untitledLe grandi imprese abbisognano di grandi uomini. E nessun tentativo è più nobile di quello che tende al progresso materiale e spirituale di una comunità abbandonata, ripiegata, disillusa, povera e perciò disperata. Viviamo tempi eccezionali, dominati da una precarietà assillante che paralizza le vite di intere generazioni, ricacciate nel limbo della miseria dopo anni passati ad accarezzare l’illusione di una felicità collettiva conquistata per sempre. E viviamo tempi pericolosi, violentati da apprendisti stregoni che pianificano e impongono per mezzo della forza e della più sfacciata manipolazione un modello di società fondato orgogliosamente sul sopruso, sulla menzogna e sul ricatto. Di fronte alla compattezza e alla potenza  di un sistema che sembra invincibile, capace di permeare e inquinare ogni angolo della vita civile, anche gli animi più coraggiosi e risoluti possono teoricamente cedere alla tentazione di ritirarsi, sconfitti dalla paura che tutto  risulterà infine necessariamente inutile. I peggiori fiancheggiatori- più o meno consapevoli- del “sistema” sono quelli che ripetono di continuo pappagallescamente che “tanto non cambierà mai nulla”. Certo, se nessuno farà mai nulla per cambiare, nulla mai cambierà.   Ma questa è una ovvietà banale che non merita troppi approfondimenti: Il lamento di chi si limita a mugugnare senza “metterci mai la faccia” è dovunque sterile. Al contrario è giusto magnificare e rendere il doveroso e pubblico omaggio a quei pochi uomini che nobilitano ogni giorno la propria esistenza spendendosi senza calcoli né furbizie in favore delle cause giuste.  Uno di questi è certamente Diego Fusaro, acutissimo e colto osservatore della realtà contemporanea, strenuamente proteso nella radicale e puntuale difesa delle ragioni dei più deboli, dei senza voce, degli emarginati, dei “masticati” e poi “sputati” da un modello “turbocapitalista” che riduce le persone a merce da barattare, vendere e affittare per la gloria di “mercati” onnipotenti e senza volto. Diego Fusaro è una voce brillante e a suo modo eccezionale nel paludato panorama informativo italiano, da troppo tempo schiacciato aprioristicamente sulle posizioni della classa dominante che chiede ai poveri di sopportare pesi che i padroni naturalmente scansano. Demistificare il racconto prevalente è indispensabile per invertire la rotta, per ridare una dignità e una coscienza di classe ad una moltitudine di uomini oramai manipolati fino al punto da colpevolizzarsi pur di assolvere i veri responsabili di un disastro economico, sociale e antropologico di dimensioni cosmiche. Lo sforzo di Fusaro in questa direzione è encomiabile, e la politica ha il dovere di tradurre in concreto le suggestioni che il giovane filosofo ligure delinea in astratto. Noi di “Italia Unita”, nel nostro piccolo, lo stiamo già facendo. Demonizzando la politica in se stessa si fa invece il gioco degli oligarchi, perché solo la buona politica- fatta da uomini coscienziosi e liberi- può porre un freno alla libidine avida di usurai apolidi e senza scrupoli che muovono capitali da una parte all’altra del mondo devastando la vita dei ceti più indifesi. La politica, vissuta come servizio, è semmai “opera di alta carità” da difendere e rispettare. Come sapranno i miei lettori da qualche anno ho deciso di impegnarmi politicamente in Calabria nella speranza di fare attecchire una “Rivoluzione Culturale” che ci liberi da una condizione di oggettivo sottosviluppo. Tante, organizzate e agguerrite sono le resistenze messe in campo dalle forze della “conservazione”, mentre la cosiddetta società civile, nella migliore delle ipotesi, si limita ad osservare da lontano o a dormire beatamente. L’11 giugno, nel corso della prossima tornata amministrativa, dovrebbe votarsi anche a Gioia Tauro (il condizionale è d’obbligo in presenza di una commissione d’accesso antimafia), città in cui vivo afflitta da problemi gravi e atavici tristemente noti. Ho deciso di candidarmi per la carica di sindaco per offrire ai miei concittadini la possibilità di dare forza ad un progetto che propone un paradigma radicalmente nuovo, innovativo e lungimirante. La nostra società non possiede al suo interno forze sufficienti per alimentare un “riscatto autoindotto”. C’è bisogno perciò dell’aiuto generoso di esponenti nazionali e internazionali del mondo della cultura, che, come Fusaro, hanno l’autorevolezza e la visibilità per rendere coerente e possibile una prospettiva altrimenti aleatoria. Per queste ragioni ringrazio Diego Fusaro per avere accettato il mio invito a candidarsi nella lista di “Italia Unita” per la carica di consigliere comunale al Comune di Gioia Tauro in vista della prossima e imminente tornata elettorale. Un segnale concreto che vale più di mille analisi e che rende immensamente più forte una “Rivoluzione Culturale” che in maniera forse utopica e visionaria intendiamo fare partire proprio dal sud più profondo.

    P.s. Diego Fusaro il 18 maggio tornerà a Gioia Tauro. Siete tutti invitati.

    Francesco Maria Toscano

    4/05/2017  

    Categorie: Cultura, Editoriale, Politica

    2 Commenti

    1. Manrico scrive:

      Grande mossa, Francesco.
      Complimenti.
      Tienici aggiornati, per cortesia.

    2. FranFranco scrive:

      Ma Fusaro lo sa di essersi candidato per Italia Unita?

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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