untitledRicevo e volentieri pubblico

    Io sono “anti-montiano” ed ho pubblicato ben 8 post nel mio blog di critica severa contro di lui (questo è l’ottavo, in calce ad esso trovate gli altri sette: “Tre misfatti quasi sconosciuti del fu governo dei tecnici” http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2783861.html) cominciando quando era sulla cresta dell’onda, ma mi permetto di osservare che alcune affermazioni sulle pensioni o sull’impoverimento degli Italiani causato dal governo Monti, anche se ripetute quasi quotidianamente dal Segretario della Lega Nord, Matteo Salvini, nonché da supposti esperti, fino a prova del contrario, come Cazzola[1] o Giannino[2] o sindacati[3] o perfino giornalisti economici de Il Sole 24 Ore, e naturalmente milioni di Italiani, sono in gran parte infondate. 

    Pensioni

    In primo luogo, per quanto riguarda le pensioni, la legge Monti-Fornero (DL 201/2011, convertito dalla legge 214/2011), poiché perfino Il Sole 24 ore diffonde informazioni errate, mettendo insieme leggi diverse, ed attribuisce alla legge Fornero anche tutte le misure pensionistiche, ben più corpose, varate da Sacconi nel 2010 e 2011 (cfr. Cosa prevede la Riforma Fornero http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2015-01-20/cosa-prevede-riforma-fornero-164237.shtml ), provo a rispondere al seguente quesito:

    Qual è stato il governo (e il ministro: Sacconi o Fornero) che ha riformato di più le pensioni?

    Dal 1992, le riforme delle pensioni sono state 8 (Amato, 1992; Dini, 1995; Prodi, 1997; Berlusconi/Maroni, 2004; Prodi/Damiano, 2007; Berlusconi/Sacconi, 2010; Berlusconi/Sacconi, 2011; Monti-Fornero, 2011).

    Oltre a quella Dini che ha introdotto il metodo contributivo, le ultime 4 riforme: Damiano (2007, in parte), Sacconi (2010 e 2011) e Fornero (2011) stanno producendo e produrranno risparmi fino al 2050 per centinaia di miliardi. Dopo le riforme, il sistema pensionistico italiano, come riconosciuto dall’UE, è tra i più solidi e severi in UE28. L’unico intervento ancora da fare è quello sulle cosiddette pensioni d’oro (>90.000€ l’anno), che sono 109.000 e costano 13 mld l’anno (e forse su quelle d’argento), intervenendo con modalità rispettose della pronuncia della Corte Costituzionale del 2013.

    Le riforme di Sacconi (2010 e 2011, oltre a Damiano, 2007) sono molto più corpose, immediate e recessive di quella Fornero; in sintesi, esse hanno introdotto:

    •  finestra di 12 mesi per tutti i lavoratori dipendenti pubblici e privati o 18 mesi per tutti quelli autonomi;
    •  allungamento, senza gradualità, di 5 anni (+ “finestra”) dell’età di pensionamento di vecchiaia delle lavoratrici dipendenti pubbliche per equipararle a tutti gli altri a 65 anni (più finestra), tranne le lavoratrici private;
    •  adeguamento triennale all’aspettativa di vita).

    La riforma Fornero (2011) ha stabilito, principalmente:

    • metodo contributivo pro-rata per tutti, a decorrere dall’1.1.2012;
    • aumento di un anno delle pensioni di anzianità (ridenominate “anticipate”); e
    • allungamento graduale entro il 2018 dell’età di pensionamento di vecchiaia delle dipendenti private da 60 anni a 65 (più finestra), per allinearle a tutti gli altri,

    i cui effetti si avranno soprattutto a partire dal 2020. [4]

    (Cfr. Analisi quali-quantitative/24 – Spesa pensionistica).

    Manovre finanziarie correttive

    In secondo luogo, per quanto attiene alle manovre correttive, osservo che, nella scorsa legislatura, sono state varate (in gran parte dopo la crisi della Grecia) manovre correttive per un ammontare cumulato (cioè sommando gli effetti anno per anno) pari a 330 (trecentotrenta) mld: ben 4/5, pari a 267 mld cumulati, sono ascrivibili al governo Berlusconi-Tremonti-Bossi-Sacconi, molto iniquamente addossati, in grandissima parte, sul ceto medio-basso e sui poveri (pensionandi, in particolare pensionandi disoccupati a reddito zero, precari del settore pubblico licenziati nella proporzione del 50%, dipendenti pubblici, spesa sociale delle Regioni e dei Comuni tagliata del 90%, ad alta propensione al consumo e quindi con effetti recessivi, risparmiando quasi i ricchi ed i redditi privati (tranne i farmacisti e i produttori e distributori di farmaci, in quanto fornitori del SSN); solo 1/5, pari a 63 mld cumulati, sono attribuibili al governo Monti, distribuiti in maniera molto più equa (cfr. Il lavoro ‘sporco’ del governo Berlusconi-Tremonti http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2747515.html).

    Conclusione. Effettivamente, è difficile raccapezzarsi in questo bailamme disinformativo, talvolta involontario, talaltra volontario ad opera di agit-prop ben retribuiti e non, se non si è seguito – come ho fatto io, essendone uno dei destinatari – quasi passo passo la scansione dei vari provvedimenti legislativi. Spero di essere stato utile.

     ________________________

    Note:

    [1] Giuliano Cazzola, sedicente socialista ed ex esponente del partito di destra PDL (poi di Forza Civica, ora di NCD) è uno degli agit-prop della DISINFORMAZIONE sistematica della destra. Anche lui, dimenticandosi che è stato uno dei protagonisti (era vicepresidente della Commissione Lavoro alla Camera) delle manovre correttive molto inique del governo Berlusconi (fu uno dei rappresentanti del PDL che motivò in Aula il voto favorevole del PDL, lo ricordo bene poiché gli inviai una lettera di severa critica) e delle due leggi Sacconi, attribuisce tutto alla legge Fornero. E addirittura lo fa affermare anche a Vittorio Conti, ex Commissario straordinario dell’Inps.

    Inps, come saranno le pensioni alla Boeri 08-03–2015 Giuliano Cazzola http://formiche.us8.list-manage.com/track/click?u=36b7a9702ea86a9f69b819156&id=3123781124&e=07e3b92ad9 

    [2] Lettera a Oscar Giannino

    http://vincesko.blogspot.it/2015/03/lettera-oscar-giannino.html

     [3] Poi, non solo Cazzola, Giannino e Il Sole 24 ore, ma anche il sindacato della Lega Nord e la CGIL Roma attribuiscono tutto o alla seconda legge Sacconi (2011), che in realtà ha solo integrato la più incisiva legge 122/2010, o alla legge Fornero.

    LA PENSIONE DI VECCHIAIA E DI ANZIANITA’ PRIMA E DOPO LA RIFORMA FORNERO marzo 2012  http://www.sindacatopadano.org/Pensioni_Fornero.pdf

    Le pensioni. Prima, durante e dopo la “Fornero” 11 Luglio 2012  http://www.cgilprovinciadiroma.it/Documento%20pensioni%2011%20lluglio.pdf

    [4] Per chi volesse approfondire la questione, do le leggi interessate: Sacconi: DL 78/2010 (L. 122/2010), art. 12, e DL 98/2011 (L. 148/2011); Fornero: DL 201/2011 “salva-Italia” (L. 214/2011). E due dei tanti articoli reperibili in Rete:

    Pensioni, effetto Sacconi Tremonti: calo del 27,4% Inps: nei primi tre mesi dell’anno numeri dimezzati rispetto al 2011. 15 Aprile 2012  http://www.lettera43.it/economia/personal/pensioni-effetto-sacconi-tremonti-calo-del-27-4_4367547329.htm

    Inps, l’età media in aumento: promossa la riforma Sacconi 28/07/2012  http://www.ilgiornale.it/news/economia/inps-let-media-aumento-promossa-riforma-sacconi-826241.html

     Vincesko

    Categorie: Lavoro

    7 Commenti

    1. davide scrive:

      rispondo con una sola parola: entrambi…

    2. opsoR-Rospo scrive:

      è tutta l’impostazione del sistema (la direzione generale ove piano piano ci si sono indirizzati a destra e soprattutto a sinistra..dagli anni ottanta in poi ) che non va. Parlo dell’ideologia economica neoliberista. Keynes è stato volutamente fatto fuori..appunto sin dagli anni ottanta (il primo segnale è stato la separazione del Ministero del Tesoro dalla Banca Centrale..)..ed è stato spazzato via anche dalle università (ha preso piede una sorta di Keynesismo cosiddetto “bastardo “..alla Modigliani & affini…ove si è fatto dire a Keynes cose che Keynes non aveva detto. Un Keynesismo adulterato funzionale al neoliberismo . Piano piano si è creato un “sistema” ove bisogna muoversi entro certi “paradigmi ” (neoliberisti )..ai quali tutti i politici di destra o sinistra..o in un modo o in un altro devono attenersi: da qui il disastro che stiamo vedendo. Se un politico esce da certi paradigmi probabilmente vien fatto fuori. Si ha spazi di manovra si..ma all’interno di quei paradigmi. Obiettivo: destrutturare il nostro sistema economico allora di natura keynesiana..per costruirne uno nuovo di “vero” neoliberismo. Sacconi o la Fornero..sono nello stesso paradigama.E l’opera di distruzione/destrutturazione..la si fa botta su botta a piccoli passi nel corso degli anni. Ormai il sistema si è già strutturato sulla base e funzionalmente ai loro schemi …vi ricordate la frase di Draghi: il sistema va avanti comunque sulla base del “pilota automatico “…
      recentemente Katainen dopo le elezioni in Grecia???

      questo:

      “Noi non cambiamo la nostra politica in base alle elezioni“, ha insistito Jyrki Katainen, vice-presidente della Commissione europea per l’occupazione, la crescita, gli investimenti e la competitività, dopo le elezioni greche di gennaio.”"

      dico: in sintesi “lor signori” ci stanno dicendo questo: della democrazia non ce ne frega nulla…il sistema lo gestiamo noi…e della democrazia e della volontà del popolo..non ce ne fotte un cazzo…in un modo o in un altro si fa quello che decidiamo noi..che siano scelte tecniche di politici o altro..l’importante e che portino nella direzione tracciata da noi”"

      Vi ricordate la testimonianza dell’economista Nino Galloni ..che fu rimosso dal suo incarico di tecnico/economista per intervento/pressione di Kholl..all’inizio degli anni ottanta..perché procedeva tecnicamente per l’interesse dell’Italia in una direzione non in sintonia con certe direttive sovranazionali ???…da allora volenti o nolenti..i tecnici devono adeguarsi a certe direttive …poi figuriamoci grigie figure come Sacconi o la Fornero….

    3. Giuseppe scrive:

      parliamo sempre di queste sottospecie di esseri umani con terminologie economiche o di apparati massonici .
      perché non specifichiamo che questi esseri hanno un entourage cattolico ?

    4. Attilio Regolo scrive:

      Totalmente condivisibile il contenuto dell’articolo firmato “Vincesko”, e ora stiamo attenti che dopo i misfatti sociali del governo Berlusconi-Tremonti-Sacconi non ci tocchi di sopportarne di peggiori da parte del governicchio Renzi-Alfano-Verdini.

    5. Claudio scrive:

      Tutti hanno fatto danni, ma la Fornero monti di più, prima dovevo fare 40 anni di laro più finestra di uscita, la Fornero ha abolito le pensioni di anzianità, ora ne devo fare 46, mio fratello 48 altri anche 50 anni di lavoro per arrivare a 70 72 anni di età non tiene nemmeno conto delle differenti tipologie di lavoro, quest’articolo non corrisponde al vero. se volete seguirci questo è il nostro gruppo su Facebook https://www.facebook.com/groups/lavprcoc/?ref=nf_target&fref=nf

      • Vincesko scrive:

        @claudio
        Fandonia al cubo, frutto di ignoranza.

        Il quadro complessivo dell’età di pensionamento in base alle norme e ai loro autori è il seguente (nel 2019):
        QUOTE: abolite dalla riforma Fornero (L. 214/2011, art. 24).
        PENSIONE ANTICIPATA (ex anzianità)
        - L’età di pensionamento degli uomini salirà (da 40 anni nel 2010) a 43 anni e 3 mesi e di questi 3 anni e 3 mesi in più quasi 2 anni sono di SACCONI (L. 122/2010, art. 12 + L. 111/2011 e L. 148/2011), 4 mesi in media di Damiano (L. 247/2007) e solo 1 anno di Fornero.
        - L’età di pensionamento delle donne salirà (da 40 anni) a 42 anni e 3 mesi, e di questi 2 anni e 3 mesi in più, quasi 2 anni sono di SACCONI e 4 mesi in media di Damiano; quindi la Fornero non c’entra.
        PENSIONE DI VECCHIAIA
        - L’età di pensionamento degli uomini salirà (da 65 nel 2010) a 67 anni e questi 2 anni in più sono di SACCONI, tranne 4 mesi in media di Damiano; quindi la Fornero non c’entra.
        - L’età di pensionamento delle donne del settore pubblico salirà (da 60 di botto a 65 deciso nel 2010 da SACCONI a seguito della sentenza del 2008 della CGUE, ma che poteva avvenire a qualunque età tra 60 e 65 anni) + “finestra” di 12 mesi a 67 anni e questi 7 anni in più sono tutti dovuti a SACCONI, tranne 4 mesi in media a Damiano; quindi la Fornero non c’entra.
        - L’allineamento dell’età di pensionamento delle donne del settore privato (da 60) a tutti gli altri (già regolati da SACCONI) a 65 anni più “finestra”, previsto da SACCONI gradualmente entro il 2026 (2023, includendo l’adeguamento automatico), è stato accelerato da Fornero gradualmente entro il 2018, ma in ogni caso 2 anni (da 65 a 67) sono di SACCONI, tranne 4 mesi in media di Damiano.
        Va aggiunto (i) che la riforma Fornero ha ridotto da 18 (previsto dalla riforma SACCONI) a 12 mesi la “finestra” degli autonomi; (ii) che la riforma Fornero ha aumentato l’età base di vecchiaia e di anzianità di 1 anno (rispettivamente da 65 a 66 e da 40 a 41), ma solo formalmente, poiché ha abolito contestualmente la “finestra” di 12 mesi, di Damiano (4 mesi in media) e SACCONI (8 mesi), ma senza evidenziarne il legame, così si è intestata entrambe le misure; (iii) che, dal 2022, in forza della legge Fornero (L. 214/2011, art. 24, comma 13), l’adeguamento automatico diverrà biennale (“13 Gli adeguamenti agli incrementi della speranza di vita successivi a quello [triennale, ndr] effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019 sono aggiornati con cadenza biennale”), ma, appunto, è solo un’accelerazione del meccanismo deciso da SACCONI; e (iv) che la riforma Fornero ha soltanto esteso, pro rata dall’1.1.2012, il metodo contributivo – introdotto dalla riforma Dini nel 1995 – a coloro che ne erano esclusi, cioè coloro che al 31.12.1995, avevano almeno 18 anni di contributi, quindi tutti relativamente anziani.

        Come si vede facilmente, la riforma SACCONI è molto più severa e incisiva della riforma Fornero, oggetti, del tutto ingiustificatamente, di damnatio memoriae la prima e di demonizzazione la seconda, alla quale, dai millanta ignoranti o in malafede, vengono attribuite tutte le misure della riforma SACCONI.

    6. Buongiorno chiedo gentilmente un chiarimento perché non lo vengo assolutamente a capo né col sindacato né con Inps ne su internet.
      Il mio quesito riguarda la pensione di anzianità prefornero con il sistema delle quote. Se non ci fosse stata la riforma Fornero nel 2019 era prevista la quota 98 data dalla somma dell’età anagrafica e dei contributi.
      Nel mio caso specifico a metà del 2019 raggiungerei la quota di 98,2 data da un età anagrafica di 61,1 + 37,1 di contributi. Vorrei sapere se sarei potuta andare in pensione o se il sistema delle quote prevedeva un’età minima, cosa che ritengo assurda quando si parla di quote. Se io ho meno anni e più contributi non posso essere discriminata rispetto a chi ha più anni e meno contributi. Se possibile vorrei un chiarimento su questo quesito per me molto importante.
      E grazie di una gentile risposta un cordiale saluto
      Maria Grazia Orlandini

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    • Chi è il moralista

      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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      Sito di approfondimento politico, storico e culturale. Si occupa di temi di attualità con uno sguardo libero e disincantato sulle cose. Il Moralista è un personaggio complesso, indeciso tra l'accettazione di una indigeribile realtà e il desiderio di contribuire alla creazione di una società capace di riscoprire sentimenti nobili. Ogni giorno il Moralista commenterà le notizie che la cronaca propone col piglio di chi non deve servire nessuno se non la ricerca della verità. Una ricerca naturalmente relativa e quindi soggettiva, ma onesta e leale.

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