imagesN5VN1723Il magistrato Bruno Tinti, blogger in forza al Fatto Quotidiano, ha oggi scritto un pezzo, pubblicato nella versione cartacea del giornale diretto da Padellaro, per criticare la sempiterna “mania di complottismo” ora sublimata dall’uscita del libro “Massoni” scritto da Gioele Magaldi per Chiarelettere. Al netto di qualche divagazione storica non sempre pertinente, Tinti non riesce però a contestare nel merito alcunché. La prima cosa da fare per valutare bene la qualità di un testo dovrebbe essere quella di leggerlo con attenzione. O perlomeno di leggerlo e basta. Non so se Tinti abbia studiato in profondità le questioni poste da Magaldi con prosa asciutta ed invidiabile acribia. A leggere il suo articolo si direbbe però di no, contenendo perlopiù raffronti raffazzonati e  per nulla calzanti che tentano maldestramente di bollare l’opera del Gran Maestro del Grande Oriente Democratico con il marchio del complottismo spiccio. Quindi, tralasciando una serie di considerazioni preliminari avulse dal contesto e messe in fila a casaccio, dalle scie chimiche al ruolo delle multinazionali, dal caso Ferrero alla banda Baader-Meinhof, per finire con l’immancabile Licio Gelli, andrei subito al punto. E’ chiaro infatti il tentativo di Tinti di mischiare un lavoro puntuale e scrupoloso, quello di Magaldi per l’appunto, con teorie strampalate e improbabili nella speranza di costringere il lettore a non poter più distinguere le cose serie da quelle ridicole. Si tratta di una tecnica narrativa ampiamente conosciuta, questa sì suggestiva e di tipo sensazionalistico, in genere nemica del ragionamento socratico, pacato e razionale. A cosa serve infatti tirare in ballo la storia di un magistrato dichiarato affetto da disturbi mentali se non a lasciar surrettiziamente intendere che anche Magaldi, forse, è un po’ pazzo? Allo stesso modo, a cosa serve riesumare per l’occasione la vecchia vicenda di Igor Marini se non ad insinuare il dubbio volto a fare credere che, in fin dei conti, anche questo Magaldi è potenzialmente un calunniatore provetto? Trovo poco nobile questo modo di recensire un libro che sta riscuotendo un grande successo. Non mi pare poi che né l’ex magistrato Ferrero né il sedicente conte Igor Marini siano mai stati autori di Chiarelettere, onde per cui l’editore Lorenzo Fazio dovrebbe forse spendere qualche parola a tutela della serietà e della credibilità della casa editrice che con passione guida. A questo punto, finita la lunga ma necessaria premessa, andiamo al sodo. Cosa lamenta Tinti? Lamenta principalmente la mancanza di documenti a supporto delle tesi articolate dal Magaldi, non accontentandosi della spiegazione che giudica sconveniente l’appesantimento di un’opera, corposa ma scorrevole e avvincente, per il tramite di mille documenti dal taglio spiccatamente burocratico. Ribalto l’impostazione. Magaldi ha detto chiaramente di essere pronto a fornire le prove in caso di specifiche e plateali  contestazioni da parte dei diretti interessati. Cosa aspettano quindi i vari Napolitano, Draghi, Merkel e Monti, tutta gente caruccia e a modo a voler dare retta all’affresco proposto da Tinti,  a sbugiardare la ricostruzione del Magaldi? Perché, ad esempio, l’ufficio stampa del Quirinale, con esplicito riferimento al libro “Massoni, società a responsabilità illimitata” (Chiarelettere editore), non dirama una bella nota ufficiale per dire che il Presidente della Repubblica non è mai stato iniziato nelle loggia “Three Eyes”? Forse per le stesse ragioni per le quali nessuno mai si sognò di smentire o di approfondire le rivelazioni dell’ex ministro del Tesoro americano Tim Geithner, buone per smascherare le trame messe in campo da alcuni “alti dignitari europei” che vollero e ottennero l’arrivo al potere in Italia dell’irreprensibile Mario Monti? Chi lo sa, magari pure Geithner, al pari di tanti altri, crede alle scie chimiche e agli omini verdi. Anziché difendere acriticamente l’operato di un banchiere centrale come Draghi, unanimemente ritenuto fra i massimi responsabili della crisi in atto, il magistrato Tinti dovrebbe forse invitare molti potenti a smentire o, semmai, a querelare. Questo sarebbe l’unico modo per ottenere quelle “pezze d’appoggio” che in tanti sperano legittimamente di poter prima o poi visionare. Se però nessuno dice niente mentre tutti gli alti papaveri citati scelgono la via dell’imbarazzato silenzio, un motivo magari ci sarà. E un magistrato come Bruno Tinti dovrebbe probabilmente chiedersi quale.

    Francesco Maria Toscano

    27/11/2014

    Categorie: Editoriale

    7 Commenti

    1. Francesco scrive:

      Ottimo ,direi,questo consiglio. Perché non smentiscono???

    2. Alessandra scrive:

      ..il magistrato considerato pazzo, credo si chiami Paolo Ferraro, e non Ferrero, e cmq ho ascoltato e conosco tuta la sua storia, e nn mi sembra sia affatto pazzo..tutt’altro..hanno cercato di fargli un TSO..ma impedirgli di parlare..

    3. S.Villa scrive:

      Articolo del Moralista”L’importanza di leggere “calcio,carogne e gattopardi” scritto dall’ottimo Stefano Santachiara”,commento di S.Villa del 2 ottobre 2014 alle 18:19:

      “Non seguo più il Fatto da quando hanno censurato il Magaldi sull’affiliazione massonica di Monti e Draghi,ma il peggio lo daranno quando recensiranno il libro del Magaldi.Ne sono certo”.
      Eh,conosco i miei polli….

      Passiamo ad altro.Toscano,ci sarai a Milano per la presentazione di Massoni?Mi farebbe piacere incontrarti di persona.

      Cordiali e sinceri saluti.

      Stefano Villa

    4. Paolo Ferraro scrive:

      Comunicato di Paolo Ferraro, già magistrato dal 1984 al 2013 ed in particolare Pubblico Ministero presso la Procura di Roma
      http://paoloferrarocdd.blogspot.it/

      IL VELO SI SQUARCIA INESORABILMENTE.
      TRE NUOVE EVIDENZE INSUPERABILI CHE EMERGONO DAL NOSTRO ARTICOLO SUL MONDO DI SOPRA “COPERTO” :

      (1) Ciò che disse Pietro Saviotti al CSM il 31 maggio 2011 su parte di ciò che gli aveva detto Paolo Ferraro (magistrato della procura di Roma) tra il febbraio e il marzo 2011; e quali fossero le “intuizioni” di Saviotti (aggiunto di Roma esperto di reati contro la personalità dello Stato) e di Ferraro, magistrato ben noto per le sue qualità personali e molto stimato anche da Saviotti
      (2) Il tentativo posto in essere mediante Antonio A., che si presentò al magistrato Paolo Ferraro come detentore di una chiave di accesso ad una piattaforma di finanziamento internazionale in grado di gestire grandi flussi monetari a fondo perduto. Egli si rivolse a Paolo Ferraro, dopo essere stato a suo tempo sentito per un giorno intero nell’estate 2012 da ufficiali dei ROS e da un sostituto della Procura di Reggio Calabria. Il tentativo di infilare Paolo Ferraro nel giro solo economico finanziario, in quanto portatore di ben altre analisi e prove, rivela che già nella seconda metà del 2012 si sapeva (forse non da parte dell’apparato deviato) che sarebbe “uscita” fuori la componente economico finanziaria e criminale corruttiva di quanto ormai ineluttabilmente veniva a galla. Altra è la sorte prevista per la componente strategica, che vede i traffici gestiti o adiuvati “da militari”, e altra era la sorte programmata per Paolo Ferraro, che aveva parlato con Saviotti e che ha gestito sino ad oggi (sotto persecuzione e tentativi infiniti di depistaggio annacquamento e distorsione) la cosiddetta “grande discovery”.
      [N.B. Il sistema finanziario internazionale, al livello di vertice, non funziona solo sulla base delle rigide regole del debito come per gli stati nazionali. Le piattaforme producono ed accreditano (secondo obiettivi e finalità internazionali) al sistema delle attività di riferimento associative Onlus e charities; saltano il circuito bancario creditizio tradizionale ed usano solo il circuito elettronico bancario o lavorano con il contante stampato (di solito dollari). Possono fare ciò perché essendo al vertice della catena monetaria stampano o producono elettronicamente a costo zero o giù di lì, finanziando operazioni internazionali il cui "rientro" è strategico e su piani di politica internazionale"]
      (3) La clamorosa e marchiana attività falsa e criminale posta in essere infine con la istanza di amministrazione di sostegno a danno di Paolo Ferraro presentata dalla Procura di Roma ed a firma di Giuseppe Pignatone e la prova immediata dei FALSI utilizzati hanno nuova luce: la posta in gioco per la componente deviata era troppo alta, mentre non ci si poteva altresì permettere che uscisse fuori la macchinazione ordita da tempo nei confronti di un magistrato, e i contenuti e metodi a questa attività criminale collegati.
      Le “morti da infarto” di Saviotti e Caperna forse e la sorte iniziale di Paolo Ferraro, dimostrano che l’apparato deviato tentava di impedire quello che in realtà anche tramite Pignatone è comunque avvenuto.
      E’ stata fermata per ora la macchina dei finanziamenti e traffici illeciti ( anche internazionali ?! ) che veicolavano risorse illecite o riciclate verso quello che pubblicamente ancora non si può dire.
      Ora si tratta di vedere se, cessata la situazione di emergenza, si darà almeno conto della sorte di un magistrato “combattivo” o se si sceglierà la strada dell’oblio che aprirebbe la stura a vendette criminali a medio termine. Noi andremo avanti, comunque.

      IL FLUSSO DI FINANZIAMENTI E DEI PROVENTI DI ATTIVITA’ CRIMINALI E RICICLAGGIO AVEVA UNA FINALIZZAZIONE ULTERIORE E COMUNQUE PREVEDEVA UNA MACCHINA MONTATA SECONDO OBIETTIVI STRATEGICI, INCEPPATASI.
      Il filo tracciato nella cd. grandediscovery scoperchiava già IL MONDO DI SOPRA COPERTO E LE SUE TRAME, rese intelligibili con prove adeguate, mentre oggi attraverso la eliminazione del “MONDO DI MEZZO” e del “MONDO DI SOPRA” politico visibile, necessaria per i vari motivi illustrati nell’articolo che segue, si tenterebbe di far sparire o mettere in secondo piano il resto ed il di più emersi.
      L’errore di infilare artificialmente il magistrato Paolo Ferraro in un ambiente centrale per le attività coperte in corso o che poteva far capire altro (Cecchignola-2007, vicenda che ha le sue autonome connotazioni personali di accerchiamento antico dovuto ad un crogiuolo di motivi), la persecuzione nei suoi confronti quando si rese conto di ciò che covava nel calderone, e quindi infine soprattutto la “grande discovery”, hanno contribuito a fare decidere per la immediata eliminazione della parte più scoperta delle operazioni in corso.
      Vi sono poi naturalmente gli eccessi criminali tangentizi ed il tasso di ricatto criminale troppo alto che, dopo aver piegato la resistenza di snodi importanti dello Stato e in specie della magistratura prima ancora della politica, si ritorceva in parte contro il medesimo apparato deviato a livelli più alti (magistrati). Di qui anche il radicale intervento, che vorrebbe porre rimedio agli effetti devastanti generati dalle caratteristiche e dalla non sufficiente governabilità di una parte della manovalanza “eversiva” utilizzata.
      A ciò si aggiunga il clamoroso sequestro di un quantitativo di cocaina tale da lasciar capire cosa dietro si muovesse, e la “vendetta” di chi volle parlare nel 2012 (vedi articolo citato sotto, pubblicato sul Tempo) . E gli altri traffici gestiti da militari, la cui finalizzazione emerge a tutto tondo in in contesto deviato ed a matrice coperta internazionale. E il nostro pensiero corre a Melania Rea , che ha pagato anche tutto ciò.
      Traffici finanziari, riciclaggio, traffici di stupefacenti, il giro delle tangenti e proventi criminali, servizi deviati e pressione strategica sull’Italia: un filo unico che lega tutto e la “grande discovery”, nata in quattro colloqui con Pietro Saviotti. E’ in questo contesto che le morti “da infarto” di Saviotti e Caperna (aggiunti nel settore dei reati contro la personalità dello Stato e dei reati contro la Pubblica amministrazione nella Procura di Roma) si sono rivelate preziose per l’apparato deviato.
      E la telefonata di Solange Manfredi (con richiesta a me circa se fossi al corrente di tre “particolari” telefonate di Saviotti nella primavera del 2011, fatto già illustrato in precedente articolo) chiude, semmai ce ne fosse bisogno, il cerchio. Saviotti aveva approfondito ed approcciato le questioni scottanti che gli avevo illustrato e già nel settembre 2010 era definito “uno stronzo” dal magistrato Stefano Pesci (episodio analiticamente illustrato più volte, tra le altre in http://cdd4.blogspot.it/2014/08/un-bel-guazzabuglio-interamente_13.html e citato da ultimo in III. – SOTTRATTISI ED ESTRANEI ALLA PANTOMIMA in http://cdd4.blogspot.it/2014/11/un-profilo-artificialmente-costruito.html ).
      Per quanto riusciranno ancora a nascondere, i magistrati criminali che operavano negli anni 2008-2012 ?!

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