imagesWA5UEMDOIn un articolo pubblicato in data 1/12/2014, e titolato “A dieci giorni dall’uscita del libro Massoni nessuno fiata. Chissà come mai…(clicca per leggere), notavo la strana cappa di omertà, paura e silenzio pateticamente predisposta dal sistema nella speranza di aggirare le tante questioni sollevate dal pregevole lavoro pubblicato da Gioele Magaldi per Chiarelettere editore. Ora che di giorni ne sono passati quasi venti, constatato l’indiscusso successo di vendite del libro in argomento, qualcuno inizia timidamente a proporre qualche frammentario e claudicante ragionamento.  Il portale on-line “Lettera43”, ad esempio, già segnalatosi nel recente passato per la scarsa qualità di alcuni insulsi e velleitari articoli (clicca per leggere), ospita oggi in bella evidenza una intervista a Stefano Bisi, Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, principale obbedienza massonica italiana (clicca per leggere). Leggendo il pezzo con aria distratta si potrebbe incorrere nel serio rischio di confondere il bravo Gran Maestro del Goi Stefano Bisi con l’altrettanto noto e puntuale umorista Claudio Bisio. Fin dal titolo infatti il sudato dialogo tra il giornalista Giorgio Velardi e il Gran Maestro Bisi (senza “o” finale) viaggia sul filo dell’ironia: “Massoni si nasce…”, attacca il successore di Gustavo Raffi, calandosi forse involontariamente nei panni del grande “Barone Zazà” interpretato da un superbo Totò nell’indimenticabile film “Signori si nasce”. Non sarà l’unica nota ilare rinvenibile all’interno dell’analisi proposta dal Gran Maestro ai lettori del sito diretto da Paolo Madron. Giusto per continuare sulla scia del “buon umore”, invitato dal giornalista Velardi ad esprimere un parere sullo spaccato dipinto da Magaldi, il Gran Maestro del Goi ammette candidamente di non avere letto il libro. E allora, egregio Bisi, di che parliamo? Di pizza e fichi? Ma come si fa ad esprimere un parere compiuto su un’opera mai letta? Devo essermi perso qualche passaggio. Io, nella mia profana ingenuità, sapevo che i massoni non amavano le verità precostituite, affidando invece allo studio e alla ragione il compito di ricavare risposte su questioni non più di esclusiva pertinenza di alcuni interessati interpreti di un presunto “volere divino”. Quando però Bisi dichiara urbi et orbi di non aver letto il libro di Magaldi ricorda semmai Cesare Cremonini, filosofo aristotelico contemporaneo di Galileo, pervicacemente restio nell’utilizzare il telescopio per paura di abbandonare così facendo alcune vecchie quanto rassicuranti superstizioni (clicca per leggere). Fa tristezza sapere come la principale obbedienza massonica italiana, in grado di esprimere in passato Gran Maestri del calibro di Giuseppe Garibaldi, sia oggi guidata da un buon uomo che, per sua stessa ammissione, parla di questioni che non conosce e commenta libri che non legge. Tante delle cose affermate da Bisi, plastica rappresentazione della assoluta decadenza che corrode le massonerie tradizionali, danno forza alla lettura dei fatti offerta da Magaldi. “I nomi citati nel libro sicuramente non fanno parte del Goi”, assicura fiero il Gran Maestro, confermando “a sua insaputa” le rivelazioni dello stesso Magaldi, preciso nell’indicare in alcune specifiche Ur-Lodges le vere sedi di affiliazione di molti importanti personaggi. Leggendo il libro Bisi si accorgerà che Magaldi non nega affatto la sostanziale irrilevanza del Goi rispetto alla costruzione dei processi storici contemporanei. Irrilevanza tra l’altro esibita dallo stesso Bisi quasi fosse una medaglia sul petto. Non si fa fatica a credere che i vari Napolitano, Merkel, Obama e compagnia non muoiano dalla voglia di passare le rispettive giornate “alzando colonne”  insieme  ai maggiorenti del Goi per discutere in termini eterei del concetto di “Armonia”. Per raggiungere simili vette operative e speculative, in effetti, bastano e avanzano i tanti Bisi che si aggirano dalle parti di Palazzo Giustiniani. Nel libro “Massoni”, giova ripeterlo per l’ennesima volta, il Goi occupa un posto marginale. Magaldi si limita infatti a tratteggiare il vero ruolo svolto in passato dalla P2 di Licio Gelli, spiegando come tale  loggia fosse perlopiù una succursale della ben più potente Ur-Lodges “Three Eyes” fondata da David Rockefeller, Henry Kissinger e Zbigniew Brzezinski. A riprova di tale rapporto di sostanziale “etero-direzione”, Magaldi invita tutti a confrontare il “Piano di rinascita democratica” gelliano (clicca per leggere) con il più arioso pamphlet “The Crisis of Democracy”  (clicca per leggere), vergato da Huntington, Crozier e Watanuki nel 1975 in nome e per conto della Commissione Trilaterale, braccio profano della già menzionata superloggia dai “tre occhi”. Se il Goi non fosse per davvero irrilevante, inoltre, Mario Monti, intervistato da Lilli Gruber durante una puntata di Otto e Mezzo di qualche anno fa, non si sarebbe permesso di deridere l’istituzione massonica definendola “evanescente(clicca per leggere). In conclusione, caro Gran Maestro Bisi, il punto nodale della discussione non verte sul ruolo svolto da Obbedienze come il Goi, da tutti pacificamente considerato irrisorio, nel ridisegnare in senso feudale l’Europa di oggi, schiavizzando contestualmente i ceti medi e popolari. La questione è semmai un’altra. Siccome il genocidio in atto è opera e vanto di ben altri consessi massonici, ovvero di quelle Ur-Lodges descritte da Magaldi che Bisi si ostina a non voler studiare, ad alcuni Venerabili Maestri di ispirazione cosmopolita (alla Mario Draghi per capirci) potrebbe venire la tentazione di indirizzare sapientemente il crescente odio popolare proprio verso quelle logge, effettivamente innocue, guidate con fare svampito e ecumenico da un brav’uomo come Bisi. Non sarebbe una novità. Anche ai tempi del fascismo l’elite massonica sovranazionale supervisionò l’ascesa al potere di Mussolini (vedi “Massoni”, pagine 61 e seguenti), consentendo per giunta  a quest’ultimo di mettere fuori legge la massoneria ufficiale, vittima predestinata data cinicamente in pasto ad un popolo raggirato ed incattivito. Cosa era il Gran consiglio del Fascismo se non una Gran Loggia di Stato? I tanti onesti, leali, coraggiosi e brillanti massoni operanti all’interno delle diverse comunioni massoniche italiane, anziché dissimulare per pavidità o insipienza, dovrebbero semmai affrontare di petto i problemi. In primo luogo sarebbe il caso di far sapere ai burattinai che sovraintendono il processo di cinesizzazione dell’Italia che il Goi, insieme ad altre Obbedienze minori,  non intende recitare il ruolo di parafulmine a beneficio di nessuno. In secondo luogo sarebbe poi indispensabile fare massa critica con quelle avanguardie massonico-progressiste che, su scala globale, tentano di scardinare gli scellerati propositi involutivi messi in campo da alcuni consessi latomistici di ispirazione elitaria, reazionaria ed oligarchica. Ma per condurre una simile operazione ci sarebbe bisogno di interlocutori pregiati.  O, quantomeno, meno superficiali di chi parla di cose che non conosce e libri che non legge.    

    Francesco Maria Toscano

    9/12/2014

    Categorie: Editoriale

    3 Commenti

    1. Probabilmente, il sig. Bisi sta cercando la porta di Atlantide Lo stile narrativo di Massoni e la medesima impaginatura assomiglia al libro scritto da Epiphanius avente titolo MASSONERIA E SETTE SEGRETE… chi sarà mai costui?
      Lunga vita|

    2. Care/i, nel leggere Massoni, in terra di Lomellina, è piacevole per il fatto che, immergersi nella lettura e lasciarsi trasportare dal lento e ovattato scorrere del tempo, crea persino situazioni visive. Un immergersi anche nella datata realtà. Un sentirsi spettatore nei fatti accaduti e sorridere di essi per la propria ingenuità. Resta il fatto che codesta lettura mi riporta all’infanzia quando mi innamorai, letteralmente ,di Franz Kafka, e ebbi i primi scossoni dell’incertezza dell’essere umano nel contesto societario. Alla fine sarò un uomo cambiato, migliorato? Sarò un uomo in grado di dare un valore aggiunto al Socialismo Liberale? Codesta è la domanda che mi attanaglia alla fine del libro! Chi sarò? Cosa vedrò nell’imminente società? Quale viatico calpesterò?

      Lunga vita!

    3. Alessandro scrive:

      La domanda mi sorge spontanea… Oltre a cercare di pubblicizzare il libro, questo articolo dovrebbe avere anche un altro contenuto?…

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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