ChomskyCon il solito italico provincialismo, i giornali italiani hanno dato ampio risalto ad un presunto “scoop” del New York Times che lancia l’allarme “fake news” nel Belpaese. Secondo alcuni questa “grande inchiesta”- che fotografa alla perfezione lo stato di crisi profondissima in cui versano i giornali presuntivamente “prestigiosi”- sarebbe figlia di uno studio condotto da un giovane italiano di 23 anni esperto in “sicurezza informatica” di nome Andrea Stroppa, solo omonimo del più famoso Giovanni Stroppa, indimenticato fantasista del Foggia zemaniano negli anni ’90. Se il New York Times volesse per davvero capire come funziona il mondo delle notizie false e tendenziose provi a guardarsi allo specchio, essendo oramai diventato da anni uno strumento di disinformazione così scientifico da far inorridire perfino cristallini intellettuali del calibro di Noam Chomsky, non proprio Andrea Stroppa. Il grande semiologo statunitense ha infatti sentito il bisogno di dedicare un apposito capitolo del suo ultimo libro-“Chi sono i padroni del mondo” (Ponte alle Grazie editore)- proprio al famoso quotidiano newyorkese, mettendone con sapienza alla berlina le tante furbesche omissioni, manipolazioni e aporie comunicative. Scrive Chomsky: “A pagina sette dell’edizione del 6 aprile 2015 compare un importante servizio di Thomas Fuller il cui titolo è “la missione di una donna per liberare il Laos dalle bombe inesplose”. Vi si racconta l’incredibile determinazione di una donna americano-laotiana, Channapha Khmvongsa che ha deciso di liberare il suo Paese d’origine da milioni di bombe ancora seppellite lì, eredità dei nove anni di raid aerei americani che hanno fatto del Laos uno dei posti più bombardati della Terra. L’articolo evidenzia che, grazie alle attività di lobby della Khmvongsa, gli Stati Uniti hanno deciso di aumentare di ben 12 milioni di dollari la spesa annuale destinata alla rimozione di bombe inesplose […]. Fuller riferisce che la donna decise di impegnarsi in prima persona quando le capitò tra le mani una serie di disegni dei bombardamenti fatti dai rifugiati e raccolti da Fred Branfman, un pacifista che aveva contribuito a rendere pubblica la guerra segreta. Quei disegni sono contenuti nel suo straordinario libro dal titolo “Laos: voci dalla piana delle Giare”, pubblicato nel 1972 e ripubblicato nel 2013 dall’Università del Wisconsin con una nuova introduzione […]. Grazie all’impegno e al coraggio di Branfman è stata gettata un po’ di luce su quelle ignobili nefandezze. Con la sua instancabile attività di ricerca l’autore ha anche scovato il vero movente di tanta spietatezza contro un’inerme società contadina e lo ha reso pubblico nell’introduzione alla nuova edizione del libro […]. Ecco quale era il movente di tanta ferocia per come svelato da Branfman nella sua introduzione: “ Una delle cose più sconcertanti fu scoprire perché nel 1969 i bombardamenti furono intensificati, come confermatomi anche dai profughi. Venni a sapere che dopo aver ordinato lo stop ai bombardamenti sul Vietnam del nord nel novembre del 1968, il presidente Lyndon Johnson  semplicemente dirottò gli aerei sul Laos settentrionale. Una scelta non giustificata da esigenze di carattere militare. Il motivo lo spiegò il vice capo missione dell’ambasciata statunitense Monteagle Stearns nella sua testimonianza dinanzi alla Commissione del Senato per le relazioni estere del 1969: “Be’, c’erano tutti quegli aerei in giro e non potevamo lasciarli lì senza nulla da fare”. Notate ora come l’articolo del giornalista Fuller del New York Times deformi completamente la realtà fino ad offrire ai lettori una versione totalmente diversa : “Gli obiettivi erano i soldati nordvietnamiti – in particolare quelli dislocati sul Sentiero di Ho Chi Minh , che per lungo tratto attraversava il Laos- oltre che gli alleati comunisti laotiani del Vietnam del Nord”. Una volgare mistificazione che Chomsky evidenzia usando l’arma tagliente dell’ironia: “Possiamo star sicuri che questa colossale menzogna al servizio dello Stato non stimolerà analisi dettagliate né critiche per i vergognosi misfatti della Stampa Libera […]. 

    Francesco Maria Toscano

    28/11/2017

    Categorie: Cultura

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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