untitledLa Corte europea dei diritti umani ha certificato sul piano legale e formale ciò che era già chiaro sul piano sostanziale a tutti gli uomini onesti presenti sulla faccia della Terra: i poliziotti che fecero irruzione presso la scuola Diaz a Genova la notte del 21 luglio del 2001 si abbandonarono volutamente a pratiche di tortura. I giudici inoltre, dopo avere accertato l’utilizzo di metodi e prassi degne del regime argentino di Jorge Videla, stigmatizzano pure l’inerzia del sistema Italia nel (non) rendere giustizia alle vittime. Non solo i torturatori protagonisti della mattanza di Genova non ricevettero condanne penali proporzionate alla gravità dei fatti, ma molti di loro non furono neppure individuati e/o espulsi dai corpi di polizia. Paradossalmente quindi, ancora oggi, lo Stato italiano potrebbe affidare il mantenimento dell’ordine pubblico a uomini resisi protagonisti nel recente passato di condotte che avrebbero ben meritato una ragionevole e giustificata condanna alla pena dell’ergastolo (con relativo isolamento diurno).  Il capo della polizia del tempo, prefetto Gianni De Gennaro, siede adesso al vertice di Finmeccanica, degno premio da garantire a chi ha già irrimediabilmente infangato l’immagine dell’Italia nel mondo. Comunque, della gravità dei fatti di Genova si sapeva già prima che la corte europea si pronunciasse nel merito, così come ampiamente nota era la propensione dei governi ad insabbiare e sminuire la gravità di quanto accaduto. Che l’Italia del 2001 somigliasse più al Cile di Pinochet che ad una democrazia occidentale è un dato di fatto. Meno chiare sono invece le ragioni che determinarono una tanto grave sospensione delle libertà democratiche, realizzata da un corpo armato grazie alla fattiva complicità del governo dell’epoca. Proviamo insieme ad indagare ora la parte nascosta della faccenda, avendo cura di collegare razionalmente i tanti tasselli di un unico mosaico. A pagina 535 del libro “Massoni” scritto da Gioele Magaldi è possibile scorgere una traccia importante. Come saprà chi ha letto il libro, l’ultimo capitolo riporta un dialogo intercorso fra quattro massoni di alto rango, appartenenti cioè al circuito segreto delle Ur-Lodges, vero e sconosciuto vertice del potere globale. Ad un certo punto, nel ricordare le precondizioni che consentirono l’arrivo di George W. Bush alla Casa Bianca, uno dei “fratelli” domanda all’altro: “A proposito, perdonami se ti interrompo, non ci hai parlato dei fatti del G8 di Genova, del luglio 2001. Chi ne fu responsabile, ai piani alti del potere?” Sfortunatamente non è possibile leggere la risposta offerta da Frater Kronos, massone oligarchico al quale la domanda era rivolta, di fatto impedita dalla rapida entrata in scena di Frater J.: “ Scusate se mi intrometto. Ma è solo per dire che affronteremo la questione, che è intimamente collegata alla preparazione dell’11 settembre successivo, nei prossimi volumi di Massoni”. Per avere maggiori dettagli non resta che attendere l’uscita, si spera imminente, degli altri volumi. Nel frattempo però è possibile abbozzare un ragionamento anche limitandosi ad analizzare soltanto le circostanze già conosciute. Come sappiamo la strage dell’11 Settembre del 2001 fu pensata, voluta e pianificata all’interno di una specifica loggia, la Hathor Pentalpha, fondata tra gli altri da Bush padre e Dick Cheney. Una loggia certamente influente in America ma con addentellati presenti in tutto il mondo, Italia compresa. E’ possibile leggere i fatti di Genova alla stregua di esperimento preparativo in vista dell’evento principale (l’attacco alle Torri Gemelle) da consumarsi di lì a poco sull’altra sponda dell’Atlantico? Beh, io credo di sì. Tanto per cominciare è giusto ricordare come nel 2001 il ministro della Difesa del governo italiano fosse Antonio Martino, figura organica alla loggia dei Bush, mentre sullo scranno più alto di Palazzo Madama sedeva allora un altro politico iniziato nella stessa Ur-Lodge “del sangue e della vendetta”: Marcello Pera. Dipoi, per giustificare un uso spropositato della forza, la polizia italiana fabbricò dopo i fatti di Genova alcune prove false, a partire dal ritrovamento delle famose “molotov”. Analogamente George W. Bush e Tony Blair (anche quest’ultimo affiliato presso la Hathor Pentapha) si inventarono di sana pianta la presenza di fantomatiche “armi di distruzione di massa” per rendere possibile un insensato e folle attacco all’Iraq di Saddam Hussein. La tecnica volta ad esasperare un finto pericolo per dare vita a  scelte altrimenti improponibili fu chiaramente testata pure a Genova. Una tecnica nella quale i massoni della Hathor Pentalpha eccellono. Basti pensare a cosa è recentemente accaduto nella Francia di Sarkozy (Hathor Pentalpha), e a cosa ora accade nella Turchia di Erdogan (Hathor Pentalpha). Ordo ab chao.

    Francesco Maria Toscano

    8/04/2015

    Categorie: Politica

    4 Commenti

    1. Andrea Franco scrive:

      Mah…i “modelli” tramite i quali si andò a incarnare il false flag dell’11 Settembre risalgono a molto prima la vicenda del 2001, o del G8 genovese. L’Operazione “Northwood” che, a quanto sembra Kennedy impedì personalmente nel 1961,che prevedeva un “esplosione aerea” da attribuire a Castro. L’incidente del Golfo del Tonchino del 1964. E molto prima: il “laissez faire” dell’amministrazione Roosvelt a Pearl Harbour, e pensiamo anche all’esplosione del “Maine” nel 1898 onde provocare la Guerra di Cuba. Insomma mi sembra che il G8 è “picciola cosa” nella sua brutalità casareccia rispetto a un modus operandi tipico degli anglofoni colloaudatissimo nel tempo. Insomma il “diavolo” esiste da ben prima la nascita della “HP”.

    2. Luca V scrive:

      I fatti sono legati, e come! Già alla fine degli anni ’90 si stava creando nel mondo un sottobosco rivoluzionario (vedi Seattle, No global, ecc.) che, stufo già allora delle falsità dei nostri governi iniziava ad alzare la testa e dire NO! A Genova la testa l’hanno fatta abbassare a suon di manganellate e a NY hanno tolto le libertà personali con il Patriot Act. Così facendo le rivoluzioni le uccidono nella culla. Tutto questo dimostra anche la paura per le aggregazioni spontanee da parte dell’HP. Ps. Scusate le lacune lessico-argomentative della mia teoria.

    3. Ovidio G scrive:

      Intervento molto condivisibile. I fatti di Genova, a mio modesto parere, servivano molto a polarizzare la pubblica opinione ai tempi. Tutta la propaganda mediatica era di Berlusconi, quindi chiunque non condivideva le scelte governative era un sovversivo, un black bloc, un comunista che, grazie ai fatti di Genvoa con la citta’ messa a fuoco e fiamme, ci volle poco ad impressionare le coscienze collettive (e di conseguenza poi i voti della gente). Da qui tutta l’impunita’ che ne e’ seguita a livello di istituzioni.

    4. raffaella cozzo scrive:

      A mio parere, quanto è accaduto a Genova, è stata una delinquenziale prova generale della costituenda Forza di Polizia Europea “EUROGENDFOR” (Trattato di Velsen del 18 Ottobre 2007) C’è anche l’Italia come parte costituente e non solo, siamo anche il paese ospitante del Quartier Generale permanente con sede a Vicenza….

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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