imagesFJ674ZDGLa vittoria di Syriza in Grecia, nell’attesa di capire le reali intenzioni di Tsipras, ha comunque movimentato le acque paludose dove sguazzano anguille, pescecani, meduse e alligatori del calibro di Merkel, Schauble, Renzi e Draghi. Da anni va impunemente in scena il solito teatrino che rappresenta a beneficio dei gonzi una inesistente dialettica che vedrebbe fronteggiarsi i finti falchi tedeschi (spalleggiati delle immancabili nazioni del nord) contro le altrettanto inesistenti colombe mediterranee. Questa recita, in mancanza di contrapposizioni reali nel merito delle questioni, è utile a tutti. E’ utile ai tedeschi che, in tal modo, possono presentarsi di fronte all’elettorato germanico vestendo senza arrossire i panni di quelli che difendono le tasche del virtuoso contribuente del Nord Reno-Westfalia; ma è utile pure ai tanti pagliacci italiani e francesi che, conseguentemente, imbrogliano i rispettivi cittadini simulando una strenua battaglia finalizzata a rendere meno intransigenti i cocciuti discendenti di Arminio.  Inoltre, a voler dare retta alla stampa prezzolata, le paure dei tedeschi andrebbero ricollegate allo scioccante ricordo del fenomeno iper-inflattivo che devastò l’economia teutonica nel biennio 1921/1923. Un trauma che i tedeschi, a voler dare retta alle intelligenti analisi partorite dalle penne lucidissime dei vari Antonio Polito e Massimo Franco,  non sarebbero ancora riusciti a superare. Evidentemente i connazionali di Angela Merkel hanno metabolizzato molto meglio un’altra sciagura, quella riguardante la completa distruzione di Amburgo avvenuta nel Luglio del 1943 per mano dell’aviazione britannica con la collaborazione dalle forze aree statunitensi. Lode quindi al nuovo ministro greco Varoufakis che ha pubblicamente rinfrescato la memoria ad alcuni apprendisti stregoni che non hanno ancora ben compreso la reale gravità di alcune ripetute e scellerate condotte (clicca per leggere). Di fronte alle modeste e insufficienti proposte avanzate dal governo greco per rispondere ad una crisi interna che ha oramai assunto i contorni della vera e propria emergenza umanitaria, i tecno-nazisti hanno reagito compatti come un sol uomo. Weidmann, Schauble e Merkel hanno subito ringhiato all’indirizzo di Atene, spalleggiati questa volta pure da Mario Draghi, lupo travestito da agnello pronto adesso a minacciare addirittura il blocco della liquidità in maniera intimidatoria e ritorsiva (clicca per leggere). Il Presidente della Bce ha oltrepassato il segno. In preda ad un giustificato e comprensibile nervosismo, il Venerabile Mario Draghi ha finalmente palesato al mondo la sua vera natura di antieuropeista, pronto a mandare in frantumi il progetto di integrazione pur di non ridiscutere alcune fallimentari ricette economiche. Come mai gli arcigni sacerdoti del rigore ad ogni costo sembrano voler costringere Tsipras a scegliere fra la povertà più nera e l’abbandono dell’euro? Forse perché il dissimulato obiettivo perseguito nell’ombra dai massoni contro-iniziati che oggi guidano questo mostro di Ue è proprio quello di favorire dappertutto il ritorno di regimi filo-nazisti? Forse Mario Draghi, iniziato non a caso anche presso la Ur-Lodge Three Eyes, officina che supervisionò il golpe greco del 1967, crede che esistano oggi le condizioni per archiviare definitivamente in Europa tanto la democrazia liberale quanto la sovranità popolare? Mi auguro che il banchiere centrale recuperi in fretta quella lucidità che, unita allo spregiudicato e manipolatorio cinismo, fino ad oggi lo ha sempre accompagnato. Da segnalare infine il comportamento farsesco tenuto dal sedicente progressista Matteo Renzi. Il premier italiano, a capo di un partito che ha perfino organizzato una trasferta sognante per dare manforte al compagno Tsipras, si è subito schierato a favore dell’ingorda tecnocrazia europea e contro il popolo greco. Il Pinocchietto fiorentino, pronto per essere accolto all’interno della Ur-Lodge Pan-Europa proprio per merito di Draghi (clicca per leggere), non poteva fare diversamente.

    P.s. Invito tutti i lettori de Il Moralista ad iscriversi al “Movimento Roosevelt” in vista del primo congresso nazionale che si terrà a Perugia in data 21 marzo 2015. Il modulo per aderire lo trovate in alto a destra

    www.movimentoroosevelt.com

    Francesco Maria Toscano

    6/02/2015

     

     

    Categorie: Politica

    6 Commenti

    1. davide scrive:

      il miglior articolo mai apparso su questo sito

    2. Jopippo scrive:

      Fa parte del carattere Europeo
      I paesi di Europa gioiscono quando c’è un altro paese europeo in difficolta’
      Per millenni i vari stati d’Europa sono stati l’uno contro l’altro armati.
      Millenni di guerre
      Adesso è guerra economica

      • Gianluca scrive:

        Non sono per niente d’accordo. La Grecia, come l’Italia, la Spagna e il Portogallo, sono gli agnelli sacrificali del progetto massonico “unitario” (reazionario o meno).
        Sapevano tutto, ma hanno travestito il progetto di bei propositi che sono rimasti tali, e senza nessuna contropartita nell’immediato. Non potevano non sapere che cedendo sovranità ad organi non democratici poi sarebbe stata dura “democraticizzarli”. Per non parlare delle tante storture economiche “fasciste” (inutilmente centraliste).

    3. Ale A. scrive:

      Condivido in toto questo articolo

    4. Gianluca scrive:

      Ci sono le élite, ma ci sono anche i popoli, con una cultura e una storia “strutturata”. Questo aspetto, credo sia sempre rimosso nei sognatori unionisti ed euristi.
      Forse la prossima guerra servirà anche a questo, a spazzar via una storia che ormai è diventata un ostacolo al progetto “unitario” a tutti i costi, anche con il sangue di milioni di persone?
      Quanto ne saranno responsabili i progressisti che ancora non reagiscono alla follia di un “sogno”, come tanti altri della storia, che ha portato solo miseria e morte?

      A seguito un articolo interessante sulla cultura capitalistica tedesca:
      DER SPIEGEL INTERVISTA LO STORICO HANS KUNDNANI SUL NUOVO NAZIONALISMO ECONOMICO TEDESCO
      http://vocidallestero.it/2015/02/06/der-spiegel-intervista-lo-storico-hans-kundnani-sul-nuovo-nazionalismo-economico-tedesco/

      La storia può aiutarci a capire la situazione attuale. Il dibattito sull’egemonia ha una lunga tradizione. Tra il 1871 e il 1914 la Germania era così grande e forte, che nessun paese poteva controbilanciare il suo potere in Europa. Nello stesso tempo, non era abbastanza potente da essere una potenza egemone e riuscire a imporre la propria volontà su tutti gli altri. Questo era il nucleo della “questione tedesca”: Lo storico Ludwig Dehio ha descritto la posizione della Germania come “halbhegemoniale” (egemonia a metà, ndr). Gli storici tedeschi come Andreas Wirsching e Dominik Geppert sostengono come ora la Germania si trovi in una posizione molto simile. La differenza è che il piano egemonico in Europa non è più geopolitico, ma economico.

      […]Con l’unificazione del 1871 è cresciuto il ruolo della Germania in Europa. Qualcosa di simile è accaduto ora con la riunificazione. Per 40 anni è sembrato che la “questione tedesca” fosse stata risolta grazie alla divisione del paese, ma è tornata viva quantomeno dopo la crisi dell’euro. Questo è dovuto, ora come allora, alle dimensioni della Germania e alla sua posizione centrale in Europa. L’euro si è aggiunto come parte del problema. È stato il desiderio dei francesi e soprattutto di François Mitterrand, quello di limitare il potere tedesco attraverso una moneta comune. Si è invece verificato il contrario: la Germania è diventata più potente proprio grazie all’euro.

      […] Dopo l’impero c’è stato un certo trionfalismo in Germania: Nietzsche rappresenta il sentiment dell’epoca, e cioè che nel 1871 la Germania non fosse solo superiore militarmente, ma anche culturalmente. La mia impressione è che, dopo la crisi finanziaria nel 2008 e 2009, in Germania ci sia un nuovo trionfalismo.

      Molti tedeschi credono che la crisi finanziaria abbia confermato che il loro modello economico sarebbe superiore a quello anglo-americano. Così è tornata in auge l’idea di un “modello tedesco”. Quasi la metà del prodotto interno lordo della Germania, dipende ora dalle esportazioni. Ci si potrebbe preoccupare del fatto che questo rende la Germania molto vulnerabile e dipendente dalla domanda internazionale. Invece, è diventato una fonte di orgoglio nazionale. Trovo incredibile la naturalezza con la quale alcuni politici tedeschi hanno recentemente parlato di “Nazione esportatrice”. “Economia esportatrice” è il termine che conoscevo. Ma “Nazione esportatrice”? Questo sembra suggerire che le esportazioni non sono solo importanti per l’economia della Germania, ma anche per la sua identità.

      Già nel 1990, Jürgen Habermas scriveva del “nazionalismo del marco tedesco”. Secondo la mia opinione, ora si può parlare di un nuovo nazionalismo economico, che rende difficile la soluzione della crisi dell’euro da parte della Germania. Il paese è in un dilemma. Molti economisti ritengono che si possa risolvere la crisi dell’euro solo attraverso un allineamento simmetrico nell’eurozona: i paesi della cosiddetta periferia dovrebbero diventare più competitivi, e la Germania meno. Ma questo non può funzionare proprio perché l’economia tedesca è molto dipendente dalle esportazioni, e vuole mantenere la sua competitività al di fuori dell’Europa. Invece di perseguire una crescita più equilibrata e rafforzare la domanda interna, la Germania ha difeso con il coltello fra i denti il suo surplus delle partite correnti. [..] La disoccupazione è bassa, le esportazioni tedesche hanno molto successo in Europa e nel mondo. E anche la paura tedesca dell’inflazione, che molti stranieri non riescono a capire, non è del tutto ingiustificata in una nazione di risparmiatori. Il problema è che la Germania ha al suo interno degli interessi contrastanti. Si vuole mantenere l’euro – che è ancora l’opinione della maggioranza, nonostante la crescita dell’AfD – ma allo stesso tempo la Germania non è disposta a fare quello che dovrebbe fare per preservarlo. Quindi, introdurre una condivisione del debito – per esempio una forma di eurobonds – e accettare una moderata inflazione, oppure stimolare la domanda interna.

      Nel lungo periodo, crescerà la pressione che porterà gli Stati debitori ad unirsi in un’alleanza anti-tedesca e perseguire una politica conflittuale verso la Germania, proprio ciò che temono i tedeschi. E questo è di nuovo un parallelo con la situazione del periodo dopo il 1871: la paura di un “accerchiamento”, con la già menzionata differenza che oggi si tratta di un accerchiamento economico e non geopolitico.

      […] Il crollo dell’eurozona è un rischio devastante per l’economia tedesca, basata così pesantemente sulle esportazioni. È anche ipotizzabile che la Germania continui la sua politica attuale e l’euro venga mantenuto a costo di una permanente fuga dei capitali e di una migrazione del lavoro dalla periferia verso il centro. Il risultato sarebbe un’Europa molto più diseguale e antisociale, con la Germania al centro.

      Grazie a vocidallestero.it

    5. Gio scrive:

      Varoufakis: “Noi proporremo che l’europa intraprenda un New Deal come Roosevelt nel 1923. Un New Deal finanziato dalla Banca Europea per gli Investimenti che deve aumentare di 10 volte i capitali fin ora investiti… e prima o poi la signora Merkel dovrà sedersi ad un tavolo con noi e spiegarci perchè le nostre proposte non vanno bene”

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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