rooseveltIn questi giorni tutti i poteri usurai nazionali e sovranazionali sono scesi in campo per demonizzare “l’irresponsabile manovra varata dal governo Conte che mette in pericolo la stabilità del Paese”. Da Draghi a Visco, passando per Juncker, Moscovici e Dombrovskis, in tantissimi hanno sentito il bisogno di indirizzare “diffide” e “ammonimenti” al duo Salvini-Di Maio nella speranza di farli recedere. Perfino tale Marco Buti, oscuro tecnocrate che abita le segrete stanze dell’Unione Europea, ha voluto dire la sua. Ogni fesseria e banalità partorita da questi alfieri del neoliberismo morente è stata poi naturalmente rilanciata con grande enfasi dalla stampa italiana, sempre pronta a valorizzare i commenti più stupidi esistenti in circolazione per tacitare di converso le voci più sensate e originali. L’obiettivo di questa perfida masnada è quello di coartare psicologicamente i leader della coalizione “gialloverde”, presuntivamente intimoriti dalla “potenza di fuoco” di nemici che intendono farli sentire “accerchiati” e “pronti a soccombere”. In realtà il “mostro” che aggredisce con costanza e veemenza Di Maio e Salvini è soltanto un “gigante dai piedi d’argilla”, che abbaia più forte proprio perché estremamente debole. A chi volete che interessi in Europa, a parte forse il premier mancato Cottarelli e l’inutile giornalista Giannini, il pensiero di un ubriacone come Juncker? E che credibilità ha uno come Moscovici che giudica pericoloso il deficit italiano al 2,4% quando egli stesso, da ministro dell’economia del governo di Francia, sforava spesso e volentieri perfino il 4%? Questi commissari europei sono zombies senza futuro, impossibilitati a nascondersi adesso la sottana del loro vero capo e mandante, quella Angela Merkel pronta a lasciare finalmente la guida del governo tedesco dopo avere subito un’ impressionante serie di meritate sconfitte elettorali. Gli attuali governanti non si facciano perciò intimidire da questi squallidi personaggi che pateticamente minacciano l’Italia, presto nessuno sentirà infatti più parlare di loro. Bisogna cioè non farsi prendere dalla “sindrome di Fini”, da quella malattia grave che induce anche i politici più accorti a voler ricercare pure il consenso dei “nemici irriducibili”, di quei gruppi di pressione cioè che- alternando sapientemente blandizie e minacce- si infiltrano furbescamente nei territori altrui. Diffidate dunque di tutti quei personaggi che vengono quotidianamente esaltati sui media della grande finanza globalista come La Stampa, La Repubblica o Il Corriere della Sera, a partire da Giancarlo Giorgetti, venerato ogni giorno sul giornale che fu di via Solferino dall’articolista Francesco Verderami chiaramente incapace di finire un pezzo senza citare l’esponente “moderato” del Carroccio recentemente trasfigurato nel nuovo Gianni Letta (sai che vanto). Bisogna infine demistificare con forza e chiarezza il terrorismo economico promosso dai soliti menestrelli di regime, quelli che di continuo paventano il prosciugamento del risparmio privato degli italiani nel caso in cui osassimo “sfidare i mercati”. In verità non succederà comunque nulla di catastrofico, come nulla di grave è accaduto in Inghilterra dopo la Brexit o negli Stati Uniti dopo l’elezione di Trump. “L’unica cosa di cui dobbiamo avere paura”, per citare Roosevelt, “è la paura stessa”. E quand’anche il mancato rispetto dei dogmi indicati dai sacerdoti del “dio mercato” comportasse dei rischi, sarebbe giusto quei rischi affrontarli di petto e virilmente. La nostra indipendenza, la nostra dignità nazionale e la nostra democrazia valgono qualcosa in più di qualche decimale in borsa. Parafrasando una celebre frase di Churchill che invitata gli inglesi ad essere risoluti contro le prepotenze naziste, anche noi siamo oggi chiamati a respingere senza tentennamenti i ricatti di Bruxelles perché “baratta la libertà con la sicurezza, finirà con il perdere sia l’una che l’altra”.

    Francesco Maria Toscano

    1/11/2018

    Categorie: Editoriale

    Un commento

    1. Borfo scrive:

      La vera domanda è quanto reggeranno Salvini e Di Maio alle pressioni internazionali e contemporaneamente alla competizione tra loro che sta raggiungendo livelli di guardia?

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