untitledL’aspetto più inquietante circa la presunta “aggressione” subita dal politologo bolognese Panebianco riguarda la pervicacia con la quale il Corriere della Sera continua a chiedere tra le righe una punizione importante in danno dei ragazzi che si sono permessi di criticare e interrompere la lezione dell’illuminato professore. C’è qualcosa di profondamente nazista in simile atteggiamento, come minimo di stampo reazionario ed elitario, capace di bollare in automatico alla stregua di sicuri delinquenti e terroristi in provetta alcuni studenti colpevoli di avere espresso, magari in maniera colorita, un punto di vista politicamente forte, lontano mille miglia dalle ipocrisie perbeniste tipiche di una casta formata da privilegiati in guanti bianchi e a pancia piena che colpisce duro al riparo di una retorica sempre formalmente ineccepibile. Cosa è successo di cosi grave presso la facoltà di Scienze Politiche di Bologna da meritare tanto clamore e l’immediata richiesta di provvedimenti esemplari da prendere subito in danno di alcuni esponenti dei collettivi universitari?  E’ successo che mentre Panebianco parlava, alcuni gli hanno detto che farebbe meglio a stare zitto perché oramai divenuto megafono e veicolo di posizioni guerrafondaie inaccettabili, farcendo perfino l’analisi con l’aggiunta di epiteti poco edificanti usati per l’occasione. Orrore, scandalo ed eresia! Una così banale vicenda ha scatenato lo stanco cliché delle solidarietà tra baroni, scesi in campo per difendere il diritto di Panebianco a non essere impunemente rappresentato come un meschino “guerrafondaio”. “La libertà è una bella cosa, peccato ce ne sia pure troppa!”, avrebbe aggiunto l’Alberto Sordi immortalato massone in uno splendido film di Mario Monicelli. Insomma, libertà significa che Panebianco può dire e scrivere quello che gli pare, ma nessuno deve permettersi di manifestare dissenso. Oppure, chi intendesse manifestare dissenso, deve farlo limitandosi ad esclamare un contrito e pensoso “oibò”, aggiustandosi contemporaneamente il ciuffo alla stregua di un Ferruccio de Bortoli qualsiasi. A pagina 25 del Corriere della Sera di oggi Panabianco pubblica un lungo lamento che rappresenta la perfetta sintesi e sublimazione dei concetti di “patetico” e di “ridicolo”. Il professore attacca con una filippica in difesa della democrazia, forse dimenticando per un attimo di scrivere per un giornale che da dieci anni contribuisce in maniera costante allo svilimento della stessa. Anche grazie al Corriere la democrazia in Italia è finita da un pezzo, sacrificata sull’altare dei mercati, dell’Europa e dello spread. Con quale faccia di bronzo simili elementi si permettano di piangere il corpo del cadavere proprio nel mentre di seppellirlo impunemente rimane un mistero. Vergogna! Ipocriti! E come faccia Panebianco a ergersi a paladino e difensore del libero pensiero, firmando pezzi per un giornale all’interno  del quale predominano da sempre logiche tipo quelle magistralmente dipinte in libri documentati e seri come “Colonia Italia” di Fasanella e Cereghino  (“Colonia Italia”, Chiarelettere editore) resta altrettanto incomprensibile. Un po’ di pudore effettivamente non guasterebbe. Ma il dato più fastidioso di tutto l’affresco strappalacrime predisposto da Panebianco riguarda l’immancabile collegamento con gli anni di piombo, quelli per capirci che culminarono con l’ignobile assassinio di Aldo Moro. Un paragone- questo sì- strumentale, falso e pieno di muffa e ragnatele. Le condizioni storiche di oggi sono molto diverse da quelle di ieri, come ha avuto la bontà di riconoscere perfino il barbuto pensatore felsineo. E perché sono diverse? Perché le stesse centrali smascherate nel libro di Fasanella, quelle che sovraintendevano la costruzione di dossier utili per colpire Mattei da pubblicare sui giornali dei padroni, non hanno per ora alcun interesse a fomentare estremismi in grado di sovvertire l’attuale equilibrio politico. Le violenze degli anni ’70, caro Panebianco, erano funzionali proprio alla costruzione del mondo perverso che conosciamo oggi, una post-democrazia dove abbondano fame e miseria, con pochi speculatori che dominano su una massa informe di straccioni, subdolamente colpevolizzati proprio da giornali come il Corriere della Sera, bravi e sfacciati nell’invocare penitenze per gli altri e impunità e banchetti per se stessi. Si è mai chiesto Panebianco come mai tanti presunti estremisti rossi di ieri, tipo il Paolo Mieli di Potere Operaio, abbiano poi ottenuto posti di visibilità e potere proprio nel mondo iper-liberista di oggi? Le tante conversioni postume dovrebbero forse suggerire a Panebianco più prudenza nel proporre raffronti. Oggi, a differenza degli anni settanta, i giovani non hanno più nulla da perdere, destinati ad una vita di fame e stenti da una globalizzazione mercatista, selvaggia e senza volto,  feroce nello svuotare i residui diritti sociali per completare un golpe lungo 40 anni, iniziato proprio con la costruzione in vitro di gruppi composti da facinorosi e violenti, quasi sempre manipolati da chi intendeva imporre un modello di governance autoritario e miserabile. Quel mondo infame programmato ieri lo subiamo oggi. Un mondo all’interno del quale Panebianco e quelli come lui, al contrario, galleggiano a meraviglia.

    Francesco Maria Toscano

    25/02/2016

    Categorie: Editoriale

    11 Commenti

    1. […] il Moralista L’aspetto più inquietante circa la presunta “aggressione” subita dal politologo bolognese […]

    2. Toba scrive:

      Bellissimo articolo, peccato che l’informazione nazionale si guarda bene dal proporlo al grande pubblico.
      Ma …..i tempi sono vicini !

      • Antonio scrive:

        Questa storia la conosco poco.I pochi che ne parlano forse ancor meno.Quanto arduo è in questo paese aprire un confronto democratico e costruttivo nel merito di tante questioni, ebbene questo si lo so. Panebianco è un guerrafondaio,i giovani e vivaci contestatori sono la New entry postosessantottina del 2016.Date queste etichette tutti abbiamo capito quale è la materia del contendere.Ne siamo certi?Se gli antichi filosofi greci avessero liquidato le grandi questioni del vivere dispensando etichette e non argomentando con ingegno e capacità retorica le proprie posizioni poveri noi.Ormai prevale in tanti narcisismo e tifo da stadio per una posizione o l’altra.

        • tonino b scrive:

          lei in quale posizione si colloca?
          se ritiene le semplifico la risposta: sta dalla parte dei predatori di democrazia e civiltà o dalla parte dei predati?

        • tonino b scrive:

          lei in quale posizione si colloca?
          se ritiene le semplifico la risposta: sta dalla parte dei predatori di democrazia e civiltà (tipo panebianco) o dalla parte dei predati (tipo i precari e disoccupati sfruttati dai padroni che pagano panebianco)?

    3. Antonio scrive:

      A latere non si possa costridel commento sulla questione Panebianco voglio invece porre la questione della dispersione delle risorse.Tu Francesco Maria sei una persona colta e giornalisticamente preparata.Argomenti posizioni politiche di tutto rispetto in sintonia con il mio modo di vedere il mondo.Altrettanto fa Paolo Barnard o la voce di coscienze in rete.Sarebbe bello che tante competenze rilevanti ,anche alla luce peraltro di una imperante mediocrità generale,trovassero una piattaforma comune di intenti utile a scardinare il potere noioso e omologato dei mass media ufficiali.L’Unione fa la forza,i vari distinguo la annullano,come dimostrato dalla scissione dell’atomo avvenuta nella sinistra.Coraggio ragazzi provateci,anche se penso che tu Francesco Maria devi ancora metabolizzare la faccenda Macaldi e tu caro Paolo sei troppo intento come Filottete a leccarti le ferite e covare rancori.Un abbraccio.

    4. Rospo scrive:

      .Altrettanto fa Paolo Barnard o la voce di coscienze in rete.(Antonio )

      —–
      —–

      Paolo Barnard ha il cervello stracotto e la psiche bollita ben bene . Tutto cio che dice e fa fatto in quel modo NON SERVE A NULLA—->> anzi: anzi non solo non c’è costrutto ma alla fine produce danni…(costruisce e distrugge…è l’unica cosa che sa far bene)

      • Rospo scrive:

        credo che Francesco Toscano che mi pare abbia avuto a che fare con lui…capisca bene cosa intendo dire: è uno al negativo..caratterialmente ,quasi per sua natura, è patologicamente distruttivo.Conosco qualche persona che ha collaborato con lui per un bel po di tempo: un incubo.

        • Rospo scrive:

          ora è in un angolino e accusa (e insulta )tutto e tutti: ma in quell’angolino .. si ci è cacciato lui.NON SI PROCEDE IN QUEL MODO.

    5. Christian scrive:

      Parlando di Paolo Barnard, posso anche essere d’accordo con lei sul fatto che abbia un carattere a volte spigoloso, e che abbia peccato di eccessivo egocentrismo. Ma intellettualmente rimane da ammirare (e ringraziare). Si devono a lui molti ottimi reportage su argomenti molto spinosi, generalmente passati sotto silenzio sui media mainstream, e questo in anni in cui nessuno parlava allora di quei fatti e argomenti. Fu lui, non scordiamolo, a portare in Italia la Mmt, a diffonderla e spiegarla in centinaia di conferenze, organizzando incontri di economia con esperti notevoli. Ha scritto libri e saggi molto ben fatti e documentati. Ora, lasciate perdere la Sua Vita privata, e focalizzatevi (se proprio si vuole parlare di Barnard) sui suoi lavori. E’ il messaggio ciò che conta. Avevo letto che c’erano stati dissapori anche con il Sig. Toscano, ma al dì la di questo il suo rimane comunque un valido contributo come pochi altri. Sotenere che abbia avuto comportamenti egocentrici ok, ma questo in ogni caso, non inficia i suoi lavori.

    6. antonio scrive:

      Sono d’accordo con Cristian.Paolo Barnard ha ferite esistenziali che temo nessuno possa curare, ma la sua forza nel credere , la competenza e la ricchezza della sua pur tormentata e polimorfa anima ne fanno un valore aggiunto che andrebbe recuperato alla nostra società ed al mondo dell’informazione.

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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