente accessibile, un’ottima politica dei redditi e del welfare-state, crescita industriale, scientifica e tecnologica, laicizzazione delle istituzioni, alfabetizzazione diffusa, una complessiva armonia, fusione e compenetrazione culturale fra differenti ceti e classi.”

                In realtà questo è successo solo nella parte più ricca del mondo per due ragioni: il timore che le masse lavoratrici “si buttassero a sinistra” (come si diceva una volta) che ha portato a una grande “generosità” nei confronti dei lavoratori; lo sfruttamento abbastanza vergognoso dei paesi del terzo mondo i cui lavoratori hanno pagato con la loro quasi schiavizzazione il crescente benessere delle famose “aristocrazie operaie” del “primo mondo”.

                Si trattava, a mio modesto avviso e secondo la mia modestissima esperienza, del maquillage dello stesso schema di sfruttamento che oggi vediamo nudo e crudo senza trucco.
                Non poteva durare perché in realtà non poteva espandersi cosí com’era; e infatti appena è sparito lo spauracchio dell’alternativa dell’URSS (alternativa pessima ma pur sempre alternativa, almeno nell’immaginario) la deriva verso il liberismo sfrenato è stata rapidissima e irrefrenabile.

                Ripeto che secondo me il vero problema è la rappresentatività democratica il che però implica uno scomodissimo discorso sul ricambio delle élites (economiche, politiche e sociali) che deve diventare un paradigma fondante di qualsiasi visione politica; un altrettanto scomodo discorso sulla imprescindibilità di una forte mobilità sociale (affrontato da Magaldi nel suo articolo ma forse in maniera troppo abbozzata), fattore che costituisce il più importante e forse il solo ideale unificante in tempo di pace; un discorso sulla democrazia diretta che, sebbene introdotta per gradi, è l’unico antidoto all’altrimenti inevitabile instaurarsi di élites che in breve tempo si trasformano da “dirigenti” a “parassite” cioè preoccupate esclusivamente del mantenimento della loro posizione di egemonia.

                Tutte cose, bada bene, che sicuramente Magaldi condivide ma che sembra dare quasi per scontate mentre ritengo che lí si ritrovino le vere cause del passaggio dal “capitalismo buono” del dopoguerra a quello “cattivo di adesso”; passaggio che Magaldi non spiega attribuendolo a delle “entità” maligne che non si capisce in che modo siano riuscite a sopraffare la virtuosa classe dirigente del dopoguerra.

                Ci sono riuscite perché i “buoni” hanno dormito sugli allori e hanno dormito perché hanno dovuto chiudere gli occhi di fronte alla polvere che continuavano ad accumulare sotto al tappeto facendo finta che non ci fosse più, ossia il fatto che il benessere occidentale era fondato sullo sfruttamento del terzo mondo e sull’accumulazione di rendite di posizione alle quali nessuno è mai stato disposto a rinunciare.

                Scusatemi, sono stato prolisso e troppo conciso allo stesso tempo.
                Spero che avrete la pazienza di integrare la mia necessaria semplificazione.

                Ovviamente leggerò con attenzione qualsiasi parere differente dal mio e qualsiasi critica.

    6. Grazie ai lodevoli intellettuali sotto pseudonimo, mi sono riletto le 13 tesi del SOCIALISMO LIBERALE.
      La numero 11 dice; ha bisogno di idee poche e chiare, di gente nuova, di amore ai problemi concreti.

      • Veridicus scrive:

        “ha bisogno di idee poche e chiare, di gente nuova, di amore ai problemi concreti”

        Sì, dice anche che bisogna essere buoni, gentili e non essere attaccati al denaro.

        Ancora col vecchiume, Renato?

        Le minestre riscaldate non funzioneranno né, al contrario di quello che molti qui credono, si tratta di inventarsi una particolare dottrina economica.

        Il punto chiave è la rappresentatività democratica, la consapevolezza dei cittadini la loro voglia di partecipare alla vita politica del loro Paese.

        Non afferri?

        Prima di afferrare, tu accetti che qualcuno la pensi diversamente da te, sì?
        Io ho solo detto che il liberalsocialismo è una cosa vecchiotta e superata ricordando che uno lo aveva definito come “improbabile animale mitologico”; sei tanto arrabbiato con me per questo?
        Vuoi che ti dica che hai ragione…
        Guarda, lo metto per iscritto:

        Dichiaro solennemente che Renato ha ragione!

        Contento ora?

        Ciao, caro.

        • RdD (ex figlio Iorio) scrive:

          “Veridicus”, scusa se ti rispondo solo adesso: ho letto anche la tua replica e francamente dovremmo parlarne, ma ovviamente fuori dallo spazio qui concesso. Del resto penso che anche questa sia una funzione egregia, pur se secondaria, di una pagina web “aperta”, come quella di chi ci ospita. Scrivimi a andretzara@yandex.com e sarò molto interessato a confrontarmi e spero di riuscire a non farti gettare “vecchi argomenti”.

          • Veridicus scrive:

            Scusa, mi sembrerebbe una scortesia nei confronti degli altri lettori se ci appartassimo in privato.
            Sono estremamente interessato alle opinioni diverse dalle mie e mi fa sempre piacere quando qualcuno mi dimostra che esistono altri punti di vista convincenti.
            Se vuoi dirmi come la pensi ti leggerò con grande interesse.

            Grazie

    7. Diego scrive:

      @Veridicus

      scrivo qui perchè sopra non consente di aggiungere risposte.

      Sollevi punti interessanti, da un punto di vista che mi è molto familiare e che anzi ho condiviso a lungo.
      Magaldi con la sua opera mi ha fatto nascere dubbi, e ammetto che trovo la sua “versione” decisamente convincente.

      Non penso proprio di avere gli strumenti per arricchire il dibattito; al contrario sarà il suo proseguimento ad arricchire me. Esorto quindi i dotti amici/compagni di GOD e DRP e chiunque legga a dare seguito alla discussione, a beneficio di chiunque che “sa di non sapere”

      Una buona giornata a te e a chi legge

    8. Alessandro scrive:

      “La soluzione è quella di riscoprire il lato nobile della politica, rimotivando i cittadini all’impegno diretto per il tramite della militanza e della conoscenza.”

      Articolo inconsistente. Vai in un’agorà e scoprirai che è già così.
      Il salto della quaglia in passato era impossibile perché quel sistema pieno di “ideali” di cui favoleggi tu era tenuto in mano da pochi gangsters, come Andreotti, se uscivi fuori dai binari eri escluso o (nel peggiore dei casi) eliminato fisicamente.
      Ma di quale Italia parli tu, con che conoscenze storiche?

      • il Moralista scrive:

        Tu dici che una volta i parlamentari non cambiavano partito per paura che li eliminassero fisicamente? E vuoi pure che risponde a simili idiozie degne di un mentecatto?

    9. […] Source: GRILLO EDUCHI I SUOI SEGUACI AL PENSIERO CRITICO. “CREDERE, OBBEDIRE, COMBATTERE” HA FATTO IL SU… […]

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    • Chi è il moralista

      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

    • Cos’è il moralista

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