untitledOggi vi racconto una storiella fantastica che ho ascoltato, di fronte ad un caminetto acceso, ieri sera nel corso di un incontro causale. Un vecchietto, vispo e con gli occhi profondi, sul finire di una serata piacevole, dopo avere invitato tutti i commensali ad avvicinarsi al fuoco, iniziò a parlare. Premetto di non avere mai conosciuto prima questo strano ed enigmatico personaggio, presentatomi da un amico alla stregua un “anziano saggio” appena rientrato in Italia dopo aver trascorso gran parte della sua vita in un non meglio specificato “Paese lontano”. “C’è stato un tempo”, attaccò il vecchietto, “nel quale la mistificazione delle regole che dominano l’Universo mondo era meno sottile ed elaborata. Non che fosse tutto bello e lineare, per carità,- simili pensieri li fanno solo gli ingenui -però, diciamo così, l’architettura complessiva posta alla base del grande imbroglio, o “imbroglio primo”, era di certo meno raffinata. E quindi, naturalmente, più scoperta. Poi si fermò, abbozzando un sorriso timido e di circostanza. 

    Non ci ho capito una mazza”, subito obiettò un mio amico imprenditore presente alla cena, notoriamente abituato a ragionare in termini molto diretti e concreti. “Se ce la fa, si spieghi meglio…sa io sono abituato a ragionare in termini reali…”.

    Certo certo”, sghignazzò il vecchietto per nulla intimorito, “ciò che è reale è anche razionale diceva qualcuno. In ogni caso il problema è proprio questo: lei, caro e gentile signore, è sicuro di sapere cosa è reale?”

    “Oh bella…vuoi vedere che uno come me, arrivato alla soglia dei cinquanta dopo essersi costruito una posizione economica solida solo grazie alla fatica e all’ingegno personale, ancora non sappia cosa è reale. Reale è alzarsi alle cinque di mattina per lavorare e poi staccare  a notte fonda. Questo è “reale”. Il resto è fantasia se permette…”

    “Non c’è dubbio. La fatica è reale. Ma vede, caro il mio giovane interlocutore, riguardo ad   altre faccende il confine non è poi così netto come può sembrare. Adesso, con il vostro permesso, racconterò una storia, lasciando infine all’uditorio di stabilire se si tratti di un racconto ricadente nella sfera del fantastico o in quello del reale che tanto piace al nostro simpatico amico imprenditore…”

    “Io ci sto”, aggiunse l’imprenditore con fare sarcastico, ”se si tratta però della storia di una bambina vestita di rosso che va a trovare la nonna malata, ho il dovere di dirvi in anticipo che la conosco già…”

    Ha dimenticato il lupo cattivo”, puntualizzò il vecchietto ridendo più fragorosamente di prima. “Comunque no, la storia è un’altra, decisamente più originale. Posso cominciare? Bene. Allora statemi a sentire.

    IL RACCONTO DEL VECCHIETTO

    Tanti anni orsono, sul trono di un impero temuto, salì un re che apparentemente amava il suo popolo. Questo re, a differenza di quelli precedenti, sembrava ossessionato dall’idea di doversi difendere dalle minacce di un gruppo di fanatici improvvisamente venuti alla ribalta. Questo re, conosciuto come Horus II, figlio del già re Horus, era arrivato al potere dopo avere vinto una cruenta battaglia interna. Horus II, infatti, pensava di dover vendicare il padre, Horus I, inaspettatamente deposto tempo prima da alcuni notabili del regno. Horus aveva abilmente dissimulato la sua rabbia, aspettando il momento propizio per scatenare l’ira funesta e sanguinaria che da tempo lo dominava. Quando Horus II riuscì a conquistare il trono, il padre di quest’ultimo disse fra sé e sé: “Il tempo della vendetta è finalmente arrivato”. Horus II era meno intelligente del padre, ma non questo meno pericoloso, come i fatti successivi ampiamente dimostreranno. Per dare sfogo alla rabbia del padre, nonché aizzato da alcuni interessati consiglieri, Horus cercava l’occasione per tradurre i suoi propositi in realtà (il vecchietto nel calcare la parola “realtà” si voltò per guardare con aria beffarda il nostro imprenditore “eminentemente pratico”, nda). Questa occasione però non arrivava mai. Quale matto avrebbe mai osato sfidare il regno di Horus II sapendo di andare così incontro alla morte e alla sicura sconfitta?   Nessuno naturalmente. Lo stallo proseguiva, moltiplicando collateralmente i sentimenti di odio già presenti nell’animo di Horus padre. Nel pomeriggio di una calda estate, però, uno dei consiglieri più ascoltati di Horus II, da tutti chiamato “Marte”, propose una soluzione: “Se il nemico a disposizione non ce l’abbiamo”, disse Marte all’orecchio del Re con aria soddisfatta, “non ci resta che fabbricarcelo in casa…”. “Giusto!”, esclamò soddisfatto il re, sfregandosi la mani felice come un bambino che ha appena trovato il barattolo di nutella nascosto dalla mamma.  “Nelle nostre carceri”, precisò Marte, “è da tempo rinchiuso un brillante, carismatico e sanguinario guerrigliero pronto a scatenare all’occorrenza un provvidenziale inferno”. Marte si riferiva evidentemente ad un certo Mohammed, capo di una tribù di seminomadi, già protagonista in passato di leggendarie scorribande. “Liberate Mohammed”, ordinò risoluto il re, “e portatelo immediatamente nella sala di riflessione”. La sala della riflessione era una stanza antistante al trono, spesso utilizzata per gli incontri più riservati ed importanti. Una volta giunto al cospetto del re Mohammed lo salutò con grata deferenza.

    Dimmi Mohammed, tu sai perché ho deciso di farti rinascere a nuova vita? “, disse Horus II con fare solenne.

    Certamente grande Rabbi” (Rabbi in lingua aramaica significa “Maestro”).

    Sai quale causa stai servendo?”

    Coincidentia oppositorum”, rispose sicuro Mohammed.

    Bene, non c’è altro da aggiungere”.

    Mohammed partì subito per un Paese lontano, da tutti conosciuto come “Terra di mezzo”, organizzando eccidi di massa e fomentando odio e sete di vendetta fra tutti gli uomini. Finalmente Horus II aveva trovato quel casus belli che tanto affannosamente  cercava…

    Il Vecchio allora si fermò per fare un lungo sospiro, cosicché l’imprenditore, prima silente, poté approfittarne per spezzare la suggestiva atmosfera creatasi:” “Dura ancora molto la storiella?”, disse con fare volutamente liquidatorio…

    No, mio giovane amico”, rispose il Vecchio ora rabbuiato,  “la storiella di prima è già finita. La mia paura è che stia per cominciarne un’altra…

    Ah no, ora si è fatto tardi…semmai l’altra storia ce la racconterà al prossimo incontro. D’accordo?

    “Certo certo non intendo rubare il vostro tempo prezioso. Come si dice, concluse ironico il vecchietto, “il tempo è denaro!

    Detto ciò il Vecchio lentamente si alzò per guadagnare la porta. D’istinto pensai di seguirlo per accompagnarlo in direzione dell’ingresso. Quando rimanemmo soli sul pianerottolo il vecchietto mi strinse forte le mani, mi guardò negli occhi, e con un velo di tristezza nel cuore sussurrò al mio orecchio: “Non credo ci sarà mai un prossimo incontro”. Non feci in tempo ad aprire bocca che il Vecchietto era già scomparso nell’oscurità della notte.

    Sono passate molte ore dalla fine di questo strano incontro ma, non so perché, quelle parole rimbombano ancora nella mia mente…

    Francesco Maria Toscano

    18/11/2014

     

     

    Categorie: Attualità, Società

    8 Commenti

    1. alessandro scrive:

      la morale della favola è che Mohammed=ISIS

    2. Ma no… attacchiamo il TEMPIO MALEFICO DI MARIO DRAGHI?
      Lunga vita!

    3. Tu ci stai volendo dire qualcosa… a scopo ermeneutico, Affari Italiani oggi riporta (qui: http://www.affaritaliani.it/cronache/massoni-gioele-magaldi181114.html?refresh_ce) quanto segue:

      LA SUPERLOGGIA IMPAZZITA – Secondo Magaldi c’è una ulteriore superloggia, quella creata da Bush Sr. e altri compagni delle altre superlogge che si sono sentiti esclusi dal progetto United Freemasons e dalla rielezione di Clinton. “La chiamano Hathor Pentalpha”, sostiene Magaldi, che la definisce una “loggia della vendetta e della sete di sangue”, della quale avrebbe fatto parte persino Osama Bin Laden. Una superloggia che estenderebbe la sua inquietante ombra sugli eventi degli ultimi anni, a partire dall’11 settembre 2001. La risposta progressista è la nuova superloggia “Maat”, della quale secondo Magaldi farebbe parte Obama.

      L’ISIS E LE NUOVE GUERRE – Ma ora il disegno delle superlogge è quello di far tornare al potere l’ala più conservatrice e guerrafondaia, secondo Magaldi. E per farlo si starebbe servendo della guerra santa dell’Isis. Magaldi sostiene che colui che proclamato il Califfato islamico farebbe parte della Hathor Pentalpha, vale a dire Al-Baghdadi, “imprigionato in Iraq nel 2004 come terrorista pericoloso e che subito dopo l’affiliazione a fil di spada viene liberato”. Il tutto mentre viene “ufficiosamente lanciata la candidatura del fratello Jeb Bush alla Casa Bianca”. “Da qui al 2016″, sostiene Magaldi, grazie all’avanzata dell’Isis, prenderà il via una formidabile campagna planetaria per portare un un nuovo Buish a Washington. L’ennesimo Bush guerrafondaio. Avremo così nuove guerre infinite in Medio Oriente”. E ora, scrive Magaldi, resta da capire come pensano di controbattere a questa minaccia i fratelli massoni progressisti…

    4. pietro esposito scrive:

      le consiglio, signor Toscano, la frequentazione piu’ assidua dell’O.T.O.,dopo questo racconto.

    5. Javier scrive:

      E’ esattamente quello che in cuor mio ho sempre pensato. Finalmente oggi ne ho la controprova.

    6. Giovanni scrive:

      Potrebbe presto scoppiare una guerra mondiale, le basi sono state gettate quasi tutte.

    7. Gianluca scrive:

      Alla fine di questa storia, ho provato fastidio e antipatia per l’imprenditore.
      Capacità di ascoltare, di imparare… assolutamente nulla. In poche parole, assenza di saggezza.
      Mi sbaglio?

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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