untitledIl fenomeno del momento si chiama Piketty, Thomas Piketty, autore di un fortunato volume dal titolo impegnativo che sta facendo il giro del mondo: “Il Capitale nel XXI secolo”. Mentre le politiche neoliberiste mettono a repentaglio la permanenza in vita della civiltà occidentale, aumentando a dismisura le disuguaglianze e minando le fondamenta della convivenza civile fra le classi, salutai con intima benevolenza l’irrompere sulla scena del prode Piketty. Quindi, animato da sano e infantile entusiasmo, tosto mi catapultai in libreria al fine di acquistare il prezioso manoscritto frutto del presunto genio dell’economista transalpino. Peccato abbia poi ceduto alla tentazione di leggere il testo  appena comprato, auto-condannandomi così rapidamente allo sconforto e alla disillusione. Arrivato a pagina 157 del libro in oggetto, infatti, ho già compreso con ragionevole certezza come Piketty possa al massimo ambire al ruolo di miglior “cazzaro del XXI secolo”. Certo, direte voi, alcuni segnali avrebbero potuto per tempo insinuare nella mia mente qualche naturale dubbio. Può scrivere cose sensate uno che ha fatto il consigliere economico di Segolene Royal, politicante così insulsa e scialba da far apparire migliore persino un presidente infimo come Francois Hollande? Può essere brillante uno che piace al gruppo editoriale Repubblica-l’Espresso nonché a quella sinistra del Pd che sosteneva con zelo e passione il governo guidato dal vampiro Mario Monti? Tali inquietanti interrogativi effettivamente mi infastidivano fin dal principio come fantasmi molesti. Dubitando però delle capacità cognitive di personaggi come Fassina o Royal, mi facevo coraggio dicendo fra me e me: “Può darsi che Piketty piaccia a Bersani solo perché  quest’ultimo non ha realmente capito cosa ha scritto”. E invece no. Tutto purtroppo ha un senso e le convergenze filosofiche tra alcuni pessimi politici nostrani e l’economista francese riflettono tristemente una lapalissiana evidenza: nessuno di loro ha compreso una beata mazza di ciò che sta succedendo. Dopo avere lodevolmente spiegato ai lettori come le dinamiche demografiche influenzino la crescita e come sia possibile comparare i redditi nelle diverse epoche storiche, addivenendo così alla fondamentale conclusione che certifica come un barbiere di oggi conservi più o meno lo stesso potere d’acquisto di un “figaro” impegnato nel radere i contemporanei di Napoleone III, Piketty la spara grossa. Ma proprio grossa grossa. A pagina 154 del Capitale nel XXI secolo Piketty inserisce un paragrafo tragicomico dal titolo “Dopo i Trente glorieuses”: destini incrociati tra le due sponde dell’Atlantico”, contenente un’analisi cosi idiota da meritare in prospettiva il famoso “tapir doré”, giusto riconoscimento da consegnare ai cazzari di talento ovunque dislocati nell’orbe terracqueo. Sostiene infatti il cazzarò francese: “L’Europa continentale, in particolare la Francia, vive in larga misura nella nostalgia dei Trente glorieuses, ovvero quel periodo di trent’anni, dalla fine degli anni quaranta alla fine degli anni settanta del Novecento, in cui la crescita è stata eccezionalmente forte. Non è sempre chiaro quale cattivo genio ci abbia imposto, dalla fine degli anni settanta all’inizio degli anni ottanta una crescita così debole”. Già la premessa non è delle migliori, poiché Piketty, così bravo nel capire quante patate poteva comprare sul finire del Settecento un fabbro specializzato al netto dell’inflazione, non riesce a darsi una spiegazione razionale sul perché le cose siano peggiorate di molto a partire dagli anni settanta. Ma il peggio deve ancora venire. Giusto per non far sorgere nel lettore il dubbio di non essere in grado di dare una risposta stupida ad una domanda intelligente, Piketty precisa: “Di fatto, se rimettiamo le cose nella giusta prospettiva storica, appare chiaro che in realtà, è stato proprio il periodo dei Trente glorieuses a rappresentare un’eccezione, per il semplice fatto che l’Europa aveva accumulato nel corso degli 1914-45 un enorme ritardo nella crescita rispetto agli Stati Uniti, ritardo che venne appunto colmato a tutta velocità nel corso di quel periodo. Una volta avvenuto il riaggancio, l’Europa e gli Stati Uniti si sono ritrovati insieme a gestire il futuro del mondo e si sono messi a crescere allo stesso ritmo, un ritmo strutturalmente lento”. Ma questo Piketty è davvero un genio! Ora sì che si capisce fino in fondo perché il professore francese piace così tanto ai vari Fassina e Royal! In sostanza la sudata e pensosa tesi del nostro fenomeno è più o meno questa: “Siccome l’America era avanti, era normale che l’Europa prima o poi la raggiungesse”. Beh, amici miei, rimango letteralmente scosso ed emozionato di fronte a  tanto incredibile acume. Lo stesso discorso potrebbe farsi, ad esempio, in relazione al Congo. Scommettiamo che da qui al 3012 l’ex colonia belga riuscirà per inerzia a colmare il gap che la separa dai paesi più ricchi e prosperi? Allo stesso modo, seguendo il lucidissimo “schema Piketty”, ognuno di voi  riuscirà prima o poi a correre i cento metri in meno di 10 secondi, avvicinando per magia le performance di Usain Bolt nonostante la sedentarietà e l’abuso conclamato di pizzette e arancini da asporto. Non lo dico io, lo dice la scienza e con la scienza, da non confondere con la scemenza, c’è poco da scherzare. D’altronde, garantisce Piketty, in America del nord  non esiste nessuna nostalgia dei Trente glorieuses, semplicemente perché i Trente glorieuses, lì, non sono mai esistiti”. Apicchettì, mai sentito parlare di un certo New Deal che permise il superamento della grande depressione degli anni ’30?  Davvero strano. Apicchettì, mo’ che siamo ancora in tema, circa la cause che hanno garantito il ri-allineamento dell’Europa (“occidentale”, avresti dovuto aggiungere) Allamerica, non è che per caso qualcuno ti ha mai parlato di un certo “Piano Marshall”? Temo di no, meglio passare il tempo a capire quanto la fornicazione sub-equatoriale incida sulla cristallizzazione della disuguaglianza universale. Ma Piketty insiste, da uomo di lettere e cartoline quale è, va avanti spedito per la sua strada verso il ridicolo: “Nell’Europa continentale, in particolare in Francia, si continua ovviamente a vedere i primi decenni del secondo dopoguerra, segnati da un forte intervento dello Stato, come un periodo benedetto della crescita, e si giudica responsabile dell’inversione di tendenza il processo di neoliberismo economico iniziato attorno al 1980”. E’ bellissimo notare come perfino Piketty, munito della sua infallibile ermeneutica, possa raggiungere la verità anche solo per negarla. Apicchettì, ar dunque, quindi  e di converso, nun è stata quindi la torsione thatcheriana a riportacce colle pezze ar culo? E’ stato forse più probabilmente il perfido volere degli dei, gelosi nell’avvertire, è vero, l’inarrestabile avanzare dell’umano progresso? Apichettì, te la fai solo una pernacchia alla francese, o te la dovemo fare noi comparando la fonetica gallica a quella di derivazione tardo-romana? Ma Piketty va avanti come un treno e conclude da par suo il mirabile ragionamento: “Prima Thatcher nel Regno Unito, poi Reagan negli Stati Uniti promettono di rimettere in discussione quel welfare state che ha depresso gli imprenditori anglosassoni e optano per un ritorno al capitalismo puro del XIX secolo. Ancora oggi, nei due paesi, le due rivoluzioni conservatrici vengono giudicate un netto successo, dal momento che Regno Unito e Stati Uniti hanno smesso di crescere meno in fretta dell’Europa continentale e del Giappone. In realtà il processo neoliberista inauguratosi intorno al 1980, così come il processo statalista inauguratosi nel 1945, non meritano né un eccesso di enfasi né un eccesso di riprovazione. E’ probabile che la Francia, la Germania e il Giappone avrebbero recuperato il ritardo nella crescita, crollata negli anni 1914-45, a prescindere dalle politiche economiche seguite, o quasi. Tutt’al più, si può dire che l’intervento dello Stato non abbia nuociuto. In linea di massima, le politiche neoliberiste non sembrano aver condizionato molto una realtà invero piuttosto semplice, né verso un rialzo né verso un ribasso”. Sfortunatamente Piketty non offre a noi poveri miscredenti nessun elemento in grado di confermare la forte nostalgia che pervade tanto gli Stati Uniti quanto il Regno Unito nel ricordare le mirabili gesta dei mai abbastanza rimpianti Reagan e Thatcher. A noi, poveri osservatori incapaci di capire con precisione quante saponette poteva permettersi di acquistare al mese un pizzicagnolo vissuto nel basso medio-evo, ci pareva proprio l’esatto contrario. Anche perché la Thatcher ha lasciato un ricordo così dolce e soave da riuscire a far incazzare i sudditi di Suà Maestà perfino da morta (clicca per leggere). Mentre Stiglitz, incauto entusiasta recensore del lavoro di Piketty (magari il nobel ha scritto la recensione senza leggere il libro), non si stanca di dimostrare come le politiche volute da Reagan abbiano di fatto polarizzato la ricchezza bloccando conseguentemente la crescita del sistema economico americano (clicca per leggere). Ma per Piketty non c’è mai un rapporto di causa ed effetto tra  le politiche adottate e i risultati conseguiti. Più che un economista Piketty pare un meteorologo. Per capire come va il mondo è inutile studiare, basta farsi trasportare dalle onde del mare e dal soffiare del vento. Ma che stai a di’ Apicchettì?

    Francesco Maria Toscano

    16/10/2014

    Categorie: Economia

    36 Commenti

    1. Mah scrive:

      Vorrei far notare che il discorso di Piketty non si incentra sul problema keynesismo-liberismo perché la sua idea è che è il capitalismo in sé (quindi sia keynesiano sia liberista) a generare le disuguaglianze.
      Piketty sostiene che in realtà i rapporti di classe di lavoro all’interno del sistema capitalista tendono inevitabilmente ad accentuare fino a rendere strutturale lo sfruttamento e quindi, come ovvia conseguenza della progressiva cristallizzazione di questi rapporti, creando disuguaglianza sociale.

      Toscano porta a sostegno delle sue tesi il New Deal e i Trenta Gloriosi e obiettivamente chi ha vissuto gli anni del dopoguerra fino circa alla fine degli anni 80 (il limite sarebbe prima ma ci fu una sorta di inerzia politico economica) sa che “in Italia” si viveva molto meglio di oggi (moltissimo meglio).
      Ma la realtà è che come dice Piketty si trattava semplicemente di una specie di aggiustamento che non poteva durare in eterno per due odini di motivi

      1) la diffusione del benessere aveva portato “il popolo” a comprendere a fondo i propri diritti spingendolo a chieder con sempre maggiore veemenza una reale partecipazione alla decisione politica. Questo avrebbe finito per rivoluzionare la struttura sociale di classe mettendo in discussione la posizione di egemonia ereditaria della ruling class e il benessere privilegiato sempre ereditario della middle class (non a caso le eredità sono un pallino dell’economista francese).
      Verso la metà degli anni’70 infatti cominciò il tentativo tecnocratico oligarchico delle élites internazionali sostenuto con tutta la stupidità di cui è capace dalla classe media.

      2) la grande diffusione del benessere nei primi 3/4 decenni del dopoguerra non proveniva da un reale aumento della ricchezza su scala globale ossia si trattava semplicemente di una migliore redistribuzione nel mondo occidentale fondata però sullo stesso identico sistema di sfruttamento delle risorse e del lavoro del terzo mondo.
      La prova che si trattava solo di una rimodulazione del sistema di classe la si trova, per fare l’esempio più evidente ma non l’unico significativo, nel fenomeno delle aristocrazie operaie ( quindi nell’arttenzione rivolta al solo lavoro fisso da parte del sindacato) le quali all’interno del mondo dei salariati si comportano con la stessa identica cieca stupidità della middle class per cui il fine ultimo dell’esistenza diventa mantenere una rendita di posizione qualsiasi essa sia.

      La ricchezza e il benessere dei Trenta Gloriosi sono venuti dallo sfruttamento e l’umiliazione politica del Sudamerica e dell’Africa da una parte – e dall’altra dall’opera di spazzamento sotto al tappeto delle problematiche sociali irrisolte (e nel capitalismo “irrisolvibili”).
      Avremo modo di verificare le diverse opinioni; la mia idea è che “adesso” bisogna spingere verso le politiche espansive come appunto il New Deal o gli anni del dopoguerra ma che si tratta solamente di una fase di passaggio che culminerà quando ci si renderà conto della loro sostanziale inutilità dato che seppure con migliori intenzioni e con maniere più umane anch’esse non fanno altro che replicare il meccanismo insito nel capitalismo che è lo sfruttamento e il dominio (imperiale, all’interno di ogni singola società, nei rapporti di classe e di lavoro).

      D’altra parte è evidente che non si può impedire un minimo di dinamica competitiva fra le persone o i gruppi sociali e statali e per questo Piketty, a mio avviso con molta intelligenza, parla del problema della tassazione dei patrimoni e delle eredità, proprio per che questi sono i puntelli della disuguaglianza.
      Disuaglianza significa limitazione della mobilità sociale che io personalmente considero la chiave di volta di un’alternativa politica a questo sistema. Piketty a mio avviso con molta profondità ha illustrato l’impossibilità strutturale del capitalismo di raggiungere l’uguaglianza e, compatibilmente col mondo attuale (e dire anche le imoerfezioni umane…), ha indicato con precisione i fattori su cui far leva per cercare di pperare un reale cambiamento.

      • marcobaldi scrive:

        E secondo te la tassa patrimoniale e quella di successione chi la pagheranno?

        i “super-ricchi” come il noto editore (svizzero) che tanto lo pubblicizza o quell’ altro amministratore delegato (svizzero)?

        • Mah scrive:

          Ho capito cosa vuoi dire, ha certamente un senso ma nel mio modo di vedere il punto finale è il superamento di un sistema che a mio avviso è arrivato al bivio da quale non si torna più indietro: o salta e ci sarà una rapida non indolore transizione a un altro sistema (quindi non capitalista) o si consolida cristallizzando per sempre le disguagianze (ed è quello a cui stiamo assistendo, se ci pensi: sempre meno mobilità sociale, ricchi sempre più ricchi etc etc).

          Di conseguenza dal mio punto di vista ha poco senso preoccuparsi di chi effettivamente andrà a pagare le tasse patrimonili e di successione perché la chiave del mio discorso è che cominci a passare presso l’opinione pubblica l’idea (e l’ideale) che la disuguaglianza è ingiusta, è un male e soprattutto è la causa più profonda della crisi.
          Se questa idea passerà porterà con sé il desiderio di informarsi, essere più consapevoli e partecipi per cui se anche la realizzazione pratica di quel sistema di tassazione della rendita di posizione dovesse rivelarsi una specie di imbroglio i cittadini se ne accorgeranno e l considereranno inaccettabile perché in contrasto con un modo di vedere che è diventato patrimonio ideale comune.

          In parole povere: una reazione politica alle oligarchie si formerà solamente auando il discorso sulle uguaglianze, proprio quello di Piketty, si sarà diffuso intensamente a rutti i livelli sociali.

          I grillini hanno ottenuto un successo nel 2013 appropriandosi di una parola: onestà.

          Chi si approprierà di “uguaglianza” e “mobilità sociale” vincerà definitivamente.

          • marcobaldi scrive:

            Mah, a me non pare proprio un dettaglio chi pagherà ste tasse.
            Comunque. Non sono d’ accordo nella maniera più assoluta col tuo ragionamento.
            E considera che non sono aprioristicamente contrario alla tassa patrimoniale e men che meno a quella sull’ eredità (che poi sarebbero delle imposte).
            Perché? Perché lo schema IDEOLOGICO è sbagliato. Anche da un punto di vista di principio, secondo me.

            L’ idea della tassa di successione è di tipo liberale (infatti Luigi Einaudi ne era innamorato).
            Dice (per semplificare): Il mercato assegna la ricchezza (E LO STATO NON DEVE INTERFERIRE), quando crepi, con la tassa di successione, riequilibri il NATURALE squilibrio creato dal mercato (che tende a concentrare le ricchezze, dunque, dopo un po’ di generazioni ti ritrovi nel feudalesimo, senza correttivi) e con il ricavato do un po’ di elemosina ai poveracci (il reddito di cittadinanza).
            L’ IDEA SOCIAL-DEMOCRATICA (che io condivido e che la nostra Costituzione formalizza)Dice:Io Stato garantisco A TUTTI UNIVERSALMENTE dei DIRITTI inalienabili: Il diritto alla salute, all’ istruzione, ad un lavoro DIGNITOSO e COMUNQUE con una paga DIGNITOSA e anche alla tutela del risparmio e alla proprietà privata (FINO A CHE QUESTO COINCIDE -e puo’ benissimo coincidere- CON L’ INTERESSE SOCIALE).(insomma, l’ idea liberale è di una redistribuzione a valle del processo economico, l’ idea progressista/social-democratica è di una redistribuzione A MONTE di tale processo).

            Le tasse devono esserci, a anche alte (se necessario)e soprattutto PROGRESSIVE. Ma devono essere PRINCIPALMENTE SUL REDDITO (d’ altronde la gente le paga con quello!) non “sulle cose” (patrimoni e CONSUMI) COME AVVENIVA NELLO STATO LIBERALE OTTOCENTESCO.

            • Mah scrive:

              sí, ho detto che l’importante è che si diffonda l’idea che l’uguaglianza è il valore più importante
              Parlare di tassazione dei patrimoni è il primo passo e in generale è ovvio che il diritto a ereditare dovrebbe essere limitato.
              Lo dice anche James Galbraith e ho l’impressione che diventerà un tema molto discusso.

          • Spartaco scrive:

            La disoccupazione e la crisi è dovuta al fatto che lo stato non può più stampare la moneta e quindi investire. E il divorzio fra il ministero del tesoro e la banca d’Italia non è stata una scelta del ceto medio, che probabilmente non è stato neanche informato correttamente, ma dei soliti Pneumatici. Gli effetti di questo divorzio non si sono poi avvertiti subito perché lo stato Italiano poteva spendere e indebitarsi quanto voleva e il ceto medio, non avvertendo nessun pericolo, non si è organizzato. Poi ricorderai la firma del Fiscal Compact, non autorizzato dal ceto medio, che non è altro che la più grande operazione di strozzinaggio della storia: Cari italiani vi siete indebitati per trenta anni? bene adesso rientrate alle nostre condizione e con il pareggio di bilancio, Firmato “i soliti Pneumatici”.
            Ora mi spieghi dove la classe media ha colpa quando i trattati sono stati firmati da certi partiti senza nessun dibattito pubblico?
            Un saluto da un ex rappresentante del ceto medio che non c’è più.

            P.s. Per il resto sono pienamente d’accordo con te che il capitalismo genera disuguaglianze ma questo lo dicevano anche Gramsci e Mussolini; Però non è che abbiano presentato delle valide soluzioni. Le tasse sui patrimoni poi servono solo per prosciugare i ricchi che sono fuori dal giro, mentre i vari Rothschild non vivono di rendita ma di Alchimia (leggere il sempre più ottimo Toscano in http://www.ilmoralista.it/2014/10/10/la-gnosi-che-muove-la-mano-del-venerabilissimo-maestro-mario-draghi/)

            • Mah scrive:

              Scusa Spartaco, ho scritto chiaramente che i vari piani oligarchici sono opera delle élites e che la classe media ha collaborato come servo sciocco

              se uno non si rende conto della vergognosa complicità a volte bassamente servile a volte inconsapevole della middle class con le classi dominanti reazionarie, non ha capito nulla di cosa è succsso negli ultimi 70 anni.

              • Spartaco scrive:

                L’unica colpa del ceto medio e basso è quella di essersi fidati dei partiti.

              • Mah scrive:

                Spartaco abbi pazienza non scrivere delle banalità.

                Rispondimi per cortesia: perché il ceto medio si è fidato?
                Perché buono? Perché è fesso?

                La risposta è molto semplice e cioè la middle class serve a tenere sotto controllo la classe subalterna per conto dalla ruling class.
                I ceto medio però a un certo punto pensano di essere più ruling che subalterni per cui assumono anche loro un atteggiamento “disciplinatorio” nei confronti dei subalterni

                Negli anni 70 i subalterni avevano acquisito un peso politico notevole (che però facevano valere in maniera terribilmente disordinata e in fin dei conti classista a sua volta) e i dominanti hanno deciso di rimetterli in riga una volta per tutte.

                Di fronte alle politiche neoliberiste che avevano come scopo questo tentativo di sottomettere i lavoratori la classe media ha risposto prendendo stupidamente le parti della ruling class. I fessi di classe media vedevano che i subalterni a partire dagli anni 60 gli stavano insidiando la rendita di posizione e si sono convinti che fosse necessario il pugno di ferro per fargli abbassare la cresta.
                Hanno sostenuto con tutte le loro forze i disegni oligarchici senza capire, i babbei, che disciplinando cosí duramente la classe lavoratrice SAREBBE VENUTA MENO ANCHE LA LORO FUNZIONE DI CETO MEDIO OSSIA DI ESSERE CUSCINETTO SOCIALE E POLITICO FRA I DOMINANTI E IL POPOLO.

                E adesso cari scemi medi vi trovate sotto attacco pure voi.
                Ma ancora non vi decidete a trarne le conseguenze imoegnative e un po’ “dolorose” sul che fare politico.
                “Ceto mediocre”, questa è la vostra definizione più corretta.

              • Spartaco scrive:

                Gli oligarchi avranno il potere finché ci sarà lo scontro di classe fra subalterni (come li chiami tu) e il ceto medio. Scontro che vedo ancora ti entusiasma. Io rimango dell’idea che entrambi sono stati ingannati dai partiti. Se fosse come dici tu, che il ceto medio ha sostenuto con tutte le proprie forze i disegni oligarchici e i subalterni sono state le vittime, allora i dodici milioni di voti che il Pci prendeva negli anni settanta dove CAZZO sono finiti? Chi ha sostenuto Prodi e chi ha sostenuto Renzi? Il ceto medio?
                Il ceto medio non votava Pci perché era contro il comunismo dell’URSS e non perché voleva sfruttare i subalterni. E basta con questa lotta di classe patetica che alimenta la razza padrona!!

              • Mah scrive:

                Spartaco per l’amor del cielo esci dagli schemini preconfezionati del cavolo.
                Lo scontro fra la classe media e i lavoratori non è che decidi tu un bel giorno di terminarlo e si va d’amore e d’accordo, ci siamo?
                Non mi uscire con le scemenze che le ideologie sono morte per cui anche la lotta di classe è morta.
                La lotta di classe esiste, non è che se l’è inventata Marx solo che disgraziatamente la classe subalterna non è un blocco unico ma è divisa in sottoclassi in conflitto strutturale fra loro.

                Intendo dire che nell’ambito del modo di produzione capitalistico chi possiede i mezzi di produzione è per forza in conflitto con il lavoratore e dato che la piccola e media imprenditoria (ma anche i vari “professionisti”) possiede dei mezzi di produzione anche se in posizione subalterna rispetto a ruling class, la classe media si trova in posizione conflittuale con i salariati, quindi si schiera su linee politiche che favoriscono i dominanti.

                Ora chi non si rende conto di questa impasse non sono i lavoratori che per lo più sono in condizioni che gli permettono a malapena di comprendere la loro personale situazione ma proprio la middle class che continua a fare l’utile idiota dei dominanti anche adesso che questi ultimi stanno portando l’attacco decisivo proprio nei loro confronti.

                Oh Spartaco, se non capisci questi e mi torni sulle accuse preconfezionate di ideologismo serve a poco proseguire.

              • Spartaco scrive:

                Fai una cosa, chiudi il capitale di Marx, spegni il computer e esci a parlare con qualche piccolo imprenditore. Non aver paura che non ti tirerà dietro i mezzi di produzione che usa perchè non sono i suoi ma della banca, visto che ancora paga le rate. Ti spiegherà anche che alle ultime elezioni ha votato Grillo, insieme ai suoi salariati, nella speranza di salvare la propria azienda. Ma non c’è riuscito, perchè altri salariati (pubblici), insieme ai pensionati e qualche imprenditore rincoglionito hanno preferito Berlusconi e Renzi. In Italia ci sono 19 milioni di pensionati, 5 milioni di dipendenti pubblici e 4 milioni di partite IVA. Fai un po’ i tuoi conti per capire chi determina l’esito delle elezioni.

                P.s. non sono sicuro che se avesse vinto Grillo le cose sarebbero cambiate, però il votarlo è stata una richiesta di cambiamento.

              • Mah scrive:

                Ancora con queste frasi aggressive e sbrigative?

                “Chiudi il capitlae, spegni il computer, vai a parlare con un imprenditore…”

                Non hai capito nemmeno la metà di quello che ho detto quindi ti metti sulla difensiva e ti aggrappi alle frasi fatte sulle ideologie nonostante ti abbia detto esplicitamente che il mio non è un punto di vista marxista.

                Sei il tipico rappresentante della base grillina ossia il vero punto debole del movimento che si regge su due grandissimi geni, Grillo e Casaleggio e su poche persone di grande talento come Di Maio e Dhi Battista. Il resto è zavorra purtroppo ineliminabile ma, si spera, “riformabile”, con l’aiuto di Dio…(o del Grande Architetto, chissà…).

                Non hai capito una mazza del discorso del possesso dei mezzi di produzione tanto è vero che mi hai risposto con la storia che questi mezzi ormai appartengono alle banche.
                Ma è quello che stavo dicendo, Spartaco.
                È per questo che sto scrivendo che la media borghesia è sotto attacco, non lo capisci?
                Proprio perché la stanno espropriando del possesso dei mezzi di produzione che (e questo sí è marxiano mi spiace, ma è anche vero) costituiscono il fattore decisivo per il formarsi di una soggettività politica.

                Ma non è che aderisco a una fede marxista o di altro tipo, se si trattasse di riconoscere alcuni meriti del fascismo certamente non mi metterei a fare storie nonostante non sia certamente la mia sponda politica.

                Insomma, detto che io ho votato e voterò Grillo e che tu ovviamente non l’hai nemmeno capito, sei uno specimen perfetto di maggioranza di base grillina: privo di elasticità intellettuale e animato solo dal livore indistinto del middle class coi buffi.

                P.S.: Classe media significa varie cose, non è un blocco unico.. Discorso lungo…

              • Spartaco scrive:

                Per mia fortuna e per tuo dispiacere non ho i buffi e mi sono tenuto lontano dalle banche perché il giochetto che si volevano impossessare dei mezzi di produzione lo avevo capito senza il tuo illuminante aiuto. Ho capito che hai votato Grillo ed è per questo che ti ho scritto che l’ho votato anche io; perché ,se tu che difendi “i subalterni” e io che difendo gli imprenditori votiamo lo stesso partito, mi spieghi dove è la lotta di classe?
                Poi prima scrivi: “La prova che si trattava solo di una rimodulazione del sistema di classe la si trova, per fare l’esempio più evidente ma non l’unico significativo, nel fenomeno delle aristocrazie operaie ( quindi nell’attenzione rivolta al solo lavoro fisso da parte del sindacato) le quali all’interno del mondo dei salariati si comportano con la stessa identica cieca stupidità della middle class per cui il fine ultimo dell’esistenza diventa mantenere una rendita di posizione qualsiasi essa sia”; scagliandoti contro tutta la classe media ( ma perché cazzo la chiami middle class).E poi, una volta che ho spostato il discorso sui numeri, dai quali è evidente che gli imprenditori anche volendo hanno un peso minimo ai fini elettorali, scrivi che: “Classe media significa varie cose, non è un blocco unico.. Discorso lungo…”. Ma dove sta questa classe media, quale è la parte che fa il gioco degli oligarchi, quanti sono dato che hanno un peso così rilevante ai fini elettorali!.
                Ma non ti vergogni che offendi la middle class della quale facevano parte gli imprenditori che si sono suicidati?. Sono i dipendenti pubblici e i pensionati con più di mille euro che hanno tradito gli imprenditori, i precari e disoccupati; ancora non l’hai capito?
                E fai pure tenerezza quando lecchi Grillo sperando che legga le tue cosucce.. Piuttosto domandati perché se scrivi sul Blog di Grillo nessuno ti caga mentre qui qualcuno perde tempo a risponderti? UNO VALE UNO!!!! e tutti insieme non contano niente con il NON STATUTO!!. Hai ragione mi sbagliavo, riapri il Capitale e riaccendi il computer che c’è il serio rischio, se esci, che qualche imprenditore, con i buffi, ti tiri dietro i mezzi di produzione anche se sono delle banca.

                Un bacio TeneRone!!

              • il Moralista scrive:

                Spartaco, il tuo ragionamento mi pare possedere una solida e granitica coerenza. Ciao

              • Mah scrive:

                Spartaco sei un disastro.
                La chiamo a volte middle class in inglese perché cerco di evitare di ripetere sempre lo stesso termine (come avrebbe capito chiunque meno che uno di ceto medio).

                Middle class purtroppo significa tante cose proprio perché il concetto non è stato affrontato nella sua complessità.

                Il problema è che una parte della classe media è in realtà una classe dirigente ma “locale” mentre la vera classe dirigente (anche qui concetto molto ambiguo) è internazionale, cosmopolita, transnazionale.

                Poi esiste la classe media degli imprenditori ma anche lì capisci bene che uno che ha un’impresa a livello nazionale è un’altra cosa da quello che ha un negozio e basta.
                Inoltre ci sono i liberi professionisti (avvocati, commercialisti, medici, ingegneri, professori di università) che hanno un loro ruolo, un loro peso e per di più secondo la loro posizione rispetto alla pubblica amministrazione si trovano a sostenere posizioni politiche molto diverse.

                Non mi posso mettere a fare un trattato quindi o lo si caoisce in maniera intuitiva e poi di volta in volta si entra nei distinguo o se si fa come te che pretendi la defizione univoca di una cosa che (curiosamente) nessun sociologo ha mai realmente definito non serve a nulla.

                Ti pregherei inoltre di evitare i richiami patetici e un po’ ricattatori agli imprenditori suicidi che rischi di rivelare di essere rimasto senza argomenti validi.
                O la ridicola insinuazione che scrivo sperando che mi legga Grillo (stai fuori di testa povero figlio).

                Sei un vero essere di ceto mediocre, rabbioso, litigioso, del tutto disinteressato al punto di vista altrui.
                Ti lascio l’utlima parola, vah…

              • Spartaco scrive:

                Scusa Mah, ho letto adesso, sarei tentato di non rispondere ma voglio vedere fino a quanto riesci a contorcerti. Ti ricordo che tutto è nato da una tua affermazione:….”cieca stupidità della middle class per cui il fine ultimo dell’esistenza diventa mantenere una rendita di posizione qualsiasi essa sia”. Dopo un amabile scambio di battute ti chiedo cosa intendi per ceto medio e tu mi rispondi: “Il problema è che una parte della classe media è in realtà una classe dirigente ma “locale” mentre la vera classe dirigente (anche qui concetto molto ambiguo) è internazionale, cosmopolita, transnazionale. Poi esiste la classe media degli imprenditori ma anche lì capisci bene che uno che ha un’impresa a livello nazionale è un’altra cosa da quello che ha un negozio e basta. Inoltre ci sono i liberi professionisti (avvocati, commercialisti, medici, ingegneri, professori di università) che hanno un loro ruolo, un loro peso e per di più secondo la loro posizione rispetto alla pubblica amministrazione si trovano a sostenere posizioni politiche molto diverse.” Ora ti riporto la definizione di CETO SOCIALE trovato su wikipedia: Classe sociale è la strutturazione gerarchica di uno strato della popolazione in un sufficientemente OMOGENO raggruppamento, sia economico che culturale. Valuta tu se hai fatto un elenco di uno strato della popolazione OMOGENO e se tutti i gruppi che hai citato hanno come fine ultimo mantenere una rendita di posizione.
                P.s. Ma lo pseudonimo Mah è un’abbreviazione di MAH che cazzo scrivo?

              • Spartaco scrive:

                @Il Moralista
                Un saluto e che il pneuma sia con te

              • Mah scrive:

                Spartaco sei ridicolo.

                Tanto per fare un esempio che tanto non avrai l’onestà di capire: ti ho detto che si cerca di espropriare la classe media dei mezzi di produzione di cui è detentrice e tu (testuale) mi sei venuto a dire che non è vero perché ormai i mezzi di produzione della middle class…sono stati espropriati dalle banche…
                Ma allora benedetto figlio, non capisci che hai confermato quello che avevo scritto io?
                No eh?
                Sei proprio un omino di ceto mediocre, te lo dico con la massima stima e affetto.

              • Spartaco scrive:

                Sei un grande!!!
                Parlando può succedere che uno si contraddica, menta, faccia finta di non sentire e subito dopo neghi tutto, ma in un blog, dove tutto rimane scritto, è impossibile; anzi, sembrava impossibile prima di oggi.

                1)Nel tuo commento del 17 ottobre 2014 alle 19:35 scrivi: “Tanto per fare un esempio che tanto non avrai l’onestà di capire: ti ho detto che si cerca di espropriare la classe media dei mezzi di produzione di cui è detentrice e tu mi sei venuto a dire che non è vero perché ormai i mezzi di produzione della middle class…sono stati espropriati”. FALSO, inventato di sana pianta, tu non hai mai scritto prima di me questo concetto. Hai solo detto che la classe media è sotto attacco (che vuol dire tutto e niente).

                2)Nel commento del 17 ottobre 2014 alle 09:09 scrivi: “il movimento che si regge su due grandissimi geni, Grillo e Casaleggio” poi commenti questo link (http://www.beppegrillo.it/2013/02/gli_italiani_non_votano_mai_a_caso.html) da me postato con queste parole: “una bella pecionata di “analisi”, quando invece è uguale a questa analisi (http://www.beppegrillo.it/2013/05/vi_capisco.html) scritta da quello che tu definisci un genio.
                3)Al mio commento del 17 ottobre 2014 alle 18:22 ti chiedo di fare delle valutazioni, sull’incongruenza della definizione di ceto sociale con la tua definizione di ceto medio, e tu fai finta di non aver letto e rispondi con una falsità (vedi punto 1).
                ………….non continuo perché è tardi.

                Buona notte TeneRone…. credo che ti sei bruciato pure questo di pseudonimo….Comunque sei un Grande!!!!

              • Mah scrive:

                @Spartaco

                Chiudo dimostrando la tua pagliaccesca malafede.

                In questo post

                http://www.ilmoralista.it/2014/10/16/thomas-piketty-il-cazzaro-del-xxi-secolo/#comment-38241

                riferendoti al termine “espropriato”, a proposito del fatto che le banche stanno appunto “espropriando” la classe media, tu scrivi:

                “FALSO, inventato di sana pianta, tu non hai mai scritto prima di me questo concetto. Hai solo detto che la classe media è sotto attacco (che vuol dire tutto e niente”

                Come chiunque può constatare avevo usato il termine “espropriato” per primo in questo thread proprio per specificare chiaramente il concetto di “classe media sotto attacco”:

                http://www.ilmoralista.it/2014/10/16/thomas-piketty-il-cazzaro-del-xxi-secolo/#comment-38225

                precisamente in questa frase:

                “Proprio perché la stanno espropriando del possesso dei mezzi di produzione che (e questo sí è marxiano mi spiace, ma è anche vero) costituiscono il fattore decisivo per il formarsi di una soggettività politica.”

                Ti spiego, omino: non ce l’ho con la classe media così a capocchia o per inspiegabili rancori personali (anche perché a causa dell’indeterminatezza del termine – addirittura in sede scientifica – alla fine se si vuole tutti ne facciamo parte).

                Ritengo (E L’HO SCRITTO!) che i lavoratori abbiano colpe storiche altrettanto vergognose.

                Ma c’è un fatto: la classe media al contrario dei lavoratori è tutt’ora in gran parte in possesso di alcuni fattori che ne fanno un potenziale soggetto politico quindi a mio avviso, avendo più potenzialità, ha più responsabilità.

                Non servirà a molto visto il tuo rabbioso e scomposto livore.

                Mi dispiace invece che altri non abbiano capito il senso del mio intervento ma temo che sarebbe inutile invitarli a riconsiderare la loro opinione.

                P.S: Metti da parte per cortesia le definizioni di Wikipedia. Si sta parlando di qualcosa che non è definito in sede scientifica tanto che, per fare un esempio, i francesi la classe media la chiamano semplicemente “bourgeoisie” (Bourdieu).

                Se vuoi una definizione funzionale al mio discorso, per classe media intendo quelle classi sociali che non fanno parte delle élites internazionali (quindi che sono ancora legate al territorio) e che detengono dei mezzi culturali ed economici che gli consentono

                1) di essere in possesso della consapevolezza politica, cioè la capacità di comprendere il senso dei fatti storici

                2) di dedicare una parte del proprio tempo e del proprio patrimonio all’impegno politico

                Vedi che se lasci da parte le definizioni delle essenze platoniche e ti “butti” sul fenomenologico le cose diventano molto più semplici, intuitive e discorsive (come sempre dovrebbero essere).

              • Spartaco scrive:

                Carissimo Mah di la verità, sei un burlone che ti piace prendere in giro i commentatori dei vari Blog; Fingi di essere una persona di una certa cultura, spari supercazzole e ti diverti quando qualcuno ti risponde. Sei un Grande!!! Poi quando ti scoprono cambi Nickname. Però adesso da bravo!!, anche perchè la supercazzola funziona fino a quando l’interlocutore non si accorge.
                Ti ho scritto alle 07:57 del 17/10/2014 che i mezzi di produzione degli imprenditori sono delle banche e tu continui a sostenere, in questo ultimo post, che sei stato tu per primo a esprimere questo concetto in un post delle 09:09 del 17/10/2014. Ora visto che le 09:09 sono successive alle 07:57 ti starai facendo grasse risate mentre leggi, perché nuovamente sei riuscito a farmi perdere tempo. Sei un grande!!!
                Non parliamo poi delle tue continue definizioni di classe media, anzi scusa “middle class” che è più funzionale alla supercazzola; Prima offendi la classe media aspettando che qualcuno ti risponda, e poi cambi continuamente la tua definizione di middle class per mantenere il punto e continuare la conversazione. Alla fine poi scrivi: “non ce l’ho con la classe media così a capocchia o per inspiegabili rancori personali (anche perché a causa dell’indeterminatezza del termine – addirittura in sede scientifica – alla fine se si vuole tutti ne facciamo parte). Sei un grande!!!
                E ti lamenti pure quando scrivi: “Mi dispiace invece che altri non abbiano capito il senso del mio intervento ma temo che sarebbe inutile invitarli a riconsiderare la loro opinione”. Speri che abbocchino di nuovo?; non esagerare dai. Devo ammettere che sei stato bravo, però adesso chiedi scusa a tutti quelli che si sento tirati in causa quando si parla di classe media; lo scherzo è bello quando si divertono tutti alla fine.
                Spero vivamente che la mia valutazione sia corretta perché, nel caso in cui le cose che hai scritto le pensi veramente, forse è il caso che prendi appuntamento con qualche specialista quotato. Ma sono sicuro che non le pensi le cose che scrivi.

                Te saluto Burlone!!!!

                P.s. Scrivi: “Se vuoi una definizione funzionale al mio discorso, per classe media intendo quelle classi sociali che non fanno parte delle élites internazionali (quindi che sono ancora legate al territorio) e che detengono dei mezzi culturali ed economici che gli consentono:1) di essere in possesso della consapevolezza politica, cioè la capacità di comprendere il senso dei fatti storici; 2) di dedicare una parte del proprio tempo e del proprio patrimonio all’impegno politico”. Quindi un laureato (con una cultura che gli permette di comprendere i fatti storici), figlio di operaio, che lavora in un call center part time la mattina e che nel pomeriggio è impegnato come attivista nel m5s (che finanzia in base alle sue possibilità) fa parte della middle class? Ma che Burlone!!!

          • Caro Mah, complimenti per l’analisi!

            • Spartaco scrive:

              Forse questa di analisi è un po’ più attuale e attinenente con la realtà:
              http://www.beppegrillo.it/2013/02/gli_italiani_non_votano_mai_a_caso.html

              • marcobaldi scrive:

                ah, “l’ Italia A e l’ Italia B”…certo certo…bella analisi.

                Nazi-liberismo allo stato puro.
                L’ elite sta applicando esattamente il “bel” progetto che propagandi.
                Ti do’ una notizia.
                Probabilmente tu NON stai dlla parte dei (pochi) fortunati che ci guadagneranno…

              • il Moralista scrive:

                Perché mistifichi la mia proposta politica? Io propongo un sistema di piena occupazione all’interno di una cornice libera, inclusiva, tollerante e democratica. Senza aspettarmi tra l’altro nulla in cambio.

              • Mah scrive:

                una bella pecionata di “analisi”.
                Ma il movimento è anche questo e bisogna prendere il buono insieme al cattivo, non c’è modo di separarli oer adesso.

                Il dramma dei M5S è che il vertice, ossia i rappresentanti al parlamento, sono cresciuti tantissimo in meno di due anni mentre la base è una coacervo disorganico di bene intenzionati pasticcioni e di imbecilli fascistoidi calzati e vestiti il che obiettivamente costituisce un certo handicap politico.

              • Pierluigi scrive:

                @Math
                nel m5s c’è, a mio avviso, un grossissimo problema di comunicazione e coordinamento tra la base e i rappresentanti in Parlamento. Per quanto sembri paradossale in un movimento come quello dei 5 stelle nato grazie ai network. Gli attivisti della base, pochissimi rispetto ai voti presi ( anche qui un palese paradosso per un movimento di partecipazione diretta ) non riescono a far tesoro della notevole esperienza dei rappresentanti in Parlamento perché ancora non si è creato un tool di comunicazione. Non esiste neanche la condivisione di esperienza a livello locale …. per il momento

              • Mah scrive:

                @Pierluigi

                E lo so caro, ma uno che cacchio deve fare?
                Se si volesse collaborare col M5S non si saprebbe nemmeno dove andare se non per ritorvarsi in conventicole di zeloti mezzi matti.

                Cari ragazzi, io voto e voterò per voi ma per cortesia cercate di capire che con gli “attacchi alla casta”, con lo slogan dell’ “onestà”, col “mandiamoli a casa” fra un po’ di tempo, cioè quando anche voi avrete un minimo di anzianità parlamentare e non sarete più considerati una novità,subirete lo stesso trattamento da parte di qualche furbacchione.

                Dovete darvi in fretta una mossa, cercare di cooptare delle persone un po’ più informate per creare una base valida e presente sul territorio, darvi un programma di politica economica sensato e non assurdamente contraddittorio come il vostro.

                Di buono c’è che i giovani sono dalla vostra (nostra) parte ma fate attenzione che i ricchi capitali ci si mette niente a dilapidarli.

              • S.Villa scrive:

                Caro Spartaco,condivido pienamente le tue analisi e argomentazioni.

                Saluti sinceri,grazie per la tua testimonianza e generosità d’animo.

                P.S.
                Alcuni vengono pagati per fare i disturbatori full-time.In questo periodo di crisi ognuno cerca di sbarcare il lunario come può,che ci vuoi fare?

    2. marcobaldi scrive:

      Piketty:
      “l’ inflazione è una tassa occulta sulla ricchezza ma vine pagata dai poveri”

      Dunque, una tassa sulla ricchezza pagata dai poveri.
      Logico, no?

      • Gianluca scrive:

        È di un ignoranza economica spaventosa.
        Basti vedere le analisi di Bagnai su inflazione, leggi ad hoc, e quota salari… quota altissima fino a prima dell’arrivo delle politiche neoliberiste perchécelochiedeloSME/l’Europa/etc

    3. Gianluca scrive:

      Complimenti per l’articolo. Già solo per averlo visto da Santoro, la cosa mi puzzava… poi quando ho capito che anziché modificare le dinamiche del lavoro, voleva fare il rifondarolo che si toglie il vezzo di colpire l’0,1% che è ancora non è riuscito a fuggire dall’Italia (per il rifondarolo la libera circolazione dei capitali è sacra eh!), mentre con l’altra mano lascia che chiudono migliaia di aziende…

      • Mah scrive:

        Ti dirò, se vogliamo parlare di economisti sospettamente furbetti ci sarebbero alcuni nomi interessanti…

        Quello che volevo dire è che il contributo importante di Piketty, quello che realmente può servire alla causa, è di aver dimostrato che il capitalismo è un sistema che è costruito sull’ineguaglianza e quindi sullo sfruttamento.

        Le proposte politiche di P. sono semplicemente anodine e non vanno al cuore del problema ma dal punto di vista concettuale ha davvero varcato una soglia significativa.

        Purtroppo si resta ancorati a soluzioni massimaliste dimenticando che la storia è un processo più che un succedersi di “eventi decisivi”.

        Oggi come oggi bisogna accettare il passaggio intermedio delle politiche keynesiane perché il capitalismo si riveli in tutta la sua insostenibilità.
        In quest’ottica parlare del movimento di capitali significa molto e niente; premesso che sul punto concordo con te, limitare i capitali si rivelerebbe temo assolutamente impossibile dato che corrisponde agli interessi di coloro i quali in questo momento “SONO” il capitalismo ossia le famose élites internazionali.
        Sarebbe realizzabile solo tramite una fortissima aggregazione politica di cittadini di classi sociali diverse coalizzate su una nuova idea di bene comune e questo, come ho detto varie volte, porterebbe rapidamente a ripensare l’intero sistema basato su competizione e sfruttamento del lavoro ossia il superamento del capitalismo.
        Magari, ma temo che la strada sarà un pochino più lunga e noiosa.

        Forse Piketty vuole mettere il piede in due staffe come dici tu ma il suo discorso a mio avviso ha una grande importanza dal punto di vista delle idee.

        E ripeto che di economisti furbetti coi quali stare molto attenti purtroppo ce ne stanno parecchi in giro

        • Edoardo scrive:

          Basterebbe indirizzare le attività piuttosto che limitare le passività. Potrebbe divenire un cavallo di troia talmente goloso ed irrefrenabile da ri-spostare l’ago della bilancia in maniera più che soddisfacente. In un periodo storico-economico in cui la liquidità viaggia alla pari di vapori acquei da miraggi desertici, concedere liquidità senza limite dalla BCE a patto che venga utilizzata solo per l’economia reale…

          Del resto costituirebbe l’antitesi alla politica Draghi, il quale gran furbone, concede si ai mercati liquidità a tassi irrisori ma poi, di giustizia e per tener fede alla propria scialba natura, crea le condizioni per cui le banche siano costrette a non concedere debito per rimanere nei limiti percentuali di esposizione del passivo.. Dunque, che faranno mai ste banche se non reimmettere liquidità nei mercati finanziari comprando attività direttamente?

          In partica è come se vi fosse, che poi in realtà c’è ed è esattamente quello che vediamo, un sistema gravitazionale che impedisce alla liquidità emessa dalla BCE di confluire – privatamente – all’esterno dei mercati finanziari.

          Regolamentando le attività, diversamente, si intraprende un approccio alla Mosler in un gioco alla Nash, dove è ovvio che le banche non possano rifiutare finanziamenti a tassi ridicoli solo perché obbligate a concedere credito (garantito dalla BCE) ad aziende e privati circostanziato alla pura economia reale.

          I mercati tenderebbero a sgonfiarsi di conseguenza, e tale liquidità nel settore reale attrarrebbe investimenti i quale generano depositi, consumi e lavoro.

    4. Certo è che la mannaia dei Fra Cazzi e scroti da Velletri, manca. Avevano un sapore retrò!

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    • Chi è il moralista

      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

    • Cos’è il moralista

      Sito di approfondimento politico, storico e culturale. Si occupa di temi di attualità con uno sguardo libero e disincantato sulle cose. Il Moralista è un personaggio complesso, indeciso tra l'accettazione di una indigeribile realtà e il desiderio di contribuire alla creazione di una società capace di riscoprire sentimenti nobili. Ogni giorno il Moralista commenterà le notizie che la cronaca propone col piglio di chi non deve servire nessuno se non la ricerca della verità. Una ricerca naturalmente relativa e quindi soggettiva, ma onesta e leale.

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