salvini di maioQualunque governo “populista”, cresciuto solo sull’onda di un istintivo “ribellismo”, sarà destinato in prospettiva a fallire. In Italia si è insediato un governo formalmente anti-establishment, sorretto da due partiti- Lega e M5S- che contestano l’esistente. La guerra alle élite- vissute giustamente come aliene e nemiche da gran parte della popolazione- assicura una rendita di posizione che Salvini e Di Maio sono chiamati a consolidare. Non è detto però che ci riescano. Perché? Perché viviamo tempi magmatici, dominati da emozioni estemporanee e flebili. Matteo Renzi prese oltre il 40% dei consensi nel 2014, oggi non è più nessuno. In pochissimi anni una leadership che sembrava solida si è letteralmente consumata fino a sparire quasi completamente dalla scena pubblica. La natura infingarda del “rottamatore” fiorentino- venuto per consolidare e blindare un sistema di potere proprio nel mentre di fare finta di volerlo superare- è stata rapidamente smascherata dai cittadini italiani. Salvini- se non sta attento- rischia di fare la stessa fine dell’altro Matteo (mentre Di Maio l’ha già fatta) e di precipitare rapidamente nell’abisso dell’irrilevanza. L’idea di mascherare scelte antipopolari e codarde dietro il ghigno fintamente neutro dei vari Conte e Tria, due Mario Monti in sedicesimo, non è affatto brillante. Gli elettori sono oggi in grado di cogliere e demistificare le furbizie di un sistema di potere che non potrà ancora a lungo servire impunemente due padroni come Arlecchino: o il popolo italiano o gli usurai di Bruxelles, tertium non datur. I contorsionismi per evitare la procedura d’infrazione lasciano il tempo che trovano, essendo chiarissima l’intenzione delle oligarchie europee di ricattare l’Italia per difendere lo status quo. Ma un leader libero di una nazione libera non si lascia minacciare da un paio di ubriaconi mitteleruopei. Per riuscire a vincere una partita politica oggettivamente così complicata, però, non servono solo i “numeri”. Il consenso elettorale, pur importante, non basta di per sé a garantire il successo. E’ necessario quindi elaborare e difendere una nuova ideologia politica, capace di fare invecchiare di colpo tanto i vecchi schemi di potere quanto gli uomini che fisicamente ancora oggi li incarnano. Salvini in questo senso viaggia su un pericoloso e anacronistico crinale “reganiano”, mentre Di Maio spazia confusamente dai “gilet gialli” ad Angela Merkel. Con queste premesse i due giovani alfieri del “populismo italico” finiranno certamente con l’andare a sbattere. L’unico modo per rendere non effimera l’attuale esperienza di governo consiste nel dotarla di una forte nobilitazione culturale, ancorata ad una dottrina di pensiero coerente e innovativa che metta in discussione alla radice i pilastri di una modernità decadente che tracima allegramente e bendata verso i lidi inesplorati di una post-modernità mostruosa. Come suggerisce il filosofo russo Aleksandr Dugin nel suo libro “La Quarta Teoria Politica”, dobbiamo individuare quindi un nuovo soggetto storico che annulli la supremazia malefica esercitata dal “totalitarismo liberale” dominante che venera solo l’individuo e i mercati. Dobbiamo quindi preliminarmente trovare il coraggio di rigettare alla fonte l’inganno liberale contemporaneo, la cui natura dittatoriale è adesso evidente e innegabile, senza però riesumare dall’immondezzaio della storia cadaveri putrefatti come il nazismo hitleriano, il comunismo sovietico o il legittimismo pre-illuministico. Uno sforzo sincretistico e non dogmatico che unisca il meglio delle diverse dottrine del passato per colpire al cuore l’ultimo totalitarismo rimasto in vita (quello globalista di marca “liberale” per l’appunto) può risultare utile e necessario. Di Maio e Salvini saranno all’altezza del compito storico che li attende? E’ lecito dubitarne.

    P.s. Iscriviti al Risorgimento Meridionale per l’Italia seguendo le semplici istruzioni contenute nel nostro sito ufficiale (www.risorgimentomeridionale.it) per partecipare da protagonista al nostro imminente congresso fondativo

    Francesco Maria Toscano

    21/06/2019

    Categorie: Editoriale

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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