untitledNonostante i tentativi di imporre una visione delle cose nettamente paradossale, la verità comincia inesorabilmente con il venire a galla. Dopo avere costretto i Paesi più deboli dell’area euro ad attuare politiche volutamente recessive, con l’aiuto pavido o interessato di molti giornalisti, l’oligarchia al potere non sa più come giustificare la prosecuzione di alcune linee di indirizzo già miseramente fallite alla prova dei fatti. Non potendo o volendo fare autocritica, ai protagonisti miserabili che condizionano e avvelenano i nostri tempi non rimane altro da fare se non proseguire nella mistificazione e nell’inganno. Per avere una idea compiuta del concetto che intendo rappresentarvi, vi invito a leggere con sdegno e orrore un articolo scritto da tale Tonia Mastrobuoni (clicca per leggere), esempio vivente di come non bisognerebbe mai fare informazione. Cosa fa la Mastrobuoni? Accredita nei fatti una visione nettamente nazista della politica e del rapporto fra Stato e cittadini, obbligando la pubblica opinione a venerare finti totem sulla scia di un indegno rovesciamento delle priorità. Molti greci vivono al di sotto della soglia di povertà? La sanità è allo sfascio? La disoccupazione dilaga? Riemergono dal passato malattie da malnutrizione? Aumentano i casi di depressione o suicidio? Non importa. L’importante è che la Grecia possa tornare  a” finanziarsi sui mercati”, che la Grecia possa vantare un cospicuo “avanzo primario”, che la Grecia possa ora godere di quella faticosa credibilità conquistata agli occhi degli “investitori internazionali”. Insomma, l’uomo, il padre, il cittadino non conta. Conta invece  il numero, la regola fine a stessa, il dogma; conta cioè tutto ciò che non ha a che fare con i bisogni veri dell’individuo condizionato e afflitto da problemi reali. Individuo la cui dimensione deve finire con l’essere annullata sull’altare di obiettivi superiori che non ammettono deroghe, non conoscono sentimenti e non si fermano di fronte a nulla. Non è forse questa l’essenza vera della filosofia nazifascista? Non sono stati forse sterminati in passato moltissimi ebrei, zingari, neri ed invalidi nella speranza di salvaguardare la purezza della razza? Era giusto chiudere nei lager essere ritenuti inferiori? Certamente no. E, magari, perfino qualche gerarca nazista del tempo avrà provato un moto di empatia nei confronti  di quel singolo padre,  di quel singolo studente, di quel singolo operaio o immigrato che mandava direttamente a morte con la fredda tenacia e ottusità di chi crede di fare solo e soltanto il proprio dovere. E oggi, a pensarci bene, i giornalisti alla Tonia Matsrobuoni non ripropongono le stesse vomitevoli prassi già vissute e sperimentate negli anni del fuhrer? Perché la Mastrobuoni si eccita nel far sapere al popolo bue che la Grecia registrerà finalmente un “avanzo primario” ( e ‘sti cazzi no?), senza riuscire però a spendere una sola parola in favore di quel vecchio morto senza cure a causa del taglio degli ospedali  pensato per “risanare il bilancio”, di quel giovane fuggito dalla sua terra perché oppresso dall’ansia e dalla disoccupazione e  di quella madre costretta ad assegnare i figli ad un istituto perché non più in grado di sfamarli? Perché la Mastrobuoni, e non solo lei, ha scelto di spendere la sua vita al servizio di un idolo (“la purezza del bilancio”) che si alimenta della sofferenza vera di esseri umani in carne ed ossa. Agitare il comodo spettro del sempreverde “populismo” non basta più. Ogniqualvolta la centralità dell’Uomo finisce con l’essere derisa e aggirata, giocoforza si addensano sulla testa di tutti noi le nubi nere della tragedia. Chi fra di voi giornalisti è in buona fede, rifletta e si ravveda. Gli altri, operatori di iniquità che obbligano i consimili a sopportare pesi che essi stessi scansano e non sfiorano, sappiano che verrà presto il giorno in cui la giustizia, lenta ma inesorabile, chiederà loro conto.

    Francesco Maria Toscano

    8/10/2014

    Categorie: Editoriale

    30 Commenti

    1. Mah scrive:

      Il problema purtroppo non è la Mastrobuoni e quelli come lei ma la maggioranza dei cittadini che di questi problemi non si interessa minimamente.

      E’ incredibile osservare le reazioni della gente quando capita di parlare di politica e si cerca di far presente i termini precisi di questo disegno oligarchico reazionario di cui da anni si parla in questo blog e altrove.

      Non so più cosa pensare, sappiamo tutti che in qualsiasi società di qualsiasi periodo storico la maggioranza delle persone non ha una grandissima consapevolezza politica ma il nulla totale che sto vedendo oggi soprattutto presso i giovani va al di là di ogni immaginazione.

      • Gianluca scrive:

        Condivido, anche se loro sono gli strumenti che hanno fatto il brainwashing alla maggior parte delle persone. Sono lo strumento di propaganda nazista, che tanto sta facendo male ai popoli europeo.
        …e non è poco…

    2. AB normal scrive:

      vabbè ma “La Stampa”????

      Il giornale di proprietà interamente della famiglia Elkann-Agnelli???

      ma che aspettiamo di trovarci?

      ottima riflessione ma….sarebbe come chiedere al ciambellano di corte di parlare male del suo re in pubblico.

    3. Enzina Sirianni scrive:

      Approvo. Uno dei problemi di questo paese è la pletora di giornalisti, non meriterebbero tale nome, al servizio della stampa sussidiata di regime. La Stampa, per esempio.
      Detto questo, vorrei aggiungere che in Grecia, il topo di laboratorio della neonazista Troika, ormai si accetta di lavorare per 300-400 euro al mese, a qualsiasi condizione, pur di portare a casa qualche misero euro. Il Moloch Mercato però è contento e ben sazio.

    4. Gianluca scrive:

      Magari…!
      Leggere di queste “persone(?)” mi mette tanta tristezza.

    5. Massimo Rocca scrive:

      Però qualcuno che dice di no c’è. Questo lo scritto e l’abbiamo mandato in onda

      Mettetevi una mano dietro la nuca e controllate se c’è una presa. Io ormai non ho altra spiegazione. Al perchè un bravo collega ed anche un amico, gli ho visto fare il primo take di agenzia in sala stampa a Montecitorio vent’anni fa,come Mario Calabresi possa far titolare al suo giornale, nella versione online, senza vergognarsi: “Grecia la cura funziona, dopo sei anni di recessione il pil riprende a crescere”. A meno che non si tratti di una fenomenale ironia di stampo keynesiano, quella sul lungo periodo, c’è solo Matrix. Lasciamo perdere , la fame, la gente che brucia la legna al posto del metano, o quelli che muoiono senza assistenza sanitaria Un paese che, ci sono tutti i grafici su trading economics nel 2008 produceva 341 miliardi di dollari di pil e adesso 241, con una limata del 30%, che ha una disoccupazione ufficiale del 27% dove il salario minimo legale è sceso da 876 a 683 euro. Dove il debito pubblico nonostante un default è passato dal 100 al 175% del pil, dimostra che la cura funziona.. Sapete perchè funziona? Perchè il governo stima, stima!, per quest’anno una crescita dello 0,6% e per l’anno prossimo del 2,9. Morpheus, le pillole!

    6. Maurizio scrive:

      Non vorrei apparire nelle vesti di “censore”, caro Francesco Maria, ma resto sempre dell’opinione che offrire un palcoscenico a simili pennivendoli sia uno spreco, pur comprendendo la tua buona fede e, soprattutto, le motivazioni che ti hanno indotto a citare questa tizia. Siamo in guerra e non si fanno sconti. L’asticella dell’indignazione, troppo in alto per la realtà che ci è offerta, dev’essere abbassata. E di molto. Oltre tutto, non credo che un tuo articolo possa essere ripreso da qualcuno dei giornali di regime, se non per essere deriso o classificato come il prodotto di pericoloso “populista”… Un abbraccio.

    7. Serve una rivoluzione perché le attività umane, anche quelle dedicate alla produzione, abbiano al centro l’uomo e non il profitto. E’ per questo che necessita una diversa fonte di ispirazione per il mondo del lavoro ed è per questo che è auspicabile l’impegno della Massoneria a sostegno dell’associazionismo delle imprese, delle professioni, del lavoro in generale che ai suoi valori si ispirino. Che l’impegno per tutti sia nella costruzione delle nuove Cattedrali, metafora della bellezza che compie opere materiali e ideali, illuminate dalla saggezza e rese salde dalla forza. Tra l’altro e non per ultimo in quanto ad importanza, c’è da notare che mettendo il profitto al centro di tutte le attività umane, si corre il rischio di selezionare classi dirigenti con un’alta percentuale di monomaniaci.

    8. Gianluca scrive:

      Ieri sera mi sono imbattuto, finalmente, in una bozza e parte del programma E.R. e l’ho trovato, come immaginavo, molto ottimistico e di un liberismo sfrenato (dall’odore molto americano). Se certe riflessioni sul denaro e il debito pubblico sono esatte, ma rivoluzionarie per i tanti immersi nella propaganda mainstream, l’impianto stile Berlusconi ’94 delle imprese poverine vittime dei lacci e lacciuoli per colpa dei lavoratori pigri e troppo garantiti, mia opinione, fa acqua da tutte le parti.
      Se è vero che al momento sono tassate in modo esagerato, ed è altrettanto vero che la burocrazia per l’apertura di un attività è diventata asfissiante e controproducente, non vedo come questo invece possa avere a che fare con il licenziamento libero e generalizzato…
      Anche con la presenza di “materassi” (welfare, che comporta comunque una riduzione di reddito), l’idea che l’uomo lavoratore possa essere continuamente sotto ricatto, licenziabile per qualunque motivo, senza essere garantito da una visione e intermediazione TERZA, la rifiuto completamente.
      Un conto è permettere l’assunzione di lavoratori stagionali, e o per brevi periodi di produzione/servizi extra, un altro è farne la regola.
      Inoltre, gli ultimi studi (spesso Brancaccio e Bagnai ne parlano) dimostrano che la flessibilità RIDUCE la produttività.

      • Mah scrive:

        Sono d’accordo.
        Sulla minore tassazione riporto un tweet di Gustavo Piga che dice appunto che minore spesa con minori tasse significano recessione certa.

        Piga: “La manovra non varia avanzo primario. Dato che non è stata fatta la spending, sarà recessiva se -spesa= -tasse. Espansiva se +spesa=+ tasse.”

        https://twitter.com/GustavoPiga/status/519626279532781568?lang=it

        Adesso ci vuole maggiore spesa E NON minori tasse perché comunque implicano problemi di copertura quindi influiscono negativamente sulla domanda (ossia sulla capacità di acquisto delle famiglie).
        Dei tagli eventuali se ne discuterà quando l’economia sarà stata pienamente riattivata, non prima.

        Ma il punto fondamentale è quello che mette in evidenza Gianluca e cioè che non si tratta di preoccuparsi solo della famosa “vita dignitosa” delle classi subalterne ma del loro autentico “potere contrattuale” che è in ultima analisi la loro possibilità di costituirsi come soggettività politica.

        Questo comporta una bella rottura di palle per la media borghesia la quale però deve ficcarsi bene in testa che o il “popolo” riacquista questa sua soggettività politica pur con tutti i problemi e le grandissime scocciature annesse o, con un popolo ben pasciuto ma contrattualmente (e quindi politicamente) senza “forza”, la democrazia tende a svuotarsi perché la soggettività politica dei subalterni è a pieno titolo uno dei famosi e irrinunciabili “contrappesi” del sistema democratico.

        Per cui, COME STIAMO OSSERVANDO NEI NOSTRI GIORNI CHE SONO LA CONSEGUENZA DELLE SCELTE THATCHERIANE E REAGANIANE, una volta depotenziato il popolo le élites passano automaticamente a depotenziare e distruggere la classe media la cui funzione di cuscinetto con i lavoratori non ha più motivo di esistere essendo stati questi ultimi annullati politicamente (proprio con la stolida complicità della classe medio borghese).

        Riguardo a questi aspetti la proposta della ER mi pare notevolmente deficiente.
        Nel senso di “mancante”, ovvio.

        • il Moralista scrive:

          La Roosevelt non ha mai proposto “minori spese per abbassare le tasse”. La Roosevelt, mutuando gli spunti offerti dalla MMT, si limita a spiegare come la tasse non finanzino mai la spesa di uno Stato a moneta sovrana. Per cui la tassazione risponde a logiche diverse, redistributive o di stimolo verso determinati comparti o settori, che nulla hanno a che vedere con la sostenibilità del welfare. Chi ha letto la bozza di statuto della Roosevelt sa, per esempio, che noi crediamo che lo Stato debba divenire “datore di lavoro di ultima istanza”, preoccupandosi perciò di assumere obbligatoriamente tutta la forza lavoro che il mercato privato per un motivo o per altro non assume. Lo Stato non deve limitarsi a fornire lavori immaginari e parassitari pagati una miseria, ma, al contrario, valorizzare in concreto le capacità del singolo lavoratore mettendolo nelle condizioni di progredire socialmente ed economicamente. Lo Stato, inoltre, dovrebbe secondo la nostra impostazione, assicurare al lavoratore assunto (non per concessione ma per obbligo di legge) un salario in grado di soddisfare i bisogni di un intero nucleo familiare. Quindi, traducendo tali concetti in concreto, ciò comporta un salario minimo garantito dallo Stato a tutti gli attuali disoccupati corrispondente a circa 1000-1200 euro, misura comportante un aumento esponenziale della spesa pubblica (altro che taglio delle spese dal sapore “liberista”). Il lavoro di ultima istanza è cosa ben diversa dal reddito di cittadinanza, elemosina di Stato elargita per pacificare i disperati per come suggerito da tipi alla Von Hayek. Naturalmente, riconoscendo lo Stato a tutti i neoassunti ora disoccupati un salario minimo di euro 1200, tale cifra diverrebbe misura minima di partenza per ogni contratto definito in campo privato. Non se questo si chiama “liberismo”. Se così fosse il liberismo sarebbe cosa buona…

          • Mah scrive:

            So che siete favore di una maggiore spesa pubblica.

            Non capisco perché riteniate che le tasse non abbiano nulla a che vedere con la sostenibilità del welfare quindi se foste così gentili da spiegarmelo ve ne sarei grato.

            Secondo voi il salario minimo garantito ai disoccupati, misura comportante un aumento esponenziale della spesa pubblica, non sarebbe finanziato dalle tasse?

            Visto che parlate di uno Stato con moneta sovrana immagino vi riferiate a un nuovo ruolo della BCE che al momento mi pare puramente teorico.

            Grazie per le delucidazioni

            • Mah scrive:

              Della necessità di ridurre le tasse parlate qui:

              http://www.democraziaradicalpopolare.it/10_Serie_di_Proposte_per_il_Governo_dell_Italia_dal_2013_in_poi_da_Democrazia_Radical_Popolare_al_Nuovo_Centro_Sinistra.html

              Non di co che abbiate torto ma che non credo che sia il momento giusto per farlo.
              Penso che andrebbe detto esplicitamente che qualsiasi riduzione o taglio vada preso in considerazione dopo aver riattivato l’economia tramite forti investimenti pubblici finalizzati a una crescita della domanda.

            • Gianluca scrive:

              Uno Stato sovrano, libero da condizionamenti neoliberisti e dell’élite finanziaria, può semplicemente stampare moneta. Non ha bisgono cioè, di essere in pareggio con le tasse.
              L’unico problema, è sempre come usa questa moneta, quindi deve evitare un eccessiva inflazione o deflazione (anche se un inflazione alta alla fine è più redistributiva di una deflazione/bassa inflazione come ora).

              • Maurizio scrive:

                L’inflazione è causata da un eccesso di domanda rispetto all’offerta. Per ridurre la domanda si usa la leva delle tasse.

            • Maurizio scrive:

              Le tasse, in uno Stato con moneta sovrana, assolvono 3 funzioni:
              1) imporre l’utilizzo di un’unica moneta su tutto il territorio nazionale. Mi spiego: in Puglia, potremmo anche coniare… che so?… l’Appulo per i nostri scambi commerciali, ma lo Stato Italiano non riconoscerà l’Appulo per il pagamento delle tasse, bensì solo ed esclusivamente la lira (ad esempio);
              2) evitare che si creino degli eccessivi squilibri economici ovvero sociali (progressione dell’aliquota in base al reddito);
              3) favorire certi comportamenti virtuosi e sfavorirne altri che lo sono. Ad es., per incentivare l’utilizzo di energie alternative, lo Stato può ridurre le tasse. Così come, per limitare il consumo di sostanze dannose per la salute, può agire in senso inverso.
              In tutti e tre i casi, in uno Stato a moneta sovrana, come si vede le tasse non servono per finanziare il welfare.

              • Mah scrive:

                Ho capito, ma non siamo uno stato a moneta sovrana.
                Nel tweet di Piga si legge che una manovra per non essere recessiva adesso, cioè senza moneta sovrana, deve prevedere più spesa ma non meno tasse anzi forse più tasse.

      • il Moralista scrive:

        Perché non provi ad avanzare critiche precise e concrete? Esiste una bozza di statuto, presentata alla pubblica opinione proprio con l’obiettivo di suscitare suggerimenti in grado di migliorarne eventualmente la forza e il contenuto. Per cui ti invito ad essere più preciso perché dire che si “intravede un liberismo sfrenato dal sapore americano” non significa nulla. La E.R non è di Toscano, non è di Magaldi e non è del God. E’ di chi in buona fede intende aiutarla a crescere con animo limpido, vero e senza pregiudizi o retropensieri.

        • Gianluca scrive:

          Mi sembra di aver richiamato dei passaggi, abbastanza “berlusconiani/liberisti” nel mio commento. Appena posso ci riproverò spero con più efficacia.

        • Gianluca scrive:

          Questo è il pezzo a cui mi riferisco:
          http://www.democraziaradicalpopolare.it/Bozza_di_Statuto_dell_Associazione_Eleanor_Roosevelt_per_il_Socialismo_Liberal_Aggiornamento_del_5_luglio_2014.html

          …”la ER rivendicherà e promuoverà una complementare tutela costituzionale e giuridica per gli imprenditori, messi in condizione di poter assumere o licenziare i propri dipendenti anche dall’oggi al domani, a proprio insindacabile giudizio, benché in ottemperanza e rispetto di ovvi vincoli contrattuali pattuiti liberamente tra le parti al momento dell’assunzione (comunque in conformità a certi parametri minimi di retribuzione adeguata e dignitosa, utili a sostenere il progetto di vita di ogni singolo lavoratore). Le categorie imprenditoriali, affrancate così da lacci e lacciuoli e finalmente invogliate a correre sempre il rischio di assumere, qualora se ne presenti l’occasione- e però libere di licenziare, per qualunque ragione, sia per motivi di contrazione produttiva che per cause di incompatibilità funzionale/ambientale/caratteriale con determinati lavoratori-,”…

          Le parti decisamente berlusconiane e dal sapore fortemente liberista (del resto l’impianto è social-liberale no?), e che mi hanno colpito sono queste:
          “poter assumere o licenziare i propri dipendenti anche dall’oggi al domani, a proprio insindacabile giudizio,”

          “affrancate così da lacci e lacciuoli e finalmente invogliate a correre sempre il rischio di assumere,”

          Quest’ultima è presa pari pari dal programma di Berlusconi del ’94 e dai mantra liberisti, e gli Stati Uniti sono un enorme rappresentante (o mi sbaglio?).

          Io credo ci possa essere una terza via, più equilibrata…
          Quest’idea del lavoratore sempre flessibile, mi fa orrore e non credo sia una rivoluzione… visto che basta girare l’Italia per vedere tanti giovani flessibilissimi, a volte in nero, e che non credo abbiano portato un enorme ricchezza… se non in quegli imprenditori che volevano ridurre i costi senza rischiare nulla.
          Inoltre, spesso Brancaccio e Bagnai riportano studi in cui si è dimostrato che la produttività, è penalizzata dalla flessibilità… quindi perché rincorrerla?
          Io credo che il paradigma vada completamente cambiato, e forse in futuro ci sarà meno bisogno di lavoro, e quindi dovremo dividerci quello che c’è… (vedremo).
          Il modello di lavoro statunitense ha alcune luci(per chi sta dalla parte stretta della piramide) e molte ombre, poca redistribuzione e tantissima povertà. In più è un modello culturale della competizione selvaggia, che sinceramente, non trovo positivo e nemmeno nell’alveo della “sinistra” che vorrei.
          Non sono uno che criminalizza l’imprenditoria, come del resto lo Stato, ma credo che il conflitto di classe e tra classi non si possa mettere sotto il tappeto… ergo un politico onesto e di valore, dovrebbe cercare un equilibrio tra i due interessi, possibilmente cercando di non far andare alle stelle l’indice Gini… come ad esempio negli States o in Germania con i mini-jobs.
          Tornando al licenziamento, credo serva un intermediazione… se l’imprenditore deve licenziare per una ristrutturazione, deve poterlo fare… ma non certo in modo totalmente arbitrario, altrimenti si aprirebbe la strada a ricatti e favoritismi lontani da un processo secondo “giustizia”.
          Spero di essere stato più chiaro.

          • il Moralista scrive:

            Sono in parte d’accordo con te, specie quando dici che la lotta alla disuguaglianza deve diventare il motore di una nuova azione politica. Ti anticipo quindi che la Roosevelt provvederà ad indicare nel proprio statuto l’obiettivo di affiancare e superare i migliori Paesi scandinavi quanto a giustizia sociale e redistribuzione equa delle ricchezze. Detto questo, il pezzo che tu citi, estrapolato dal contesto, potrebbe effettivamente sembrare “tardo-berlusconiano”. In realtà, in un quadro di piena occupazione le cose cambiano molto. Imponendo allo Stato l’obbligo (ripeto: obbligo!) di assumere tutta (ripeto: tutta!)la forza lavoro che il mercato privato non accoglie, per giunta garantendo un salario in grado da solo di soddisfare le esigenze di un intero nucleo familiare (salario minimo di partenza 1200 euro), la maggiore discrezionalità offerta all’imprenditore è più che tollerabile e non provoca mai drammi sociali. Inoltre, tale maggiore libertà, è ampiamente compensata dal fatto che l’imprenditore privato si vedrebbe in tal caso costretto a garantire ai dipendenti stipendi uguali o maggiori a quelli garantiti dallo Stato ora datore di lavoro di ultima istanza. Mi pare un giusto punto di equilibrio in grado di soddisfare i bisogni di tutte le parti in causa.

            • Buongiorno. Aggiungerei, a beneficio di Gianluca e a supporto/integrazione di quanto osservato giustamente da Il Moralista, che uno Stato nazionale o Super-stato europeo che investa sapientemente e costantemente in infrastrutture e opere di interesse collettivo, disponendone una sempiterna manutenzione e modernizzazione, crea enormi occasioni di lavoro per il settore privato. Voglio dire che, in un contesto in cui sia costituzionalizzata, universalizzata e resa obbligatoria la piena occupazione di tutti e di ciascuno, tra settore pubblico e privato, e dove la spesa pubblica sia indirizzata in modo lungimirante e costante verso la realizzazione di infrastrutture e opere grandi, medie e piccole di interesse collettivo, certamente vi sarebbe un enorme aumento di richiesta di lavoro da parte del settore provato e un incremento significativo anche in quello pubblico. Per tutti coloro (ma non saranno molti, credo) che non fossero assorbiti a livello di assunzioni da questo rivoluzionario rilancio del paradigma keynesiano-rooseveltiano in Italia e in Europa, le istituzioni statuali provvederanno comunque ad intervenire come datori di lavoro di ultima istanza, progettando e realizzando ulteriori progetti ad hoc utili al miglioramento della civile convivenza.E a ciò si aggiungerà un costante aggiornamento formativo dei singoli lavoratori rimasti fuori dal mercato ordinario e utilizzati in questi progetti pubblici ad hoc. Queste sono le proposte che l’Associazione Eleanor Roosevelt ha già indicato e indicherà ancor meglio, esplicitandole ulteriormente, fra gli scopi associativi del suo Statuto. Ma la ER crede nel liberalismo e nella libera economia di mercato, così come crede nei valori del socialismo democratico. Quindi, chi si attesti su posizioni di socialismo non liberale, può tranquillamente continuare a frequentare questo blog, a denigrare giustamente (dal suo punto di vista) l’Associazione ER e a non aderire ad essa. Noi cerchiamo persone che, a differenza di Friedrich von Hayek- come ricorda spesso il leader di DRP Gioele Magaldi- non ragionino specularmente in termini identici, anche se si professano anti-hayekiani arrabbiati. Noi rifiutiamo, infatti, quanto Hayek e i suoi sedicenti oppositori socialisti ma non liberali affermano: “o si è socialisti o si è liberali”. Hayek sosteneva, in modo sofistico, che ogni socialismo conduca inevitabilmente allo statalismo oppressivo e alla mortificazione della libera economia di mercato. I suoi contemporanei e apparenti oppositori socialisti ma non liberali la pensano allo stesso modo. Non è invece cosi, almeno per noi. Anzi, noi riteniamo che solo in un contesto di grande ricchezza e prosperità privata garantita dal sistema di libera economia di mercato e di libera circolazione dei capitali e delle merci, le istanze socialiste democratiche di uno Stato autorevole e stratega possano operare al meglio. Chi, invece, si senta legittimamente anti-libera economia di mercato, anti-capitalista e anti-liberale fa bene a rimanere fuori dall’Associazione ER.
              Buona giornata a tutti e grazie per l’ottima qualità del dibattito, anche quando si esprimano posizioni che io non condivido.
              Cittadina di DRP

              • Gianluca scrive:

                p.s. non sono anti-capitalista, e nemmeno anti-mercato. Ma considero l’uomo qualcosa di più della merce… ergo le leggi non possono assecondare le pure logiche di mercato.
                A mio modo di vedere, il mercato è uno strumento, e non un fine come propagandano i liberisti. Idem lo Stato, strumento che talvolta si trasforma in un pazzo ignorante… (non a caso ovviamente).

            • Gianluca scrive:

              In questo posto tento di rispondere anche a cittadina di DRP.

              Ci sono diversi livelli.
              Intanto c’è sempre il problema della tempistica. La sinistra ha sempre promosso a parole dei welfare innovativi, in cambio di riforme. Alla fine le riforme sono sempre arrivate in attesa di welfare futuri…
              Ovviamente voi siete altre persone, con altre coscienze, e non sto dicendo che farete allo stesso modo, se foste al governo, però anche la tempistica è importante.

              Il lavoro pubblico garantito, mi ricorda tanto la proposta del reddito di cittadinanza di Zingales, anastetico per fare le “riforme” in senso liberista.
              Non ho messo da parte la proposta di lavoro garantito di ER, però ho semplicemente fatto notare come, l’impostazione senza “lacci e lacciuoli” è fortemente liberista e la trovo ingenuamente(?) distorsiva. Siamo nel mondo dei supply side, dove i problemi delle imprese vengono scaricati anche idealmente sui lavoratori… e non credo sia così.

              Poi c’è il problema della produttività, che avete completamente ignorato e non mi sembra poco. Io preferisco un mondo equilibrato, meno violento possibile e con una competizione moderata dallo Stato…

              Non mi considero un socialista puro, e quando parlate di spesa pubblica, a cominciare da una corretta allocazione delle risorse, e l’apatia di alcuni lavoratori pubblici troppo garantiti, ad esempio… insomma i problemi ci sono anche su quel versante e se non ci fossero saremmo su utopia, ma questo non ci può fermare dall’immaginare un futuro migliore no?

              Comunque avendomi detto “garbatamente” che posso starne fuori, visto che non condivido l’impostazione “lacci e lacciuoli” e la penso diversamente (mi considero un pragmatico), la chiudo qui.

    9. ugo scrive:

      La venerazione del numero, della statistica a discapito del valore della persona è una delle conseguenze dirette del processo inflattivo umano che ci colpisce per via della lievitazione incontrollata delle nostre comunità. Quando metti insieme mostri sociali costituiti da milioni di individui non puoi aspettarti altro, particolarmente se la religione corrente è quella del Mercato.

      Legenda: Processo inflattivo umano:
      valore dell’individuo su una popolazione di 100 individui: 1/100 = 0,01
      valore dell’individuo su una popolazione di 100.000 individui: 1/100000 = 0,00001
      valore dell’individuo su una popolazione di 60 milioni d’individui: 1/60000000 = ~0

    10. Gianluca scrive:

      Sentite le lavoratrici… altro che #art18
      Le multinazionali licenziano come gli pare…
      Ricchezza è nobiltà | Servizio Pubblico
      http://www.serviziopubblico.it/puntate/ricchezza-e-nobilta/

    11. Gianluca scrive:

      “In America, in questo periodo della storia del mondo, una stampa indipendente non esiste. Lo sapete voi e lo so pure io.
      Non c’è nessuno di voi che oserebbe scrivere le proprie vere opinioni, e già sapete anticipatamente che se lo facesse esse non verrebbero mai pubblicate. Io sono pagato un tanto alla settimana per tenere le mie opinioni oneste fuori dal giornale col quale ho rapporti. Altri di voi sono pagati in modo simile per cose simili, e chi di voi fosse così pazzo da scrivere opinioni oneste, si ritroverebbe subito per strada a cercarsi un altro lavoro. Se io permettessi alle mie vere opinioni di apparire su un numero del mio giornale, prima di ventiquattr’ore la mia occupazione sarebbe liquidata.
      Il lavoro del giornalista è quello di distruggere la verità, di mentire spudoratamente, di corrompere, di diffamare, di scodinzolare ai piedi della ricchezza, e di vendere il proprio paese e la sua gente per il suo pane quotidiano.Lo sapete voi e lo so pure io. E allora, che pazzia è mai questa di brindare a una stampa indipendente?
      Noi siamo gli arnesi e i vassalli di uomini ricchi che stanno dietro le quinte. Noi siamo dei burattini, loro tirano i fili e noi balliamo. I nostri talenti, le nostre possibilità, le nostre vite, sono tutto proprietà di altri. Noi siamo delle prostitute intellettuali.“

      [Fonte: Richard O. Boyer e Herbert M. Morais, Labor's Untold Story, United Electrical, Radio & Machine Workers of America, NY, 1955/1979]

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    "nella mia vita ho conosciuto farabutti che non erano moralisti ma raramente dei moralisti che non erano farabutti." (Indro Montanelli)


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    • Chi è il moralista

      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

    • Cos’è il moralista

      Sito di approfondimento politico, storico e culturale. Si occupa di temi di attualità con uno sguardo libero e disincantato sulle cose. Il Moralista è un personaggio complesso, indeciso tra l'accettazione di una indigeribile realtà e il desiderio di contribuire alla creazione di una società capace di riscoprire sentimenti nobili. Ogni giorno il Moralista commenterà le notizie che la cronaca propone col piglio di chi non deve servire nessuno se non la ricerca della verità. Una ricerca naturalmente relativa e quindi soggettiva, ma onesta e leale.

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